LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO III
Dei singoli contratti
CAPO XVII
Dei contratti bancari
SEZIONE V
Delle operazioni bancarie in conto corrente

Art. 1853

Compensazione tra i saldi di più rapporti o più conti
TESTO A FRONTE

I. Se tra la banca e il correntista esistono più rapporti o più conti, ancorché in monete differenti, i saldi attivi e passivi si compensano reciprocamente, salvo patto contrario.


GIURISPRUDENZA

Revocatoria fallimentare - Rimesse annotate sul conto anticipi - Attivo o passivo di saldo del conto anticipi - Rilevanza ai fini della revocabilità - Esclusione - Ragioni - Rimesse che riducono lo scoperto del conto ordinario - Revocabilità - Sussiste.
In tema di revocatoria fallimentare dei pagamenti effettuati alla banca da parte del correntista, le rimesse annotate sui conti anticipi non hanno natura solutoria e non sono revocabili, costituendo tali conti una mera evidenza contabile dei finanziamenti per anticipazioni su crediti concessi dalla banca al cliente, ove vengono annotati in "dare" le anticipazioni erogate al correntista ed in "avere" l'esito positivo della riscossione del credito, sottostante agli effetti commerciali presentati dal cliente. Il rapporto tra banca e cliente viene invece rappresentato esclusivamente dal saldo del conto corrente ordinario, ove affluiscono tutte le somme portate dai titoli, dalle ricevute bancarie o dalle carte commerciali presentate per l'incasso, che saranno oggetto di revocatoria nei limiti in cui abbiano contribuito a ridurre lo scoperto del conto medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Marzo 2018, n. 6575.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Pegno di saldo attivo di conto corrente bancario - Configurabilità come pegno irregolare - Condizioni - Escussione del pegno - Conseguenze in tema di revocatoria fallimentare.
Il pegno di saldo di conto corrente bancario costituito a favore della banca depositaria si configura come pegno irregolare solo quando sia espressamente conferita alla banca la facoltà di disporre della relativa somma mentre, nel caso in cui difetti il conferimento di tale facoltà, si rientra nella disciplina del pegno regolare, ragion per cui la banca garantita non acquisisce la somma portata dal saldo, né ha l'obbligo di restituire al debitore il "tantundem", sicché, difettando i presupposti per la compensazione dell'esposizione passiva del cliente con una corrispondente obbligazione pecuniaria della banca, l'incameramento della somma conseguente all'escussione del pegno rientra nell'ambito di applicazione dell'art. 67 l.fall. ed è assoggettabile a revocatoria fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Agosto 2016, n. 16618.


Contratti bancari - Operazioni bancarie in conto corrente - Compensazione tra i saldi di più conti o rapporti - Presupposti - Esigibilità dei saldi - Giroconto da un conto con saldo attivo ad un altro con saldo passivo esigibile - Pagamento revocabile - Esclusione - Fondamento.
La compensazione tra i saldi attivi e passivi di più rapporti di conto corrente tra banca e cliente, prevista dall'art. 1853 c.c., presuppone non che si tratti di conti chiusi, ma solo che siano esigibili i contrapposti crediti. Ne deriva che, in caso di giroconto da un rapporto con saldo attivo e, come tale, immediatamente disponibile per il cliente (salvo patto contrario ex art. 1852 c.c.), ad uno ancora aperto ma con saldo passivo già esigibile per la banca, l'estinzione di tale debito non consegue ad un pagamento revocabile ai sensi dell'art. 67 l.fall. ma alla compensazione, ammessa dall'art. 56 l.fall., tra il credito della banca verso il cliente poi fallito ed il debito della stessa banca nei confronti di quest'ultimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Gennaio 2016, n. 512.


Rapporti bancari - Compensazione tra saldi di più conti - Identità dei soggetti titolari dei rapporti - Necessità..
Presupposto per l'applicazione dell'articolo 1853 c.c. relativo alla compensazione fra i saldi di più conti bancari, è l'identità dei soggetti cui fanno capo i rapporti con i conti relativamente ai quali opera la compensazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 15 Giugno 2012.


Pagamenti ricevuti dal fallito - Operazioni in conto corrente bancario - Bonifico o bancogiro - Momento perfezionativo - Annotazione dell'accredito sul conto del beneficiario - Accreditamento successivo alla data del fallimento - Inefficacia - Conguaglio o compensazione con i crediti derivanti dallo scoperto di conto corrente - Ammissibilità - Esclusione.
Nei casi di versamento mediante bonifico o bancogiro, il quale consiste nell'accreditamento di una somma di denaro da parte di una banca a favore del correntista beneficiario e nel contemporaneo addebitamento della stessa somma sul conto del soggetto che ne ha fatto richiesta, al fine di verificare l'anteriorità o la posteriorità dell'operazione bancaria rispetto alla dichiarazione di fallimento del beneficiario stesso, è rilevante la cosiddetta "data contabile" e cioè quella in cui è avvenuta l'annotazione dell'accredito sul conto. L'accreditamento successivo alla dichiarazione di fallimento deve ritenersi inefficace nei confronti dei creditori in applicazione dell'art. 44 legge fall., con la conseguente impossibilità per la banca di operare alcun conguaglio con sue eventuali precedenti ragioni. Nè può invocarsi da parte della banca la compensazione, in quanto, ai fini dell'applicabilità dell'art. 56 legge fall., dovendo necessariamente risalire i fatti costitutivi dei reciproci crediti alla fase precedente all'apertura del fallimento, ogni evento successivo è improduttivo di effetti rispetto alla massa per la tutela della "par condicio". D'altra parte, a seguito del fallimento, risultando ormai sciolto il conto corrente in virtù dell'art. 78 legge fall., l'impossibilità di eseguire l'obbligo di accreditamento determina la mancata coesistenza dei due debiti e preclude, per ciò solo, il ricorso all'art. 56 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Marzo 2000, n. 3519.


Conto corrente - Saldo passivo - Credito della banca - Incarico a quest'ultima conferito dal cliente con mandato revocabile o irrevocabile a riscuotere il pagamento di un debito di un terzo - Legittimazione della banca - Persistenza - Fallimento anteriore del cliente - Irrilevanza - Obbligo di rimettere al curatore le somme riscosse - Sussistenza - Estinzione dello obbligo per compensazione - Esclusione

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La banca, creditrice del cliente per saldo passivo di conto corrente, la quale sia incaricata da quest'ultimo di riscuotere un credito verso terzi, non in forza di negozio solutorio implicante la cessione del credito stesso, ne comunque in forza di accordo comportante il diritto incondizionato di incamerare le somme riscosse, ma in base ad un mandato in senso stretto, ancorché irrevocabile (cosiddetto mandato in rem propriam), mantiene la legittimazione alla riscossione del credito anche dopo il fallimento del cliente, in considerazione di detta irrevocabilità (art 1723 cod civ), ma e obbligata a rimettere al mandante, e, quindi, alla curatela del suo fallimento, le somme riscosse (art 1713 cod civ), senza potere invocare l'Estinzione di tale Obbligo per compensazione, tenuto conto dello scioglimento del rapporto di conto corrente per effetto della dichiarazione di fallimento, ai sensi dell'art 78 del RD 16 marzo 1942 n 267, e della non applicabilità della compensazione fallimentare, di cui all'art 56 del citato decreto, con riguardo a debiti sorti dopo detta dichiarazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 1981, n. 1182.


Operazioni bancarie in conto corrente - Compensazione tra i saldi di più conti o rapporti - Mandato del cliente alla banca per la riscossione di somme dovutegli da terzi - Credito della banca per scoperto di conto corrente - Utilizzazione del predetto mandato per l'acquisizione ed il portare in compensazione i versamenti effettuati da quei terzi - Esclusione nell'ipotesi di instaurazione a carico del mandante di procedura concorsuale

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La banca, creditrice per scoperto di conto corrente, che abbia ricevuto dal cliente mandato a riscuotere somme dovutegli da terzi, non puo far valere detto mandato al fine di acquisire e portare in compensazione i versamenti effettuati da quei terzi, dopo l'instaurarsi,a carico del mandante, di procedura concorsuale (nella specie, amministrazione controllata). Tale evento, infatti, pur non comportando l'Estinzione del mandato che sia stato conferito anche nell'interesse del mandatario (cosiddetto mandato in rem propriam), e, quindi, il venir meno della legittimazione del mandatario stesso a riscuotere detti crediti, determina l'acquisizione alla procedura dell'intero patrimonio del debitore, precludendo ogni possibilita di compensazione con sopravvenienze attive. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Ottobre 1977, n. 4620.