LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO II
Del lavoro nell'impresa
CAPO I
Dell'impresa in generale
SEZIONE III
Del rapporto di lavoro
PARAGRAFO 4
Dell'estinzione del rapporto di lavoro

Art. 2118

Recesso dal contratto a tempo indeterminato
TESTO A FRONTE

I. Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato, dando il preavviso nel termine e nei modi stabiliti [dalle norme corporative], dagli usi o secondo equità.

II. In mancanza di preavviso, il recedente è tenuto verso l'altra parte a un'indennità equivalente all'importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso.

III. La stessa indennità è dovuta dal datore di lavoro nel caso di cessazione del rapporto per morte del prestatore di lavoro.

Le disposizioni richiamanti le norme corporative devono ritenersi abrogate.


GIURISPRUDENZA

Compensazione "impropria" - Conseguenze processuali e sostanziali - Fondamento - Art. 1248 c.c. - Applicabilità - Esclusione - Fattispecie.
Quando tra due soggetti i rispettivi debiti e crediti hanno origine da un unico - ancorché complesso - rapporto, non vi è luogo ad una ipotesi di compensazione "propria", bensì ad un mero accertamento di dare e avere, con elisione automatica dei rispettivi crediti fino alla reciproca concorrenza, cui il giudice può procedere senza che siano necessarie l'eccezione di parte o la domanda riconvenzionale. Tale accertamento, che si sostanzia in una compensazione "impropria", pur producendo risultati analoghi a quelli della compensazione "propria", non è sottoposto alla relativa disciplina tipica, sia processuale sia sostanziale, ivi compresa quella contenuta nell'art. 1248 c.c., riguardante l'inopponibilità al cessionario, da parte del debitore che abbia accettato puramente e semplicemente la cessione, della compensazione che avrebbe potuto opporre al cedente. (Nella specie, veniva in rilievo il caso di una dipendente che aveva dato in garanzia il proprio TFR per ottenere un prestito da una società la quale, dopo le dimissioni della lavoratrice, aveva chiesto il versamento del detto TFR al datore di lavoro che, però, aveva rifiutato, eccependo, in parziale compensazione, il suo credito verso la medesima dipendente avente ad oggetto l'indennità di mancato preavviso da essa dovuta perché dimessasi in tronco; la S.C., enunciando il principio massimato, ha cassato la decisione di appello che, applicando l'art. 1248 c.c., aveva accolto la domanda della società cessionaria). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 Febbraio 2019, n. 4825.


Fallimento del datore di lavoro - Cessazione dell'attività aziendale - Conseguenze sul rapporto di lavoro - Sospensione del rapporto - Crediti retributivi - Ammissione al passivo - Esclusione - Ragioni.
In caso di fallimento del datore di lavoro, salvo che sia autorizzato l'esercizio provvisorio, il rapporto di lavoro entra in una fase di sospensione, sicché il lavoratore non ha diritto di insinuarsi al passivo per le retribuzioni spettanti nel periodo compreso tra l'apertura del fallimento e la data in cui il curatore abbia effettuato la dichiarazione ex art. 72, comma 2, l.fall., in quanto il diritto alla retribuzione non sorge in ragione dell'esistenza e del protrarsi del rapporto di lavoro ma presuppone, in conseguenza della natura sinallagmatica del contratto, la corrispettività delle prestazioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Maggio 2018, n. 13693.


Rapporto di lavoro subordinato – Diritto alla prosecuzione del rapporto fino al compimento dei 70 anni – Esclusione.
Non sussiste un diritto del lavoratore alla prosecuzione del rapporto di lavoro fino a 70 anni.
L’art.24, comma 4, D.L. n.201/2011 si limita a prefigurare condizioni previdenziali di incentivo alla prosecuzione del rapporto che può estendersi fino ai settant’anni di età, sempreché vi sia una concorde valutazione delle parti (datore di lavoro e dipendente) “sulla base di una reciproca valutazione di interessi”. [Nella fattispecie, il Giudice ha confermato la legittimità del licenziamento per raggiunti limiti di età di lavoratrice assunta a 65 anni.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Palermo, 19 Gennaio 2017.


Rapporto di lavoro dirigenziale – Mutamento sostanziale – Dimissioni – Indennità di preavviso.
Ha diritto all’indennità sostitutiva del preavviso ex art. 24 del CCNL Dirigenti Commercio il dirigente che rassegni le proprie dimissioni entro sessanta giorni dalla comunicazione di un nuovo incarico che lo privi dei poteri di partecipazione al governo dell’organizzazione imprenditoriale e di rappresentanza societaria (1). (Fabrizio Daverio) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 10 Novembre 2016, n. 22938.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Stato passivo - Opposizioni - Impresa assicuratrice - Rapporto di agenzia - Risoluzione di diritto a seguito dell'assoggettamento a liquidazione - Conseguenze - Diritto dell'agente all'indennità di fine rapporto - Sussistenza - Diritto alle indennità supplementare e aggiuntiva - Esclusione.
L'assoggettamento dell'impresa assicuratrice a liquidazione coatta amministrativa, determinando la risoluzione di diritto del rapporto di agenzia con il riconoscimento a carico della liquidazione della sola indennità di fine rapporto, ai sensi dell'art. 6, comma 1, del d.l. n. 576 del 1978, conv., con modif., dalla l. n. 738 del 1978, esclude il diritto dell'agente ad insinuarsi al passivo per l'indennità aggiuntiva e di preavviso di cui, rispettivamente, agli artt. 12, comma 4, e 13 dell'Accordo Nazionale Agenti del 1981, così come per tutte le indennità che la disciplina collettiva ricollega all'ipotesi di scioglimento del rapporto per volontà delle parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Marzo 2016, n. 4410.


Rapporti di agenzia costituiti con l'impresa di assicurazione posta in liquidazione - Risoluzione di diritto - Decorrenza - Indennità di fine rapporto posta a carico della liquidazione ex art. 6 del d.l. 26 settembre 1978, n. 576 (convertito nella legge 24 novembre 1978, n. 738) - Interpretazione.
L'art. 6 del d.l. 26 settembre 1978 n. 576, convertito nella legge 24 novembre 1978 n. 738 - che dispone che i rapporti di agenzia costituiti con l'impresa di assicurazione posta in liquidazione coatta amministrativa sono risoluti di diritto alla data della pubblicazione del decreto con cui è promossa la procedura concorsuale e che l'indennità di fine rapporto è posta a carico della liquidazione - va interpretato nel senso che detta indennità è unicamente quella collegata con la risoluzione "ipso iure" del rapporto, conseguente alla procedura concorsuale, e non può comprendere quelle che la disciplina collettiva (nell'ipotesi, articoli 26 e 27 dell'Accordo nazionale imprese - agenti di assicurazione del 1975) ricollega alle ipotesi di scioglimento del rapporto per volontà delle parti, quale il recesso ad opera di una di esse. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Dicembre 2012, n. 23654.


Rapporto di agenzia - Risoluzione di diritto - Decorrenza - Dalla pubblicazione del decreto di apertura della procedura concorsuale - Conseguenze - Indennità supplementare ex art. 12, comma 4, Accordo Nazionale Agenti del 1981 - Insinuazione al passivo del credito dell'agente - Esclusione - Fondamento.
L'assoggettamento dell'impresa assicuratrice a liquidazione coatta amministrativa, determinando la risoluzione di diritto del rapporto di agenzia e la sua ricostituzione con l'impresa cessionaria del portafoglio, ai sensi dell'art. 6 del d.l. 26 settembre 1978, n. 576, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 1978, n. 738 (applicabile nella specie "ratione temporis"), esclude il diritto dell'agente all'indennità di cui all'art. 12, comma 4, dell'Accordo Nazionale Agenti del 1981, prevalendo la disciplina speciale dettata dall'art. 6 citato su quella di cui agli art. 2118 e 2119 cod. civ., con conseguente esclusione della possibilità per l'agente di insinuazione al passivo fallimentare del relativo credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Dicembre 2012, n. 23386.


Rapporti di agenzia costituiti con l'impresa di assicurazione posta in liquidazione - Risoluzione di diritto - Decorrenza - Indennità di mancato preavviso - Possibilità per l'agente di farla valere nei confronti della società in liquidazione coatta - Esclusione - Fondamento.
Ai sensi dell'art. 6 del d.l. 26 settembre 1978, n. 576 (Agevolazioni al trasferimento del portafoglio del personale delle imprese di assicurazione poste in liquidazione coatta amministrativa), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 1978, n. 738 - il quale dispone che i rapporti di agenzia costituiti con l'impresa di assicurazione posta in liquidazione coatta amministrativa sono risoluti di diritto alla data di pubblicazione del decreto con cui è promossa la procedura concorsuale e che l'indennità di fine rapporto è posta a carico della liquidazione -, all'agente di impresa assicuratrice è preclusa la possibilità di far valere nei confronti della società in liquidazione coatta amministrativa l'indennità di mancato preavviso, sia con riferimento agli artt. 2118 e 2119 cod. civ., sia in relazione al patto della contrattazione - collettiva o individuale - che eventualmente gli attribuisca l'indennità prevista per il recesso del preponente anche in caso di scioglimento automatico del rapporto, in quanto sulle previsioni di carattere generale relative agli agenti deve prevalere lo specifico canone della risoluzione di diritto dettato per l'agente di assicurazioni, che rende incompatibile l'applicazione di discipline che presuppongano la continuità del rapporto fino a quando non intervenga il recesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Novembre 2005, n. 23266.