LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO XII
Dell'annullabilità del contratto
SEZIONE II
Dei vizi del consenso

Art. 1440

Dolo incidente
TESTO A FRONTE

I. Se i raggiri non sono stati tali da determinare il consenso, il contratto è valido, benché senza di essi sarebbe stato concluso a condizioni diverse; ma il contraente in mala fede risponde dei danni.


GIURISPRUDENZA

Giudicato – Principio del dedotto e deducibile

Processo civile – Modifica della domanda – Tardività dell’eccezione – Petitum e causa petendi

Obblighi di informazione – Buona fede e correttezza – Obblighi nei confronti di soggetto terzo estraneo all’accordo
.
Per poter operare la preclusione imposta dal giudicato, la questione per la quale si solleva l’eccezione deve essere stata oggetto di specifico accertamento da parte del primo giudice che ha emesso la sentenza passata in giudicato. Non è dunque a tal fine sufficiente l’esame incidenter tantum, non potendosi ricomprendere all’interno del concetto di “deducibile” qualsiasi questione che abbia una qualche assonanza con lo stretto oggetto del giudicato.

La parte ha la possibilità di specificare la propria domanda in sede di prima memoria ex art 183, comma 6 c.p.c., fermo restando che la modifica della domanda non comporti un eccessivo allungamento dei tempi del processo o una lesione del diritto di difesa della controparte purché sussista una connessione tra la nuova domanda così formulata e la vicenda sostanziale dedotta in giudizio.

Nel diritto delle obbligazioni la tutela garantita dagli artt. 1337 e 1440 c.c. opera nei confronti dei soli soggetti che stanno trattando la conclusione dell’accordo e non anche nei confronti di un soggetto terzo estraneo al medesimo rapporto.

In conseguenza di ciò, il generale principio di buona fede che impone di informare la controparte degli elementi necessari per formarsi un’idea esatta del contratto non si estende all’obbligo di informare la controparte contrattuale dei termini di un separato accordo, concluso o concludendo, con un terzo. (Enrico Scoccini) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 30 Ottobre 2019.


Dolo - Vizio del consenso - Presupposti - Onere della prova - Accertamento devoluto al giudice di merito - Sindacabilità in sede di legittimità - Limiti.
Il dolo, quale vizio del consenso e causa di annullamento del contratto, assume rilevanza quando incida sul processo formativo del consenso, dando origine ad una falsa o distorta rappresentazione della realtà all'esito della quale il contraente si sia determinato a stipulare; ne consegue che l'effetto invalidante dell'errore frutto di dolo è subordinato alla circostanza, della cui prova è onerata la parte che lo deduce, che la volontà negoziale sia stata manifestata in presenza od in costanza di questa falsa rappresentazione. Compete al giudice del merito accertare, sulla base delle risultanze probatorie, se la fattispecie concreta integri un'ipotesi di dolo determinante e tale valutazione è sindacabile in sede di legittimità solo per vizio di motivazione, nei limiti previsti dall'art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 27 Febbraio 2019, n. 5734.