LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO II
Del lavoro nell'impresa
CAPO III
Delle imprese commerciali e delle altre imprese soggette a registrazione
SEZIONE II
Dell'obbligo di registrazione

Art. 2195

Imprenditori soggetti a registrazione
TESTO A FRONTE

I. Sono soggetti all'obbligo dell'iscrizione nel registro delle imprese gli imprenditori che esercitano:
1) un'attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi;
2) un'attività intermediaria nella circolazione dei beni;
3) un'attività di trasporto per terra, per acqua o per aria;
4) un'attività bancaria o assicurativa;
5) altre attività ausiliarie delle precedenti.
II. Le disposizioni della legge che fanno riferimento alle attività e alle imprese commerciali si applicano, se non risulta diversamente, a tutte le attività indicate in questo articolo e alle imprese che le esercitano.

GIURISPRUDENZA

Società semplice - Attività agricola - Liquidazione - Compimento di nuove operazioni - Attività commerciale - Fallibilità - Fattispecie.
L'esenzione dal fallimento dell'impresa societaria agricola viene meno quando quest'ultima, pure trovandosi in stato di liquidazione, assuma un nuovo rischio d'impresa esercitando un'attività tipicamente ausiliaria ai sensi dell'art. 2195, comma 1, c.c. (Nella specie la S.C. ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società semplice agricola che, dopo aver ceduto a terzi i terreni su cui esercitava l'attività produttiva, quando era stata ormai posta in liquidazione aveva intrapreso l'attività commerciale di compravendita di piante). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Novembre 2019, n. 28984.


Agente immobiliare – Fallibilità – Presupposto dell’esercizio dell’impresa – Sussistenza – Nozione di impresa – Elementi identificativi – Scarsezza dei beni predisposti – Incidenza – Esclusione.
In tema di fallibilità dell'impresa individuale di mediatore professionale, gli elementi identificativi dell'impresa commerciale di cui all'art. 2082 c.c. sono costituiti dalla professionalità e dall'organizzazione, intesa come svolgimento abituale e continuo dell'attività nonchè sistematica aggregazione di mezzi materiali e immateriali, al di là della scarsezza dei beni predisposti, tanto più quando l'attività non necessiti di mezzi materiali e personali rilevanti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2019, n. 1466.


Società cooperative e consorzi di produttori aventi ad oggetto attività agricole - Esenzione dal fallimento - Valutazione del giudice - Contenuto.
Ai fini dell’esonero dal fallimento delle società cooperative fra imprenditori agricoli e dei consorzi di produttori che commercializzano i prodotti degli associati, occorre procedere alla verifica: a) della forma sociale e della qualità dei soci; b) dello svolgimento di attività agricole in senso proprio o di attività “connesse” alle prime, anche in via esclusiva, da parte della società o del consorzio, ai sensi dell’art. 2135, comma 3, c.c.; c) dell’apporto prevalente dei soci o della destinazione prevalente a questi ultimi di beni e servizi diretti alla cura ed allo sviluppo del ciclo biologico, ai sensi dell’art. 2, comma 2, d.lgs. n. 228 del 2001. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Giugno 2018, n. 831.


Fallimento - Imprese soggette Esercizio in forma organizzata di attività di intermediazione o consulenza finanziaria - Attività di impresa commerciale - Sussistenza - Fattispecie.
Ai fini della dichiarazione di fallimento, l'esercizio in forma organizzata di un'attività di intermediazione o di consulenza finanziaria determina la soggezione alla procedura concorsuale, poiché l'art. 1 l.fall. rimanda alla nozione di imprenditore commerciale di cui all'art. 2195 c.c., che vi annovera, tra gli altri, coloro che esercitano un'attività industriale diretta alla produzione di beni o servizi, un'attività intermediaria nella circolazione di beni (comprese quindi le imprese finanziarie), un'attività bancaria o assicurativa e in genere le "altre attività ausiliarie delle precedenti". (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto fallibile il soggetto dedito ad una attività consistente in servizi di intermediazione e di consulenza finanziaria, con l'utilizzazione di personale dipendente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Giugno 2018, n. 15285.


Imprenditore agricolo - Concessione in affitto dell'azienda - Fallibilità.
Perché l'imprenditore agricolo mantenga tale qualifica nonostante la concessione in affitto della sua intera azienda ed aver cessato l'attività occorre - ai fini dell'esenzione da fallimento - che non intraprenda alcuna attività commerciale.

Laddove invece egli, dopo aver cessato ogni attività agricola e aver quindi abbandonato ogni collegamento funzionale della sua attività con il fattore produttivo terra, intraprenda una delle attività commerciale di cui all'art. 2195 c.c., sarà - sussistenti gli altri presupposti di cui all'art. 2082 c.c. - da considerare imprenditore commerciale e dunque fallibile e non potrà più avvalersi della previsione dell'art. 2135, 3° comma, c.c., per cui all'imprenditore agricolo, che effettivamente eserciti attività agricola vera e propria, è permesso svolgere attività connesse, anche commerciali, senza che ciò possa far mutare la sua qualifica da imprenditore agricolo non fallibile ad imprenditore commerciale soggetto a fallimento.

L'articolo 2135 c.c. elenca una serie di attività di per sé commerciali, oltre a quelle dall'imprenditore agricolo compiute di manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione dei prodotti della sua azienda, che sono ritenute connesse con l'attività agricola, quale "le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata" e il cui esercizio, anche a scopo di lucro, offerto a terzi (altri agricoltori o no) non farà mutare la qualifica dell'imprenditore agricolo. Non varrà però l'inverso: l'imprenditore agricolo, che abbia cessato l'attività agricola e compia esclusivamente, senza più collegamento con il fondo, attività commerciale, non manterrà la sua qualifica sol perché essa viene prestata in favore di altro soggetto imprenditore agricolo. Ammettendo tale ipotesi inversa, implicante l'espansione della qualifica agricola del soggetto ausiliato al soggetto ausiliante non oppure non più agricolo, si verrebbe ad estendere, a dismisura e senza giustificazione normativa, il novero degli imprenditori agricoli non passibili di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Trento, 24 Febbraio 2018.


Fallimento - Dichiarazione - Termine di un anno dalla cessazione dell'attività - Beneficio riservato soltanto a coloro che abbiano assolto all'adempimento formale dell'iscrizione al registro imprese.
Il termine di un anno dalla cessazione dell'attività, previsto dall'art. 10 l.fall. ai fini della dichiarazione di fallimento, decorre, tanto per gli imprenditori individuali quanto per quelli collettivi, dalla cancellazione dal registro delle imprese e non può trovare, quindi, applicazione per quegli imprenditori che neppure siano stati iscritti nel menzionato registro, in quanto, da un lato, si tratta di beneficio riservato soltanto a coloro che abbiano assolto all'adempimento formale dell'iscrizione, e, dall'altro, i creditori ed il pubblico ministero, ai sensi dell'art. 10, comma 2, l.fall., possono dare la prova della data di effettiva cessazione dell'attività d'impresa soltanto nei confronti di soggetti cancellati dal registro delle imprese, d'ufficio o su richiesta, e, quindi, comunque in precedenza necessariamente iscritti. (Marco Greggio) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 19 Dicembre 2017.


Fallimento - Imprenditore agricolo - Affitto dell'azienda - Attività di importazione e rivendita di prodotti.
Non può considerarsi imprenditore agricolo ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 2135 c.c. il soggetto che, dopo aver affittato a terzi l'azienda agricola, abbia modificato l'attività svolgendo esclusivamente quella di importazione dall'estero di prodotti poi rivenduti all'affittuaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano, 18 Luglio 2017.


Impresa - Imprenditore - Commerciale e industriale - Promotore finanziario - Qualifica di imprenditore commerciale - Requisiti.
Ai fini della configurabilità dell'esercizio di attività imprenditoriale da parte del promotore finanziario di cui all'art. 31, comma 2, del d.lgs. n. 58 del 1998, è sufficiente che egli svolga la propria attività sulla base di un'autonoma organizzazione di mezzi ed a proprio rischio, considerato che gli altri elementi che caratterizzano l'attività di impresa sono già presenti, per definizione, in quella del promotore finanziario, la quale rientra tra le cd. attività ausiliarie previste dall'art. 2195, n. 5, c.c. e costituisce, dunque, impresa commerciale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Marzo 2017, n. 5660.


Fallimento - Dichiarazione - Imprese soggette - Imprenditore ritirato - Termine annuale di cui all'art. 10 l.fall. - Eguale momento di decorrenza per gli imprenditori collettivi e individuali - Imprenditori non iscritti - Inapplicabilità del termine - Fondamento.
Il termine di un anno dalla cessazione dell'attività, previsto dall'art. 10 l.fall. ai fini della dichiarazione di fallimento, decorre, tanto per gli imprenditori individuali quanto per quelli collettivi, dalla cancellazione dal registro delle imprese e non può trovare, quindi, applicazione per quegli imprenditori che neppure siano stati iscritti nel menzionato registro, in quanto, da un lato, si tratta di beneficio riservato soltanto a coloro che abbiano assolto all’adempimento formale dell’iscrizione, e, dall’altro, i creditori ed il Pubblico Ministero, ai sensi dell’art. 10, comma 2, l.fall., possono dare la prova della data di effettiva cessazione dell’attività d’impresa soltanto nei confronti di soggetti cancellati dal registro delle imprese, d’ufficio o su richiesta, e, quindi, comunque in precedenza necessariamente iscritti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 2017, n. 5520.


Registro delle imprese - Commissario liquidatore di società cooperativa in liquidazione coatta amministrativa - Sentenza penale definitiva di condanna con pene accessorie dell'incapacità di esercitare uffici direttivi e dell'inabilitazione all'esercizio di impresa commerciale - Iscrizione nel registro delle imprese - Legittimità.
Le disposizioni relative alle cause di ineleggibilità o di decadenza degli amministratori sono applicabili analogicamente al commissario liquidatore, il quale, per quanto attiene all’esercizio delle sue funzioni, è un pubblico ufficiale che si sostituisce all’imprenditore nel potere di amministrare il patrimonio dell’impresa, procedendo al compimento di tutte le operazioni di liquidazione secondo le indicazioni e direttive dell’autorità di vigilanza e, sotto il controllo del comitato di sorveglianza, compie autonomamente tutti gli atti di ordinaria amministrazione. (Nel caso di specie, il Giudice del registro ha ritenuto corretta l’iscrizione, da parte dell’ufficio del registro, della decadenza dall’incarico di commissario liquidatore in conseguenza di sentenza definitiva con la quale sono state inflitte al ricorrente le pene accessorie dell’incapacità di esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa e dell’inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale per anni dieci). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 11 Maggio 2015.


Società di capitali – Società con partecipazione pubblica – Assoggettabilità a fallimento – Natura del soggetto – Ente pubblico – Imprenditore – Imprenditore commerciale.

Società di capitali – Partecipazione pubblica – Società legali – Disciplina pubblicistica.

Società di capitali – Società con partecipazione pubblica – Servizi pubblici essenziali – Ente pubblico – Norme speciali – Istituzione espressa.

Società di capitali – Società pubblica – Società Commerciale – Causa Contratto – Natura attività – Attività commerciale.

Società di capitali – Società pubblica – Assogettabilità Fallimento – Requisiti di fallibilità – Requisito Commercialità.
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Al fine di accertare l’assoggettabilità di un soggetto giuridico alla disciplina concorsuale occorre innanzitutto che quest’ultimo non solo non sia stato previamente qualificato espressamente dalla legge come Ente pubblico (clausola negativa), ma necessita di verificare se in capo allo stesso è possibile riconoscere simultaneamente la qualifica di “imprenditore” che esercita una “attività commerciale”. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Al di fuori delle ipotesi di società c.d. legali (istituite, trasformate o comunque disciplinate da legge particolare, RAI, Cassa Depositi e Prestiti, Patrimonio dello Stato e simili), non esiste un tertium genus tra enti pubblici e persone giuridiche di diritto privato, presidiato da regole incerte di diritto pretorio, al più potendosi la disciplina pubblicistica sovrapporre, ai fini dell’azione di responsabilità nei confronti di amministratori degli enti partecipanti per danni riverberati negli enti partecipanti. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Le società in mano pubblica, anche quando siano concessionarie esclusive di servizi pubblici essenziali, forniscano i beni od i servizi da esse prodotti esclusivamente all’ente pubblico che ne è l’unico socio, siano alimentate da risorse pubbliche, siano sottoposte a penetranti poteri di ingerenza e di controllo di carattere pubblicistico, siano ad altri specifici effetti, equiparate agli enti pubblici, non possono essere definite in linea generale enti pubblici, salvo che, per il dovuto rispetto del divieto di cui all’art. 4 della legge n. 70 del 1975, sia la legge a definirle tali ovvero a fornire indicazioni ermeneutiche tali da indurre a ritenere del tutto impredicabile il contrario. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La società di capitali tuttavia è un contratto, seppur plurilaterale, ed ai fini della qualificazione della stessa come commerciale o meno (elemento che attiene alla causa del contratto) occorre comunque avere riguardo non solo al mero dato formale ma anche e agli elementi valutativi concreti e, quindi, alla possibilità, astrattamente derivante dallo statuto ovvero in concreto esercitata di “tipo” commerciale. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Reputa il Tribunale come la prescrizione dell’art. 1 l.fall. importi quindi un accertamento specifico in ordine al requisito della commercialità, peraltro ben coniugabile col disposto del secondo comma dell’art. 2195 c.c. (cfr. se non risulta diversamente), consentendo di escluderlo (come avviene nel caso di scrutinio sulle “cooperative”) nelle limitate ipotesi in cui l’attività economica svolta non consenta, né in astratto né in concreto, per prescrizione di legge o regolamento (e non di certo per libera autodeterminazione degli organi amministrativi), come nel caso di specie, il perseguimento dell’attività precipua lucrativa. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Tribunale Avezzano, 26 Luglio 2013.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Imprese soggette - In genere - "Holding" di tipo personale suscettibile di fallimento - Nozione. .
È configurabile una "holding" di tipo personale, costituente impresa commerciale suscettibile di fallimento, per essere fonte di responsabilità diretta dell'imprenditore, quando si sia in presenza di una persona fisica che agisca in nome proprio, per il perseguimento di un risultato economico, ottenuto attraverso l'attività svolta, professionalmente, con l'organizzazione e il coordinamento dei fattori produttivi, relativi al proprio gruppo di imprese. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2003, n. 3724.


Promotore finanziario - Esercizio di Impresa commerciale - Requisiti - Poteri di rappresentanza - Rilevanza - Esclusione - Assoggettabilità a fallimento - Sussistenza.
Ai fini della configurabilità dell'esercizio di un'impresa da parte del promotore finanziario (figura disciplinata prima dall'art. 5 della legge n. 1/1991, poi dall'art. 23 D.Lgs. n. 415/1996 e quindi dall'art. 31 D.Lgs. n. 58/1998) è irrilevante che quest'ultimo agisca sulla base di un mandato con rappresentanza o senza rappresentanza. Lo stesso, infatti, è definito, dalle disposizioni citate, come colui che esercita professionalmente, "in qualità di dipendente, agente o mandatario", l'attività di offerta fuori sede di servizi finanziari; pertanto, affinché assuma la qualità di imprenditore è sufficiente che svolga la sua attività sulla base di una propria autonoma organizzazione di mezzi e a proprio rischio, considerato che gli altri elementi che caratterizzano l'attività di impresa già sono presenti, per definizione, nell'attività del promotore finanziario, la quale rientra, quando è svolta da un imprenditore, tra le attività ausiliarie previste dall'art. 2195, n. 5, cod. civ. e costituisce, dunque, impresa commerciale (con conseguente assoggettabilità, tra l'altro, a fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Dicembre 2002, n. 18135.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Imprese soggette - In genere - "Holding" di tipo personale - Estremi - Assoggettabilità a fallimento - Condizioni..
In ipotesi di "holding" di tipo personale, cioè di persona fisica che sia a capo di più società di capitali in veste di titolare di quote o partecipazioni azionarie e svolga professionalmente, con stabile organizzazione, l'indirizzo, il controllo e il coordinamento delle società medesime (non limitandosi così al mero esercizio dei poteri inerenti alla qualità di socio), la configurabilità di un'autonoma impresa, come tale assoggettabile a fallimento, postula che la suddetta attività, sia essa di sola gestione del gruppo (cosiddetta holding pura), ovvero anche di natura ausiliaria o finanziaria (cosiddetta holding operativa), si esplichi in atti, anche negoziali, posti in essere in nome proprio, quindi fonte di responsabilità diretta del loro autore, e presenti altresì obiettiva attitudine a perseguire utili risultati economici, per il gruppo o le sue componenti, causalmente ricollegabili all'attività medesima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Agosto 2002, n. 12113.


Socio finanziatore in maniera continua della società - Qualifica di imprenditore commerciale - Condizioni.
Le prestazioni di garanzia fideiussoria, sia pure operate con continuità, da parte del socio a favore di una società di capitali, così come,, l'attività di finanziamento svolta con continuità, comportano l'assunzione della qualità di imprenditore commerciale solo allorché sia ravvisabile nel socio un fine speculativo proprio ed autonomo rispetto alla società garantita o finanziata e non quando egli agisca nell'esclusivo interesse della società senza alcuno scopo di lucro personale. In tale secondo caso, infatti, il profitto dell'uno si identifica con quello dell'altra e viene così a mancare quella autonomia funzionale che giustifica la configurabilità di una nuova impresa nell'attività del socio e la sua assoggettabilità al fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Aprile 1999, n. 3515.


Compravendita di bestiame includente le operazioni di ricovero, cura ed alimentazione per il periodo tra l'acquisto e la rivendita - Impresa commerciale - Configurabilità - Condizioni.
Al fine dell' assoggettamento alla procedura fallimentare, la attività di compravendita di bestiame, che comprenda le operazioni di ricovero, cura ed alimentazione degli animali, anche per il loro accrescimento corporeo, nel tempo fra l'acquisto e la rivendita, integra un'impresa commerciale, non agricola, qualora dette operazioni non abbiano carattere prevalente, nella complessiva economia aziendale, ma si pongano su un piano marginale ed accessorio rispetto a quella attività di intermediazione nella circolazione degli animali medesimi, in relazione alle esigenze derivanti dalla loro precaria permanenza nel fondo in attesa della rivendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Aprile 1980, n. 2100.


Fallimento - Agenti di commercio - Assoggettabilità alle procedure concorsuali.
Poiché fra le attività ausiliarie contemplate dall'art 2195 n 5 cod civ e compresa quella dell'agente di commercio, che con una propria organizzazione di mezzi e a proprio rischio, promuove contratti per conto del produttore o fornitore di beni o servizi, ricorrono, anche riguardo all'agente, i presupposti soggettivi per l'assoggettamento alle procedure concorsuali quale imprenditore commerciale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 1978, n. 6151.


Fallimento - Pollicultore - Esclusione - Limiti.
La pollicultura rientra di norma nelle attività agricole e non da percio luogo ad impresa commerciale, soggetta in quanto tale a fallimento, a meno che non sia di dimensioni sproporzionate rispetto al fondo o esercitata al di fuori di esso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Dicembre 1976, n. 4577.


Socio finanziatore di una società - Qualifica di imprenditore commerciale - Condizioni - Distinta attività ed autonomo profitto - Necessità - Mancanza - Autonoma dichiarazione di fallimento.
Affinchè il socio finanziatore assuma in concreto la qualità di imprenditore commerciale, e cioè di titolare di un'impresa di sua personale spettanza, posta a latere della società e avente a oggetto il finanziamento di questa, occorre che egli, indipendentemente dall'attività svolta come amministratore in seno alla società, ne svolga un'altra in proprio, diretta alla intermediazione nella circolazione del danaro e consistente nel procurarsi capitali, non per utilizzarli personalmente, ma per prestarli a fine speculativo. Occorre, più precisamente, che egli si proponga di trarre dalla sua attività un proprio e autonomo guadagno rispetto a quello della società finanziata, perché lo scopo di lucro e connaturato al concetto di impresa e non e ipotizzabile che l'imprenditore, invece di prefiggersi un profitto personale, agisca a vantaggio esclusivo di altri, foss'anche la società di cui egli e socio e amministratore. In tal caso, identificandosi il profitto dell'uno con quello dell'altra, le due attività finiscono per confondersi in quanto rivolte allo stesso scopo immediato: il profitto sociale. Ciò importa il difetto di quella autonomia funzionale e finale che e condizione necessaria perché possa configurarsi l'Esercizio, da parte del socio di una società di capitali, di un'impresa individuale che collabori con l'impresa sociale, ma che da questa resti distinta, cosi da poter essere assoggettata ad autonoma dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Dicembre 1976, n. 4577.


Agente di commercio - Promozione di affari di un imprenditore commerciale - Organizzazione propria dell'agente - Qualifica di imprenditore commerciale.
L'agente di commercio è l'operatore che professionalmente e con propria organizzazione di mezzi promuove contratti per conto di un imprenditore commerciale, assume anche egli la qualifica di imprenditore commerciale quale esercente di un'attività ausiliaria ai sensi dell'art 2195 n 5 cod civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Maggio 1973, n. 1516.


Fallimento - Fallito - Operazioni di completamento della campagna di tabacchicultura dopo la rinuncia alla concessione - Operazioni successive alla cessazione dell'attività imprenditoriale - Effetti.
Con riguardo ad impresa di tabacchicultura, l'attività imprenditoriale del concessionario abbraccia l'intero arco della 'campagna' e comprende tutta la serie di attività che vanno dal prelievo e piantagione dei semi fino alla consegna definitiva del prodotto all' amministrazione del monopolio di stato ed al saldo del pagamento di esso. Le operazioni intese al completamento della campagna, anche se effettuate dopo la rinunzia alla concessione e l'alienazione del magazzino, non possono ritenersi successive alla cessazione dell'attività imprenditoriale ed, ove cadano entro il termine di cui all'art 10 della legge fallimentare, consentono la dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Gennaio 1971, n. 182.


Fallimento - Dichiarazione del fallimento - Assoggettabilità - Condizione e presupposti.
Nella nozione di impresa agricola, quale si desume dall'art. 2135 cod. civ. rientra l'Esercizio dell'attività diretta alla coltivazione del fondo, nonche l'attività connessa a tale coltivazione, la quale si inserisca nel consueto e ben delimitato ciclo dell'economia agricola, ad integrazione della suddetta attività. Ha, invece, carattere commerciale o industriale ed e, quindi, soggetta al fallimento, se esercitata sotto Forma di impresa grande e media, quell'attività che, oltre ad essere idonea a soddisfare esigenze connesse alla produzione agricola, risponda, nel contempo, ad altri scopi commerciali o industriali e realizzi utilita del tutto indipendenti dall'impresa agricola o comunque prevalenti rispetto ad essa. -nella specie e stata ritenuta a carattere commerciale l'Esercizio di un,imponente attività di trebbiatura e motoaratura esercitata per conto terzi,indipendentemente dall'Esercizio di una piccola impresa agricola. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Gennaio 1966, n. 150.