LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO II
Del lavoro nell'impresa
CAPO I
Dell'impresa in generale
SEZIONE III
Del rapporto di lavoro
PARAGRAFO 2
Dei diritti e degli obblighi delle parti

Art. 2112

Mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d'azienda
TESTO A FRONTE

I. In caso di trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano.

II. Il cedente ed il cessionario sono obbligati, in solido, per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento. Con le procedure di cui agli articoli 410 e 411 del codice di procedura civile il lavoratore può consentire la liberazione del cedente dalle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro.

III. Il cessionario è tenuto ad applicare i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi nazionali, territoriali ed aziendali vigenti alla data del trasferimento, fino alla loro scadenza, salvo che siano sostituiti da altri contratti collettivi applicabili all'impresa del cessionario. L'effetto di sostituzione si produce esclusivamente fra contratti collettivi del medesimo livello.

IV. Ferma restando la facoltà di esercitare il recesso ai sensi della normativa in materia di licenziamenti, il trasferimento d'azienda non costituisce di per sé motivo di licenziamento. Il lavoratore, le cui condizioni di lavoro subiscono una sostanziale modifica nei tre mesi successivi al trasferimento d'azienda, può rassegnare le proprie dimissioni con gli effetti di cui all'articolo 2119, primo comma.

V. Ai fini e per gli effetti di cui al presente articolo si intende per trasferimento d'azienda qualsiasi operazione che, in seguito a cessione contrattuale o fusione, comporti il mutamento nella titolarità di un'attività economica organizzata, con o senza scopo di lucro, preesistente al trasferimento e che conserva nel trasferimento la propria identità a prescindere dalla tipologia negoziale o dal provvedimento sulla base del quale il trasferimento è attuato ivi compresi l'usufrutto o l'affitto di azienda. Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì al trasferimento di parte dell'azienda, intesa come articolazione funzionalmente autonoma di un'attività economica organizzata, identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del suo trasferimento .

VI. Nel caso in cui l'alienante stipuli con l'acquirente un contratto di appalto la cui esecuzione avviene utilizzando il ramo d'azienda oggetto di cessione, tra appaltante e appaltatore opera un regime di solidarietà di cui all'articolo 29, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.


GIURISPRUDENZA

Cessione di un ramo d’azienda – Società appena costituita – Nullità – Omessa esposizione, nella comunicazione con cui è stata avviata la procedura, del fine perseguito.
Quando risulti la cessione di un ramo d’azienda – comprovato dal trasferimento dei fattori originari dell’organizzazione produttiva - a favore di una società costituita poco prima dell’avvio di una procedura di licenziamento collettivo, i licenziamenti non possono dirsi nulli per effetto di quanto stabilito dall’art. 2112 c.c., che non prevede una distinta ipotesi di nullità del licenziamento; tuttavia essi possono considerarsi viziati dall’omessa esposizione, nella comunicazione con cui è stata avviata la procedura, del fine perseguito di trasferire il ramo d’azienda, oltre che per il mancato rispetto dei criteri di legge per la scelta dei dipendenti da licenziare.

La comparazione non può essere limitata ai soli addetti all’unità produttiva interessata dal trasferimento dell’azienda, quando le medesime mansioni siano svolte anche in altre unità produttive e non sia allegato alcun interesse datoriale alla restrizione territoriale della comparazione.

La decadenza di cui all’art. 32, 4° c., lett. c), insuscettibile di interpretazione analogica, riguarda il caso in cui si impugna la novazione contrattuale insita nel trasferimento d’azienda, intendendo permanere presso il cedente; non quindi il caso in cui si intenda far accertare il diritto a proseguire il rapporto presso il cessionario.(Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 22 Ottobre 2019.


Trasferimento di ramo d’azienda - Nozione di ramo d’azienda - Onere della prova - Art. 2112 c.c..
A fronte della contestazione, da parte del ricorrente, dell’esistenza del ramo d’azienda trasferito, da intendersi come articolazione funzionalmente autonoma di un’unità economica organizzata, è onere delle convenute, cessionaria e cedente, provare il fatto del trasferimento, e cioè la consistenza e l’idoneità funzionale del ramo, in primo luogo mediante la produzione in giudizio dell’atto di cessione e degli allegati necessari a identificare gli elementi patrimoniali trasferiti; ciò in particolare al fine di verificare l’idoneità dello stesso a svolgere le attività commesse alla cessionaria dalla cedente, sulla base di un contratto di servizi coevo al trasferimento del ramo.

L’accollo dell’onere della prova alle convenute si giustifica sia per considerazioni attinenti alla vicinanza della prova, sia perché, ponendo il ricorrente, a fondamento della domanda, il fatto negativo dell’inesistenza del trasferimento d’azienda, viene in questione il diritto delle convenute alla novazione soggettiva del rapporto di lavoro, in difetto di consenso del contraente ceduto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 01 Febbraio 2019.


Insolvenza del datore di lavoro dichiarato fallito - Intervento del fondo di garanzia presso l’INPS - Presupposti - Previa escussione degli eventuali obbligati solidali - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
L'intervento del Fondo di Garanzia istituito presso l'INPS per la corresponsione del t.f.r., nei casi di insolvenza del datore di lavoro fallito, non è subordinato alla previa escussione degli eventuali obbligati solidali che siano tenuti, anche solo "pro quota", per il medesimo debito, prevedendo la l. n. 297 del 1982 l'accesso diretto alla prestazione previdenziale, salvo una breve dilazione temporale (quindici giorni) dal deposito dello stato passivo ovvero dalla sentenza che decide l'opposizione ad esso, e nessun ulteriore requisito (beneficio d'ordine, beneficio di escussione) che suffraghi la natura sussidiaria della copertura dovuta dal Fondo. (Nella specie, è stato escluso che la domanda all'INPS di corresponsione del t.f.r. fosse condizionata dal previo esperimento da parte del lavoratore, insinuatosi al passivo del fallimento del datore di lavoro per l'intero credito, delle azioni esecutive nei confronti della società affittuaria d'azienda alla quale era stato trasferito durante il rapporto e che lo aveva retrocesso alla curatela, rimanendo coobbligata "pro quota" ai sensi dell'art. 2112 c.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 17 Ottobre 2018, n. 26021.


Successione di imprese nel medesimo appalto – Clausola del capitolato che obblighi il subentrante ad acquisire il personale già impiegato nei servizi – Dovere del nuovo appaltatore di applicare le tutele previste dall’art. 2112 del codice civile garantendo a ciascun lavoratore la continuità del rapporto, l’anzianità maturata e il livello di inquadramento, il trattamento retributivo e l’orario di lavoro goduti in forza all’impresa cessante – Non sussiste – Facoltà di ridefinire i rapporti in armonia con le esigenze gestionali ed organizzative ravvisate e di regolamentarli attraverso la disciplina collettiva prescelta – Sussiste

Successione di imprese nel medesimo appalto – Clausola del capitolato che obblighi il subentrante ad acquisire il personale già impiegato nei servizi – Requisiti di autonomia della struttura organizzativa ed operativa e di discontinuità tra cessante e subentrante tali da escludere l’ipotesi di trasferimento di azienda – Ipotesi in cui il nuovo appaltatore impieghi beni strumentali propri e compia investimenti per l’acquisto di attrezzature, strumenti e materiale da destinare ai servizi appaltati e non consti quindi il trasferimento, tra l’impresa cessante e quella subentrante, di strutture materiali non trascurabili – Non sussistono
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In caso di successione di imprese nel medesimo appalto, laddove le pattuizioni intercorse con l’amministrazione committente pongano in capo al soggetto subentrante l’obbligo di acquisire il personale già impiegato nei servizi appaltati, tale impegno non può estendersi fino a ricomprendere tutte le tutele previste dall’art. 2112 del codice civile - implicanti l’obbligo di subentrare nei rapporti di lavoro facenti capo al vecchio appaltatore garantendone la continuità e riconoscendo a ciascun lavoratore l’anzianità maturata, lo stesso livello di inquadramento, il trattamento retributivo e l’orario di lavoro – dovendo detto obbligo viceversa limitarsi all’assunzione del personale in servizio senza precludere all’impresa subentrante di ridefinire i rapporti acquisiti in armonia con le esigenze gestionali ed organizzative ravvisate e di regolamentarli attraverso la disciplina collettiva prescelta. (Alessio Pottini) (riproduzione riservata)

In caso di successione di imprese nel medesimo appalto e in presenza di una specifica clausola che obblighi l’impresa subentrante ad acquisire il personale già impiegato nei servizi, l’ipotesi del trasferimento d’azienda prevista dall’art. 2112 del codice civile deve escludersi, a norma dell’art. 29, comma 3, del decreto legislativo n. 276/2003, quando il nuovo appaltatore sia dotato di propria struttura organizzativa ed operativa e quando siano presenti elementi di discontinuità tra cessante e subentrante, tali da determinare una specifica identità di tale ultima impresa.
Siffatti requisiti di autonomia organizzativa e operativa e di discontinuità sussistono – e deve di conseguenza ravvisarsi mero obbligo di assunzione di lavoratori anziché l’ipotesi di trasferimento d’azienda prevista dall’art. 2112 del codice civile - allorquando il nuovo appaltatore eserciti i servizi oggetto di affidamento adottando mezzi e beni strumentali propri, organizzati in funzione dell’attività economica e dotati di identità autonoma, e compiendo investimenti per l’acquisto di attrezzature, strumenti e materiale di vario genere da destinare ai servizi appaltati, in un’ottica di valorizzazione degli stessi in termini di fruibilità ed efficienza, e non consti quindi il trasferimento, tra l’impresa cessante e quella subentrante, di non trascurabili strutture materiali o altro carattere idoneo a conferire autonoma capacità operativa a maestranze stabilmente coordinate e organizzate tra loro. (Alessio Pottini) (riproduzione riservata)
Tribunale Cagliari, 02 Agosto 2018.


Trasferimento d’azienda – Licenziamento del lavoratore – Retribuzioni pregresse ed indennità risarcitoria – Compatibilità.
In caso di accertato trasferimento d’azienda, il giudice non incorre in duplicazioni risarcitorie nell’accogliere il petitum del lavoratore licenziato teso ad ottenere la condanna del cedente e del cessionario d’azienda al pagamento dell’indennità risarcitoria di cui al comma 5 dell’art. 18 st. lav., oltre alle retribuzioni maturate dal licenziamento sino al ripristino del rapporto di lavoro, in quanto la prima tutela ha presupposto nella declaratoria di illegittimità del licenziamento, mentre la seconda poggia sull’accertata successione in capo al cessionario del rapporto di lavoro. (Lorenzo Tamos) (riproduzione riservata) Appello Milano, 07 Marzo 2018.


Fallimento – Azienda – Retrocessione – Affitto stipulato prima del fallimento – Responsabilità per i debiti contratti dall’affittuario – Sussistenza.
In mancanza della deroga contenuta nell’art. 104-bis l.fall. per l’ipotesi di affitto di azienda stipulato dal curatore, la retrocessione al fallimento di aziende o rami di aziende comporta la responsabilità della procedura per i debiti maturati sino alla retrocessione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Ottobre 2017, n. 23581.


Azienda – Cessione – Lavoratore dipendente – Consenso del contraente ceduto – Esclusione – Facoltà di recesso.
Nelle ipotesi di cessione d'azienda si realizza, con riferimento alla posizione del lavoratore, una successione legale nel contratto che non richiede il consenso del contraente ceduto, il quale potrà successivamente esercitare il proprio diritto di recesso nei termini sanciti dal comma quarto dell'art.2112 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 23 Maggio 2017, n. 12919.


Trasferimento d'azienda o di un ramo di azienda – Successione nell'appalto di un servizio – Configurabilità – Passaggio di beni di non trascurabile entità – Valutazione complessiva – Necessità – Attività si fonda essenzialmente sulla mano d'opera – Trasferimento di gruppo di lavoratori.
Il trasferimento d'azienda o di un ramo di azienda è configurabile anche in ipotesi di successione nell'appalto di un servizio, sempre che si abbia un passaggio di beni di non trascurabile entità, tale da rendere possibile lo svolgimento di una specifica impresa (Cassazione civile, sez. lav., 16/05/2013, n. 11918; Cass. 13 aprile 2011 n. 8460; Cass. 15 ottobre 2010 n. 21278; Cass. 10 marzo 2009 n. 5708; Cass. 8 ottobre 2007 n. 21023; Cass. 13 gennaio 2005 n. 493; Cass. 27 aprile 2004 n. 8054; Cass. 29 settembre 2003 n. 13949) .

Analoghe considerazioni valgono quando alla cessazione dell'appalto il servizio torni in gestione diretta all'imprenditore già committente. Questo assunto trova conforto in numerose decisioni della Corte di Giustizia; secondo una giurisprudenza costante del giudice europeo (per tutte : Corte giustizia UE, sez. II, 09/09/2015, Joào Filipe Ferreira da Silva e Brito più altri e giurisprudenza ivi citata) , il criterio decisivo, per stabilire se sussista un trasferimento, nel senso della direttiva 2001/23, consiste nel fatto che l'entità economica conservi la sua identità a prescindere dal cambiamento del proprietario, il che si desume in particolare dal proseguimento effettivo o dalla ripresa della sua gestione. Per determinare se questa condizione sia soddisfatta, si deve prendere in considerazione il complesso delle circostanze di fatto che caratterizzano l'operazione, fra le quali rientrano, in particolare, il tipo d'impresa o di stabilimento in questione, la cessione o meno degli elementi materiali, il valore degli elementi materiali al momento del trasferimento, la riassunzione o meno della maggior parte del personale da parte del nuovo imprenditore, il trasferimento o meno della clientela nonché il grado di analogia delle attività esercitate prima e dopo la cessione e la durata di un'eventuale sospensione di tali attività.

Questi elementi, tuttavia, sono soltanto aspetti parziali di una valutazione complessiva sicchè l'importanza da attribuire rispettivamente ai singoli criteri varia in funzione dell'attività esercitata o addirittura in funzione dei metodi di produzione o di gestione utilizzati nell'impresa, nello stabilimento o nella parte di stabilimento di cui trattasi.

In accordo con il giudice europeo deve precisarsi, quanto all'elemento del trasferimento dei mezzi di produzione, che l'accertamento dell'avvenuto trasferimento non è subordinato al trasferimento della proprietà degli elementi materiali (cfr. Corte di Giustizia, sez. III 15 dicembre 2005 Nurten Gliney-Górres e altri, punti 37-42 e giurisprudenza ivi richiamata) ed ancora, quanto al trasferimento del personale, che quando un'entità economica sia in grado, in determinati settori, di operare senza elementi patrimoniali significativi la conservazione della sua identità, al di là dell'operazione di cui essa è oggetto, non può dipendere dalla cessione di tali elementi sicchè, nei settori in cui l'attività si fonda essenzialmente sulla mano d'opera, un gruppo di lavoratori— costituente parte essenziale, in termini di numero e di competenza, del personale specificamente destinato dal predecessore alla attività— può corrispondere ad un'entità economica (cfr. Corte di giustizia sez. VI, 24 gennaio 2002, Temco Service Industries SA; 14 aprile 1994, Schmidt; 11 marzo 1997, Suzen; 10 dicembre 1998, Hernàndez Vidal e a.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 15 Marzo 2017, n. 6770.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Cessione d'azienda - Accordo con le organizzazioni sindacali - Effetti.
Nel caso di concordato con continuità aziendale, il solo accordo con le organizzazioni sindacali stipulato ai sensi dell’art. 47, comma 4 bis, lettera b-bis), legge 428/09, diversamente dall’accordo sindacale raggiunto ai sensi del comma 5 del medesimo art. 47 – applicabile alle procedure concorsuali aperte sotto il controllo di un’autorità pubblica ed aventi finalità meramente liquidatoria -, non può incidere né sulla continuazione del rapporto di lavoro, né sulla solidarietà tra cedente e cessionario previsti dall’art. 2112, commi 1 e 2, c.c.; infatti, la deroga all’art. 2112 c.c. consentita dal comma 4 bis b-bis) citato trova applicazione nei termini e con le limitazioni previste dall’accordo medesimo qualora il trasferimento riguardi aziende per le quali vi sia stata la dichiarazione di apertura della procedura di concordato preventivo e può incidere esclusivamente sulle modalità di esecuzione del rapporto di lavoro (mansioni, qualifica, orario lavoro, ecc.), essendo, invece, necessario l’accordo stipulato con il singolo lavoratore ex artt. 410-411 c.p.c. per incidere sui diritti allo stesso assicurati dai commi 1 e 2 dell’art. 2112. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 18 Dicembre 2015.


Concordato preventivo - Continuità indiretta - Continuità aziendale - Sussistenza - Elemento rilevante costituito dalla continuazione della vita dell'azienda.
A seguito dell'introduzione dell'articolo 186 bis L.F., anche il concordato cd. con continuità indiretta è ascrivibile alla categoria del concordato con continuità aziendale, dovendosi avere riguardo alla continuazione della vita dell'azienda sia che avvenga in capo all'originario imprenditore sia che avvenga in capo a terzi affittuari o acquirenti. Da ciò consegue che le operazioni straordinarie (cessione, affitto, conferimento aziendale), seppure volte ad un mutamento della originaria compagine aziendale, non possono dirsi prive del requisito della continuità sotto forma di risanamento traslativo indiretto, che pure è ricompreso nel concetto della continuità aziendale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 24 Marzo 2015.


Concordato con riserva - Affitto di azienda - Autorizzazione - Disclosure – Necessità

Concordato con continuità aziendale - Affitto di azienda - Affitto stipulato in data anteriore al ricorso - Ammissibilità

Concordato con continuità aziendale - Affitto di azienda - Responsabilità solidale ex articolo 2112 c.c. - Retrocessione dell’azienda

Concordato con continuità aziendale - Affitto di azienda - Relazione del professionista in ordine all’andamento dell’impresa affittata
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L’autorizzazione, nella fase di concordato con riserva, alla stipula del contratto di affitto di azienda deve basarsi su una adeguata disclosure del piano, con particolare riferimento alla indicazione di costi e ricavi attesi dalla prosecuzione dell’attività. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La stipula del contratto di affitto di azienda in data anteriore alla presentazione del ricorso per concordato preventivo non pone problemi di compatibilità con la continuità aziendale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’attestazione di funzionalità al migliore soddisfacimento dei creditori deve tener conto di possibili responsabilità debitorie solidali dell’impresa in concordato per i rapporti di lavoro ai sensi dell’articolo 2112 c.c. e per l’ipotesi di retrocessione dell’azienda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel concordato con continuità aziendale che preveda l’affitto dell’azienda, il professionista attestatore deve prendere posizione anche in ordine all’andamento dell’impresa affittata dalla sua incidenza sulla soddisfazione dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino, 31 Luglio 2014.


Concordato con continuità aziendale - Affitto di azienda - Responsabilità solidale ex articolo 2112 c.c. - Retrocessione dell’azienda.
L’attestazione di funzionalità al migliore soddisfacimento dei creditori deve tener conto di possibili responsabilità debitorie solidali dell’impresa in concordato per i rapporti di lavoro ai sensi dell’articolo 2112 c.c. e per l’ipotesi di retrocessione dell’azienda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 31 Luglio 2014.


Concordato preventivo - Deroga all'articolo 2112 c.c. - Limiti.
La deroga all'articolo 2112 c.c. consentita dal comma 4 bis lett b-bis) dell'art. 47 della legge 428 del 2009 può avere ad oggetto esclusivamente le modalità di svolgimento del rapporto di lavoro (mansioni, qualifica, orario di lavoro eccetera), in quanto per incidere sui diritti assicurati dai commi 1 e 2 dell'articolo 2112 c.c. è necessario l'accordo stipulato con il singolo lavoratore interessato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 27 Marzo 2014.


Assegnazione somme in sede di pignoramento presso terzi - Affitto d’azienda e conseguente successione a titolo particolare nel rapporto - Possibilità per il creditore di precettare anche il cessionario affittante - Sussiste..
Ottenuta l’assegnazione di una somma in sede di pignoramento presso terzi, il creditore può precettare non solo il debitor debitoris, ma anche il suo avente causa a titolo particolare (nel caso di specie, affittuario d’azienda). (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 10 Febbraio 2014.


Trasferimento di azienda - Conferimento mediante sottoscrizione di aumento di capitale sociale riservato - Cessione - Applicazione dell’articolo 2112 c.c. - Omessa annotazione nell’elenco dipendenti - Irrilevanza - Violazione del principio di effettività del capitale sociale - Irrilevanza.
Il conferimento del ramo di azienda realizza una vicenda traslativa dei beni organizzati in forma di impresa simile alla cessione e comunque tale da rientrare nel più ampio concetto di trasferimento di cui all’articolo 2112 c.c. e ciò anche nell’ipotesi in cui il conferimento venga attuato a titolo di sottoscrizione di aumento di capitale riservato. Pertanto, tutti i rapporti di lavoro relativi all’azienda conferita si intendono trasferiti alla società conferitaria indipendentemente dal fatto della loro annotazione dell’elenco dipendenti e dalla violazione del principio dell’effettività del capitale sociale di cui all’articolo 2464 c.c., posto che quest’ultima norma attiene al rapporto societario e non incide su quello di lavoro facente capo all’azienda ceduta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 31 Dicembre 2013.


Fallimento - Affitto di azienda - Retrocessione al fallimento - Responsabilità del fallimento per i crediti dei lavoratori c.c. - Esclusione..
Nel caso di retrocessione dell’azienda affittata, la regola della responsabilità tra cedente (l’originario affittuario) e cessionario (il concedente iniziale) circa i crediti dei lavoratori di cui all'art. 2560 c.c. non è applicabile al fallimento, anche in assenza della specifica deroga di cui all’art. 104 bis, comma 6, L.F., in quanto, in caso di cessazione di affitto (o di usufrutto), il soggetto a cui viene restituita l’azienda non è tecnicamente acquirente, poiché non vi è alcun riacquisto della proprietà dell’azienda, che è sempre rimasta in capo alla procedura, mentre l’originario affittuario ne ha avuto soltanto il godimento. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Novembre 2013.


Fallimento - Affitto di azienda - Retrocessione - Applicazione della disciplina sui rapporti pendenti ai rapporti preesistenti nei quali l'affittuario sia subentrato e a quelli stipulati ex novo..
Il richiamo previsto dall’art. 104 l.f. alle disposizioni di cui alla sezione IV del Capo III del titolo II della legge fallimentare, e cioè gli artt. 72 e seguenti, comporta l’applicazione della disciplina degli effetti della retrocessione (per quanto riguarda il rapporto di lavoro relativamente ai rapporti economici) sia con riferimento ai rapporti contrattuali preesistenti all’affitto, nei quali l’affittuario sia subentrato, sia con riferimento a quelli stipulati ex novo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Novembre 2013.


Lavoro - Lavoro subordinato - Trasferimento d'azienda - In genere - Trasferimento d'azienda - Trattamento di fine rapporto del lavoratore subordinato - Natura - Retribuzione differita - Quota maturata dopo il trasferimento - Obbligazione del datore di lavoro cessionario - Sussistenza - Quota maturata prima del trasferimento - Obbligazione anche del datore cedente - Sussistenza - Conseguenze - Legittimazione del lavoratore a chiederne il fallimento..
In caso di cessione d'azienda assoggettata al regime di cui all'art. 2112 cod. civ., posto il carattere retributivo e sinallagmatico del trattamento di fine rapporto che costituisce istituto di retribuzione differita, il datore di lavoro cessionario è obbligato nei confronti del lavoratore, il cui rapporto sia con lui proseguito quanto alla quota maturata nel periodo anteriore alla cessione in ragione del vincolo di solidarietà e resta l'unico obbligato quanto alla quota maturata nel periodo successivo alla cessione, mentre il datore di lavoro cedente rimane obbligato nei confronti del lavoratore suo dipendente per la quota di trattamento di fine rapporto maturata durante il periodo di lavoro svolto fino al trasferimento aziendale. Ne consegue che il lavoratore è legittimato a proporre istanza di fallimento del datore di lavoro che abbia ceduto l'azienda, essendo creditore del medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Maggio 2013, n. 11479.


Diritto comunitario - Prevalenza - Diritto interno - Vincolo interpretativo - Sussistenza - Vincolo applicativo - Sussistenza - 2112 c.c. - Obbligo solidale dell'acquirente per i crediti dei lavoratori - Configurabilità - Conoscenza o conoscibilità dei crediti stessi - Non necessità..
In applicazione del principio di prevalenza del diritto comunitario sul diritto interno, l’art. 2112 c.c., nella sua formulazione previgente, deve essere interpretato e, se necessario, integrato, già prima della novella, in senso conforme alle previsioni imperative della Direttiva Cee n. 187/77, in quanto dotata di immediata e diretta applicabilità, nella parte in cui (art. 3, punto 1 prima parte) sancisce l’obbligo solidale dell'acquirente per i crediti dei lavoratori al tempo del trasferimento, a prescindere dalla conoscenza o conoscibilità dei crediti stessi. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 26 Aprile 2013.


Trasferimento di azienda - Acquirente - Responsabilità solidale - Obbligazione risarcitoria del danno non patrimoniale subito dal lavoratore che abbia contratto malattia professionale - Configurabilità..
Va affermata la responsabilità solidale dell’acquirente di azienda in relazione a tutte le obbligazioni dell’alienante verso i lavoratori (per quanto non conosciute né conoscibili), compresa quella avente ad oggetto il risarcimento del danno non patrimoniale subito dal lavoratore che abbia contratto malattia professionale, a cagione di violazioni, poste in essere dall’alienante, degli obblighi imposti dall’art. 2087 c.c.. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 26 Aprile 2013.


Previgente art. 2112 c.c. - Conoscenza o conoscibilità del rapporto obbligatorio - Configurabilità..
Anche a voler obliterare il profilo relativo all’impatto della disciplina comunitaria nel diritto interno, deve ritenersi integrato il disposto del previgente art. 2112 c.c., nella parte in cui richiedeva la conoscenza o conoscibilità del rapporto obbligatorio, dovendosi ritenere che l’efficienza cancerogena del cloruro di vinile, concretamente utilizzato dai dipendenti, alle dipendenze dei precedenti datori di lavoro, era circostanza ben nota alla cessionaria M. s.r.l., al momento del suo subingresso nella gestione dell’azienda. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 26 Aprile 2013.


Trasferimento d’azienda – Continuità del rapporto di lavoro – Mantenimento dei diritti dei lavoratori – Art. 2112 c.c. – Assunzione anteriore al trasferimento – Anzianità di servizio maturata dall’originaria assunzione – Inquadramento aziendale – Pagamento delle differenze retributive maturate per il superiore inquadramento..
In caso di trasferimento d’azienda il presupposto di fatto per l’operatività delle disposizioni dell’art. 2112 c.c. a favore del lavoratore è che egli sia stato assunto alle dipendenze dell’imprenditore cedente in un momento anteriore al trasferimento, cosicché il cessionario abbia acquisito, quale successore nella titolarità dell’azienda, la qualità di nuovo datore di lavoro. La ratio sottesa all’art. 2112 c.c. è ravvisabile nella necessità di assicurare il trasferimento del rapporto di lavoro dal cedente al cessionario dell’azienda o del suo ramo al fine di preservarne, in linea quantomeno tendenziale, il contenuto sostanziale originario.
Ne consegue il diritto del lavoratore al riconoscimento dell’anzianità di servizio sin dall’originaria assunzione, il diritto al corrispondente inquadramento aziendale e al pagamento delle differenze retributive maturate in conseguenza del superiore inquadramento. (Monica Tognazzo, Federico Mincao) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 14 Dicembre 2012.


Rapporto di lavoro subordinato – Trasferimento di ramo di azienda – Normativa comunitaria e legislazione nazionale – Nozione di ramo d’azienda.

Rapporto di lavoro subordinato – Trasferimento di ramo di azienda – Validità della cessione di ramo – Art. 2112 c.c. – Necessità di continuazione dell’attività produttiva – Onere del cedente di verificare le capacità e potenzialità imprenditoriali del cessionario – Irrilevanza.
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In materia di trasferimento di parte (c.d. ramo) d’azienda, tanto la normativa comunitaria (direttive CE nn.9850 e 200123) quanto la legislazione nazionale  (art. 2112 comma quinto cod. civ., sostituito dall’art.32 del d. lgs. 10 settembre 2003 n. 276) perseguono il fine di evitare che il trasferimento si trasformi in semplice strumento di sostituzione del datore di lavoro, in una pluralità di rapporti individuali, con altro sul quale i lavoratori possano riporre minore affidamento sul piano sia della solvibilità sia dell’attitudine a proseguire con continuità l’attività produttiva.
La citata direttiva del 1998 richiede, pertanto, che il ramo d’azienda oggetto del trasferimento costituisca un’entità economica con propria identità, intesa come insieme di mezzi organizzati per un’attività economica, essenziale o accessoria e analogamente l’art. 2112 quinto comma cod. civ. si riferisce alla “parte d’azienda, intesa come articolazione funzionalmente autonoma di un’attività economica organizzata”.
Deve, quindi, trattarsi di un’entità economica organizzata in modo stabile e non destinata all’esecuzione di una sola opera (cfr. Corte di Giustizia CE, sentenza 24 gennaio 2002, C.510) ovvero di un’organizzazione quale legame funzionale che renda le attività dei lavoratori interagenti e capaci di tradursi in beni o servizi determinati, là dove infine il motivo del trasferimento ben può consistere nell’intento di superare uno stato di difficoltà economica. (Fabrizio Daverio) (riproduzione riservata)

L’evento della cessione di azienda è certamente in grado di incidere sui diritti dei lavoratori, sicchè il legislatore con l’art. 2112 c.c. e la L. 4281990 art. 47, hanno predisposto una serie di cautele che vanno dalla previsione della responsabilità solidale del cedente con il cessionario, in relazione ai crediti maturati dai dipendenti, all’intervento delle organizzazioni sindacali, non ponendo alcun limite nel rispetto dell’art. 41 della Costituzione. Ne consegue che la validità della cessione non è condizionata alla prognosi della continuazione dell’attività produttiva e di conseguenza all’onere del cedente di verificare le capacità e potenzialità del cessionario. (Fabrizio Daverio) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 26 Gennaio 2012, n. 1085.