LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO IX
Dei fatti illeciti

Art. 2051

Danno cagionato da cose in custodia
TESTO A FRONTE

I. Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito.


GIURISPRUDENZA

Responsabilità custodiale ex art. 2051 c.c. pubblica amministrazione – Sinistro stradale – Bene demaniale – Possibilità esercizio custodia – Posizionamento strada in perimetro urbano – Elemento sintomatico possibilità custodia – Perizia stragiudiziale – Prova atipica – Valore argomento di prova.
La presunzione di responsabilità per danni da cose in custodia di cui all’art. 2051 c.c. non si applica agli enti pubblici per danni subiti dagli utenti di beni demaniali ogni qual volta sul bene demaniale, per le sue caratteristiche, non sia possibile esercitare la custodia intesa quale potere di fatto sulla stessa; elemento sintomatico della possibilità di custodia è dunque il posizionamento della strada nel perimetro urbano.

La perizia stragiudiziale integra una prova atipica, la quale è utilizzabile ai fini della decisione come argomento di prova ex art. 116 comma 2 c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 31 Ottobre 2019.


Responsabilità – Cosa in custodia – Configurabilità – Prova contraria – Sussistenza – Presunzione di responsabilità .
Il danno cagionato da buche del manto della strada di proprietà comunale integra una ipotesi di responsabilità ex art. 2051 c.c., salva la prova liberatoria del caso fortuito.

(Nel caso di specie – a seguito del fatto dannoso, consistente nell’incagliarsi di una carrozzina per disabili in una buca stradale con conseguente lesione del soggetto trasportato, veniva accertata la responsabilità per il danno cagionato da cosa in custodia, giacché la fenditura della strada risultava invisibile poiché coperta d’acqua; veniva così rigettata l’eccezione del  Comune, di concorso colposo ex art. 1227 c.c., che non aveva offerto la prova contraria alla presunzione iuris tantum della sua responsabilità). (Laura Rizzi) (riproduzione riservata)
Tribunale Como, 13 Febbraio 2019.


Condominio - Tubazioni (o parte di esse) dell'impianto idrico - Parte dell'impianto compresa nell'appartamento di un condomino - Diramazione a favore di altro appartamento - Presunzione di comunione - Insussistenza - Fattispecie.
La presunzione di proprietà comune dell'impianto idrico di un immobile condominiale, ex art. 1117, n. 3, c.c., non può estendersi a quella parte dell'impianto ricompresa nell'appartamento dei singoli condomini, cioè nella sfera di proprietà esclusiva di questi e, di conseguenza, nemmeno alle diramazioni che, innestandosi nel tratto di proprietà esclusiva, anche se questo sia allacciato a quello comune, servono ad addurre acqua negli appartamenti degli altri proprietari. (La S.C. ha enunciato il detto principio in una fattispecie in cui le infiltrazioni erano state causate dalla rottura della chiave di stacco dell'acqua sita nella cucina dell'appartamento sovrastante). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 26 Ottobre 2018, n. 27248.


Responsabilità civile – Cose in custodia – Presunzione di colpa – Prova liberatoria – Caso fortuito – Forti raffiche di vento – Sussistenza.
Forze incoercibili o imprevedibili della natura quali raffiche di vento di velocità e potenza eccezionali integrano il caso fortuito che esclude la responsabilità del danno cagionato dalla cosa in custodia. (Nel caso di specie - ove l’attrice domandava il risarcimento del danno patito per essere stata colpita da un cartello pubblicitario distaccatosi da una pensilina della fermata del bus - il Giudice ha accertato la sussistenza, nell’ora e nel luogo del sinistro, di forti raffiche di vento, di intensità di gran lunga superiore alla media, documentate da apposite rilevazioni dell’Arpa e ha ritenuto che esse integrassero un’ipotesi di caso fortuito, escludendo la responsabilità del soggetto tenuto alla custodia della pensilina). (Curzio Fossati) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 27 Giugno 2018.


Responsabilità ex art. 2051 c.c. - Responsabilità ex art. 2043 c.c. -  Condotta colposa del danneggiato - Ordinaria diligenza ex art. 1227 co. 2 c.c. - Insussistenza del nesso causale tra cosa e danno - Rigetto della domanda risarcitoria nei confronti dell’Ente comunale.
Un comportamento imprudente del danneggiato, atto ad escludere che lo stesso abbia adoperato l’ordinaria diligenza che gli si richiede, può, tanto nel caso di responsabilità ex art. 2051 c.c., quanto in quella generica ex art. 2043 c.c. - oltre che integrare un concorso di colpa ex art. 1227 co.1 c.c. - interrompere il nesso eziologico sussistente tra la causa del danno ed il danno stesso, portando ad escludere la responsabilità in capo al danneggiante.

Qualora il danno non è l’effetto esclusivo di un dinamismo interno alla cosa, ma richieda che l’agire umano, ed in particolare quello del danneggiato si unisca al modo di essere della cosa, essendo di per sé statica ed inerte, per la prova del nesso causale occorre altresì dimostrare che lo stato dei luoghi presentava un’obiettiva situazione di pericolosità, tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, il danno.

Differentemente, allorché la cosa svolga solo il ruolo di occasione dell’evento e sia svilita a mero tramite del danno, provocato da una causa ad essa estranea, che ben può rintracciarsi nello stesso comportamento del danneggiato, si verifica il c.d. fortuito incidentale, sufficiente ad interrompere il collegamento causale tra la cosa ed il danno.

(Nel caso di specie, caduta del pedone a seguito della discesa dal marciapiede nel punto caratterizzato da maggior dislivello, peraltro ben visibile, anziché da altro punto che consentisse un accesso più agevole sulla strada). (Agostino Parisi) (riproduzione riservata)
Tribunale Potenza, 08 Giugno 2018.


Responsabilità civile – Danno da cose in custodia – Caso fortuito – Caratteristiche.
La condotta della vittima del danno causato da una cosa in custodia può costituire un "caso fortuito", ed escludere integralmente la responsabilità del custode ai sensi dell'art. 2051 c.c., quando abbia due caratteristiche: sia stata colposa, e non fosse prevedibile da parte del custode. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 31 Ottobre 2017, n. 25837.


Assicurazione - Assicurazione della responsabilità civile - Limitazioni (fatti dolosi) - Clausola limitativa del rischio assicurato relativa alla conseguenza di fatti accidentali - Fatti dannosi derivanti da colpa grave - Inclusione nella copertura assicurativa - Sussistenza - Fondamento.
L'assicurazione della responsabilità civile, mentre non può concernere fatti meramente accidentali, dovuti, cioè, a caso fortuito o forza maggiore, dai quali non sorge responsabilità, per la sua stessa natura importa necessariamente l'estensione ai fatti colposi, restando escluso, in mancanza di espresse clausole limitative del rischio, che la garanzia assicurativa non copra alcune forme di colpa. Pertanto la clausola della polizza stipulata da un condominio, la quale preveda la copertura dei danni "involontariamente cagionati a terzi in conseguenza di un fatto accidentale", senza contenere alcuna limitazione con riguardo a determinati gradi di colpa, fa ritenere operante la garanzia anche in ipotesi di comportamento gravemente colposo dell'assicurato, con la sola eccezione delle condotte dolose. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 11 Agosto 2017, n. 20070.


Condominio negli edifici (nozione, distinzioni) - Contributi e spese condominiali - Spese di manutenzione (ripartizione) - Soffitti, solai, volte, lastrici solari - Lastrico solare di uso esclusivo - Danni da omessa manutenzione - Ripartizione delle spese - Criteri - Fattispecie.
In tema di condominio negli edifici, dei danni derivanti dall'omessa manutenzione del lastrico solare (o della terrazza a livello), che non sia comune a tutti i condomini, rispondono sia il proprietario o l'usuario esclusivo, quale custode del bene, ai sensi dell'art. 2051 c.c., sia il condominio, in forza degli obblighi inerenti l'adozione dei controlli necessari alla conservazione delle parti comuni, ex artt. 1130, comma 1, n. 4 e 1135, comma 1, n. 4, c.c., ed il concorso di tali responsabilità va risolto, di regola, secondo i criteri di cui all'art. 1126 c.c., salva la rigorosa prova contraria della specifica imputabilità soggettiva del danno. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione che, a seguito del crollo di una terrazza di uso esclusivo, aveva ripartito le conseguenti spese di riparazione senza valutare l'ascrivibilità, o meno, delle cause dell'evento, determinato dalla corrosione delle strutture portanti in ferro per assenza di manutenzione del pavimento, alla responsabilità esclusiva dell'usuario). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 07 Febbraio 2017, n. 3239.


Risarcimento danni da cose in custodia ex art. 2051 c.c. - Responsabilità oggettiva - Responsabilità per colpa presunta - Cosa statica e cosa dinamica.
E’ responsabile ex art. 2051 c.c. il custode di una scala mobile, il cui corrimano destro, procedendo a scatti e ad una velocità diversa rispetto al resto dell’impianto, cagionava la perdita dell’equilibrio e la rovinosa caduta della danneggiata. (Marta Gilli) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 11 Gennaio 2017.


Condominio negli edifici (nozione, distinzioni) - Contributi e spese condominiali - Spese di manutenzione (ripartizione) - Soffitti, solai, volte, lastrici solari - Lastrico solare di uso esclusivo - Crollo determinato da vizi e carenze costruttive dell'immobile - Responsabilità esclusiva del custode - Sussistenza - Fondamento.
La responsabilità per il crollo di un lastrico solare ad uso esclusivo, determinato da vizi e carenze costruttive dell'immobile, è ascrivibile in via esclusiva, ai sensi dell'art. 2051 c.c., al proprietario ovvero all'usuario esclusivo, in quanto il danno è conseguente a fatti che involgono la sola responsabilità del custode, e non anche la violazione di obblighi di manutenzione gravanti sul condominio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 21 Novembre 2016, n. 23680.


Risarcimento del danno – Responsabilità da cose in custodia – Avvallamento su scala pubblica posta su strada comunale – Responsabilità del Comune – Sussiste.
Va affermata la responsabilità del sinistro da imputarsi all’ente il quale, violando il suo dovere di manutenzione delle strade, non ha vigilato affinché non si creasse una situazione di pericolo, affinché si evitasse la presenza di una sconnessione della scala pubblica aperta al transito che è stata la causa del sinistro.
[Nella fattispecie, il Comune era stato condannato a risarcire il danno subito da un pedone caduto mentre scendeva una scala pubblica ubicata su una strada comunale.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno, 15 Settembre 2016.


Lastrico solare in uso esclusivo – Danni da infiltrazioni da acqua all’immobile sottostante – Responsabilità del proprietario od usuario esclusivo – Natura – Concorso del condominio – Fondamento – Criteri di riparto.
In tema di condominio negli edifici, qualora l’uso del lastrico solare (o della terrazza a livello) non sia comune a tutti i condomini, dei danni da infiltrazioni nell’appartamento sottostante rispondono sia il proprietario o l’usuario esclusivo, ai sensi dell’art. 2051 c.c., sia il condominio, in forza degli obblighi ex artt. 1130, comma 1, n. 4, e 1135, comma 1, n. 4, c.c., il cui concorso va risolto, in mancanza della prova contraria della specifica imputabilità soggettiva del danno, secondo i criteri di cui all’art. 1126 c.c. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 10 Maggio 2016, n. 9449.


Risarcimento danni da cose in custodia ex art. 2051 c.c. – Centri commerciali di grandi dimensioni – Inapplicabilità della disciplina.
La presunzione di responsabilità per danni da cose in custodia, di cui all’art. 2051 cc, non si applica al proprietario-custode ogni qual volta sul bene, per le sue caratteristiche, non sia possibile esercitare la custodia, intesa quale potere di fatto e di intervento su di essa (Cass. II^ nr. 13881/10).

Nei centri commerciali di grandi dimensioni l’estensione del bene e l’utilizzazione generale e diretta dello stesso da parte di terzi sono figure sintomatiche dell’impossibilità della custodia da parte del responsabile.

Ne consegue l’inapplicabilità della disciplina della responsabilità ex art. 2051 c.c. ai grandi centri commerciali, per l’impossibilità in concreto dell’effettiva custodia del bene.

In tali casi, dovrà applicarsi la regola generale di cui all’art. 2043 c.c., con onere a carico del danneggiato della prova della anomalia del bene, fatto di per sé idoneo a configurare il comportamento colposo del proprietario-custode, su cui ricade invece l’onere della prova dei fatti impeditivi della propria responsabilità, quali la possibilità in cui l’utente si sia trovato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la suddetta anomalia (Cass. III^ nr. 15384/06, 5445/06 e 3651/06). (Luca Rotondo) (riproduzione riservata)
Tribunale Chieti, 02 Febbraio 2016.


Risarcimento danni da cose in custodia ex art. 2051 c.c. - Responsabilità oggettiva - Responsabilità per colpa presunta - Caso fortuito - Cosa statica e cosa dinamica.
L’art. 2051 c.c. configura una responsabilità oggettiva o comunque per colpa presunta, in quanto prescinde dall’accertamento dell’elemento soggettivo, salva la prova liberatoria del caso fortuito, che deve essere fornita dal custode.

Per caso fortuito deve intendersi non solo l’accadimento assolutamente eccezionale, imprevisto ed imprevedibile, ma anche la stessa condotta del danneggiato, la quale, se incide sul nesso di causalità, elidendo, vale ad escludere la responsabilità ex art. 2051 c.c.

Nel caso in cui il danno non sia l’effetto di un dinamismo interno alla cosa, scatenato dalla sua struttura o dal suo funzionamento, ma richieda che l’agire umano, ed in particolare quello del danneggiato, si unisca al modo di essere della cosa, essendo essa di per sé statica ed inerte, per la prova del nesso causale occorre dimostrare che lo stato dei luoghi presenti una obiettiva situazione di pericolosità, tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, il danno stesso. (Giuseppe D'Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Como, 18 Gennaio 2016.


Condotta del danneggiato, caso fortuito e ripartizione dell’onere probatorio – Responsabilità del custode – Prova liberatoria – Comportamento del danneggiato – Caso fortuito – Conseguenze – Esclusione – Sussistenza.
Il custode, per andare esente dalla responsabilità che l’art. 2051 c.c. prevede a suo carico, è tenuto a provare che l’evento e le relative conseguenze sono in nesso causale esclusivo con un fattore estraneo ed indipendente alla propria sfera di controllo, avente i caratteri del fortuito e come tale idoneo ad assorbire interamente il nesso causale poiché fornito di impulso causale autonomo rispetto al prodursi dell’evento: esso ben può essere rappresentato dalla condotta imprudente dello stesso danneggiato che, volontariamente e consapevolmente, si esponga ad un pericolo pur disponendo di una valida alternativa idonea a scongiurare l'eventualità di accadimenti dannosi, scelta che determina l'interruzione del nesso causale, poiché in simile ipotesi il legame eziologico tra evento e danni è rappresentato unicamente dalla consapevole decisione del danneggiato di affrontare un rischio ben conosciuto ed altrettanto facilmente evitabile. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 12 Febbraio 2015.


Danno da cosa in custodia – Manutenzione di strada comunale – Affidamento in appalto a terzi – Esclusione della responsabilità del Comune – Condizioni – Totale trasferimento a terzi del potere di fatto sulla cosa – Insussistenza – Natura contratto di appalto – Responsabilità esclusiva appaltatore – Insussistenza – Conseguenze.
La responsabilità del comune per i danni derivati a terzi dalla cattiva e/o omessa manutenzione della pubblica via non è esclusa dall'affidamento mediante appalto della relativa manutenzione, in quanto il predetto contratto possiede natura meramente strumentale al fine di consentire all'ente pubblico di adempiere al proprio dovere istituzionale, posto a suo carico dall'art. 14 del codice della strada, di provvedere alla manutenzione della strada medesima. A tanto consegue che la responsabilità dell'ente medesimo potrebbe escludersi solo ove all'appaltatore sia stato affidato il totale controllo sulla cosa medesima, poiché esclusivamente nella predetta ipotesi tale ultimo soggetto potrà ritenersi esclusivo responsabile, nei confronti dei terzi, per i danni provocati dall'esecuzione dei lavori pattuiti. Tale eventualità, tuttavia, è da escludersi ove l'appaltante sia un ente pubblico come un Comune, in quanto proprio ai sensi della richiamata norma del codice della strada, la natura pubblicistica del richiamato dovere gli preclude la possibilità di esonerarsi del tutto dal suo assolvimento, per cui l'ente, anche in presenza di appalto, rimane comunque obbligato a svolgere attività di sorveglianza e controllo sulla pubblica via, il cui inadempimento è fonte, in ogni caso, di responsabilità a suo carico ex art. 2051 c.c.. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 29 Gennaio 2015.


Danno da cosa in custodia – Onere della prova – Ripartizione – Rapporto eziologico tra cosa ed evento – Condotta del danneggiato – Rilevanza – Rapporti con l'art. 2043 c.c. – Conseguenze.
L'onere della prova che grava su colui che agisce ai sensi dell'art. 2051 c.c. pone a carico di questi la dimostrazione della sussistenza del nesso causale tra il bene oggetto di custodia ed il fatto da cui assuma essergli derivato un danno, e tanto per escludere l'applicabilità, a suo carico, del principio di autoresponsabilità come emergente dal primo comma dell'art. 1227 c.c., con conseguente rigetto della stessa in caso non riesca a fornire detta prova, anche sotto il diverso profilo dell'art. 2043 c.c., che pone a carico del danneggiato un onere probatorio ancora più esteso, richiedendogli di provare la non visibilità nonché l'imprevedibilità dell'insidia. Nel caso in cui, invece, il danneggiato abbia fornito tale prova, il custode dovrà, a sua volta, per evitare di soggiacere alla presunzione di responsabilità posta a suo carico dall'art. 2051 c.c., fornire la prova positiva della derivazione eziologica dell'evento da una causa esterna ed non imputabile alla sua condotta, in possesso dei caratteri del fortuito, e quindi eccezionale ed imprevedibile. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 29 Gennaio 2015.


Responsabilità da cose in custodia - Responsabilità dei comuni ex articolo 2051 c.c. - Dossi non segnalati all’interno dei centri abitati - Natura occulta o meno dell’insidia - Irrilevanza

Responsabilità da cose in custodia - Responsabilità dei comuni ex articolo 2051 c.c. - Dossi realizzati in conformità alle direttive tecniche del Comune - Responsabilità dell’impresa appaltatrice - Esclusione

Rimessione in termini del difensore impedito a raggiungere il tribunale a causa di un incidente stradale - Ammissibilità
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I comuni rispondono ex art. 2051 c.c. dei danni cagionati dai dossi, ove non appositamente segnalati, all'interno della perimetrazione dei centri abitati, e dunque a prescindere dalla natura occulta o meno dell'insidia. (Stefano Gallandt) (riproduzione riservata)

Una volta riaperto il traffico veicolare, l'impresa appaltatrice, nel dubbio circa la sussistenza di una sua responsabilità, non risponde ex art. 2043 c.c. dei danni provocati dai dossi realizzati in conformità alle direttive tecniche fornite dal comune committente. (Stefano Gallandt) (riproduzione riservata)

È consentita la rimessione in termini del difensore decaduto perché impedito a raggiungere il tribunale a causa di un incidente stradale, e dunque anche in ragione di una circostanza estranea al giudizio. (Stefano Gallandt) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 19 Agosto 2014.


Danno da morso di cane randagio – Prevenzione randagismo – Individuazione soggetto legittimato passivo – Conseguenze

Danno da morso di cane randagio – Individuazione titolo responsabilità – Art. 2051 e 2052 c.c. – Non sussiste – Art. 2043 c.c. – Sussiste – Conseguenze
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Il compito di provvedere all'accalappiamento del cane vagante, che può anche non essere randagio in quanto semplicemente sfuggito al controllo del suo proprietario, mentre con la seconda definizione si identifica l'animale che non appartiene a nessuno, spetta alle Aziende Sanitarie Locali, ed è regolato prima di tutto, a livello nazionale, dalla L. 281/1991, che ha ripartito le competenze in merito tra Regioni e Comuni, e poi dalle legislazioni regionali attuative della prima; in ogni caso, nella legge quadro nazionale non è ravvisabile un generale obbligo, a carico dei Comuni, di segnalare alle ASL - alle quali è attribuito, invece, il compito di individuare ed accalappiare i cani vaganti/randagi – la presenza sul territorio di tali animali, onde le stesse possano accalappiarli e condurli ai canili che, invece, devono essere istituiti e gestiti dai Comuni; ne consegue, allora, che ove non sia espressamente previsto dalla singola legge regionale – come ad esempio si riscontra nella L.R. Abruzzo n. 39/1999, mentre non risulta previsto simile obbligo nella L.R. Campania, n. 16/2001 – non può dirsi sussistente un generale obbligo di segnalazione a carico dei Comuni, per cui nei giudizi di risarcimento proposti dai danneggiati, unici legittimati passivi devono ritenersi le aziende sanitarie locali, dipendenti dalle Regioni e con le quali l'Ente regionale provvede ad erogare i servizi sanitari di pertinenza regionale. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata)

L'A.S.L risulta responsabile ex art. 2043 c.c. per le aggressioni subite dai cittadini da parte di cani randagi, sotto il profilo della causalità omissiva, in quanto detto ente risulta giuridicamente obbligato ad impedire un dato evento, quale appunto il fenomeno del randagismo, con le sue conseguenze; ciò esclude la possibilità di invocare la responsabilità di un ulteriore soggetto, a meno che non sussista un profilo di responsabilità specifico del Comune, sia perchè discendente da una legge regionale che, in ipotesi, preveda a carico dell'ente comunale un obbligo di segnalazione, sia quale conseguenza di un ulteriore profilo di responsabilità, concorrente con quella relativa alla omessa prevenzione del randagismo, come nel caso – non infrequente – in cui il danneggiato, per sottrarsi all'aggressione di cani randagi/vaganti, si dia alla fuga inciampando sulla pavimentazione stradale che assuma essere dissestata, e come tale fonte di autonoma responsabilità a carico del comune, cumulando in tal caso le due azioni; solo in tale ipotesi risulta invocabile l'art. 2051 c.c., altrimenti impossibile da applicare in quanto il danno provocato da un cane randagio non è riconducibile alla tipologia di danni che trovino la loro origine nel dinamismo intrinseco della cosa. Parimenti, non trova applicazione l'art. 2052 c.c., in quanto detta norma rinviene il suo presupposto applicativo nella individuazione del proprietario dell'animale danneggiante, o comunque del soggetto che dall'animale medesimo ricavi una qualche utilità, il che non appare configurabile in relazione ad un cane randagio, per definizione animale senza padrone. La descritta natura della responsabilità dell'ASL impone al danneggiato di provare sia la condotta colposa dell'azienda sanitaria, sia il legame eziologico dei danni con l'attacco subito dall'animale randagio, poiché altrimenti, ove il danneggiato dovesse ritenersi esonerato da tale prova, inammissibilmente la responsabilità dell'A.S.L assumerebbe i connotati di una ben diversa ipotesi di responsabilità oggettiva. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata)
Tribunale Torre Annunziata, 18 Luglio 2014.


Principio della "ragione più liquida" - Possibilità di definizione del giudizio per ragioni di merito - Questione pregiudiziale - Assorbimento della stessa - Ammissibilità - Sussiste.
In applicazione del principio processuale della "ragione più liquida" - desumibile dagli artt. 24 e 111 Cost. - deve ritenersi consentito al giudice esaminare un motivo di merito, suscettibile di assicurare la definizione del giudizio, anche in presenza di una questione pregiudiziale. (Nella specie, la S.C., sebbene il ricorrente avesse formulato l'eccezione di difetto di giurisdizione del giudice italiano, ha dichiarato l'infondatezza di una domanda risarcitoria ex art. 2051 cod. civ., avendo ravvisato l'origine dell'evento dannoso in una utilizzazione impropria della "res" da parte del danneggiato). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 08 Maggio 2014, n. 9936.


Procedimento civile – Incompetenza per valore – Incidente stradale – Precisazione – Conseguenze – Competenza del giudice di pace – Insussistenza.
La competenza per valore del giudice di pace in materia di incidenti stradali, prevista dall'art. 7, 2° comma c.p.c., non è suscettibile di trovare applicazione in relazione ad ogni incidente che rinvenga nella sede stradale il luogo di suo accadimento, essendo invece limitata esclusivamente a quelli che vedono coinvolto almeno un veicolo a motore, di guisa che, ove un sinistro che abbia avuto origine sulla sede stradale venga eziologicamente ricondotto alla diversa ipotesi di carente e/o omessa manutenzione della strada medesima, troverà applicazione la diversa previsione di cui all'art. 7, 1° comma c.p.c., con le relative conseguenze in termini di individuazione del giudice competente ratione valoris. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 16 Aprile 2014.


Responsabilità civile – Responsabilità del custode – Presupposti – Nesso causale – Conseguenze.
Il comportamento del custode e la conseguente verifica dell'assolvimento o meno, da parte di quest'ultimo, di una effettiva vigilanza sul bene additato quale causa dell'evento di danno, non costituisce elemento costitutivo della speciale ipotesi di responsabilità che l'art. 2051 c.c. introduce a suo carico in ragione della relazione materiale che egli intrattiene con la res, e che lo pone nelle condizioni di controllare i rischi a questa connessi in virtù del potere di fatto che egli può sulla stessa esercitare, risultando invece sufficiente, per far ritenere integrata la responsabilità prevista dalla norma richiamata, che la res abbia costituito causa esclusiva o, quantomeno – ove risulti che un agente esterno ad essa abbia reso quest'ultima fonte del danno – concorrente del danno medesimo. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 16 Aprile 2014.


Responsabilità del custode – Prova liberatoria – Sorveglianza e custodia del bene – Modalità – Diligenza ordinaria – Conseguenze – Esclusione della responsabilità – Sussistenza.
In tema di prova liberatoria della responsabilità del custode, ove risulti accertato, all'esito della valutazione delle prove raccolte nel corso del giudizio, che la situazione di pericolo insorta sulla sede stradale sia dipesa da una improvvisa modifica delle condizioni dello stato dei luoghi, la stessa assume i caratteri del caso fortuito, in quanto non prevedibile né rimediabile con l'impiego dell'ordinaria diligenza richiesta al custode, e finisce per escludere, in conseguenza, la responsabilità di quest'ultimo poiché impossibilitato, nonostante la diligenza impiegata, ad eliminarla o quantomeno avvertire in tempo i potenziali utilizzatori del tratto di strada divenuto improvvisamente fonte di potenziale pericolo, trattandosi di un fatto sopravvenuto e dotato di efficienza causale autonoma, il cui repentino verificarsi ha precluso al custode la possibilità di provvedere ad un intervento di manutenzione  idoneo ad eliminare in tempo il pericolo. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 16 Aprile 2014.


Condominio di edifici – Danni causati da insufficiente manutenzione di terrazza in uso esclusivo – Responsabilità concorrente del titolare dell’uso esclusivo e del condominio – Responsabilità concorrente dell’impresa appaltatrice delle opere di manutenzione e del direttore dei lavori .
In caso di infiltrazioni causate da carente impermeabilizzazione della pavimentazione di una terrazza di uso esclusivo di un condomino, concorrono la responsabilità per omessa custodia sia del titolare dell’uso esclusivo, sia del condominio, in ragione della funzione di copertura dell’edificio che la terrazza svolge.
Trovano inoltre applicazione l’art.1669 c.c. il quale, pur se evoca una forma di responsabilità extracontrattuale, presuppone espressamente come legittimati attivi i committenti e i loro aventi causa – nel caso, i proprietari danneggiati, che si identificano pur sempre giuridicamente con il condominio committente – e, per tutti i soggetti responsabili, la regola della solidarietà ex art.2055 c.c.. Quindi si giustifica l’estensione automatica della domanda degli attori anche nei confronti del direttore dei lavori, chiamato in causa da parte del condominio convenuto.
Anche il direttore dei lavori, infatti, al pari dell’impresa appaltatrice, quando con il suo sapere scientifico è coinvolto in un’opera dalla quale nel tempo possono derivare danni a terzi, deve svolgere l’incarico non solo per adempiere correttamente la propria obbligazione contrattuale ma anche preoccuparsi che dall’opera non abbiano a verificarsi in futuro danni a terzi.
La responsabilità dell’impresa appaltatrice e del professionista può essere fissata in parti uguali ex art.2055, II comma, c.c.; tra il condominio ed il titolare dell’uso esclusivo della terrazza va invece applicata la proporzione ex art.1126 c.c.. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 04 Aprile 2014.


Paziente ricoverato in ospedale – Caduta – Responsabilità dell’ospedale – Cd. fortuito incidentale – Esclusione..
L’ospedale non risponde della caduta del paziente all’interno della struttura - ai sensi dell’art. 2051 c.c. - dove le condizioni della stessa abbiano svolto un ruolo occasionale nella causazione dell'evento e rappresentato un mero tramite del danno, provocato da causa estranea: in questi casi si è in presenza del c.d. fortuito incidentale, idoneo ad interrompere il collegamento causale tra la cosa ed il danno. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 04 Giugno 2013, n. 14056.


Utente di mercato settimanale - Particolare diligenze e attenzione - Avvistamento di oggetti e residui di cibo che rendono scivoloso il percorso.

Obbligazione e contratti - Correttezza e diligenza nell'esecuzione - Tutela di condotta improntata a negligenza o imperizia - Esclusione - Manutenzione di bene pubblico o aperto al pubblico.

Cosa in custodia - Responsabilità - Dovere del custode di segnalare il pericolo connesso all'uso della cosa - Ipotesi di utilizzazione impropria e pericolosa - Esclusione.
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Secondo il principio dell’id quod plerumque accidit, l’utente di una strada o piazza, utilizzata per lo svolgimento del mercato settimanale, deve prestare, durante la visita al mercato, una diligenza di grado superiore rispetto a quella richiesta dal normale utente di una strada pubblica, poiché la presenza di più persone che impediscano o rendano più difficile l’avvistamento, sul selciato o sulla carreggiata, di anomalie della superficie calpestabile o di oggetti o residui di cibo che intralcino o rendano scivoloso il percorso, sono circostanze che comportano l’accentuarsi del grado di diligenza richiesto all’avventore/utente del mercato. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Così come nel campo negoziale nell’esecuzione del contratto è richiesto ad entrambi i contraenti di uniformarsi ai principi di correttezza e diligenza, altresì nell’utilizzo di un bene pubblico od aperto all’uso generalizzato, per gli obblighi nascenti dal “contatto sociale” dell’utilizzo, l’utente deve usare il bene con la diligenza di grado medio o del buon padre di famiglia, non potendo trovare tutela, nel nostro ordinamento una condotta improntata a negligenza od imperizia. Egualmente il proprietario del bene pubblico od aperto al pubblico lo deve custodire e manutenere con eguale diligenza e perizia. Nel bilanciamento dei due obblighi di diligenza, la maggior violazione dell’uno, comporta la riduzione della pretesa per l’altro, nel senso che tanto più è grave la violazione con riguardo alla custodia e manutenzione posta a carico del proprietario tanto minore sarà l’incidenza (ai fini del calcolo della responsabilità) della ridotta diligenza usata dall’utente. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Il dovere del custode di segnalare il pericolo connesso all'uso della cosa si arresta di fronte ad un'ipotesi di utilizzazione impropria la cui pericolosità é talmente evidente ed immediatamente apprezzabile da chiunque, tale da renderla del tutto imprevedibile, sicchè l'imprudenza del danneggiato che abbia riportato un danno a seguito di siffatta impropria utilizzazione, integra un caso fortuito. Nel caso in esame la condotta disattenta dell’utente si poneva come caso fortuito in grado di escludere il nesso di causalità tra la condotta del custode e la cosa custodita. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 10 Maggio 2013.


Responsabilità da cose in custodia – Gestore di pista di minimoto – Responsabilità per la caduta di una minimoto su una macchia di sostanza di incerta composizione – Esclusione..
Deve escludersi la responsabilità ai sensi dell'art. 2051 c.c. del gestore di una pista di minimoto per la caduta di uno dei mezzi e del suo conducente a seguito della presenza sulla pista di una macchia di olio di incerta composizione, allorché non risulti dimostrato che tale macchia avesse caratteristiche di scivolosità tali da provocare l’evento e, inoltre, la caduta sia avvenuta al terzo giro di pista, dopo che nel corso dei precedenti due giri l’infortunato si era avveduto della presenza di essa e l’aveva evitata. Occorre infatti tenere presente che la responsabilità prevista dall’art. 2051 c.c. non esonera la parte danneggiata dall’onere della prova non soltanto del fatto storico qualificabile come illecito, ma anche degli elementi costitutivi dello stesso, del nesso di causalità, dell’ingiustizia del danno e dell’imputabilità soggettiva. In presenza dei presupposti sopra detti è quindi possibile affermare che la decisione del danneggiato di continuare a percorrere la pista senza chiedere la rimozione di quella che a suo dire era stata il fattore determinante della sua caduta abbia comunque interrotto il nesso causale. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 07 Marzo 2013.


Responsabilità ex art. 2051 c.c. per i danni cagionati da cose in custodia - Beni demaniali - Responsabilità oggettiva - Inapplicabilità della presunzione quando non sia possibile esercitare la custodia - Responsabilità ex art. 2043 c.c..
La responsabilità ex art. 2051 c.c. per i danni cagionati da cose in custodia, configurabile anche nell’ipotesi di beni demaniali in effettiva custodia della P.A., ha carattere oggettivo, e, perché tale responsabilità possa configurarsi in concreto, è sufficiente che sussista il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno arrecato, senza che rilevi al riguardo la condotta del custode e l’osservanza o meno di un obbligo di vigilanza, per cui tale tipo di responsabilità è esclusa solo dal caso fortuito, fattore che attiene non già ad un comportamento del responsabile bensì al profilo causale dell’evento, riconducibile non alla cosa ma ad un elemento esterno, recante i caratteri dell’oggettiva imprevedibilità ed inevitabilità e che può essere costituito anche dal fatto del terzo o dello stesso danneggiante.
La presunzione di responsabilità per danni da cose in custodia di cui all’art. 2051 c.c., non si applica agli enti pubblici per danni subiti dagli utenti di beni demaniali ogni qual volta sul bene demaniale, per le sue caratteristiche, non sia possibile esercitare la custodia, intesa quale potere di fatto sulla stessa: l’estensione del bene demaniale e l’utilizzazione generale e diretta dello stesso da parte di terzi, sono solo figure sintomatiche dell’impossibilità della custodia da parte della P.A., da valutare comunque in concreto ad opera del giudice; mentre elementi sintomatici della possibilità di custodia del bene sono invece il posizionamento della strada nel perimetro urbano, nonché la qualificazione di autostrada, per natura destinata alla percorrenza veloce in condizioni di sicurezza.
Ove non sia applicabile la disciplina della responsabilità ex art. 2051 c.c., per l’impossibilità in concreto dell’effettiva custodia del bene demaniale, l’ente pubblico risponde dei danni da detti beni, subiti dall’utente, secondo la regola generale dettata dall’art. 2043 c.c., che non prevede alcuna limitazione della responsabilità dell’amministrazione per comportamento colposo alle sole ipotesi di insidia o trabocchetto; in questo caso graverà sul danneggiato l’onere della prova dell’anomalia del bene demaniale della strada, fatto di per sé idoneo in linea di principio a configurare il comportamento colposo della P.A., sulla quale ricade invece l’onere della prova dei fatti impeditivi della propria responsabilità, quali ad esempio la possibilità in cui l’utente si sia trovato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la suddetta anomalia. Tanto in ipotesi di responsabilità oggettiva della P.A. ex art. 2051 c.c., quanto in ipotesi di responsabilità della stessa ex art. 2043 c.c., il comportamento colposo del soggetto danneggiato nell’uso di bene demaniale, che sussiste anche quando egli abbia usato il bene demaniale senza la normale diligenza o con affidamento soggettivo anomalo, esclude la responsabilità dell’amministrazione se tale comportamento è idoneo ad interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno e il danno stesso, integrando altrimenti un concorso di colpa ai sensi dell’art. 1227 comma 1 c.c., con conseguente diminuzione della responsabilità del danneggiante in proporzione all’incidenza causale del comportamento del danneggiato. In ogni caso, il principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato postulato dall’art. 112 c.p.c., non osta a che il Giudice renda una pronuncia in base ad una norma giuridica diversa da quella invocata dall’istante, id est l’art. 2051 c.c. in luogo dell’art. 2043 c.c., laddove la pronuncia si fondi su fatti ritualmente allegati e provati, essendovi solo il divieto di attribuire alla parte un bene della vita diversa da quello richiesto. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 23 Ottobre 2012.


Art. 2051 c.c. - Responsabilità civile della P.A. - Onere della prova a carico del danneggiato..
La responsabilità prevista dall'art. 2051 c.c. - nel cui ambito va ricompresa anche la responsabilità per la omessa o incompleta manutenzione delle strade da parte degli enti pubblici a ciò preposti, tradizionalmente ricondotta alle figure della c.d. insidia o trabocchetto - non esonera la parte danneggiata dall'onere della prova non soltanto del fatto storico qualificabile come illecito, ma anche degli elementi costitutivi dello stesso, del nesso di causalità, dell'ingiustizia del danno e dell'imputabilità soggettiva. In altri termini, il soggetto che agisce per il risarcimento dei danni ha l'onere di dimostrare che "l'evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa" (in termini, Cass., 13 luglio 2011, n. 15389, e, in precedenza Cass., 11 gennaio 2008, n. 390, Id., 17 luglio 2009, n. 16719; v. pure Cass., 13 luglio 2011, n. 15375, ove si rileva, fra l'altro, che l'anomalia stradale deve essere provata dal danneggiato). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 18 Maggio 2012, n. 7937.


Gestore di impianto sportivo – Responsabilità per incidenti occorsi agli sportivi durante le prove – Sussistenza – Fattispecie..
Il responsabile di attrezzature sportive o ricreative è titolare di una posizione di garanzia a tutela dell'incolumità di coloro che le utilizzano, anche a titolo gratuito, sicché, al fine di sottrarsi ad ogni responsabilità, deve avere predisposto le normali cautele atte a contenere il rischio nei limiti confacenti alla specifica attività sportiva, nel rispetto di eventuali regolamenti sportivi, principio da ritenersi applicabile anche nell’ipotesi in cui, nell’ambito dell’impianto (nel caso di specie predisposto per l’utilizzo di moto da cross), siano in corso delle prove e non la vera e propria attività agonistica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 17 Aprile 2012.


Art. 2051 c.c. – Responsabilità della Pubblica Amministrazione per omessa manutenzione del demanio stradale – Concorso del fatto colposo del danneggiato – Art. 1227 c.c. – Sussiste..
In tema di responsabilità della Pubblica amministrazione per omessa manutenzione del demanio, l’eventuale comportamento colposo del soggetto danneggiato nell'uso del bene pubblico (sussistente quando egli ne abbia fatto uso senza la normale diligenza o con affidamento soggettivo anomalo) può valere non solo ad escludere la responsabilità della pubblica amministrazione, se sia tale da interrompere il nesso causale tra la cosa e l'evento produttivo del danno (cosa che nel caso in esame non è avvenuta), ma anche, può atteggiarsi come concorso causale colposo - ai sensi dell'articolo 1227, comma I, c.c. - con conseguente diminuzione della responsabilità del custode in proporzione all'incidenza causale del comportamento del danneggiato. Peraltro, l’individuazione di un fatto colposo del creditore, che abbia concorso a determinare l’evento, è operabile d’ufficio. Un comportamento del genere si riscontra nel comportamento del danneggiato là dove emerga, dalle prove acquisite (es. fotografie), che l’insidia dante causa del danno rivestita rilevanti dimensioni della, tali che il pedone che avesse prestato la diligenza dovuta nell’uso del bene pubblico avrebbe dovuto rilevarne la presenza. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro, 02 Febbraio 2012.


Responsabilità ex art. 2051 c.c. – A carico della Pubblica Amministrazione – Accertamento che il giudice è tenuto a condurre..
La responsabilità ex art. 2051 c.c. è di tipo oggettivo, nel senso che per ritenere il custode responsabile è necessario e sufficiente che l'evento produttivo del danno sia imputabile alla cosa, ma essa è radicata in capo al custode, ossia a colui che esercita un potere di fatto sulla cosa (letteralmente il codice usa l'espressione “ha in custodia”). Da ciò conseguono le difficoltà di delimitare giuridicamente i confini della responsabilità della P.A. in relazione al demanio stradale. Difficoltà acuite dall'utilizzo di una terminologia giuridica foriera di incomprensioni. Infatti la categoria giuridica dell'impossibilità di adempiere un dato obbligo rimanda al brocardo ad impossibilia nemo tenetur che già di per sé risulta di difficile collocazione dogmatica. In linea di principio il tema dell'impossibilità è da ritenere un presupposto della colpevolezza intesa come rimproverabilità di un dato comportamento, nel senso che ad un soggetto in tanto è rimproverabile di aver tenuto ( o di non aver tenuto) un dato comportamento in quanto per lo stesso era possibile non tenerlo (o tenerlo). La colpevolezza a sua volta è categoria giuridica che attiene al profilo dell'imputazione soggettiva, ossia del legame che avvince soggettivamente una condotta ad un evento. In tale contesto condizionare il riconoscimento della qualità di custode alla possibilità di fatto di esercitare il potere di custodia può comportare il rischio di trasformare un responsabilità di tipo oggettivo in una responsabilità per colpa presunta o comunque di confondere le due fattispecie nell'applicazione pratica. La distinzione, invece, deve essere tenuta ferma e deve, dunque, condurre ad un duplice, distinto ed autonomo accertamento: per un verso si deve accertare sul piano della mera imputazione oggettiva la sussistenza del nesso causale tra la cosa e l'evento, per altro verso si deve accertare se la cosa era di fatto nella custodia del preteso responsabile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Urbino, 03 Giugno 2010.