LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO I
Disposizioni preliminari

Art. 1321

Nozione
TESTO A FRONTE

I. Il contratto è l'accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale.


GIURISPRUDENZA

Atto di destinazione di un bene ex art. 2645 ter c.c. - Natura, di regola, unilaterale e gratuita - Sussistenza - Presupposti - Contestuale destinazione di propri beni per le esigenze altrui - Irrilevanza - Inserimento in atto pubblico dal contenuto più ampio - Rilevanza - Limiti.
L'atto di semplice destinazione di un bene (senza il trasferimento della proprietà dello stesso) alla soddisfazione di determinate esigenze, ai sensi dell'art. 2645 ter c.c., costituisce, di regola, un negozio unilaterale - non perfezionandosi con l'incontro delle volontà di due o più soggetti, ma essendo sufficiente la sola dichiarazione di volontà del disponente - e a titolo gratuito, in quanto di per sé determina un sacrificio patrimoniale da parte del disponente, che non trova contropartita in una attribuzione in suo favore; esso resta tale anche se, nel contesto di un atto pubblico dal contenuto più ampio, ciascuno dei beneficiari del vincolo abbia a sua volta destinato propri beni in favore delle esigenze di tutti gli altri - risultando in tal caso i diversi negozi di destinazione solo occasionalmente contenuti nel medesimo atto pubblico notarile -, salvo che risulti diversamente, sulla base di una puntuale ricostruzione del contenuto effettivo della volontà delle parti e della causa concreta del complessivo negozio dalle stesse posto in essere. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 Febbraio 2020, n. 3697.


Separazione consensuale – Divorzio congiunto – Accordi dei coniugi – Qualificabilità come negozi o contratti – Sussiste – Conseguenze – Impugnabilità (a causa di nullità o annullabilità) – Sussiste – Modalità – Mediante autonomo giudizio di cognizione – Necessità – Sussiste .
Nella separazione consensuale, così come nel divorzio congiunto, si stipula un accordo, di natura sicuramente negoziale che, frequentemente, per i profili patrimoniali, si configura come un vero e proprio contratto. Non rileva che, in sede di divorzio, esso sia recepito, fatto proprio dalla sentenza: all’evidenza, tale pronuncia è necessaria per lo scioglimento del vincolo matrimoniale ma, quanto all’accordo, si tratta di un controllo esterno del giudice, analogo a quello della separazione consensuale. Ove l’accordo (o il contratto) sia nullo, tale nullità potrebbe essere fatta valere da chiunque vi avesse interesse e dunque anche da chi avesse dato causa a tale nullità. E tale accordo (o contratto) potrebbe essere oggetto di annullamento da parte del soggetto incapace o la cui volontà risulti viziata (ad es. da un errore, magari sulla sussistente dell’interesse del minore ovvero dal dolo di una delle parti). Ma nullità o annullamento non potrebbero costituire motivo di impugnazione da parte dei soggetti dell’accordo da cui essi sono vincolati, ma dovrebbero essere fatti valere in un autonomo giudizio di cognizione (Cass. Civ. n. 17067 del 2003, Cass. Civ. n. 18066 del 2014). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 2015.


Divorzio – Accordi negoziali – Clausola di trasferimento di immobile – Validità.
La clausola di trasferimento di un immobile tra i coniugi, contenuta nei verbali di separazione o recepita dalla sentenza di divorzio congiunto o, ancora, sulla base di conclusioni uniformi – come è accaduto nel caso di specie – è valida tra le parti e nei confronti dei terzi, essendo soddisfatta l’esigenza della forma scritta. (Adelaide Caravaglios) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Agosto 2014, n. 18066.


Appalto misto a compravendita o a permuta - Riserva del venditore appaltante di cedere unità immobiliari solo dopo l'adempimento degli obblighi della controparte - Negozio fiduciario - Opponibilità al fallimento della controparte - Scopo e forma di garanzia contrattuale - Irrilevanza

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Il negozio fiduciario, caratterizzato da un negozio esterno realmente voluto e pienamente efficace anche nei confronti dei terzi, collegato con un negozio interno di natura obbligatoria diretto a modificare il risultato finale del primo, e, di norma, opponibile al fallimento di una delle parti, anche se diretto a realizzare una Forma atipica di garanzia. Pertanto, quando in una compravendita immobiliare, o in un appalto misto a compravendita o a permuta, il venditore appaltante si sia riservato sul piano obbligatorio di cedere la proprietà di unita immobiliari solo dopo l'adempimento degli obblighi contrattuali della controparte, tale patto fiduciario resiste di fronte al fallimento dell'acquirente appaltatore, anche se realizza una Forma di garanzia contrattuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Luglio 1974, n. 2132.