LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO IX
Dei fatti illeciti

Art. 2055

Responsabilità solidale
TESTO A FRONTE

I. Se il fatto dannoso è imputabile a più persone, tutte sono obbligate in solido al risarcimento del danno.

II. Colui che ha risarcito il danno ha regresso contro ciascuno degli altri, nella misura determinata dalla gravità della rispettiva colpa e dalla entità delle conseguenze che ne sono derivate.

III. Nel dubbio, le singole colpe si presumono uguali.


GIURISPRUDENZA

Condominio - Danni cagionati da cosa comune ad una porzione di proprietà esclusiva - Responsabilità del condominio "ex" art. 2051 c.c. - Configurabilità - Concorso del terzo nel danno - Conseguenze.
Il condominio di un edificio, quale custode dei beni e dei servizi comuni, è obbligato ad adottare tutte le misure necessarie affinché tali cose non rechino pregiudizio ad alcuno, sicché risponde "ex" art. 2051 c.c. dei danni da queste cagionati alla porzione di proprietà esclusiva di uno dei condomini, ancorché tali danni siano causalmente imputabili anche al concorso del fatto di un terzo, prospettandosi in tal caso la situazione di un medesimo danno provocato da più soggetti per effetto di diversi titoli di responsabilità, che dà luogo ad una situazione di solidarietà impropria. Nondimeno, la conseguenza della corresponsabilità in solido, "ex" art. 2055 c.c., comporta che la domanda del condomino danneggiato vada intesa sempre come volta a conseguire per l'intero il risarcimento da ciascuno dei coobbligati, in ragione del comune contributo causale alla determinazione del danno. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 12 Marzo 2020, n. 7044.


Responsabilità della struttura sanitaria per fatto esclusivo del medico - Rivalsa nei confronti del sanitario (disciplina "ante" legge n. 24 del 2017) - Ripartizione paritaria della responsabilità - Fondamento - Limiti.
In tema di azione di rivalsa nel regime anteriore alla legge n. 24 del 2017, nel rapporto interno tra la struttura sanitaria e il medico, la responsabilità per i danni cagionati da colpa esclusiva di quest'ultimo deve essere ripartita in misura paritaria secondo il criterio presuntivo degli artt. 1298, comma 2, e 2055, comma 3, c.c., in quanto la struttura accetta il rischio connaturato all'utilizzazione di terzi per l'adempimento della propria obbligazione contrattuale, a meno che dimostri un'eccezionale, inescusabilmente grave, del tutto imprevedibile (e oggettivamente improbabile) devianza del sanitario dal programma condiviso di tutela della salute che è oggetto dell'obbligazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 11 Novembre 2019, n. 28987.


Procedimento civile – Difetto di giurisdizione del G.O. – Efficacia della sentenza penale di condanna generica al risarcimento dei danni – Liquidazione del danno all’immagine di un ente locale.
La domanda di risarcimento dei danni non patrimoniali subiti da un ente locale in conseguenza di atti criminosi di corruzione e concussione compiuti da componenti dell’amministrazione pubblica, amministratori di imprese aggiudicatrice di appalti ed appartenenti a clan camorristici va inquadrata nella categoria del danno all’immagine e, pertanto, va dichiarato il difetto di giurisdizione del G.O. in favore della Corte dei Conti esclusivamente nei confronti di amministratori e dipendenti condannati per reati contro la p.a. accertati con sentenza passata in giudicato.

La ripetizione di numerosi comportamenti delittuosi in un determinato arco temporale, univocamente finalizzati a conseguire il controllo degli appalti pubblici comunali ed a trarre da ciò vantaggi economici ed altre utilità, postula che il danno all’immagine subito dal comune è stato causato dall’insieme di essi e non dai singoli episodi sicché  i convenuti vanno ritenuti responsabili in solido ex art. 2055 c.c.

La sentenza penale irrevocabile contenente una condanna generica al risarcimento dei danni ha efficacia di giudicato nel successivo giudizio civile di liquidazione dei danni limitatamente ai soli fatti materiali sicché è onere del danneggiato provare l’effettiva esistenza di danni e l’entità degli stessi ( V. Cassazione civile, sez. III, 14 febbraio 2019, n. 4318). Pertanto la liquidazione del danno all’immagine, in mancanza di allegazione e prova, da parte dell’attore, delle somme o delle altre utilità economiche concretamente percepite dai dipendenti ed amministratori che avrebbero reso possibile utilizzare il criterio previsto dall’art. 1-sexies della L. n. 20/1994, deve avvenire in via equitativa applicando i parametri (gravità dell’illecito, collocazione dell’autore nella struttura amministrativa, dimensioni territoriali dell’ente, diffusione della notizia dell’illecito nella comunità ecc.) elaborati dalla giurisprudenza contabile. (V. Corte Conti, sez. riun., 23 aprile 2003, n. 10). (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Torre Annunziata, 03 Giugno 2019.


Chiamata in causa dall'assicuratore con domanda di regresso ex art. 2055 c.c. - Condizione di proponibilità di cui all'art. 145 d.lgs. n. 209 del 2005 - Esclusione - Fondamento.
L'art. 145 del d.lgs. n. 209 del 2005, ai sensi del quale l'azione per il risarcimento dei danni causati dalla circolazione dei veicoli a motore può essere proposta solo dopo che siano decorsi sessanta giorni da quello in cui il danneggiato abbia chiesto il risarcimento del danno all'impresa di assicurazione, non trova applicazione nell'ipotesi in cui il medesimo assicuratore, convenuto in giudizio per l'integrale risarcimento, proceda alla chiamata in garanzia impropria di un altro danneggiante (e del suo assicuratore) per sentirlo dichiarare corresponsabile dei danni lamentati dall'attore, ai fini della ripartizione interna ex art. 2055 c.c. dell'obbligazione solidale, atteso che tale domanda non ha ad oggetto alcuna richiesta di risarcimento del danno, trovando invece titolo nella disciplina dei rapporti tra coobbligati solidali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 Maggio 2019, n. 14873.


Reati finanziari – Distrazione di somme da parte di agente di cambio – Omessa vigilanza della Consob – Responsabilità solidale – Sussiste – Validità dell’atto interruttivo della prescrizione compiuto verso il debitore solidale – Nonostante il diverso titolo di responsabilità – Sussiste.
Il sorgere della responsabilità solidale dei danneggianti l’art. 2055 c.c., comma 1, richiede solo che il fatto dannoso sia imputabile a più persone, ancorché le condotte lesive siano tra loro autonome e pure se diversi siano i titoli di responsabilità di ciascuna di tali persone, anche nel caso in cui siano configurabili titoli di responsabilità contrattuale e extracontrattuale, atteso che l’unicità del fatto dannoso considerata dalla norma suddetta deve essere riferita unicamente al danneggiato e non va intesa come identità delle norme giuridiche da essi violate.

Una volta che sia insorta la solidarietà passiva, stante l’unicità del danno pur in presenza di titoli di responsabilità diversi, non può non trovare applicazione la relativa disciplina, ed in particolare l’art. 1310 c.c., comma 1.

Rispetto al fatto dannoso concorrono la responsabilità contrattuale dell’agente di cambio e quella extracontrattuale della CONSOB. Questa, nella veste ad essa riconosciuta dal legislatore di "organo di garanzia del risparmio", è assoggettata ad un vero e proprio obbligo giuridico di impedire o circoscrivere, mediante l’esercizio dei propri poteri di vigilanza, il danno scaturente da una condotta dell’agente di cambio.
In tema di responsabilità per omissione, il giudice, nel valutare la c.d. causalità omissiva, deve verificare che l’evento non si sarebbe verificato se l’agente avesse posto in essere la condotta doverosa impostagli, con esclusione di fattori alternativi, ed il relativo accertamento deve essere condotto attraverso l’enunciato "controfattuale", ponendo al posto dell’omissione il comportamento alternativo dovuto, onde verificare se la condotta doverosa avrebbe evitato il danno lamentato dal danneggiato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 17 Gennaio 2019, n. 1070.


Provvedimenti d’urgenza – Risarcimento del danno – Debiti di valore – Concause umane e naturali – Solidarietà passiva – Limiti soggettivi del giudicato.
L’obbligazione risarcitoria rientra normalmente fra le ipotesi di debito di valore e, come tale, non ha per oggetto una somma di denaro determinata o agevolmente determinabile bensì l’equivalente del controvalore in denaro di un determinato bene; pertanto, indipendentemente dalla sussistenza del fumus e del periculum, non si può agire ex art. 700 cod. proc. civ. al fine di procurarsi un titolo esecutivo in via anticipata rispetto alla sentenza prima che il danno sia stato liquidato.

L’evoluzione giurisprudenziale in materia di concause naturali ha comportato la riaffermazione del criterio dell’all-or-nothing per la causalità materiale e, specularmente, il riconoscimento della frazionabilità della causalità giuridica tramite riduzione equitativa del danno-conseguenza.

Tuttavia, tale evoluzione non consente di discostarsi dai principi della solidarietà previsti dall’art. 2055 cod. civ. con riguardo ai coautori del medesimo illecito o inadempimento.

La possibilità di ridurre in via equitativa il danno-conseguenza qualora una o più cause naturali abbiano concorso a determinare l’evento, infatti, trova giustificazione nella circostanza che il danneggiante tenuto a risarcire per l’intero non potrà in seguito rivalersi sulla concausa naturale. Viceversa, nell’ipotesi di concause umane, il convenuto tenuto a risarcire da solo per l’intero potrà pur sempre rivalersi sugli altri coautori in proporzione della rispettiva colpa.

Non vi sono, infine, profili problematici inerenti al giudicato e ai suoi limiti soggettivi poiché gli artt. 1306 cod. civ. e 106 cod. proc. civ. assicurano la coerenza del sistema. (Stefano Romoli) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 13 Novembre 2018.


Assicurazione – Del danno da circolazione di veicoli – Risarcimento operato dall’assicuratore in via transattiva – Azione dell’assicuratore contro il responsabile – In via surrogatoria – Prescrizione decennale – In via di regresso – Prescrizione biennale.
Qualora l’assicuratore definisca transattivamente il giudizio instaurato dall’avente diritto al risarcimento, la sua azione contro il responsabile del sinistro, se si ritiene esercitata in surroga nei diritti dell’originario creditore è soggetta al medesimo periodo di prescrizione, ma l’atto introduttivo del giudizio non può operare con gli effetti permanenti di cui all’art.2945, 2° comma, c.c., perché la declaratoria di intervenuta cessazione della materia del contendere è equiparabile a quella di estinzione.
Se invece si ritiene che l’azione sia esercitata in via di regresso, il dies a quo della prescrizione va individuato nel giorno del pagamento in favore del danneggiato. Vertendosi in materia di danno da circolazione dei veicoli, si applica il termine biennale di prescrizione di cui all’art.2947 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna, 16 Giugno 2018.


Responsabilità ex. art. 1669 c.c. del venditore che impartisce direttive all’appaltatore - Ammissibilità

Responsabilità solidale costruttore e direttore dei lavori - Imputazione gravi difetti - Ammissibilità
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L’azione ex. art. 1669 c.c. può essere esercitata anche dall’acquirente nei confronti del venditore che risulti aver impartito direttamente o tramite il direttore dei lavori dallo stesso nominato indicazioni specifiche all’appaltatore ed esecutore delle opere, gravando sul venditore l’onere della prova di non avere esercitato alcun potere di direttiva o di controllo sull’impresa appaltatrice, in tal modo superando la presunzione di addebitabilità dell’evento dannoso. (Fabio Benatti) (riproduzione riservata)

Il costruttore venditore e il progettista direttore dei lavori, ritenuta la loro responsabilità per i gravi difetti dell’immobile, rispondono in via solidale ai sensi dell’art. 2055 c.c. dei danni cagionati agli acquirenti, fermo restando nei soli rapporti interni e ai soli fini del regresso la graduazione delle rispettive responsabilità. (Fabio Benatti) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena, 07 Marzo 2018.


Danno cagionato da fauna selvatica – Delega della Regione alla Provincia – Mancato Stanziamento di Fondi – Legittimazione passiva concorrente della Regione Delegante – Sussistenza – Responsabilità solidale della Regione – Sussistenza.
Accertata la responsabilità della Città Metropolitana di Torino per i danni patiti dall’automobilista all’esito di un sinistro con animale selvatico (nella specie, capriolo), va altresì dichiarata la responsabilità solidale della Regione Piemonte per non avere stanziato alcun finanziamento in favore della Città Metropolitana per le delegate funzioni in materia di protezione e gestione della fauna selvatica, e per non avere così posto la Città Metropolitana delegata nelle condizioni di potere concretamente adempiere al compito affidatole. (Simone Pettiti) (riproduzione riservata) Giudice di Pace Pinerolo, 25 Gennaio 2018.


Prescrizione vittoriosamente eccepita nei confronti del danneggiato dal coobbligato solidale per danni da fatto illecito - Estensione alla domanda di regresso - Giovamento a favore dei coobbligati.
La prescrizione vittoriosamente eccepita nei confronti del danneggiato dal coobbligato solidale per danni da fatto illecito (nella specie, da occupazione appropriativa) si estende anche alla domanda di regresso ex art. 2055 c.c. eventualmente proposta dal coobbligato che non abbia proposto l'eccezione di prescrizione.
L'eccezione di prescrizione sollevata dal coobbligato solidale giova ai coobbligati che non abbiano proposto l'eccezione nei soli casi in cui la mancata estinzione del rapporto obbligatorio nei confronti degli altri possa sia pure astrattamente pregiudicare la posizione del soggetto eccipiente. (Vittorio Gaeta) (riproduzione riservata)
Appello Bari, 09 Ottobre 2017.


Società di intermediazione mobiliare - Attività del promotore finanziario - Responsabilità diretta del preponente - Configurabilità - Condizioni - Nesso di occasionalità necessaria tra l'illecito e il rapporto tra le parti - Necessità - Responsabilità (anche) diretta della società di intermediazione mobiliare - Compatibilità - Sussistenza - Fattispecie.
In tema di responsabilità indiretta della società di intermediazione mobiliare (S.I.M.) per i danni arrecati a terzi dai promotori finanziari nello svolgimento delle incombenze loro affidate, l'accertamento di un rapporto di necessaria occasionalità tra fatto illecito del preposto ed esercizio delle mansioni affidategli comporta l'insorgenza di una responsabilità (anche) diretta a carico della società, la cui configurabilità non è preclusa dall'art. 31, comma 3, del d.lgs. n. 58 del 1998 (già art. 5, comma 4, della legge n. 1 del 1991), il quale si limita a prevedere un'estensione della responsabilità al fatto altrui, non impedendo tuttavia anche l'accertamento della potenziale responsabilità per fatto proprio. (Nell'applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la statuizione di merito sulla responsabilità diretta della S.I.M., la quale aveva omesso di dimostrare l'avvenuto adempimento delle specifiche obbligazioni poste a suo carico, allegate come inadempiute dalla controparte, e di avere agito con la specifica diligenza richiesta). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 Luglio 2017, n. 18928.


Fallimento – Concorso della banca nel ricorso abusivo al credito – Responsabilità solidale – Legittimazione del curatore – Sussistenza.
Il curatore fallimentare è legittimato ad agire ai sensi dell'art. 146 della legge fall., in correlazione con l'art. 2393 cod. civ., nei confronti della banca, ove la posizione a questa ascritta sia di terzo responsabile solidale del danno cagionato alla società fallita per effetto dell'abusivo ricorso al credito da parte dell'amministratore della predetta società (Cass. 13413/10).

Una simile precisazione è in linea con quanto dalle stesse sezioni unite implicitamente paventato (sentenze nn. 7029/2006, 7030/2006, 7031/2006) mercé l'affermazione, in quella sede rilevante, di novità di una domanda del genere, a fronte di quella risarcitoria da abusiva concessione di credito con lo scopo di mantenere artificiosamente in vita la società decotta.

Invero diversa è la conclusione ove il fallimento deduca a fondamento della sua pretesa la responsabilità del finanziatore verso il soggetto finanziato per il pregiudizio diretto e immediato causato al patrimonio di questo dall'attività di finanziamento, quale presupposto dell'azione che al curatore spetta come successore nei rapporti del fallito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 20 Aprile 2017.


Ricorso abusivo al credito – Violazione delle regole dell’accorta gestione – Concorso della banca – Obbligo di valutazione del merito creditizio.
Se il ricorso abusivo al credito va oltre i confini dell'accorta gestione imprenditoriale quanto all'amministratore della società finanziata, la stessa erogazione del credito, ove sia stata accertata la perdita del capitale di quella società, integra un concorrente illecito della banca, la quale è tenuta a seguire i principi di sana e prudente gestione valutando (art. 5 t.u.b.) il merito di credito in base a informazioni adeguate.

Dinanzi a una avventata richiesta di credito da parte degli amministratori della società che ha perduto interamente il capitale, e dinanzi a una altrettanto avventata o comunque imprudente concessione di credito da parte della banca, il comportamento illecito è concorrente ed è dotato di intrinseca efficacia causale, posto che il fatto dannoso si identifica nel ritardo nell'emersione del dissesto e nel conseguente suo aggravamento prima dell'apertura della procedura concorsuale.

Questo fatto integra un danno per la società in sé, oltre che per i creditori anteriori, e determina - siccome consequenziale al concorso di entrambi i comportamenti - l'insorgere dell'obbligazione risarcitoria in via solidale (art. 2055 cod. civ.), giacché gli elementi costitutivi della fattispecie di responsabilità sono correlabili alla mala gestio degli amministratori di cui le banche si siano rese compartecipi per il tramite dell'erogazione di quei medesimi finanziamenti, nonostante una condizione economica tale da non giustificarli. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 20 Aprile 2017.


Fallimento – Responsabilità degli amministratori – Concessione abusiva di credito – Concorso della banca – Legittimazione del curatore – Sussistenza

Fallimento – Responsabilità degli amministratori – Concessione abusiva di credito – Concorso della banca – Responsabilità extracontrattuale – Condotta colposa
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Il curatore è legittimato ad agire nei confronti delle banche che abbiano concorso nella responsabilità dell’organo gestorio nella causazione del danno per concessione abusiva di credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di concorso della banca nei fatti dell’amministratore che danno luogo a responsabilità per concessione abusiva di credito, non è necessaria la prova che le banca fosse consapevole dello scopo perseguito dell’amministratore; trattandosi di concorso a titolo di responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c., è, infatti, sufficiente che la condotta della banca sia connotata da colpa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato, 15 Febbraio 2017.


Omessa vigilanza sull'operato degli amministratori - Azione di responsabilità ex art. 146 l.fall. nei confronti dei sindaci - Litisconsorzio necessario con gli amministratori - Esclusione - Fondamento

Amministratori e sindaci - Azione di responsabilità dei creditori sociali - Termine di prescrizione - Decorrenza - Illegittima riduzione del capitale per esubero - Omessa vigilanza - Dalla delibera assembleare
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La responsabilità dei sindaci di una società, prevista dall'art. 2407, comma 2, c.c., per omessa vigilanza sull'operato degli amministratori, ha carattere solidale tanto nei rapporti con questi ultimi, quanto in quelli fra i primi, sicchè l'azione rivolta a farla valere non va proposta necessariamente contro tutti i sindaci e gli amministratori, ma può essere intrapresa contro uno solo od alcuni di essi, senza che insorga l'esigenza di integrare il contraddittorio nei confronti degli altri, in considerazione dell'autonomia e scindibilità dei rapporti con ciascuno dei coobbligati in solido. (massima ufficiale)

L'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei sindaci di una società di capitali, spettante, ai sensi degli artt. 2394 e 2407 c.c., ai creditori sociali, ed altresì esercitabile dal curatore fallimentare ex art. 146 l.fall., è soggetta a prescrizione quinquennale decorrente dal momento in cui l'insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei crediti risulti da qualsiasi fatto che possa essere conosciuto, non richiedendosi, a tal fine, che essa emerga da un bilancio approvato dall'assemblea. Ne consegue che, ove ai sindaci sia stata contestata l'omessa vigilanza sulla illegittima riduzione per esuberanza del capitale sociale, che detta insufficienza abbia cagionato, quel termine comincia a decorrere già con la relativa delibera assembleare, la quale, in ragione della sua iscrizione presso il registro delle imprese e della contestuale esecuzione da parte degli amministratori, mediante il rimborso ai soci, costituisce il fatto complessivamente idoneo a rendere noto ai terzi lo squilibrio patrimoniale della società. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 14 Dicembre 2015, n. 25178.


Responsabilità del medico ospedaliero – Natura giuridica – Alla luce delle modifiche apportate dalla Legge Balduzzi – Natura extracontrattuale – Sussiste – Conseguenze – Azione di regresso della struttura sanitaria.
In materia di responsabilità civile, la parte evocata in giudizio per il risarcimento del danno può chiamare in causa altro corresponsabile al fine di esercitare il regresso contro di questi, per il caso di esito positivo dell'azione intrapresa dal danneggiato. Nel caso in cui la struttura sanitaria adita dal paziente danneggiato, chiami in causa a titolo di regresso il medico (libero professionista) che in concreto ha svolto la prestazione medica, la pretesa della medesima è disciplinata dall’art. 2055 commi 2 e 3 c.c., senza che il professionista possa invocare nel caso concreto limitazioni al diritto di rivalsa della struttura sanitaria basate sul contratto collettivo di categoria o sul contratto di collaborazione professionale concluso dalle parti. L’azione della struttura convenuta non si fonda infatti sul rapporto negoziale intercorso con il professionista, bensì sul diritto riconosciuto dall’ordinamento a ciascun corresponsabile di un evento dannoso di agire in regresso nei confronti degli altri per la ripartizione interna, sulla base della gravità delle rispettive colpe e dell’entità delle conseguenze dannose che ne sono derivate (art. 2055 comma 2 c.c.). Ora, poiché sulla base dell’indicazione contenuta nell’art. 3 comma 1 della Legge Balduzzi la responsabilità risarcitoria del medico – che non ha concluso nessun contratto con il paziente - per la condotta lesiva tenuta ai danni del paziente col quale è venuto in contatto presso la struttura sanitaria è ravvisabile solo qualora il comportamento del professionista integri un fatto illecito ex art. 2043 c.c., il soggetto che agisce in regresso ex art. 2055 c.c. è tenuto a provare gli elementi costitutivi della responsabilità aquiliana in capo al medico, sul quale pretende di riversare in tutto o in parte le conseguenze risarcitorie. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 31 Gennaio 2015.


Responsabilità medica – Azione di regresso della struttura sanitaria verso il medico dipendente che ha eseguito l’intervento – Caratteristiche.
L’impresa sanitaria tenuta ad adempiere le prestazioni oggetto del contratto di spedalità non può pretendere con l’azione di regresso di far ricadere integralmente le conseguenze pregiudizievoli dell’inadempimento o dell’inesatto adempimento sul proprio dipendente/ausiliario se non provando sia che la condotta del soggetto di cui si è avvalsa per adempiere ha concretato un fatto illecito (causativo del danno che la struttura sanitaria è tenuta a risarcire al paziente), sia che essa è stata la sola che abbia determinato l’evento dannoso, senza vi abbiano concorso altre condotte attive o omissive imputabili alla stessa impresa sanitaria che agisce in regresso (perché tenute da altri suoi dipendenti/collaboratori, come in caso di responsabilità di equipe, o perché riconducibili a carenze organizzative e/o gestionali dell’impresa sanitaria). Le condotte che a vario titolo possono contribuire alla produzione dell’evento lesivo subito dal paziente non legittimano certo la pretesa di riversare sul singolo corresponsabile anche quella percentuale di danno non riferibile alla condotta colposa del medico convenuto in regresso dalla struttura sanitaria: poiché “nel dubbio le singole colpe si presumono uguali” (comma 3 dell’art. 2055 c.c.), è dunque onere di chi agisce in regresso provare che al convenuto - corresponsabile verso il terzo danneggiato - è attribuibile l’integrale obbligazione risarcitoria o comunque una percentuale della stessa superiore a quella dell’attore, in ragione di una maggiore incidenza causale o di una maggiore gravità della colpa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 31 Gennaio 2015.


Azione sociale di responsabilità - Pluralità di convenuti - Litisconsorzio facoltativo - Conseguenze - Pendenza della singola causa al momento della notifica di ciascun atto di citazione - Introduzione della competenza della sezione specializzata per la proprietà industriale - Applicabilità ad una sola di tali cause - Attrazione dell'intero giudizio - Sussistenza - Fondamento.
L'azione sociale di responsabilità cumulativamente promossa contro una pluralità di convenuti riguarda un'obbligazione risarcitoria solidale a loro carico e dà luogo ad un'ipotesi di litisconsorzio facoltativo originario, sicché le relative cause, benché istruite e trattate congiuntamente in un procedimento formalmente unitario, sono scindibili e mantengono una propria autonomia, così da poter risultare pendenti, ai fini previsti dall'art. 5 cod. proc. civ., in momenti differenti per la diversa data di notifica a ciascuno di essi dell'atto introduttivo del giudizio. Ne consegue che, qualora la notificazione ad uno di loro sia avvenuta vigente il d.l. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, che ha attribuito l'azione alle sezioni specializzate previste dall'art. 1 del d.lgs. 27 giugno 2003, n. 168, la causa appartiene alla competenza funzionale di queste ultime, che si estende, ai sensi dell'art. 3, ultimo comma, del d.lgs. n. 168 cit., alle cause connesse, ivi comprese quelle precedentemente introdotte. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. VI, 30 Ottobre 2014, n. 23117.


Appalto – Vizi dell’opera per errori di progettazione – Responsabilità solidale di appaltatore e direttore lavori – Sussiste – Limiti e condizioni.
Nel caso di vizi dell’opera derivanti da una carente progettazione, l’appaltatore risponde, in solido col progettista, sia nel caso in cui si sia accorto degli errori e non li abbia tempestivamente denunciati, sia nel caso in cui, pur non essendosi accorto degli errori, lo avrebbe potuto fare con l’uso della normale diligenza; conseguentemente, l’appaltatore è esentato da responsabilità solo ove dimostri che gli errori non potevano essere riconosciuti con l’ordinaria diligenza richiesta all’appaltatore stesso, ovvero nel caso in cui, pur essendo gli errori stati prospettati e denunciati al committente, questi ha però imposto l’esecuzione del progetto, posto che in tale eccezionale caso l’appaltatore ha agito come nudus minister, a rischio del committente e con degradazione del rapporto di appalto a mero lavoro subordinato. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Il direttore dei lavori risponde nei confronti del committente non solo nel caso in cui i vizi dell’opera derivino dal mancato rispetto del progetto, posto che tra gli obblighi del direttore stesso vi è quello di riscontrare la progressiva conformità dell’opera al progetto; ma risponde anche, in solido con progettista e appaltatore, anche nel caso i vizi derivino da carenze progettuali, posto che è suo obbligo quello di controllare che le modalità dell’esecuzione dell’opera siano in linea non solo con il progetto, ma anche con le regole della tecnica, fino al punto di provvedere alla correzione di eventuali carenze progettuali. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

L’impegno dell’appaltatore di provvedere all’eliminazione dei vizi dell’opera, che può anche essere assunto tramite comportamenti concludenti, implica il riconoscimento unilaterale dell’esistenza dei vizi stessi, e dà vita ad un’obbligazione nuova rispetto a quella ordinaria, svincolata dai termini di decadenza e di prescrizione di cui all’art. 1667 c.c. e soggetta invece all’originaria prescrizione decennale. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 27 Giugno 2014.


Previdenza (assicurazioni sociali) - Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali - Infortunio - In genere - Danno provocato da più soggetti - Responsabilità solidale a prescindere dal titolo, contrattuale o extracontrattuale, in base al quale si risponde - Sussistenza - Fondamento.
In tema di infortuni sul lavoro, quando un danno di cui si chiede il risarcimento è determinato da più soggetti, ciascuno dei quali con la propria condotta contribuisce alla produzione dell'evento dannoso, si configura una responsabilità solidale ai sensi dell'art. 1294 cod. civ. fra tutti costoro, qualunque sia il titolo per il quale ciascuno di essi è chiamato a rispondere, dal momento che, sia in tema di responsabilità contrattuale che extracontrattuale, se un unico evento dannoso è ricollegabile eziologicamente a più persone, è sufficiente, ai fini della responsabilità solidale, che tutte le singole azioni od omissioni abbiano concorso in modo efficiente a produrlo, alla luce dei principi che regolano il nesso di causalità ed il concorso di più cause efficienti nella produzione dei danni (patrimoniali e non) da risarcire. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 09 Aprile 2014, n. 8372.


Condominio di edifici – Danni causati da insufficiente manutenzione di terrazza in uso esclusivo – Responsabilità concorrente del titolare dell’uso esclusivo e del condominio – Responsabilità concorrente dell’impresa appaltatrice delle opere di manutenzione e del direttore dei lavori .
In caso di infiltrazioni causate da carente impermeabilizzazione della pavimentazione di una terrazza di uso esclusivo di un condomino, concorrono la responsabilità per omessa custodia sia del titolare dell’uso esclusivo, sia del condominio, in ragione della funzione di copertura dell’edificio che la terrazza svolge.
Trovano inoltre applicazione l’art.1669 c.c. il quale, pur se evoca una forma di responsabilità extracontrattuale, presuppone espressamente come legittimati attivi i committenti e i loro aventi causa – nel caso, i proprietari danneggiati, che si identificano pur sempre giuridicamente con il condominio committente – e, per tutti i soggetti responsabili, la regola della solidarietà ex art.2055 c.c.. Quindi si giustifica l’estensione automatica della domanda degli attori anche nei confronti del direttore dei lavori, chiamato in causa da parte del condominio convenuto.
Anche il direttore dei lavori, infatti, al pari dell’impresa appaltatrice, quando con il suo sapere scientifico è coinvolto in un’opera dalla quale nel tempo possono derivare danni a terzi, deve svolgere l’incarico non solo per adempiere correttamente la propria obbligazione contrattuale ma anche preoccuparsi che dall’opera non abbiano a verificarsi in futuro danni a terzi.
La responsabilità dell’impresa appaltatrice e del professionista può essere fissata in parti uguali ex art.2055, II comma, c.c.; tra il condominio ed il titolare dell’uso esclusivo della terrazza va invece applicata la proporzione ex art.1126 c.c.. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 04 Aprile 2014.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Obblighi - Responsabilità - Deposito delle somme afferenti alle attività di gestione in libretto bancario nominativo intestato alla procedura fallimentare - Indebiti prelievi da parte di terzi - Omessa custodia del libretto del fallimento - Responsabilità del curatore - Sussistenza.
In tema di responsabilità del cessato curatore fallimentare, l'intervenuta delega a terzi di custodia del libretto bancario intestato alla curatela e l'omissione di ogni controllo sulle relative operazioni bancarie costituiscono violazione del principio di in trasmissibilità delle funzioni di curatore e dell'obbligo di custodia del libretto; in tal caso, pertanto, eventuali indebiti prelievi da parte di terzi o di dipendenti della banca non costituiscono evento interruttivo del nesso di causalità tra la condotta negligente del curatore e l'evento dannoso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Gennaio 2011.


Sindaci - Responsabilità solidale con gli amministratori - Rapporti esterni - Quantificazione della responsabilità in funzione del contributo causale apportato in concreto alla verificazione dell'evento - Esclusione.
Il controllo del collegio sindacale di una società per azioni non è circoscritto all'operato degli amministratori, ma si estende a tutta l'attività sociale (come è lecito desumere dal disposto di cui agli artt. 2403, 2405, 2377, secondo comma, cod. civ.), con funzione di tutela non solo dell'interesse dei soci, ma anche di quello, concorrente, dei creditori sociali. Il diverso rilievo causale di quanti (sindaci ed amministratori) abbiano concorso alla causazione del danno, inteso come insufficienza patrimoniale della società, assume, poi, rilievo nei soli rapporti interni tra coobbligati (ai fini dell'eventuale esercizio dell'azione di regresso), e non anche nei rapporti esterni che legano gli autori dell'illecito al danneggiato (società, creditori sociali, singoli soci e terzi), giusto il principio generale di solidarietà tra coobbligati di cui all'art. 2055, primo comma, c.c. (sancito espressamente in materia di responsabilità extracontrattuale, ma applicabile, altresì, in tema di responsabilità contrattuale, quand'anche il danno derivi dall'inadempimento di contratti diversi, quand'anche la responsabilità abbia, per alcuni dei danneggianti, natura contrattuale, e, per altri, natura extracontrattuale), ribadito, con specifico riguardo ai sindaci della società, dall'art. 2407, secondo comma, cod. civ., che esclude la legittimità di una commisurazione percentuale della responsabilità dei sindaci all'entità del loro concorso nella causazione dell'evento dannoso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Maggio 1998, n. 5287.