LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO III
Dei singoli contratti
CAPO XVII
Dei contratti bancari
SEZIONE I
Dei depositi bancari

Art. 1838

Deposito di titoli in amministrazione
TESTO A FRONTE

I. La banca che assume il deposito di titoli in amministrazione deve custodire i titoli, esigerne gli interessi o i dividendi, verificare i sorteggi per l'attribuzione di premi o per il rimborso di capitale, curare le riscossioni per conto del depositante, e in generale provvedere alla tutela dei diritti inerenti ai titoli. Le somme riscosse devono essere accreditate al depositante.

II. Se per i titoli depositati si deve provvedere al versamento di decimi o si deve esercitare un diritto di opzione, la banca deve chiedere in tempo utile istruzioni al depositante e deve eseguirle, qualora abbia ricevuto i fondi all'uopo occorrenti. In mancanza di istruzioni, i diritti di opzione devono essere venduti per conto del depositante a mezzo di un agente di cambio.

III. Alla banca spetta un compenso nella misura stabilita dalla convenzione o dagli usi, nonché il rimborso delle spese necessarie da essa fatte.

IV. È nullo il patto col quale si esonera la banca dall'osservare, nella amministrazione dei titoli, l'ordinaria diligenza.


GIURISPRUDENZA

Deposito di titoli in amministrazione – Esercizio del diritto di opzione su titoli in esso custoditi da parte del depositante – Mancata richiesta della banca al depositante di istruzioni – Sua responsabilità ai sensi dell’art. 1838, comma 2, c.c. – Sussiste

Danno conseguente al mancato esercizio del diritto di opzione – Criteri per la sua quantificazione
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La banca che assume un deposito titoli in amministrazione, è tenuta, ai sensi dell’art. 1838 comma 2 c.c., a chiedere in tempo utile al cliente che ne sia titolare istruzioni volte a consentire allo stesso l’esercizio del  diritto di opzione sulle azioni emesse, a seguito di  un’operazione di aumento di capitale, da una società le cui azioni siano custodite presso il predetto deposito.
Poiché la norma suddetta prevede che, solo qualora il depositante sia stato avvertito dall’istituto di credito e non gli abbia dato istruzioni, il secondo è tenuto a vendere i diritti di opzione deve ritenersi integrata la responsabilità dell’istituto di credito che abbia proceduto alla vendita dei diritti senza essersi sincerato della circostanza che il depositante avesse ricevuto la sua comunicazione, a fronte della prova che questi aveva avuto intenzione di esercitare il predetto diritto.

Il pregiudizio conseguente al mancato esercizio del diritto di opzione è costituito dal differenziale tra la somma che sarebbe stata spesa se fosse stato possibile esercitare il diritto di opzione e l’attuale valore di mercato del pacchetto di azioni non acquistate, importo da cui deve detrarsi la somma da lui ottenuta in occasione della cessione dei diritti di opzione. A tale importo va aggiunto quello dei dividendi che sono stati staccati dal momento della operazione di aumento di capitale a quello della decisione della causa, e che l’attore avrebbe percepito se avesse potuto acquistare le azioni alle predette condizioni mentre non possono riconoscersi somme a titolo di ulteriori dividendi perché, come è noto, le società deliberano se distribuirli di anno in anno cosicchè non vi è certezza che la società predetta lo farà negli anni a venire. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 26 Novembre 2019.


Intermediazione finanziaria - Contratto di deposito ed amministrazione di valori mobiliari - Obblighi di informazione gravanti sull’intermediario relativi al rischio dell'investimento - Permanenza a seguito dell’acquisto dei titoli - Insussistenza.
In tema di contratti relativi a strumenti finanziari, deve escludersi che l’intermediario nella compravendita di valori mobiliari, quando abbia stipulato con il cliente solo un contratto di deposito titoli in custodia ed amministrazione, abbia un obbligo di informazione, proprio del contratto di gestione del portafoglio, relativo all'aggravamento del rischio dell’investimento già effettuato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Luglio 2017, n. 16318.


Contratti bancari - Deposito cointestato titoli in amministrazione - Diritto alla restituzione del residuo - Conflitto tra i cointestatari - Dies a quo del diritto alla restituzione e prescrizione - Mancanza di efficacia interruttiva delle richieste provenienti da singoli cointestatari - Efficacia interruttiva della domanda giudiziaria ex art. 1772 c.c.: applicabilità.
Laddove le clausole del contratto di deposito titoli di amministrazione prevedano che la Banca possa legittimamente rifiutare il rimborso ad uno solo dei cointestatari in presenza di opposizione anche di uno solo degli altri, l’istituto bancario può legittimamente procedere al deposito del controvalore in denaro degli stessi.

Solo la domanda giudiziaria ex art. 1772 c.c. può avere efficacia interruttiva della prescrizione del diritto alla restituzione dei titoli in deposito o del loro controvalore in denaro a nulla valendo disposizioni disgiunte dei singoli in contrasto tra loro.

Il dies a quo del diritto alla restituzione sorge nel momento in cui i depositanti abbiano reso nota al depositario la volontà di porre fine al rapporto pur essendo in contrasto sulle modalità di restituzione dei beni oggetto di deposito. (Vincenzo D'Audino) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 12 Gennaio 2017.