TITOLO VII
DISPOSIZIONI DI COORDINAMENTO, TRANSITORIE E FINALI

Art. 106

Procedure di amministrazione straordinaria in corso.
TESTO A FRONTE

1. Salvo quanto previsto dal comma 3, le procedure di amministrazione straordinaria in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto continuano ad essere regolate dalle disposizioni anteriormente vigenti, anche per quanto attiene al successivo assoggettamento ad amministrazione straordinaria delle società o imprese controllate, a direzione unica e garanti a norma dell'articolo 3 del decreto-legge 30 gennaio 1979, n. 26, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 aprile 1979, n. 95.

2. La procedura di amministrazione straordinaria si considera in corso quando, alla data di entrata in vigore del presente decreto, è stato giudizialmente accertato lo stato di insolvenza dell'impresa, ancorché non sia stato ancora emesso il decreto che dispone l'amministrazione straordinaria a norma dell'articolo 1, quinto comma, o dell'articolo 3, secondo comma, del citato decreto-legge n. 26 del 1979.

3. Alle procedure di amministrazione straordinaria in corso si applicano in ogni caso le disposizioni degli articoli 46, comma 3, 77 e 78 del presente decreto.


GIURISPRUDENZA

Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Incompatibilità con la normativa comunitaria - Limiti - Revocatoria fallimentare - Aiuto di Stato - Configurabilità - Esclusione.
Il d.l. n. 26 del 1979, conv., con modif. nella l. n.95 del 1979, sull'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, è incompatibile con le norme comunitarie - in base alle sentenze della CGUE 1 dicembre 1998 in causa C-200/97, e 17 giugno 1999 in causa C-295/97, all'ordinanza della stessa Corte 24 luglio 2003 in causa C-297/01 e alla decisione della Commissione 16 maggio 2001, n. 2001/212/CE - non nella sua totalità, ma esclusivamente in relazione a disposizioni che prevedano aiuti di Stato non consentiti ai sensi dell'art. 87 (già art. 92) del Trattato CE, tra i quali non può farsi rientrare la previsione dell'azione revocatoria, essendo priva del requisito della specificità, sotto i due profili della selettività e della discrezionalità, che, alla stregua delle decisioni della Corte di giustizia sopra richiamate, caratterizzano gli aiuti di Stato vietati. Né costituisce aiuto di Stato la stessa apertura della procedura di amministrazione straordinaria (senza la quale neppure è prospettabile l'esercizio dell'azione revocatoria), sotto il profilo che la continuazione dell'impresa, con sacrificio di creditori principalmente pubblici, ed altri vantaggi, con oneri supplementari a carico dello Stato o di enti pubblici, conseguano necessariamente all'ammissione alla procedura: infatti nell'amministrazione straordinaria disciplinata dalla l. n. 95 cit., la continuazione dell'impresa, seppure conseguenza normale, non è conseguenza necessaria dell'apertura della procedura, mentre gli altri vantaggi a carico di risorse pubbliche, individuati dalla sentenza della Corte di giustizia 17 giugno 1999, possono essere disapplicati senza incidere sulla possibilità di una gestione liquidatoria (solo in funzione della quale si giustifica l'azione revocatoria) della medesima procedura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Settembre 2017, n. 21481.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Azione revocatoria fallimentare - Decorrenza del periodo sospetto - Data della dichiarazione dello stato di insolvenza - Idoneità - Sussistenza - Fondamento. .
In tema di azione revocatoria fallimentare esercitata nell'ambito dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, quale disciplinata dal d.l. 30 gennaio 1979, n. 26, convertito in legge 3 marzo 1979, n. 95, la decorrenza del periodo sospetto coincide con la data della sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza e non con quella, successiva, del d.m. che apre la procedura, in quanto il principio stabilito dall'art. 203 legge fall. per la liquidazione coatta amministrativa e richiamato dall'art. 1 della predetta legge n. 95 del 1995 - secondo cui si deve avere riguardo alla data del provvedimento che ordina la liquidazione - non innova sul punto della decorrenza del periodo sospetto, la cui individuazione si deve perciò connettere al momento significativo posto dalla legge fallimentare a base dell'azione, cioè alla dichiarazione di insolvenza; il principio di decorrenza a ritroso del periodo sospetto, collocandosi nel solco del medesimo indirizzo interpretativo dell'art. 203 legge fall., ha altresì trovato conferma nell'art. 49 del d.lgs. n. 270 del 1999, con riguardo alla novellata amministrazione straordinaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Aprile 2008, n. 9177.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - D.l. n. 26 del 1979, conv. in legge n. 95 del 1979 - Incompatibilità con la normativa comunitaria - Limiti - Revocatoria fallimentare - Aiuto di Stato - Configurabilità - Esclusione..
Il d.l. 30 gennaio 1979, n. 26, conv., con modif., in legge 3 aprile 1979, n. 95, sull'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, è incompatibile con le norme comunitarie - in base alle sentenze della Corte di giustizia della Comunità europea 1 dicembre 1998, C-200/97, e 17 giugno 1999, C-295/97, all'ordinanza della stessa Corte 24 luglio 2003, C-297/01 e alla decisione della Commissione 16 maggio 2001, n. 2001/212/CE - non nella sua totalità, ma esclusivamente in relazione a disposizioni che prevedano aiuti di Stato non consentiti ai sensi dell'art. 87 (già art. 92) del Trattato CE, tra i quali non può farsi rientrare la previsione dell'azione revocatoria, essendo priva del requisito della specificità, sotto i due profili della selettività e della discrezionalità, che, alla stregua delle decisioni della Corte di giustizia sopra richiamate, caratterizzano gli aiuti di Stato vietati. Né costituisce aiuto di Stato la stessa apertura della procedura di amministrazione straordinaria (senza la quale neppure è prospettabile l'esercizio dell'azione revocatoria), sotto il profilo che la continuazione dell'impresa, con sacrificio di creditori principalmente pubblici, ed altri vantaggi, con oneri supplementari a carico dello Stato o di enti pubblici, conseguano necessariamente all'ammissione alla procedura: infatti nell'amministrazione straordinaria disciplinata dalla legge n. 95, cit., la continuazione dell'impresa, seppure conseguenza normale, non è conseguenza necessaria dell'apertura della procedura, mentre gli altri vantaggi a carico di risorse pubbliche, individuati dalla sentenza della Corte di giustizia 17 giugno 1999, possono essere disapplicati senza incidere sulla possibilità di una gestione liquidatoria (solo in funzione della quale si giustifica l'azione revocatoria) della medesima procedura. (Nell'affermare il principio di cui alla massima, la S.C. ha precisato che la compatibilità con l'ordinamento comunitario è confermata anche con riguardo ai successivi sviluppi della disciplina dell'amministrazione straordinaria costituiti dall'art. 106 d.lgs. 8 luglio 1999, n. 270, che proroga la vigenza della legge n. 95 del 1979 per le amministrazioni straordinarie in corso, e dall'art. 7 della legge 12 dicembre 2002, n. 273, che prevede la sostituzione del commissario straordinario con un commissario liquidatore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Maggio 2007, n. 10208.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Legge n. 95 del 1979 - Azione di recupero ex art. 42, secondo comma, legge fall. - Esercizio nella procedura di amministrazione straordinaria - Aiuti concessi dagli Stati - Art. 87 (già 92) del Trattato CE - Configurabilità - Esclusione - Illegittimità dell'intera legge per omessa notifica alla Commissione europea - Sussistenza - Esclusione. .
Essendo l'azione di recupero del credito in base al disposto dell'art. 42, comma secondo, legge fall. normalmente esercitabile nel corso di tutte le procedure concorsuali che presuppongono l'accertamento dello stato di insolvenza, nessun carattere "selettivo", configurabile come "aiuto di stato" ai sensi dell'art. 87 (già art. 92) del Trattato CE, può esser ravvisato allorché l'azione stessa sia esercitata nell'ambito della procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, come regolata dalla legge 3 aprile 1979, n. 95 (di conversione in legge, con modif., del d.l. 30 gennaio 1979, n. 26), ancora applicabile per i procedimenti in corso in forza della disposizione transitoria di cui all'art. 106 d.lgs. 8 luglio 1999, n. 270 e dell'art. 7 della legge 12 dicembre 2002, n. 273 (Cfr. sentenze della Corte di giustizia 17 giugno 1999, nel procedimento C-295/97, e 1 dicembre 1998, nel procedimento C-200/97, nonché ordinanza della stessa Corte 24 luglio 2003, nel procedimento C-297/01); né può affermarsi l'illegittimità dell'intera legge n. 95 del 1979 per mancanza della notifica alla Commissione europea, richiesta dall'art. 92, n. 1, del Trattato, essendo tale notifica necessaria solo in presenza di una situazione qualificabile come aiuto e, in ogni caso, inquadrabile tra gli aiuti "nuovi" (e non già "esistenti", tra i quali, invece, la decisione 16 maggio 2000 della Commissione ha inquadrato - sia pure in contrasto con la decisione della Corte di giustizia 17 giugno 1999, cit. - quelli individuati nella legge in esame). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Febbraio 2006, n. 2420.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Legge n. 95 del 1979 - Incompatibilità con le norme comunitarie - Fondamento - Limiti - Accertamento che la norma da applicare non configura aiuti di Stato - Necessità.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Legge n. 95 del 1979 - Norma configurante aiuti di Stato - Contrasto della norma con norme comunitarie - Eccezione - Natura sostanziale - Sussistenza - Conseguenze - Elementi di fatto comprovanti la sussistenza del contrasto - Onere di allegazione e prova della parte - Sussistenza - Sovewre del giudice di acquisire d'ufficio gli elementi di fatto.
.
La Corte di giustizia delle comunità europee (sentenze della quinta sezione 17 giugno 1999, C-295/97, e 1 dicembre 1998, C-200/97, nonchè ordinanza della stessa Corte e sezione, 24 luglio 2003, C-297/01) -alla quale si è conformata la Commissione europea con la decisione del 16 maggio 2000 2001/212/CE- ha ritenuto che la legge n.95 del 1979 (di conversione in legge, con modificazioni, del D.L. n. 26 del 1979), avente ad oggetto la disciplina dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, si pone in contrasto con le norme comunitarie esclusivamente nelle parti in cui prevede aiuti di Stato non consentiti, in virtù di un'interpretazione confortata dall'art. 1, lett. d), regolamento Cee 659 del 199, il quale, definendo come aiuti di Stato l'atto in base al quale gli stessi vengono attuati, impone di avere riguardo alle singole norme che, eventualmente, li prevedono. Pertanto, in virtù degli artt. 7, legge n. 273 del 2002 e 106, D.Lgs. n. 270 del 1999, continuano ad essere applicabili alle procedure di amministrazione straordinaria aperte nella vigenza della legge n. 95 del 1979 le norme contenute in quest'ultima legge, qualora esse non configurino aiuti di Stato. (massima ufficiale)

L'eccezione con la quale la parte deduce che una norma di una legge statale (nella specie la legge n. 95 del 1979, di conversione in legge, con modificazioni, del D.L. n. 26 del 1979, avente ad oggetto la disciplina dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, applicabile 'ratione temporis'), si pone in contrasto con norme comunitarie, in quanto configura un aiuto di Stato alle imprese, costituisce una eccezione in senso sostanziale, poichè mira a dimostrare l'inesistenza dei presupposti per l'accoglimento della domanda e conseguentemente, grava sulla parte che la formula l'onere di provare la ricorrenza nel caso concreto di un aiuto di Stato, allegando gli elementi di fatto necessari a questo scopo, restando escluso che il giudice del merito debba accertare, d'ufficio, l'esistenza di detti elementi, al fine di valutare se la norma debba essere, eventualmente, disapplicata. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2005, n. 2534.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Legge n. 95 del 1979 - Revocatoria fallimentare - Esercizio nella fase liquidatoria all'esclusivo fine di tutelare la "par condicio creditorum" - Aiuti concessi dagli Stati - Art. 92 del Trattato CE ( divenuto, in seguito a modifica, art. 87 CE ) - Configurabilità - Esclusione. .
Essendo la revocatoria fallimentare normalmente esercitabile nel corso delle procedure fallimentari, nessun carattere "selettivo", configurabile come aiuto di Stato ai sensi dell'art. 87( già art. 92 ) del Trattato CE, può esser ravvisato allorché l'azione revocatoria, nell'ambito dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, come regolata dalla legge 3 aprile 1979, n. 95( di conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 30 gennaio 1979, n. 26 ), venga fatta valere nella fase liquidatoria all'unico fine di tutelare la "par condicio creditorum" al pari di quanto avviene nel fallimento.( Cfr. sentenze della Corte di giustizia 17 giugno 1999, nel procedimento C-295/97, e 1 dicembre 1998, nel procedimento C-200/97, entrambe della V sezione, nonché ordinanza della stessa Corte, V sezione, 24 luglio 2003, nel procedimento C-297/01 ). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Settembre 2004, n. 18915.


Impugnazioni civili - Cassazione (ricorso per) - Motivi del ricorso - Questioni nuove - Ammissibilità - Limiti - Contrasto della normativa nazionale in tema di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi con l'ordinamento comunitario - Accertamenti di fatto - Necessità - Conseguenze - Ammissibilità del motivo - Esclusione.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Contrasto della normativa nazionale con l'ordinamento comunitario - Accertamenti di fatto - Necessità - Conseguenze - Deducibilità in cassazione - Esclusione.

Comunità europea - Giudice nazionale - In genere - Contrasto della normativa nazionale sull'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi con l'ordinamento comunitario - Accertamenti di fatto - Necessità - Conseguenze - Deducibilità in cassazione - Esclusione.
.
Nel giudizio di legittimità non è consentita la prospettazione di questioni nuove pur quando si tratti di questioni rilevabili d'ufficio, laddove esse implichino una modifica dei termini della controversia sviluppatasi nei precedenti gradi di merito o comunque presuppongano o richiedano nuovi accertamenti di fatto. Pertanto, poiché la disapplicazione della normativa nazionale relativa all'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, di cui al decreto legge 30 gennaio 1979, n. 26, convertito con modificazioni dalla legge 3 aprile 1979, n. 95, per contrasto con il divieto di aiuti di Stato alle imprese, alla stregua degli artt. 92 e ss del Trattato CE, poi divenuti artt. 87 e ss, postula l'accertamento in concreto dell'esistenza dell'autorizzazione all'esercizio dell'impresa in condizioni tali da realizzare un trattamento diverso da quello ipotizzabile in caso di procedure concorsuali ordinarie e da consentire all'impresa stessa benefici non compatibili con l'ordinamento comunitario, è inammissibile il motivo di ricorso con il quale si deduca per la prima volta in sede di legittimità la questione della compatibilità della suddetta normativa nazionale, applicabile "ratione temporis", con il diritto comunitario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Marzo 2004, n. 5561.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Credito di lavoro sorto dopo la dichiarazione d'insolvenza e l'apertura della procedura di amministrazione straordinaria - Instaurazione di un ordinario giudizio di cognizione col rito del lavoro - Ammissibilità - Esclusione - Assoggettamento al procedimento speciale di formazione del passivo per l'accertamento dei crediti - Necessità - Questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost. - Manifesta infondatezza. .
Il credito sorto a favore del lavoratore, derivante dal rapporto negoziale di lavoro intrattenuto con l'impresa in crisi successivamente all'apertura della procedura di amministrazione straordinaria ai sensi del D.L. 30 gennaio 1979, n. 26 (convertito, con modificazioni, dalla legge 3 aprile 1979, n. 95), deve essere fatto valere - ancorché goda del trattamento di prededuzione - secondo il procedimento speciale di formazione del passivo previsto per l'accertamento dei crediti in posizione di concorso, non già in base all'ordinario giudizio di cognizione davanti al giudice del lavoro. Nè detta interpretazione, ed il conseguente assoggettamento della domanda di pagamento del lavoratore ad una situazione di temporanea improponibilità fino al compimento della verifica in sede amministrativa ai fini dell'ammissione del credito alla massa, si pone in contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost., giacché chi assume di essere titolare di un credito prededucibile non ammesso non perde il proprio diritto soggettivo ne' la tutela giurisdizionale ma può, al pari di ogni altro creditore, fare opposizione e rivolgersi (a norma dell'art. 98 legge fall., richiamato dall'art. 209 legge fall., applicabile, "ex" art. 1, sesto comma, del D.L. n. 26 del 1979, all'amministrazione straordinaria) al giudice, il quale è chiamato ad accertare l'esistenza e l'importo della pretesa nell'ambito di un regolare procedimento contenzioso. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 21 Novembre 2002, n. 16429.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Revocatoria fallimentare - Esercizio dell'azione revocatoria da parte del Commissario straordinario delle grandi imprese in crisi - Condizione ex D.Lgs. n. 270 del 1999 - Preventivo rilascio dell'autorizzazione per l'esecuzione di un programma di cessione dei complessi aziendali - Carattere interpretativo della disposizione - Esclusione - Conseguenze.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - In genere - Esercizio dell'azione revocatoria da parte del Commissario straordinario delle grandi imprese in crisi - Condizione ex D.Lgs. n. 270 del 1999 - Preventivo rilascio dell'autorizzazione per l'esecuzione di un programma di cessione dei complessi aziendali - Carattere interpretativo della disposizione - Esclusione - Conseguenze.
.
Secondo l'art. 49 del D.Lgs. 8 luglio 1999 n. 270 l'azione revocatoria fallimentare può essere proposta dal commissario straordinario delle grandi imprese in crisi "soltanto se è stata autorizzata l'esecuzione di un programma di cessione dei complessi aziendali, salvo il caso di conversione della procedura in fallimento". Tale norma non ha portata interpretativa ed efficacia retroattiva, ostandovi, in primo luogo, la disposizione transitoria di cui all'art. 106 dello stesso decreto legislativo, che prevede al primo comma, tranne che per alcune disposizioni indicate al terzo comma, l'ultrattività della normativa anteriore riguardo alle procedure in corso alla data di vigenza del decreto stesso. Inoltre, richiedendo l'avveramento di una specifica condizione non richiesta ne' prospettabile in passato, ha, per il suo contenuto, portata innovativa rispetto al D.L. 30 gennaio 1979 n. 26 convertito con la legge 3 marzo 1939, n. 26. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 2000, n. 8539.