LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO VI
Del matrimonio
CAPO VI
Del regime patrimoniale della famiglia
SEZIONE II
Del fondo patrimoniale

Art. 167

Costituzione del fondo patrimoniale
TESTO A FRONTE

I. Ciascuno o ambedue i coniugi, per atto pubblico, o un terzo, anche per testamento, possono costituire un fondo patrimoniale, destinando determinati beni, immobili o mobili iscritti in pubblici registri, o titoli di credito, a far fronte ai bisogni della famiglia.

II. La costituzione del fondo patrimoniale per atto tra vivi, effettuata dal terzo, si perfeziona con l'accettazione dei coniugi. L'accettazione può essere fatta con atto pubblico posteriore.

III. La costituzione può essere fatta anche durante il matrimonio.

IV. I titoli di credito devono essere vincolati rendendoli nominativi con annotazione del vincolo o in altro modo idoneo.


GIURISPRUDENZA

Fondo patrimoniale - Opponibilità al creditore ipotecario - Forma delle convenzioni matrimoniali - Annotazione a margine dell’atto di matrimonio - Necessità - Trascrizione ex art. 2647 c.c. - Funzione di pubblicità notizia - Conseguenza - Inopponibilità - Conoscenza "aliunde" da parte dei terzi - Irrilevanza.
In presenza di un atto di costituzione del fondo patrimoniale trascritto nei pubblici registri immobiliari, ma annotato a margine dell'atto di matrimonio successivamente all'iscrizione di ipoteca sui beni del fondo medesimo, l'esistenza del fondo non è opponibile al creditore ipotecario, perché la costituzione del fondo patrimoniale, di cui all'art. 167 c.c., è soggetta alle disposizioni dell'art. 162 c.c. in materia di forme delle convenzioni matrimoniali, ivi inclusa quella di cui al quarto comma, che ne condiziona l'opponibilità ai terzi all'annotazione del relativo contratto a margine dell'atto di matrimonio, mentre la trascrizione del vincolo per gli immobili, ai sensi dell'art. 2647 c.c., resta degradata a mera pubblicità-notizia e non sopperisce al difetto di annotazione nei registri dello stato civile, che non ammette deroghe o equipollenti, restando irrilevante la conoscenza che i terzi abbiano acquisito altrimenti della costituzione del fondo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Maggio 2019, n. 12545.


Legittimazione processuale del fallito - Spossessamento fallimentare - Coincidenza - Fondo patrimoniale - Acquisizione al fallimento - Esclusione - Revocatoria ordinaria del fondo - Legittimazione processuale del fallito - Sussistenza.
Sebbene, ai sensi dell'art. 43 della legge fallimentare, la perdita della legittimazione processuale del fallito coincida con l'ambito dello spossessamento fallimentare, poiché i rapporti relativi alla costituzione di un fondo patrimoniale non sono compresi nel fallimento (trattandosi di beni che, pur appartenendo al fallito, rappresentano un patrimonio separato, destinato al soddisfacimento di specifici scopi che prevalgono sulla funzione di garanzia per la generalità dei creditori), permane rispetto ad essi la legittimazione del debitore-fallito, sicchè sussiste la legittimazione processuale di quest'ultimo nel giudizio avente ad oggetto la revocatoria ordinaria del fondo patrimoniale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 Maggio 2019, n. 12264.


Accordo, in sede di separazione consensuale, facente riferimento a un fondo patrimoniale precedentemente costituito da uno dei coniugi - Venir meno della natura gratuita dell'atto di costituzione del fondo patrimoniale - Esclusione - Assoggettamento a revocatoria ordinaria - Configurabilità - Avvenuta omologazione dell'accordo e funzione solutoria della pattuizione - Valenza ostativa - Esclusione - Conseguenze.
Il richiamo, nell'ambito dell'accordo con il quale i coniugi fissano consensualmente le condizioni della separazione, ad un precedente atto di costituzione di fondo patrimoniale, non determina il venir meno della natura gratuita di quest'ultimo, il quale, pertanto, è suscettibile di revocatoria ordinaria ai sensi dell'art. 2901, comma 1, n. 1, c.c., non trovando tale azione ostacolo né nell'avvenuta omologazione dell'accordo suddetto - cui resta estranea la funzione di tutela dei terzi creditori e che, comunque, lascia inalterata la natura negoziale della pattuizione -, né nella pretesa inscindibilità di tale pattuizione dal complesso delle altre condizioni della separazione, né, infine, nella circostanza che la costituzione del fondo patrimoniale sia stata pattuita in funzione solutoria dell'obbligo di mantenimento del coniuge economicamente più debole o di contribuzione al mantenimento dei figli, venendo nella specie in contestazione non già la sussistenza dell'obbligo in sé, di fonte legale, ma le concrete modalità di assolvimento del medesimo, convenzionalmente stabilite dalle parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 Aprile 2019, n. 9798.


Azione revocatoria – Requisiti – Costituzione del fondo patrimoniale – Fallimento del coniuge e beni non compresi nel fallimento ex art. 46 l.f. – Interruzione del processo ex art. 43 l.f..
Ai fini dell’azione revocatoria la qualità di creditore deve essere intesa in senso ampio, e ciò deriva dallo stesso tenore letterale dell’art. 2901 c.c. il quale specifica che la legittimazione spetta al creditore a termine o a condizione. Anche il credito litigioso è idoneo a determinare l’insorgenza di tale qualità e, ai fini dell’esperibilità dell’azione revocatoria ordinaria, è sufficiente una semplice aspettativa che non si riveli prima facie pretestuosa e che possa valutarsi come probabile, anche se non definitivamente accertata, in coerenza con la sua funzione di conservazione della garanzia generica, spettante ai creditori, sul patrimonio del debitore.

Per l’azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c. degli atti successivi al sorgere del credito non è necessaria l’intenzione di nuocere ai creditori, ma è sufficiente la consapevolezza in capo al debitore, cui è equiparabile la conoscibilità, che in conseguenza dell’atto di disposizione possa diminuire il proprio patrimonio, senza che rilevi la specifica conoscenza del credito per la cui tutela viene esperita l’azione.

Quanto alla pregiudizialità dell’atto ai fini dell’accoglimento della domanda di inefficacia, l’eventus damni può consistere non solo in una variazione quantitativa del patrimonio del debitore, ma anche in una variazione qualitativa, quale quella conseguente alla conversione del patrimonio in beni facilmente occultabili. Tale rilevanza qualitativa e quantitativa dell’atto di disposizione deve essere provata dal creditore che agisce in revocatoria, mentre è onere del debitore, per sottarsi agli effetti dell’azione revocatoria, provare che il proprio patrimonio residuo sia tale da soddisfare ampiamente le ragioni creditorie.

L’atto di costituzione di un fondo patrimoniale può essere assoggettato ad azione revocatoria anche in presenza figli minori, atteso che l’atto, benchè diretto a fronteggiare i bisogni della famiglia, non integra l’adempimento di un dovere giuridico.

Nell’azione revocatoria dell’atto costitutivo del fondo patrimoniale, la legittimazione passiva compete ad entrambi i coniugi, anche quando uno solo di essi abbia destinato un bene di sua proprietà per far fronte ai bisogni della famiglia. Deve escludersi la natura di litisconsorti necessari in capo ai figli dei coniugi disponenti.

La costituzione di beni in fondo patrimoniale configura un negozio a titolo gratuito, non sussistendo mai alcuna contropartita o corrispondente attribuzione in favore del disponente. L’atto di destinazione implica la sottrazione del patrimonio (o di una sua frazione) alla regola della responsabilità patrimoniale generalizzata e globale ex art. 2740 c.c.

In caso di fallimento del coniuge disponente, i diritti conferiti nel fondo patrimoniale non sono assoggettati all’acquisizione della massa fallimentare, e sono pertanto esclusi dallo spossessamento. Ne deriva che non si realizza l’effetto estintivo del processo ex art. 43 L.F. (Marco Pellegrino) (riproduzione riservata)
Tribunale Cuneo, 19 Marzo 2019.


Fondo patrimoniale - Esecuzione sui beni e frutti - Iscrizione d'ipoteca ex art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973 - Ammissibilità - Limiti - Onere probatorio.
In tema di riscossione coattiva, l'iscrizione ipotecaria di cui all'art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973 è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall'art. 170 c.c., sicché è legittima solo se l'obbligazione tributaria (nella specie, per sanzioni amministrative per violazione del codice della strada e per omesso pagamento di tributi) sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l'estraneità a tali bisogni, gravando in capo al debitore opponente l'onere della prova non solo della regolare costituzione del fondo patrimoniale, e della sua opponibilità al creditore procedente, ma anche della circostanza che il debito sia stato contratto per scopi estranei alle necessità familiari, avuto riguardo al fatto generatore dell'obbligazione e a prescindere dalla natura della stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 23 Agosto 2018, n. 20998.


Imposte e tasse – Riscossione coattiva – Iscrizione ipotecaria – A carico di imprenditore – Su beni costituiti in fondo patrimoniale – Ammissibilità – Sussiste – Eccezione di impignorabilità – Onere della prova – Grava sul contribuente.
In tema di riscossione coattiva delle imposte, l’iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall’art.170 c.c., sicché è legittima solo se l’obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito nonne conosceva l’estraneità a tali bisogni, circostanze che non possono ritenersi dimostrate, né escluse, per il solo fatto dell’insorgenza del debito nell’esercizio dell’impresa. Anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale può ritenersi contratto per soddisfare tale finalità, dovendosi accertare che l’obbligazione sia sorta per il soddisfacimento dei bisogni familiari ovvero per il potenziamento della capacità lavorativa, e non per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi.

Grava sul debitore che intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale l’onere di provare l’estraneità del debito alle esigenze familiari e la consapevolezza del creditore.

[Nella fattispecie, il principio de quo è stato ribadito con riferimento ad un immobile costituito in fondo patrimoniale da quasi vent’anni.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 11 Aprile 2018, n. 8881.


Trust - Family trust - Natura - Assimilabilità al fondo patrimoniale di cui agli artt. 167 ss. c.c. - Revocabilità.
Il "family trust", volto ad assicurare ai beneficiari un reddito sufficiente a garantire loro un determinato tenore di vita, è facilmente assimilabile al fondo patrimoniale di cui agli artt. 167 e seg. c.c., in quanto, attraverso detto istituto, determinati beni immobili, mobili registrati ovvero titoli di credito, sono destinati a soddisfare i bisogni della famiglia, in maniera tale da non essere consentita su di essi e sui relativi frutti l'esecuzione forzata per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per fini estranei ai bisogni della famiglia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 19 Febbraio 2018.


Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo gratuito - Costituzione di fondo patrimoniale - Natura di atto a titolo gratuito - Conseguenze - Art. 64 l.fall. - Applicabilità - Ragioni.
La costituzione del fondo patrimoniale per fronteggiare i bisogni della famiglia, anche qualora effettuata da entrambi i coniugi, non integra, di per sé, adempimento di un dovere giuridico, non essendo obbligatoria per legge, ma configura un atto a titolo gratuito, non trovando contropartita in un'attribuzione in favore dei disponenti Esso, pertanto, è suscettibile di revocatoria, a norma dell'art. 64 l.fall., salvo che si dimostri l'esistenza, in concreto, di una situazione tale da integrare, nella sua oggettività, gli estremi del dovere morale ed il proposito del "solvens" di adempiere unicamente a quel dovere mediante l'atto in questione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 Dicembre 2017, n. 29298.


Famiglia - Fondo patrimoniale - Azione revocatoria di atto costitutivo di un fondo patrimoniale - Figli minori - Qualità di litisconsorti necessari - Sussistenza - Esclusione - Fondamento

Famiglia - Trust interno - Azione revocatoria di atto di dotazione patrimoniale di un trust interno - Figli minori - Qualità di litisconsorti necessari - Sussistenza - Esclusione - Fondamento
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La costituzione del fondo patrimoniale determina soltanto un vincolo di destinazione sui beni confluiti nel fondo, affinché, con i loro frutti, sia assicurato il soddisfacimento dei bisogni della famiglia, ma non incide sulla titolarità dei beni stessi, né implica l'insorgere di una posizione di diritto soggettivo in favore dei singoli componenti del nucleo familiare, neppure con riguardo ai vincoli di disponibilità. Ne consegue che deve escludersi che i figli minori del debitore siano litisconsorti necessari nel giudizio promosso dal creditore per sentire dichiarare l'inefficacia dell'atto con il quale il primo abbia costituito alcuni immobili di sua proprietà in fondo patrimoniale.

Deve escludersi che i figli minori del debitore siano litisconsorti necessari nel giudizio promosso dal creditore per sentire dichiarare l'inefficacia dell'atto con il quale il primo abbia costituito in trust alcuni immobili di sua proprietà allorché il tenore delle clausole dell'atto istitutivo non consenta di qualificare i beneficiari né come attuali beneficiari di reddito con diritti quesiti, né come beneficiari finali con diritto immediato a ricevere beni del trust (nel caso di specie, il riconoscimento della qualità di beneficiari di reddito era rimesso alla discrezionalità del trustee, mentre i beneficiari finali avrebbero potuto ricevere dal medesimo, in luogo degli immobili in trust, una somma di denaro). (Saverio Bartoli)
Cassazione civile, sez. III, 03 Agosto 2017, n. 19376.


Azione revocatoria di atto costitutivo del fondo patrimoniale - Figli minori - Qualità di litisconsorti necessari - Sussistenza - Esclusione - Fondamento.
La costituzione del fondo patrimoniale determina soltanto un vincolo di destinazione sui beni confluiti nel fondo, affinché, con i loro frutti, sia assicurato il soddisfacimento dei bisogni della famiglia, ma non incide sulla titolarità dei beni stessi, né implica l'insorgere di una posizione di diritto soggettivo in favore dei singoli componenti del nucleo familiare, neppure con riguardo ai vincoli di disponibilità. Ne consegue che deve escludersi che i figli minori del debitore siano litisconsorti necessari nel giudizio promosso dal creditore per sentire dichiarare l'inefficacia dell'atto con il quale il primo abbia costituito alcuni beni di sua proprietà in fondo patrimoniale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 Agosto 2017.


Mediazione obbligatoria – Fondo patrimoniale – Esclusione

Cessazione del fondo – Esclusione in caso di figli minori di età – Esclusione in caso di nipoti minori di età – Non sussiste

Cessazione del fondo – Esclusione in caso di figli minori di età – Esclusione in caso di nipoti minori di età – Non sussiste
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Nelle controversie in materia di fondo patrimoniale, non si applica la mediazione obbligatoria ex art. 5 D.Lgs. 28/2010, posto che la fattispecie in esame non può considerarsi compresa nei “patti di famiglia” indicati dalla norma citata che si riferisce evidentemente alla ben diversa fattispecie di cui all’art. 768bis c.c. E ciò tanto più se si considera l’ordine degli istituti cui si applica la c.d. mediazione obbligatoria dettato dall’art. 5 del citato Dlgs e la necessità di un’interpretazione restrittiva delle ipotesi di mediazione obbligatoria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In materia di fondo patrimoniale, se è vero che il legislatore ha voluto prevedere uno strumento giuridico che consenta di assicurare le esigenze della famiglia, mettendo i beni oggetto del fondo al riparo da rischi conseguenti ad una eventuale e non accorta gestione delle vicende patrimoniali dei coniugi, è, altresì, vero che tale vincolo di destinazione, che si traduce di fatto in un serio limite alla libera circolazione dei beni, trova ben precisi correttivi nelle cause di cessazione del fondo che sono appunto identificate nelle ipotesi giuridiche che pongono fine alla vicenda coniugale costitutiva della famiglia. L’eccezione individuata dall’art. 171 comma 2 c.c che di fatto prevede una sorta di ultra attività del fondo al verificarsi delle cause di cessazione previste al comma 1 della citata norma, ovverosia la presenza di figli minori, non può essere interpretata in via estensiva, come pretende la difesa della convenuta. Sono di ostacolo, non solo il dato letterale che usa il termine “figlio” (e non nipote), ma anche la ratio sottesa all’istituto, già sopra indicata. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il fondo patrimoniale costituito dai coniugi viene annotato a margine dell'atto di matrimonio ex art. 167 e 162 c.c. e trascritto nei registri immobiliari ex art. 2647 c.c.; ne consegue che, pur nel silenzio della legge, deve essere disposta l'annotazione del provvedimento, che accerta il venir meno del vincolo costituito dai coniugi sui beni immobili costituenti il fondo e che costituisce titolo esecutivo, rispettivamente a margine dell'atto di matrimonio e nei registri immobiliari al fine di tutelare anche i terzi estranei che dal permanere di tali annotazioni e trascrizioni subiscono un pregiudizio non altrimenti rimediabile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 29 Aprile 2016.


Fondo patrimoniale - Effetto preclusivo all’azione esecutiva - Presupposti - Beni immobili - Doppia pubblicità

Fondo patrimoniale - Effetto preclusivo all’azione esecutiva - Presupposti - Debiti contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia - Criterio identificativo

Fondo patrimoniale - Effetto preclusivo all’azione esecutiva - Presupposti - Debiti contratti - Inopponibilità ai crediti derivanti da fatto illecito

Fondo patrimoniale - Effetto preclusivo all’azione esecutiva - Presupposti - Onere della prova - Presunzioni semplici

Fondo patrimoniale - Effetto preclusivo all’azione esecutiva - Presupposti - Anteriorità o posteriorità del debito - Irrilevanza
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L’effetto preclusivo all’azione esecutiva, ex art. 170 c.c., sui beni immobili conferiti in fondo patrimoniale è subordinato alla duplice verifica, da un lato, della doppia pubblicità a norma dell’art. 162, u.c., c.c. (annotazione a margine dell’atto di matrimonio, con funzione di pubblicità dichiarativa) e a norma dell’art. 2647 c.c. (trascrizione presso i RRII, con funzione di pubblicità notizia) e, dall’altro, della estraneità dei debiti ai bisogni della famiglia. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

Il criterio identificativo dei debiti per i quali non opera l’effetto preclusivo all’azione esecutiva, ex art. 170 c.c., va ricercato non già nella natura dell’obbligazione, ma nella concreta relazione tra il fatto generatore di essa e i bisogni della famiglia, escludendosi solo quei debiti sorti per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

Per i crediti derivanti da fatto illecito è sempre possibile agire in executivis sui beni conferiti in fondo patrimoniale in quanto l’effetto preclusivo all’azione esecutiva, ex art. 170 c.c., si riferisce testualmente a debiti «contratti» (per scopi estranei ai bisogni della famiglia), così escludendosi senz’altro i debiti ex delicto. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

L’onere della prova della sussistenza dei presupposti di applicabilità dell’effetto preclusivo dettato dall’art. 170 c.c. grava su chi intende avvalersi del divieto di escussione e può essere fornita anche a mezzo di presunzioni semplici. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

L’anteriorità o la posteriorità del sorgere del debito rispetto alla costituzione del fondo patrimoniale è irrilevante per l’effetto preclusivo all’azione esecutiva, ex art. 170 c.c., in quanto tale effetto è radicato sulla sola estraneità dei debiti contratti ai bisogni della famiglia, salva la possibilità per il creditore, ricorrendone i presupposti, di agire in via revocatoria. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Como, 14 Marzo 2016.


Azione revocatoria – Garanzia patrimoniale generica ex art. 2740 c.c. – Beni presenti e futuri – Alienazione di un bene non facente parte del patrimonio del debitore al momento del sorgere del credito – Pregiudizio alle ragioni del creditore – Esclusione.
In tema di tutela revocatoria ex art. 2901 c.c. nei confronti del garante, si deve ritenere che non arreca pregiudizio alle ragioni dei creditori l’alienazione di un bene che, al momento del sorgere dell’obbligazione garantita, non faceva parte del patrimonio del convenuto e sul quale dunque i creditori non avrebbero potuto fare affidamento. Tribunale Brescia, 04 Marzo 2016.


Iscrizione d'ipoteca ex art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973 - Ammissibilità - Condizioni.
In tema di riscossione coattiva delle imposte, l'iscrizione ipotecaria di cui all'art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973 è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall'art. 170 c.c., sicché è legittima solo se l'obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l'estraneità ai bisogni della famiglia, circostanze che non possono ritenersi dimostrate, né escluse, per il solo fatto dell'insorgenza del debito nell'esercizio dell'impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 23 Novembre 2015, n. 23876.


Trust - Scopo di proteggere e soddisfare le esigenze dei familiari - Natura gratuita dell'atto - Analogia con il fondo patrimoniale - Fattispecie in tema di azione revocatoria ordinaria promossa da un fallimento nei confronti dell'amministratore della società.
Può dirsi pacifica la qualificazione in termini di gratuità del conferimento di beni in un trust istituito con lo scopo di proteggere e soddisfare le esigenze dei familiari, in analogia con la fattispecie dell'istituto del fondo patrimoniale di cui all'articolo 167 e seguenti c.c. la cui istituzione, mediante conferimento di beni, è pacificamente ritenuto in giurisprudenza un negozio a titolo gratuito, condividendo gli atti del trust e del fondo patrimoniale la causa di segregazione e l'effetto di creazione di un patrimonio separato ed assoggettato ad un vincolo di destinazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siena, 22 Maggio 2015.


Fondo patrimoniale - Esecuzione sui beni e frutti - Credito risarcitorio da abusivo godimento del bene staggito - Inerenza ai bisogni della famiglia - Sussistenza - Espropriazione - Ammissibilità - Momento di costituzione del fondo - Irrilevanza - Fattispecie.
In tema di fondo patrimoniale, la circostanza che un credito inerisca ai bisogni della famiglia - come nel caso del credito risarcitorio spettante al titolare di uno "ius in re aliena" (nella specie, usufrutto) per abusivo godimento abitativo, da parte dei coniugi, del bene staggito - rende sempre e comunque legittima l'esecuzione, a prescindere dalla data di insorgenza del credito rispetto a quella di costituzione del fondo e dalla sua fonte (contrattuale od extracontrattuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 Agosto 2014, n. 18248.


Fondo comune di investimento - SGR - Caratteristiche della titolarità della SGR - Distinzione tra le altre figure di patrimonio separato - Proprietà dei beni - Attribuzione alla SGR di un potere gestorio unitamente alla formale intestazione dei beni

Fondo comune di investimento - Titolarità del fondo riferibile alla SGR - Distinzione tra proprietà in senso sostanziale e in senso formale

Fondo comune di investimento - Caratteristiche della titolarità del fondo in capo alla SGR - Gestione nell'interesse dei partecipanti - Proprietà degradata a posizione puramente formale
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Il patrimonio separato costituito dal fondo di investimento, la cui titolarità è attribuita alla SGR, si distingue nettamente da tutte le altre figure conosciute di patrimonio separato (articoli 167, 490, 2447 bis, 2645-ter, del codice civile) per l'aspetto essenziale che in questi casi il proprietario del patrimonio separato è esclusivamente il fondo, laddove alla SGR è attribuito esclusivamente un potere gestorio, unitamente alla formale intestazione dei beni del fondo, al solo scopo di consentire l'esercizio di un potere di disposizione vincolato all'interesse altrui e che, come tale, non si identifica con il potere dispositivo del proprietario, ma con il potere gestorio dell'amministratore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In ordine alla natura del fondo comune di investimento e dei rapporti con la società di gestione risparmio, alla quale è riferibile la titolarità del fondo, occorre porre l'accento sulla distinzione tra proprietà in senso sostanziale, posta in capo ai partecipanti al fondo, e proprietà in senso formale, riferibile alla SGR. A favore di questa ricostruzione depongono elementi quali: la doppia separazione dal patrimonio dei partecipanti e da quello della SGR (articolo 36, comma 6, TUF); la destinazione dei beni inclusi nel fondo all'investimento avente le connotazioni descritte nel regolamento (articolo 39, comma 2, lettera d) TUF); la gestione della SGR "nell'interesse" (articoli 36, comma 4, e 40, comma 2, TUF) dei partecipanti e "per conto" (articolo 36, comma 6, TUF) del fondo; l'assenza, in capo alla SGR di un potere di gestire per conto e nell'interesse proprio e di godere dei beni di pertinenza del fondo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nella gestione del fondo comune di investimento, la SGR, pur essendo libera nella scelta dei singoli atti gestori, è vincolata nel "fine", trattandosi di una gestione "nell'interesse dei partecipanti" (articoli 36, comma 4, e 40, comma 1, lett. a) TUF), ma anche nei “metodi”, trattandosi di gestione connotata dalla assunzione degli obblighi e delle responsabilità del mandatario (articolo 36, comma 5, TUF), nei “contenuti”, segnati dal regolamento, ma anche dalle scelte di “politica di gestione” che possono essere fatte dai partecipanti al fondo (articolo 37, comma 2-bis, TUF). Questi aspetti consentono di ritenere che una gestione dei beni inclusi nel fondo da parte della essere SGR, vincolata nel fine, nel metodo e nelle responsabilità in favore del partecipanti al fondo, non può che far degradare la posizione giuridica di "proprietà" a posizione meramente formale, svuotata di gran parte di quella sostanza (la signoria del volere nell'interesse proprio e la facoltà di godere) che caratterizza la proprietà come abitualmente conosciuta e ricostruita in chiave essenzialmente obbligatoria e non più reale per scopi funzionali che possono essere individuati nella necessità di agevolare il traffico giuridico, massimizzare le possibilità di profitto per i partecipanti non in grado di gestire investimenti e di aprire il mercato interessato dal regolamento ad investimenti che solo la raccolta attraverso i fondi può consentire. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 30 Maggio 2012.


Legittimazione processuale del fallito - Spossessamento fallimentare - Coincidenza - Fondo patrimoniale - Acquisizione al fallimento - Esclusione - Revocatoria ordinaria del fondo - Legittimazione processuale del fallito - Sussistenza.
Ai sensi dell'articolo 43 della legge fallimentare, la perdita della legittimazione processuale del fallito coincide con l'ambito dello spossessamento fallimentare e, pertanto, poiché i rapporti relativi alla costituzione di un fondo patrimoniale non sono compresi nel fallimento (trattandosi di beni che, pur appartenendo al fallito, rappresentano un patrimonio separato, destinato al soddisfacimento di specifici scopi che prevalgono sulla funzione di garanzia per la generalità dei creditori), permane rispetto a essi la legittimazione del debitore. Sussiste, pertanto, la legittimazione processuale del fallito nel giudizio avente a oggetto la revocatoria ordinaria del fondo patrimoniale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 18 Ottobre 2011, n. 21494.