TITOLO III
AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA
CAPO III
EFFETTI

Art. 49

Azioni revocatorie.
TESTO A FRONTE

1. Le azioni per la dichiarazione di inefficacia e la revoca degli atti pregiudizievoli ai creditori previste dalle disposizioni della sezione III del capo III del titolo II della legge fallimentare possono essere proposte dal commissario straordinario soltanto se è stata autorizzata l'esecuzione di un programma di cessione dei complessi aziendali, salvo il caso di conversione della procedura in fallimento.

2. I termini stabiliti dalle disposizioni indicate nel comma 1 si computano a decorrere dalla dichiarazione dello stato di insolvenza. Tale disposizione si applica anche in tutti i casi in cui alla dichiarazione dello stato di insolvenza segua la dichiarazione di fallimento (1).



(1) Vedi , anche, l'articolo 6 del D.L. 23 dicembre 2003, n. 347, convertito in legge 18 febbraio 2004, n. 39.

GIURISPRUDENZA

Revocatoria fallimentare - Amministrazione straordinaria - Azione revocatoria - “Dies a quo” del termine di prescrizione - Approvazione del programma di cessione dei beni aziendali - Fondamento.
Il termine di prescrizione per l'esercizio dell'azione revocatoria da parte di una società in amministrazione straordinaria decorre dal momento dell'approvazione del programma di cessione dei beni aziendali e non dalla nomina del Commissario straordinario, come invece avveniva in base alla precedente disciplina di cui alla l. n. 95 del 1979, poiché l'art. 49 del d.lgs. n. 270 del 1999 nel disporre che l'azione revocatoria fallimentare può essere proposta dal Commissario straordinario "soltanto se è stata autorizzata l'esecuzione di un programma di cessione dei complessi aziendali", prevede l'avveramento di una specifica condizione per l'esercizio dell'azione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Dicembre 2018, n. 31194.


Azione revocatoria – Convenuto che abbia depositato domanda di concordato preventivo – Inammissibilità.
Poiché la sentenza di revocatoria ha natura costitutiva e produce un effetto modificativo del patrimonio del soggetto nei cui confronti è rivolta, la relativa azione è inammissibile se proposta dopo la pubblicazione del ricorso alla procedura di concordato preventivo del convenuto e ciò in ragione del principio della cristallizzazione del passivo di cui all’art. 169 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 31 Luglio 2018.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Interruzione della prescrizione - Atto di costituzione in mora - Destinatari - Impresa in amministrazione straordinaria - Commissario straordinario - Inefficacia - Ragioni.
Nel caso di impresa sottoposta alla procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, l'atto di costituzione in mora proveniente dal creditore è parimenti inefficace, sia se compiuto direttamente nei confronti dell'impresa già ammessa alla procedura, perché essa non può più eseguire pagamenti, ai sensi dell'art. 49 del d.lgs. n. 270 del 1999 – che richiama l'art. 44 l.fall. –, sia se indirizzato al suo commissario straordinario, il quale non ha la libera disponibilità dei diritti e degli obblighi dell'impresa in procedura, essendo idonea a determinare l'interruzione della prescrizione del credito soltanto la presentazione della domanda di insinuazione nello stato passivo. Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2018, n. 11966.


Revocatoria fallimentare - Esercizio dell'azione revocatoria da parte del commissario straordinario - “Dies a quo” - Condizione ex art. 49 del d.lgs. n. 270 del 1999 - Preventiva autorizzazione all'esecuzione di un programma di cessione dei complessi aziendali - Rilevanza - Conseguenze - Regime anteriore ex legge n. 95 del 1979 - Inapplicabilità.
In tema di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, sotto il vigore della nuova disciplina di cui al d.lgs. n. 270 del 1999, l'azione revocatoria fallimentare può essere proposta, ex art. 49 del predetto decreto, dal commissario straordinario "soltanto se è stata autorizzata l'esecuzione di un programma di cessione dei complessi aziendali, salvo il caso di conversione della procedura in fallimento". Ne consegue che, con riferimento al “dies a quo” per l’esperimento dell’azione, non può trovare applicazione il regime anteriore della legge n. 95 del 1979, secondo cui la revocatoria fallimentare è esperibile solo dalla data del decreto che dispone l'apertura della procedura e la nomina del commissario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 15 Settembre 2017, n. 21516.


Amministrazione straordinaria – Azione revocatoria fallimentare – Decadenza ex articolo 69 bis L.F. – Decorrenza del termine.
L’art. 49 del d.lgs. 270/1999 non richiama singoli istituti, bensì le disposizioni della sezione III del capo III della Legge fallimentare, tra cui, quindi è compreso anche l’art. 69 bis L.F., in base al quale l’azione in oggetto deve essere promossa a pena di decadenza non oltre il terzo anno dalla dichiarazione di insolvenza.

La concessione dell’autorizzazione al piano di cessione dei beni aziendali, nel quadro della procedura di amministrazione straordinaria di cui al d.lgs. n. 270 del 1999, se costituisce condizione perché il commissario possa proporre l’azione revocatoria, non rappresenta, tuttavia, (ancorché sul punto sussistano anche orientamenti di segno contrario) anche il dies a quo del termine di decadenza dell’esercizio dell’azione revocatoria, né incide sullo stesso dies a quo, che invece coincide con la dichiarazione dello stato di insolvenza. Pertanto nel procedimento concorsuale di amministrazione straordinaria l’azione revocatoria è esperibile dalla dichiarazione dello stato di insolvenza, anche se soltanto in relazione all’eventuale fase liquidatoria. (Marco Favaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 15 Giugno 2017.


Amministrazione straordinaria – Azione revocatoria fallimentare – Decadenza ex articolo 69 bis L.F. – Decorrenza del termine.
In ipotesi di amministrazione straordinaria di cui al d.lgs. n. 270 del 1999, il termine triennale di cui all’articolo 69 bis L.F., entro il quale, a pena di decadenza deve essere promossa l’azione revocatoria, decorre dalla data di dichiarazione dell’insolvenza. (Marco Favaro) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 22 Ottobre 2015.


Amministrazione straordinaria - Azione revocatoria fallimentare - Decadenza ex articolo 69 bis L.F. - Decorrenza del termine.
In ipotesi di amministrazione straordinaria di cui al d.lgs n. 270 del 1999, il termine triennale di cui all'articolo 69 bis L.F., entro il quale, a pena di decadenza, deve essere promossa l'azione revocatoria, decorre dalla data dell'autorizzazione al commissario liquidatore alla esecuzione del programma di cessione dei complessi aziendali di cui all'articolo 49 del citato decreto legislativo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 11 Novembre 2014.


Amministrazione straordinaria - Azione revocatoria - Prescrizione - Decorrenza - Autorizzazione del programma di cessione dei beni aziendali.

Amministrazione straordinaria - Azione revocatoria - Decadenza di cui all'articolo 69 bis l.f. - Procedura pendente alla data del 16 luglio 2006 - Normativa transitoria.
.
La disposizione di cui all'articolo 49 del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270, la quale subordina la possibilità di esercitare le azioni di inefficacia e revocatorie degli atti pregiudizievoli ai creditori all'autorizzazione alla esecuzione di un programma di cessione dei complessi aziendali, comporta che il termine di prescrizione per l'esercizio dell'azione revocatoria inizia a decorrere dalla data dell'autorizzazione del programma di cessione dei beni aziendali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il termine di decadenza dall'azione revocatoria previsto dall'articolo 69 bis, legge fallimentare non è applicabile alle procedure di amministrazione straordinaria già pendenti al 16 luglio 2006, data di entrata in vigore della citata disposizione normativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Novara, 17 Dicembre 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Azione revocatoria fallimentare - Decorrenza del periodo sospetto - Data della dichiarazione dello stato di insolvenza - Idoneità - Sussistenza - Fondamento. .
In tema di azione revocatoria fallimentare esercitata nell'ambito dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, quale disciplinata dal d.l. 30 gennaio 1979, n. 26, convertito in legge 3 marzo 1979, n. 95, la decorrenza del periodo sospetto coincide con la data della sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza e non con quella, successiva, del d.m. che apre la procedura, in quanto il principio stabilito dall'art. 203 legge fall. per la liquidazione coatta amministrativa e richiamato dall'art. 1 della predetta legge n. 95 del 1995 - secondo cui si deve avere riguardo alla data del provvedimento che ordina la liquidazione - non innova sul punto della decorrenza del periodo sospetto, la cui individuazione si deve perciò connettere al momento significativo posto dalla legge fallimentare a base dell'azione, cioè alla dichiarazione di insolvenza; il principio di decorrenza a ritroso del periodo sospetto, collocandosi nel solco del medesimo indirizzo interpretativo dell'art. 203 legge fall., ha altresì trovato conferma nell'art. 49 del d.lgs. n. 270 del 1999, con riguardo alla novellata amministrazione straordinaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Aprile 2008, n. 9177.


Oggetto: Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza - Imprese insolventi ammesse alla procedura in base alla c.d. "legge Marzano" (d.l. 347/2003, convertito con modifiche nella legge 39/2004) - Esercizio delle azioni revocatorie da parte del Commissario straordinario - Proponibilità anche nel corso e per la realizzazione del programma di ristrutturazione dell'impresa.
Dispositivo: manifesta infondatezza.
.
  Corte Costituzionale, 05 Aprile 2007, n. 118.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Azione revocatoria – Contrasto con la normativa comunitaria – Esclusione..
L’esercizio dell’azione revocatoria di cui all’art. 67 legge fallimentare nell’ambito delle procedure di amministrazione straordinaria della grandi imprese in crisi non è incompatibile con la normativa comunitaria in quante le norme che la prevedono non possono essere considerate aiuti di stato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 24 Gennaio 2007.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Azione revocatoria - Prescrizione - Decorrenza - Dalla nomina del commissario - Contrasto con il principio di esperibilità dell'azione con riguardo alla sola fase liquidatoria della procedura - Esclusione - Fondamento..
Nella procedura di amministrazione straordinaria come disciplinata dal d.l. n. 26 del 1979, conv. in legge n. 95 del 1979, sebbene l'azione revocatoria fallimentare sia esperibile soltanto in relazione alla eventuale fase liquidatoria (essendo ispirata a finalità recuperatorie estranee alla fase conservativa della medesima procedura), il suo termine di prescrizione decorre già dalla data della nomina del commissario (unico soggetto legittimato all'esercizio dell'azione, che dunque con la sua nomina diventa esperibile agli effetti dell'art. 2935 cod. civ.). Infatti un'effettiva destinazione liquidatoria della procedura di amministrazione straordinaria può manifestarsi già prima del formale avvio del procedimento di alienazione dei beni, perché un'attività di conservazione dell'azienda, nella sua unitarietà funzionale, può risultare destinata anche alla tutela delle ragioni dei creditori, che hanno evidentemente interesse all'alienazione di un complesso aziendale efficiente e avviato, piuttosto che alla separata alienazione dei singoli beni, con la conseguenza che l'eventualità di una destinazione liquidatoria della procedura non può non essere accertata con riferimento al momento della decisione sull'azione revocatoria, dato che anche la cessione dell'intero complesso aziendale ha funzione di liquidazione, mentre di un risultato di risanamento, senza liquidazione dei beni, può parlarsi solo quando sia il medesimo originario imprenditore a riprendere l'attività economica di cui trattasi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Gennaio 2007, n. 267.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Azione revocatoria fallimentare - Condizioni e limiti - Destinazione liquidatoria della procedura - Necessità - Momento rilevante - Decisione sull'azione revocatoria..
Nell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, disciplinata ("ratione temporis") dal decreto-legge 30 gennaio 1979, n. 26, convertito nella legge 3 aprile 1979, n. 95, l'azione revocatoria è esercitabile soltanto dopo la cessazione della fase conservativa dell'impresa e l'inizio di quella liquidatoria. Peraltro, un'effettiva destinazione liquidatoria della procedura di amministrazione straordinaria può manifestarsi già prima del formale avvio del procedimento di alienazione dei beni, perché l'attività di conservazione dell'azienda, nella sua unitarietà funzionale, può risultare destinata non solo alla salvaguardia dell'unità produttiva bensì anche alla tutela delle ragioni dei creditori, che hanno evidentemente interesse all'alienazione di un complesso aziendale efficiente e avviato, piuttosto che alla separata alienazione dei singoli beni aziendali. Ne consegue che l'eventualità di una destinazione liquidatoria della procedura deve essere accertata con riferimento al momento della decisione sull'azione revocatoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Dicembre 2006, n. 26933.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Società appartenente ad un gruppo - Sottoposizione ad amministrazione straordinaria - Azione revocatoria ex art. 67, secondo comma, della legge fallimentare - Prova della "scientia decoctionis" - Stato d'insolvenza del gruppo - Valore indiziario - Condizioni - Conoscenza da parte del terzo - Conoscenza dell'appartenenza della società al gruppo - Prova - Necessità. .
In caso di sottoposizione ad amministrazione straordinaria di una società appartenente ad un gruppo, qualora il commissario straordinario agisca, ai sensi dell'art. 67, secondo comma, della legge fall., per la revoca dei pagamenti di debiti liquidi ed esigibili effettuati dalla società in favore di un soggetto estraneo al gruppo, la prova della "scientia decoctionis" può essere desunta, in via presuntiva, anche dallo stato d'insolvenza in cui versava l'intero gruppo, purchè risulti provato che l'"accipiens" era a conoscenza non solo del predetto stato di decozione, il quale si riflette sulla solvibilità dell'impresa collegata, ma anche dell'appartenenza della società al gruppo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Maggio 2006, n. 10115.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Azione revocatoria fallimentare - Esperibilità - Condizioni - Limitazione alla sola fase liquidatoria - Configurabilità - Identificazione di detta fase - Criteri - Formale avvio del procedimento di alienazione dei beni - Necessità - Esclusione - Momento della verifica - Riferimento alla data della decisione - Necessità - Cessione del complesso aziendale - Funzione liquidatoria - Configurabilità. .
Nell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, disciplinata dal d.l. 30 gennaio 1979, n. 26, convertito in legge 3 aprile 1979, n. 95 (applicabile "ratione temporis"), l'azione revocatoria fallimentare è esperibile soltanto in relazione alla eventuale fase liquidatoria della procedura, sussistendo tra detta azione e la fase conservativa una incompatibilità logica e di fatto, prima ancora che giuridica. Un'effettiva destinazione liquidatoria della procedura può tuttavia manifestarsi già prima del formale avvio del procedimento di alienazione dei beni, perché un'attività di conservazione dell'azienda, nella sua unitarietà funzionale, può risultare destinata non solo alla salvaguardia dell'unità produttiva bensì anche alla tutela delle ragioni dei creditori, che hanno interesse all'alienazione di un complesso aziendale efficiente e avviato, piuttosto che alla separata alienazione dei singoli beni aziendali. Ne consegue che l'eventualità di una destinazione liquidatoria della procedura va accertata con riferimento al momento della decisione sull'azione revocatoria: e ciò anche quando, al momento della decisione, sia già intervenuta la cessione dell'intero complesso aziendale, avendo tale cessione funzione di liquidazione, posto che di un risultato di risanamento, senza cessione dei beni, può parlarsi solo quando sia il medesimo originario imprenditore a riprendere l'attività produttiva o di scambio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Febbraio 2006, n. 4214.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - D.l. n. 26 del 1979, conv. in legge n. 95 del 1979 - Incompatibilità con la normativa comunitaria - Limiti - Revocatoria fallimentare - Aiuto di Stato - Configurabilità - Esclusione - Fondamento - Fase conservativa e fase liquidatoria della procedura - Distinzione - Rilevanza - Esclusione - Ragioni. .
Il d.l. 30 gennaio 1979, n. 26, conv., con modif., in legge 3 aprile 1979, n. 95, sull'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, è incompatibile con le norme comunitarie - in base alle sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee 1 dicembre 1998, C-200/97, e 17 giugno 1999, C-295/97, e alla decisione della Commissione 16 maggio 2000, 2001/212/CE - non nella sua totalità, ma esclusivamente in relazione alle disposizioni che prevedono aiuti di Stato non consentiti ai sensi dell'art. 87 (già art. 92) del Trattato CE, tra i quali non può farsi rientrare l'esercizio dell'azione revocatoria, che è di applicazione estesa a tutte le procedure concorsuali che presuppongono l'insolvenza. Né, al riguardo, può distinguersi tra la fase conservativa e quella liquidatoria della procedura, onde ricavarne che l'azione revocatoria non comporta aiuti alle imprese, sotto il profilo di un "finanziamento forzoso", unicamente ove esercitata nella seconda fase: e ciò in quanto la revocatoria non favorisce altri che la generalità dei creditori. Posto, infatti, che, alla luce delle indicazioni della Corte di giustizia, l'aiuto di Stato è configurabile nel caso in cui l'impresa sia stata autorizzata a continuare la sua attività economica in circostanze in cui tale eventualità sarebbe esclusa nell'ambito della applicazione delle regole normalmente vigenti in materia di fallimento, tale condizione non sussiste nella specie, dal momento che come nel fallimento è consentito, in chiave palesemente liquidatoria, l'esercizio provvisorio dell'impresa ai sensi dell'art. 90 della legge fall., nella amministrazione straordinaria regolata dalla legge n. 95 del 1979 la continuazione dell'attività era consentita "tenendo anche conto dell'interesse dei creditori", e dunque in una prospettiva non estranea alle esigenze liquidatorie; e tanto nell'una quanto nell'altra procedura il realizzo conseguibile attraverso l'esercizio delle azioni revocatorie non è esclusivamente destinato alla massa concorsuale, ma anche a far fronte alle spese di amministrazione. (Nell'enunciare il principio in massima, la S.C. ha altresì precisato che ogni questione relativa alla compatibilità dell'azione con la fase conservativa risulta ormai normativamente superata alla luce della nuova disciplina dell'amministrazione straordinaria, di cui al d.lgs. 8 luglio 1999, n. 270, come modificata dal d.l. 23 dicembre 2003, n. 347, conv., con modif., in legge 18 febbraio 2004, n. 39, e dalle successive disposizioni correttive ed integrative, in forza della quale il commissario straordinario può proporre le azioni revocatorie previste dagli artt. 49 e 91 del d.lgs. n. 270 del 1999 anche nel caso di autorizzazione all'esecuzione del programma di ristrutturazione, purché si traducano in un vantaggio per i creditori). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Novembre 2005, n. 21823.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Amministrazione controllata - Amministrazione straordinaria - Consecuzione - Conto corrente bancario - Scoperto preesistente alla prima procedura - Pagamento nel corso della prima o della seconda procedura - Revocabilità ex art. 67 legge fall. - Esclusione - Inefficacia nei confronti della massa ex art. 44, legge fall. - Sussistenza - Fattispecie anteriore al D.lgs. n. 270 del 1999.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - In genere - Amministrazione straordinaria susseguente ad amministrazione controllata - Conto corrente bancario - Scoperto preesistente alla prima procedura - Pagamento nel corso della prima o della seconda procedura - Revocabilità ex art. 67 legge fall. - Esclusione - Inefficacia nei confronti della massa ex art. 44, legge fall. - Sussistenza - Fattispecie anteriore al D.lgs. n. 270 del 1999.
.
Nel caso di assoggettamento dell'imprenditore alla procedura di amministrazione controllata, alla quale sia seguita l'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, il pagamento dei debiti preesistenti alla data del decreto di ammissione alla prima procedura per scoperto di conto corrente bancario - contratto che non è sciolto dall'apertura di detta procedura concorsuale, non essendo a questa applicabile l'art. 72, legge fall. - non può costituire oggetto di azione revocatoria fallimentare (art. 67, legge fall.), in quanto detto pagamento deve ritenersi inefficace nei confronti della massa dei creditori, in virtù dei principi ricavabili dall'art. 188, legge fall., nel caso in cui sia effettuato nel corso della prima procedura, e, in forza dell'art. 44, legge fall., applicabile ex art. 1, D.L. n. 26 del 1979, e degli artt. 200 e 201, legge fall., qualora avvenga nel corso della seconda procedura.(Nell'enunciare siffatto principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, a fronte della domanda diretta ad ottenere la dichiarazione di inefficacia delle rimesse aventi carattere solutorio effettuate nel corso della seconda procedura, aveva limitato il proprio esame alle rimesse anteriori all'apertura della procedura, ritenendole peraltro revocabili ex art. 67, legge fall., anziché inefficaci). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Dicembre 2003, n. 18380.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Revocatoria fallimentare - Esercizio dell'azione revocatoria da parte del Commissario straordinario delle grandi imprese in crisi - Condizione ex D.Lgs. n. 270 del 1999 - Preventivo rilascio dell'autorizzazione per l'esecuzione di un programma di cessione dei complessi aziendali - Carattere interpretativo della disposizione - Esclusione - Conseguenze.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - In genere - Esercizio dell'azione revocatoria da parte del Commissario straordinario delle grandi imprese in crisi - Condizione ex D.Lgs. n. 270 del 1999 - Preventivo rilascio dell'autorizzazione per l'esecuzione di un programma di cessione dei complessi aziendali - Carattere interpretativo della disposizione - Esclusione - Conseguenze.
.
Secondo l'art. 49 del D.Lgs. 8 luglio 1999 n. 270 l'azione revocatoria fallimentare può essere proposta dal commissario straordinario delle grandi imprese in crisi "soltanto se è stata autorizzata l'esecuzione di un programma di cessione dei complessi aziendali, salvo il caso di conversione della procedura in fallimento". Tale norma non ha portata interpretativa ed efficacia retroattiva, ostandovi, in primo luogo, la disposizione transitoria di cui all'art. 106 dello stesso decreto legislativo, che prevede al primo comma, tranne che per alcune disposizioni indicate al terzo comma, l'ultrattività della normativa anteriore riguardo alle procedure in corso alla data di vigenza del decreto stesso. Inoltre, richiedendo l'avveramento di una specifica condizione non richiesta ne' prospettabile in passato, ha, per il suo contenuto, portata innovativa rispetto al D.L. 30 gennaio 1979 n. 26 convertito con la legge 3 marzo 1939, n. 26. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 2000, n. 8539.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Amministrazione controllata - In genere - Amministrazione straordinaria ex decreto legge 30 gennaio 1979 n. 26 - Azione revocatoria - Proposizione nei confronti di società collegata - Competenza territoriale..
Nel caso di società ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria di cui al decreto legge 30 gennaio 1979 n. 26 (convertito in legge 3 aprile 1979 n. 95), previa dichiarazione dello stato d'insolvenza, l'Azione revocatoria, che venga promossa dal Commissario, a norma dell'art. 3 di detto decreto, nei confronti di società collegata, spetta, ai sensi del successivo art. 6, al tribunale del luogo della Sede principale della medesima società in amministrazione straordinaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Luglio 1987, n. 6435.