LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO IX
Dei fatti illeciti

Art. 2047

Danno cagionato dall'incapace
TESTO A FRONTE

I. In caso di danno cagionato da persona incapace di intendere o di volere, il risarcimento è dovuto da chi è tenuto alla sorveglianza dell'incapace, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto.

II. Nel caso in cui il danneggiato non abbia potuto ottenere il risarcimento da chi è tenuto alla sorveglianza, il giudice, in considerazione delle condizioni economiche delle parti, può condannare l'autore del danno a una equa indennità.


GIURISPRUDENZA

Fallimento - Affitto di azienda - Recesso del curatore - Equo indennizzo - Quantificazione - Criteri.
L'obbligo di pagare l'equo indennizzo, in conseguenza del recesso del curatore dal contratto di affitto di azienda, non può che essere un mitigato, rispetto a quello di risarcire il danno da inadempimento, perché altrimenti non vi sarebbe alcuna distinzione di effetti tra fatto illecito e atto lecito, il che rappresenterebbe, di per sé, un'iniquità.

Una chiara indicazione in tal senso si ricava dall'art. 2047, comma 2, c.c., con riferimento all'equa indennità dovuta dall'incapace che abbia provocato un danno ad un terzo che non possa ottenere il risarcimento dai soggetti tenuti alla sorveglianza su di lui, ove si prescrive di tenere conto "delle condizioni economiche delle parti", e dall'art. 2045 c.c., con riferimento alla indennità dovuta al danneggiato da chi ha agito in stato di necessità.

[Nel caso di specie, il tribunale ha ritento che il danno emergente, prospettato dal contraente in bonis nell'anticipato pagamento di quasi quindici annualità dei canoni, non potesse essere un utile parametro per la determinazione dell'equo indennizzo, al apri del lucro cessante, indicato nella redditività del ramo d'azienda con proiezione su tutta la durata del contratto d'affitto. Il tribunale ha pertanto determinato l'equo indennizzo in misura pari ad un'annualità del canone d'affitto, in ragione delle "condizioni economiche" delle parti (ovverosia, per quanto riguarda il fallimento, il fatto che l'attivo inventariato risultava di gran lunga insufficiente al pagamento di tutti gli incolpevoli creditori privilegiati, sui quali grava l'onere del pagamento dell'indennizzo prededucibile) e considerato, altresì, che il contratto d'affitto era stato concluso solo sette mesi prima che la concedente presentasse una domanda di concordato in bianco, non seguita da alcuna proposta nel termine all'uopo concesso dal tribunale.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 11 Settembre 2017.