TITOLO III
AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA
CAPO VII
CESSAZIONE DELLA PROCEDURA
SEZIONE I CONVERSIONE DELL'AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA IN FALLIMENTO

Art. 69

Conversione in corso di procedura.
TESTO A FRONTE

1. Qualora, in qualsiasi momento nel corso della procedura di amministrazione straordinaria, risulta che la stessa non può essere utilmente proseguita, il tribunale, su richiesta del commissario straordinario o d'ufficio, dispone la conversione della procedura in fallimento.

2. Prima di presentare la richiesta di conversione, il commissario straordinario ne riferisce al Ministro dell'industria.


GIURISPRUDENZA

Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi disciplinata dalla cd. l. Prodi - Art. 8, comma 3, lett. b), d.l. n. 70 del 2011 - Chiusura delle procedure - Mancata individuazione dell’assuntore - Conversione in fallimento - Termine semestrale - Decorso - Necessità - Esclusione - Conseguenze.
Nell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi disciplinata dal d.l. n. 26 del 1979, conv. con modif. dalla l. n. 95 del 1979 (cd. legge Prodi), ai sensi dell'art. 8, comma 3, lett. b), del d.l. n. 70 del 2011, conv. con modif. dalla l. n. 106 del 2011, in caso di mancata individuazione dell'assuntore del concordato fallimentare, il tribunale può disporre la conversione dell'amministrazione straordinaria in fallimento, ex artt. da 69 a 77 del d.lgs. n. 270 del 1999, senza dover attendere il decorso del termine di sei mesi dalla conclusione del detto procedimento di individuazione, trattandosi di norma tesa ad accelerare la chiusura di procedure aventi ormai funzioni esclusivamente liquidatorie, salvo che entro detto termine il commissario liquidatore abbia posto in essere tutte le operazioni prodromiche alla loro chiusura in via ordinaria, ovvero liquidato integralmente l'attivo residuo e chiuso le liti pendenti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Ottobre 2018, n. 27117.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi disciplinata dalla cd. l. Prodi - Art. 8, comma 3, lett. b), d.l. n. 70 del 2011 - Chiusura delle procedure - Rigetto dell'omologa del concordato fallimentare - Mancata individuazione dell’assuntore - Conversione in fallimento - Termine semestrale - Decorso - Necessità - Esclusione - Fondamento.
Nell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi disciplinata dal d.l. n. 26 del 1979, conv. con modif. dalla l. n. 95 del 1979 (cd. legge Prodi), ai sensi dell'art. 8, comma 3, lett. b), del d.l. n. 70 del 2011, conv. con modif. dalla l. n. 106 del 2011, in caso di mancata individuazione dell'assuntore del concordato fallimentare ovvero di rigetto della domanda di omologa della relativa proposta, il tribunale può disporre la conversione dell'amministrazione straordinaria in fallimento, ai sensi degli artt. da 69 a 77 del d.lgs. n. 270 del 1999, senza dover attendere il decorso del termine di sei mesi dalla conclusione dei detti procedimenti, trattandosi di norma tesa ad accelerare la chiusura di procedure aventi ormai funzioni esclusivamente liquidatorie che presuppone un nesso di consequenzialità diretta tra la mancata soluzione concordata e l'apertura del fallimento, salvo che non risultino in corso specifici e ben individuati atti di liquidazione suscettibili di determinare una pressoché immediata chiusura della medesima procedura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Aprile 2018, n. 10384.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese – Disciplina di cui all’art. 8, comma 3, d.l. n. 70 del 2011 – Procedura in fase liquidatoria – Compiti del commissario liquidatore – Mancata individuazione del terzo assuntore – Conversione in fallimento – Poteri officiosi del tribunale.
L'art. 8, comma 3, del d.l. n. 70 del 2011, dettato in relazione alle procedure di amministrazione straordinaria iniziate ai sensi del d.l. n. 26 del 1979 (convertito con modificazioni dalla legge n. 95 del 1979) e già poste in fase liquidatoria ai sensi dell'art. 1, comma 498, l. n. 296 del 2006, impone al commissario liquidatore, con evidenti finalità di ulteriore accelerazione nella chiusura di tali procedure, un programma operativo volto alla verifica di un possibile esito concordatario entro il termine di sei mesi e, in caso di mancata individuazione di un terzo assuntore, richiede procedersi alle attività regolate dalle norme di cui agli artt. 69 e ss. del d.lgs. n. 270 del 1999, con la conseguenza che il commissario liquidatore può promuovere la dichiarazione di fallimento, anche prima della scadenza del termine, fermo restando il potere dell'autorità giudiziaria di disporre d'ufficio, in qualsiasi momento, la conversione dell'amministrazione straordinaria in fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Marzo 2018, n. 7971.


Amministrazione straordinaria - Conversione in fallimento - Presupposti - Potere di verifica del tribunale.
La conversione della procedura di amministrazione straordinaria in fallimento può essere disposta quando risulti che la prima procedura non possa essere utilmente proseguita scaduti i termini del programma di cui all'art. 27 D.Lgs. 270/99, con la precisazione che al tribunale compete d'ufficio il potere di verifica dei relativi presupposti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 13 Febbraio 2015.


Amministrazione straordinaria – Conversione della procedura in fallimento – Legittimazione – Creditori e membri comitato di sorveglianza – Insussistenza

Amministrazione straordinaria – Conversione d’ufficio della procedura in fallimento – Ipotesi in cui la procedura non sia utilmente eseguita – Insussistenza dell’ipotesi in caso di attuazione del programma anche se la vendita non si è attuata nei tempi previsti
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I creditori e i membri del comitato di sorveglianza non sono legittimati a richiedere al tribunale la conversione della procedura di amministrazione straordinaria in fallimento ex art. 69 d.l.vo n. 270/1999. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Per la conversione anche d’ufficio della procedura di amministrazione straordinaria in fallimento ex art. 69 d.l.vo n. 270/1999 occorre che la procedura non possa essere utilmente proseguita e questa circostanza non si verifica quando il programma vagliato dal Ministero dello Sviluppo economico è stato attuato, ancorché la vendita dell’azienda non si sia verificata nei tempi previsti. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza, 25 Settembre 2014.