LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO II
Del lavoro nell'impresa
CAPO III
Delle imprese commerciali e delle altre imprese soggette a registrazione
SEZIONE II
Dell'obbligo di registrazione

Art. 2196

Iscrizione dell'impresa
TESTO A FRONTE

I. Entro trenta giorni dall'inizio dell'impresa l'imprenditore che esercita un'attività commerciale deve chiedere la iscrizione all'ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione stabilisce la sede, indicando:
1) il cognome e il nome, il luogo e la data di nascita, la cittadinanza ;
2) la ditta;
3) l'oggetto dell'impresa;
4) la sede dell'impresa;
5) il cognome e il nome degli institori e procuratori .
II. L'imprenditore deve inoltre chiedere l'iscrizione delle modificazioni relative agli elementi suindicati e della cessazione dell'impresa, entro trenta giorni da quello in cui le modificazioni o la cessazione si verificano.
L'articolo recava un originario secondo comma, abrogato

GIURISPRUDENZA

Sede effettiva dell'impresa - Individuazione - Presunzione "iuris tantum" di coincidenza con la sede legale - Configurabilità - Trasferimento successivo alla proposizione dell'istanza di fallimento - Rilevanza - Esclusione - Delibera anteriore - Rilevanza - Condizioni.
Ai sensi dell'art. 9 della l.fall., la competenza a provvedere in ordine all'istanza di fallimento spetta inderogabilmente al tribunale del luogo in cui l'impresa debitrice abbia la sua sede effettiva, da presumersi, fino a prova contraria, coincidente con la sede legale, e la cui individuazione deve aver luogo con riguardo al momento del deposito in cancelleria del relativo ricorso, restando irrilevante, per il principio della "perpetuatio iurisdictionis", ogni successivo trasferimento. Tuttavia, ove il fallimento riguardi una società, deve ritenersi ininfluente rispetto alla competenza territoriale, la delibera di trasferimento della sede sociale adottata dall'assemblea in epoca anteriore al deposito dell'istanza di fallimento ma non ancora iscritta nel registro delle imprese alla data del deposito predetto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 11 Febbraio 2019, n. 3945.


Fallimento - Società e consorzi - Società commerciali - Fallimento - Assoggettabilità - Attività commerciale - Effettivo esercizio - Necessità - Esclusione - Differenza dall'imprenditore commerciale individuale - Fattispecie.
Le società costituite nelle forme previste dal codice civile ed aventi ad oggetto un'attività commerciale sono assoggettabili al fallimento indipendentemente dall'effettivo esercizio di una siffatta attività, in quanto esse acquistano la qualità di imprenditore commerciale dal momento della loro costituzione, non dall'inizio del concreto esercizio dell'attività d'impresa, al contrario di quanto avviene per l'imprenditore commerciale individuale. Sicché, mentre quest'ultimo è identificato dall'esercizio effettivo dell'attività, relativamente alle società commerciali è lo statuto a compiere tale identificazione, realizzandosi l'assunzione della qualità in un momento anteriore a quello in cui è possibile per l'impresa non collettiva stabilire che la persona fisica abbia scelto, tra i molteplici fini potenzialmente raggiungibili, quello connesso alla dimensione imprenditoriale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza che aveva attribuito la qualità di impresa commerciale alla società nel cui oggetto sociale erano compresi l'acquisto, la vendita, la permuta e l'edificazione di immobili in genere). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Dicembre 2016, n. 25730.


Registro delle imprese - Scissione - Formazione di due distinte nuove società in accomandita semplice unipersonali - Riserva di ricostituzione della pluralità dei soci - Iscrizione nel registro delle imprese - Inammissibilità..
Non può essere iscritto  al Registro delle Imprese il progetto di scissione di una società ex art. 2506 c.c. con costituzione di due nuove società, entrambe unipersonali con presenza del solo socio accomandatario e con riserva di ciascuno dei due soci accomandatari di ricostituire la pluralità dei soci entro sei mesi, posto che essendo prevista nel progetto di fusione la nascita di nuovi soggetti giuridici, distinti da quello originario o da altri preesistenti, è richiesta dagli artt. 2295 e 2315 c.c. la pluralità di soci, mentre la unipersonalità, disciplinata dall’art. 2272 c.c., è ammissibile solo come sopravvenienza, e quindi non in fase costitutiva. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 04 Gennaio 2012.


Società – Iscrizione nel registro delle imprese – Ufficio territorialmente competente per l’iscrizione – Sede effettiva..
La società che sia soggetta all’obbligo d’iscrizione nel registro delle imprese, va iscritta presso quello tenuto dall’ufficio territorialmente competente in relazione alla sua effettiva sede, che la legge identifica con l’effettiva sede principale dell’impresa sociale, indicandola specificamente e tenendola distinta dalle sue eventuali sedi secondarie. (Giovanni Canino) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 31 Marzo 2010, n. 0.


Società – Iscrizione nel registro delle imprese – Pluralità di sedi – Sede effettiva – Sede effettiva diversa da quella risultante dal registro delle imprese – Non opponibilità a terzi. .
La società che sia soggetta all’obbligo d’iscrizione nel registro delle imprese deve indicare quale sia la sua sede e, qualora abbia più sedi, qual è la sua sede principale e quali sono le sue sedi secondarie. A tal proposito, per i principi che regolano l’efficacia delle iscrizioni obbligatorie nel registro delle imprese (art. 2193 c.c.), non può opporre ai terzi che la sua effettiva sede (principale) sia diversa da quella risultante dal registro delle imprese, salvo che provi che i terzi di volta in volta interessati siano a conoscenza di tale circostanza. (Giovanni Canino) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 31 Marzo 2010, n. 0.


Società cd. di mero godimento – Nullità della società – Iscrizione nel Registro delle Imprese – Esclusione – Precisazioni..
Il mero godimento di beni di proprietà sociale  non può nel vigente sistema di diritto societario trovare spazio all’interno dello schema di alcun tipo sociale, non riconoscendosi in tale fenomeno quegli elementi essenziali richiesti dall’art. 2247 c.c. quali elementi costitutivi della società. Non sembra che tale conclusioni possa essere sovvertita dalla considerazione che il legislatore, in ripetuti interventi (a partire dall’art. 29, L. 27.12.1997, n. 449), abbia previsto agevolazioni fiscali in favore delle società di mero godimento di beni che si fossero trasformate in società semplici, con finalità di emersione di imponibile fiscale e di contrasto dell’uso elusivo dello schermo societario. Ciò per il carattere eccezionale delle norme in questione e per la loro conseguente inidoneità a scardinare il sistema delineato dagli artt. 2247 e 2248 c.c. Si ravvisa pertanto, nell’ipotesi di società avente quale oggetto sociale il mero godimento di beni, la nullità della società per illiceità dell’oggetto sociale, ai sensi dell’art. 1418 c.c., ravvisandosi un contrasto con una norma, seppure ricavata in via sistematica, di carattere imperativo concernente la stessa struttura della società.
Ma non può essere la nullità del contratto sociale e della società stessa ad impedire l’iscrizione di essa nel registro delle imprese, esulando dai compiti e poteri di controllo del conservatore di detto registro quello di rilevare profili di invalidità degli atti di cui si chiede l’iscrizione. Deve invece ritenersi che l’iscrizione, in presenza di una società costituita per il mero godimento di beni, vada negata in forza del controllo qualificatorio rimesso al conservatore dall’art. 11, 6° comma, lett. c), D.P.R. 7.12.1995, n. 581, in base al quale “prima di procedere all’iscrizione, l’ufficio accerta … la corrispondenza dell’atto o del fatto del quale si chiede l’iscrizione a quello previsto dalla legge”. Tale controllo qualificatorio, pur non consentendo un sindacato di validità dell’atto,  esige una verifica di conformità dell’atto costitutivo della società allo schema essenziale dell’art. 2247 c.c. al fine di accertarne la sussumibilità al modello legale per il quale è prevista l’iscrizione. Il particolare atteggiarsi dell’oggetto sociale, nel caso di specie, rivela pertanto la non sussumibilità della società allo schema di cui all’art. 2247 c.c., trattandosi di una fattispecie che il legislatore relega all’ambito dei rapporti di comunione. Dove la società sia stata comune iscritta, deve concludersi nel senso che non sussistevano le condizioni di legge necessarie per l’iscrizione della società nel registro delle imprese, dovendosi pertanto procedere alla cancellazione d’ufficio ai sensi dell’art. 2191 c.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Varese, 31 Marzo 2010.