LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO II
Del lavoro nell'impresa
CAPO III
Delle imprese commerciali e delle altre imprese soggette a registrazione
SEZIONE II
Dell'obbligo di registrazione

Art. 2201

Enti pubblici
TESTO A FRONTE

I. Gli enti pubblici che hanno per oggetto esclusivo o principale un'attività commerciale sono soggetti all'obbligo dell'iscrizione nel registro delle imprese.

GIURISPRUDENZA

Trust - Costituzione di vincolo di vincolo su determinati beni immobili - Revocabilità ex articolo 2901 c.c..
L'atto col quale viene costituito un trust nel quale vengono conferiti i beni immobili è revocabile, ricorrendone i presupposti, ai sensi dell'articolo 2901 c.c. essendo lo stesso un atto titolo gratuito con effetto segregativo al pari di quello ottenibile con il fondo patrimoniale o il conferimento di determinati fondi ad un intermediario finanziario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 18 Febbraio 2015.


Azione revocatoria ex art. 2901 c.c. – Atti di apporto di beni al patrimonio separato e segregato costituito per finalità assistenziali e previdenziali – Ammissibilità – Analogia con lo schema del fondo patrimoniale e del trust.

Qualificazione del relativo negozio giuridico – Natura gratuita o onerosa del negozio – Criteri di individuazione – Rilevanza della “causa concreta”.
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L’apporto di determinati beni al patrimonio di fondi aventi finalità assistenziale e previdenziale, costituenti patrimoni segregati e separati, con lo scopo di assicurare ai partecipanti al fondo prestazioni assistenziali e previdenziali costituisce operazione negoziale complessivamente divergente tanto rispetto allo schema del fondo patrimoniale quanto a quello del “trust” in senso stretto, attingendo struttura e finalità comuni ad entrambe queste figure, ma in esse non risolvendosi compiutamente. La finalità assorbente, in particolare, riposa sull’assicurazione, a vantaggio di membri indeterminati di un nucleo individuato e precisamente definito nel regolamento stesso del fondo, di una serie di prestazioni assistenziali e previdenziali, laddove invece la finalità principale (assistenziale e previdenziale a vantaggio di un determinato nucleo, in parte indeterminato perché allargato a futuri, eventuali discendenti dei legittimati) si realizza costituendo un patrimonio “segregato” e “separato”, sottratto ad iniziative esecutive e cautelari. In quanto tale, tuttavia, esso è certamente accomunabile all’istituto del fondo patrimoniale sotto il profilo dell’astratta revocabilità quale atto a titolo gratuito. (Antonio Cimmino) (Riproduzione riservata)

Al fine di stabilire la natura gratuita o onerosa di tali negozi di apporto al fondo, necessario risulta l’apprezzamento della causa “concreta”, costituita dallo scopo pratico del negozio, e cioè dalla sintesi degli interessi che lo stesso è concretamente diretto a realizzare quale funzione individuale della singola e specifica negoziazione, al di là del modello astratto utilizzato (SS.UU. 18.03.2010 n. 6538 nonché Cass. 10490/2006) dovendosi in particolare tener conto dei seguenti fattori: a) entità attribuzione; b) durata del rapporto; c) qualità del soggetto; d) prospettiva di subire un depauperamento collegato o non collegato ad un sia pur indiretto guadagno o ad un risparmio di spesa. (Antonio Cimmino) (Riproduzione riservata)

Nell’ipotesi di estinzione da parte del terzo, poi fallito, di un’obbligazione preesistente cui egli sia estraneo, l’atto solutorio può dirsi gratuito, agli effetti dell’art. 64 l. fall. solo quando dall’operazione che esso conclude – sia essa a struttura semplice perché esaurita in un unico atto, sia a struttura complessa, in quanto si componga di un collegamento di atti e di negozi – il terzo non ne trae nessun concreto vantaggio patrimoniale ed egli abbia inteso così recare un vantaggio al debitore; può invece la ragione considerarsi onerosa tutte le volte che il terzo riceva un vantaggio per questa sua prestazione dal debitore, dal creditore o anche da altri, così da recuperare anche indirettamente la prestazione adempiuta ad elidere quel pregiudizio, cui l’ordinamento pone rimedio con l’inefficacia ex lege”. (Antonio Cimmino) (Riproduzione riservata)

La costituzione di un patrimonio segregato e separato, se non accompagnata da una trasparente informazione di quantità e qualità di prestazioni collegate al funzionamento del fondo, non può che apparire, nel mondo dei traffici giuridici ed al ceto creditorio, quale segregazione di informazione sulla consistenza del patrimonio del debitore, da cui deriva la inevitabile presunzione di gratuità degli atti di apporto al fondo e di destinazione di essi a null’altro che a sottrarre beni dei debitori dalla garanzia patrimoniale dei creditori di cui all’art. 2740 c.c. (Antonio Cimmino) (Riproduzione riservata)

La finalità di garantire il patrimonio per gli interessi della famiglia, sottraendolo all’esecuzione dei creditori, non costituisce un interesse sufficientemente rilevante, sotto il profilo delle utilità strettamente patrimoniali, tale da attribuire all’atto stesso natura onerosa. (Antonio Cimmino) (Riproduzione riservata)
Tribunale Nola, 24 Ottobre 2013.


Società di capitali – Partecipazione in tutto o in parte pubblica – Natura pubblica o privata – Norme di settore.

Società di capitali – Società con partecipazione pubblica – Natura di soggetto di diritto privato – Ente pubblico – Istituzione o riconoscimento per legge.

Società di capitali – Società con partecipazione pubblica – Natura di soggetto di diritto privato – Norme speciali – Tutela dell’affidamento.

Società – Società per azioni – Partecipazione in tutto o in parte pubblica – Natura pubblica o privata – Causa lucrativa.

Società – Società per azioni – Partecipazione in tutto o in parte pubblica – Natura soggetto – Natura attività – Assoggettabilità a fallimento.

Società di capitali – Società con partecipazione pubblica – Assoggettabilità a fallimento – Principio di uguaglianza – Tutela della concorrenza.
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Una società non muta la sua natura di soggetto privato solo perché un ente pubblico ne possiede, in tutto o in parte, il capitale. Proprio dall'esistenza di specifiche normative di settore che, negli ambiti da esse delimitati, attraggono nella sfera del diritto pubblico anche soggetti di diritto privato, può ricavarsi a contrario, che, ad ogni altro effetto, tali soggetti continuano a soggiacere alla disciplina privatistica. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L'art. 4 della legge n. 70/75, nel prevedere che nessun nuovo ente pubblico può essere istituito o riconosciuto se non per legge, evidentemente richiede che la qualità di ente pubblico, se non attribuita da una espressa disposizione di legge, debba quantomeno potersi desumere da un quadro normativo di riferimento chiaro ed inequivoco. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Eventuali norme speciali che siano volte a regolare la costituzione della società, la partecipazione pubblica al suo capitale e la designazione dei suoi organi, non incidono sul modo in cui essa opera nel mercato né possono comportare il venir meno delle ragioni di tutela dell'affidamento dei terzi contraenti contemplate dalla disciplina privatistica. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L'eventuale divergenza causale rispetto allo scopo lucrativo non appare sufficiente ad escludere che, laddove sia stato adottato il modello societario, la natura giuridica e le regole di organizzazione della partecipata restino quelle proprie di una società di capitali disciplinata in via generale dal codice civile. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Ciò che rileva nel nostro ordinamento ai fini dell'applicazione dello statuto dell'imprenditore commerciale non è il tipo dell'attività esercitata, ma la natura del soggetto. Se così non fosse  si dovrebbe giungere alla conclusione che anche le società a capitale interamente privato cui sia affidata in concessione la gestione di un servizio pubblico ritenuto essenziale sarebbero esentate dal fallimento. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La scelta del legislatore di consentire l'esercizio di determinate attività a società di capitali e dunque di perseguire l'interesse pubblico attraverso lo strumento privatistico comporta anche che queste assumano i rischi connessi alla loro insolvenza, pena la violazione principi di uguaglianza e di affidamento dei soggetti che con esse entrano in rapporto ed attesa la necessità del rispetto delle regole della concorrenza. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 27 Settembre 2013, n. 22209.