LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO III
Dei singoli contratti
CAPO IX
Del mandato
SEZIONE I
Disposizioni generali

Art. 1703

Nozione
TESTO A FRONTE

I. Il mandato è il contratto col quale una parte si obbliga a compiere uno o più atti giuridici per conto dell'altra.


GIURISPRUDENZA

Incarico di patrocinio - Procura "ad litem" - Differenze strutturali e funzionali - Rilascio della procura “ad litem” da parte di soggetto diverso da quello che ha conferito l'incarico professionale - Ammissibilità - Contestazione della sussistenza del sottostante rapporto di mandato - Onere della prova - Fattispecie.
La procura alle liti è un negozio unilaterale endoprocessuale con cui viene conferito il potere di rappresentare la parte in giudizio e che non presuppone l'esistenza - fra le medesime persone - di un sottostante rapporto di patrocinio, ovvero del negozio bilaterale, generatore del diritto al compenso, con il quale, secondo lo schema del mandato, il legale viene incaricato di svolgere l'attività professionale. Ne consegue che la procura alle liti è solo un indice presuntivo della sussistenza tra le parti dell'autonomo rapporto di patrocinio che, se contestato, deve essere provato. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva negato la sussistenza del rapporto di patrocinio, essendo emerso che l'incarico professionale era stato conferito solo da uno dei litisconsorti, mentre gli altri avevano firmato la procura alle liti con designazione congiunta anche di altri codifensori, cui avevano conferito l'incarico professionale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 11 Marzo 2019, n. 6905.


Contratto di appalto - Scelta del contraente e riparto del corrispettivo - Nomina di commissione di condomini - Ammissibilità - Deliberazione - Vincolatività - Condizioni - Fattispecie.
In tema di condominio, le decisioni sulla scelta del contraente per l'esecuzione di lavori da conferire in appalto e sul riparto del relativo corrispettivo, assunte da una commissione di condòmini nominata con delibera assembleare con l'incarico di esaminare i preventivi di spesa, sono vincolanti per tutti i condòmini - anche dissenzienti - solamente in quanto rimesse all'approvazione, con le maggioranze prescritte, dell'assemblea, le cui funzioni non sono delegabili a un gruppo di condòmini. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione del giudice del merito che aveva invece ritenuto che la delibera assembleare di incarico a due consiglieri di esaminare i preventivi e decidere la spesa da affrontare fosse idonea a conferire ad essi, quali mandatari degli altri condomini, poteri rappresentativi in ordine alla stipula del contratto di appalto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 20 Dicembre 2018, n. 33057.


Conferimento al difensore del potere di nominare altri difensori - Validità - Natura - Mandato "ad negotia" - Effetti - Rappresentanza processuale della parte - Sussistenza.
Qualora la procura alle liti conferisca al difensore il potere di nominare altro difensore, deve ritenersi che essa contenga un autonomo mandato "ad negotia" - non vietato dalla legge professionale né dal codice di rito - che abilita il difensore a nominare altri difensori, i quali non hanno veste di sostituti del legale che li ha nominati bensì, al pari di questo, di rappresentanti processuali della parte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 02 Agosto 2018, n. 20432.


Curatore del fallimento – Coadiutore – Subordinazione al curatore – Conseguenza in tema di responsabilità – Fattispecie.
Il coadiutore della curatela fallimentare, nominato ai sensi del secondo comma dell'art. 32 legge fall, svolge prestazioni d'opera integrative dell'attività del curatore, in posizione subordinata rispetto a tale organo della procedura concorsuale; il curatore, pertanto, risponde a titolo di "culpa in vigilando" degli eventuali errori commessi dal coadiutore nell'espletamento delle attività affidategli. (Nella specie la S.C. ha ritenuto sussistente la responsabilità della curatela per il mancato assolvimento da parte del tecnico incaricato della redazione dell'inventario degli obblighi di comunicazione in materia ambientale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 03 Maggio 2018, n. 10513.


Fallimento – Estinzione della società – Cancellazione dal Registro delle Imprese – Mandato fiduciario.
Il mandato con il quale un fiduciante incarica un fiduciario di detenere per suo conto una quota di una determinata società di capitali, non cessa di avere effetto per il solo fatto del fallimento della società partecipata: la dichiarazione di fallimento non è infatti causa di scioglimento del contratto sociale. Pertanto, in mancanza di revoca del mandato, il fiduciario mantiene la sua qualità di socio, e ha diritto a ricevere il relativo compenso per l’attività svolta, finché la società partecipata non è estinta. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 13 Gennaio 2015.


Associazione temporanea di imprese - Fallimento della mandataria - Conseguenze - Facoltà di recesso dell'Amministrazione committente - Ricostituzione dell'associazione con altra impresa mandataria - Fallimento della mandante - Prosecuzione dell'esecuzione del contratto da parte della società capogruppo - Condizioni.
La transazione stipulata tra l'impresa capogruppo di una associazione temporanea di imprese (ATI) e l'amministrazione committente vincola tutte le imprese partecipanti all'ATI, delle quali la capogruppo ha la rappresentanza. Tale transazione non può, pertanto, essere rescissa ex art. 1447 cod. civ. per il solo fatto che l'amministrazione, nel concluderla, abbia tratto vantaggio dallo stato prefallimentare della impresa capogruppo stipulante; sia perché nella suddetta ipotesi lo stato di pericolo dello stipulante, per condurre alla rescissione del contratto, deve riguardare tutte le imprese partecipanti all'ATI e non una soltanto di esse; sia perché, in ogni caso, il fallimento della società capogruppo non comporta lo scioglimento dell'intero contratto di appalto, il quale può proseguire, se le altre imprese partecipanti all'ATI provvedano a nominare una nuova capogruppo che abbia il gradimento del committente, il che rende inconcepibile uno "stato di pericolo" per le imprese transigenti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Febbraio 2013, n. 3635.


Conto corrente - Saldo passivo - Credito della banca - Incarico a quest'ultima conferito dal cliente con mandato revocabile o irrevocabile a riscuotere il pagamento di un debito di un terzo - Legittimazione della banca - Persistenza - Fallimento anteriore del cliente - Irrilevanza - Obbligo di rimettere al curatore le somme riscosse - Sussistenza - Estinzione dello obbligo per compensazione - Esclusione

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La banca, creditrice del cliente per saldo passivo di conto corrente, la quale sia incaricata da quest'ultimo di riscuotere un credito verso terzi, non in forza di negozio solutorio implicante la cessione del credito stesso, ne comunque in forza di accordo comportante il diritto incondizionato di incamerare le somme riscosse, ma in base ad un mandato in senso stretto, ancorché irrevocabile (cosiddetto mandato in rem propriam), mantiene la legittimazione alla riscossione del credito anche dopo il fallimento del cliente, in considerazione di detta irrevocabilità (art 1723 cod civ), ma e obbligata a rimettere al mandante, e, quindi, alla curatela del suo fallimento, le somme riscosse (art 1713 cod civ), senza potere invocare l'Estinzione di tale Obbligo per compensazione, tenuto conto dello scioglimento del rapporto di conto corrente per effetto della dichiarazione di fallimento, ai sensi dell'art 78 del RD 16 marzo 1942 n 267, e della non applicabilità della compensazione fallimentare, di cui all'art 56 del citato decreto, con riguardo a debiti sorti dopo detta dichiarazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 1981, n. 1182.


Mandato e commissione - Conferimento da parte dell'imprenditore in forza di mandato generale di poteri di rappresentanza sostanziale e processuale - Sopravvenuto fallimento del mandante - Opposizione al fallimento - Legittimazione del mandatario - Sussistenza - Scioglimento del mandato ex art 78 della legge fallimentare - Eccezione

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Qualora l'imprenditore abbia conferito ad altri l'amministrazione dei suoi beni, in forza di mandato generale con poteri di rappresentanza sostanziale e processuale, il sopravvenuto fallimento del mandante non priva il mandatario di legittimazione alla opposizione avverso la dichiarazione di fallimento, atteso che il relativo potere, in quanto diretto a rivendicare al fallito la amministrazione e la disponibilità del suo patrimonio, e compreso in detto mandato generale, e non viene meno a causa dello scioglimento del rapporto di mandato, previsto dall'art 78 della legge fallimentare come effetto della dichiarazione di fallimento, la cui operatività deve ritenersi limitata alle attivita che il fallito stesso non può più compiere. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Luglio 1978, n. 3435.