LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO III
Del lavoro autonomo
CAPO II
Delle professioni intellettuali

Art. 2236

Responsabilità del prestatore d'opera
TESTO A FRONTE

I. Se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il prestatore d'opera non risponde dei danni, se non in caso di dolo o di colpa grave.


GIURISPRUDENZA

Avvocato - Incarico professionale - Adempimento - Diligenza - Obbligo - Portata - Fondamento - Assolvimento - Onere della prova - Fattispecie.
Nell'adempimento dell'incarico professionale conferitogli, l'obbligo di diligenza da osservare ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 1176, comma 2, e 2236 c.c. impone all'avvocato di assolvere, sia all'atto del conferimento del mandato che nel corso dello svolgimento del rapporto, (anche) ai doveri di sollecitazione, dissuasione ed informazione del cliente, essendo tenuto a rappresentare a quest'ultimo tutte le questioni di fatto e di diritto, comunque insorgenti, ostative al raggiungimento del risultato, o comunque produttive del rischio di effetti dannosi; di richiedergli gli elementi necessari o utili in suo possesso; di sconsigliarlo dall'intraprendere o proseguire un giudizio dall'esito probabilmente sfavorevole. A tal fine incombe su di lui l'onere di fornire la prova della condotta mantenuta, insufficiente al riguardo, dovendo ritenersi il rilascio da parte del cliente delle procure necessarie all'esercizio dello "jus postulandi", attesa la relativa inidoneità ad obiettivamente ed univocamente deporre per la compiuta informazione in ordine a tutte le circostanze indispensabili per l'assunzione da parte del cliente di una decisione pienamente consapevole sull'opportunità o meno d'iniziare un processo o intervenire in giudizio. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata che, senza una plausibile spiegazione alternativa, aveva ritenuto l'avvocato esente da responsabilità, sebbene nel seguire i profili penalistici del protesto per tre cambiali subito dal proprio cliente, non gli avesse segnalato la necessità di richiederne la cancellazione, neppure informandolo sull'opportunità di intraprendere iniziative in ambito civile e in ogni caso, di rivolgersi ad un avvocato civilista, ove si fosse reputato non professionalmente capace in tale ambito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Luglio 2019, n. 19520.


Responsabilità medica – Applicazione retroattiva della legge Gelli-Bianco – Bipartizione della responsabilità civile della struttura sanitaria e dell'esercente la professione sanitaria – Prescrizione – Onere della prova – Distinzione.
Le disposizioni della legge Gelli – Bianco in tema di responsabilità medica (le quali, come è noto, creano una bipartizione della responsabilità civile, differenziando la posizione della struttura sanitaria da quella dell'esercente la professione sanitaria), trovano applicazione anche nei processi in corso.

La struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata che, nell'adempimento della propria obbligazione, si avvalga dell'opera di esercenti la professione sanitaria, anche se scelti dal paziente e ancorché non dipendenti della struttura stessa, risponde, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 del codice civile, delle loro condotte dolose o colpose. La medesima disciplina si applica anche alle prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria ovvero nell'ambito di attività di sperimentazione e di ricerca clinica ovvero in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale nonché attraverso la telemedicina.

In altre parole, la struttura sanitaria risponderà dei fatti illeciti compiuti dagli esercenti la professione sanitaria secondo le regole della responsabilità contrattuale, con importanti conseguenze in termini di prescrizione, onere della prova e danno risarcibile: il termine prescrizionale sarà infatti di dieci anni e il danneggiato dovrà semplicemente provare il titolo da cui deriva l'obbligazione (ad es. c.d. contratto di spedalità) rimanendo in capo alla struttura sanitaria la prova dell'esatto adempimento ovvero dell'inadempimento non imputabile, ed il danno risarcibile è limitato al danno che poteva prevedersi al tempo in cui è sorta l'obbligazione, salvo che in caso di dolo.

L'esercente la professione sanitaria, invece, sarà chiamato a rispondere del proprio operato ai sensi dell'articolo 2043 del codice civile (salvo che abbia agito nell'adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente, ipotesi non ricorrente nel caso di specie), cioè secondo le norme sulla responsabilità extracontrattuale, che prevedono un termine prescrizionale di "soli" cinque anni ed un gravoso onere della prova in capo al danneggiato, che dovrà non solo allegare ma provare il fatto illecito, il danno, l'elemento soggettivo ed il nesso eziologico tra condotta ed evento.

Va inoltre considerato che con riferimento alla posizione del Sanitario, la limitazione di responsabilità professionale ai soli casi di dolo o colpa grave ai sensi dell'art. 2236 c.c. attiene esclusivamente alla perizia nella soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà che trascendono la preparazione media, o perché' la particolare complessità discende dal fatto che il caso non è stato ancora studiato a sufficienza o perché non è stato ancora dibattuto con riferimento ai metodi da adottare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Latina, 27 Novembre 2018.


Avvocato - Errori ed omissioni - Verso il cliente - Presupposti - Scelta della strategia processuale - Rilevanza del comportamento del professionista nel corso della lite - Condizioni - Fattispecie.
In tema di responsabilità dell'avvocato verso il cliente, la scelta di una determinata strategia processuale può essere foriera di responsabilità, purché l'inadeguatezza rispetto al raggiungimento del risultato perseguito dal cliente sia valutata dal giudice di merito "ex ante", in relazione alla natura e alle caratteristiche della controversia e all'interesse del cliente ad affrontarla con i relativi oneri, dovendosi in ogni caso valutare anche il comportamento successivo tenuto dal professionista nel corso della lite; pertanto, in relazione ad una causa che presenti un'elevata probabilità di soccombenza per il proprio cliente, il difensore che abbia accettato l'incarico non può successivamente disinteressarsene del tutto, incorrendo in responsabilità professionale ove esponga il cliente all'incremento del pregiudizio iniziale, se non altro a causa delle spese processuali cui lo stesso va incontro per la propria difesa e per quella della controparte. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, con riferimento a una causa di opposizione a decreto ingiuntivo dal sicuro esito sfavorevole, aveva escluso la responsabilità professionale dell'avvocato il quale, pur avendo sconsigliato il cliente di svolgere l'opposizione, aveva accettato l'incarico in considerazione della sua impossibilità di onorare nell'immediato il debito, adoperandosi successivamente nel corso della lite per addivenire a una transazione, tuttavia non accettata dal cliente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 22 Novembre 2018, n. 30169.


Società di capitali - Aumento del capitale sociale - Conferimento di criptovalute - Ammissibilità.
La criptovaluta deve considerarsi a tutti gli effetti come moneta e cioè quale mezzo di scambio nella contrattazione in un dato mercato, atto ad attribuir valore, quale contropartita di scambio, ai beni e servizi o altre utilità ivi negoziati, talché il suo valore economico non può determinarsi con la procedura di cui al combinato disposto degli artt. 2264 e 2265 c.c., riservata a beni, servizi ed altre utilità. Non esiste, d’altro canto, un sistema di cambio per la “criptovaluta”, che sia stabile ed agevolmente verificabile, come per le monete aventi corso legale in altri Stati. Ne consegue che, non essendo possibile assegnare alla stessa un controvalore certo in euro, deve escludersi l’idoneità della criptovaluta ad essere oggetto di conferimento in società. (Virginia Cristini) (Giuseppe Amato) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 30 Ottobre 2018.


Risarcimento del danno – Responsabilità professionale – Consulente del lavoro – Tardiva comunicazione di assunzione – Perdita dei contributi regionali – Prova del danno – CTU cd. Percipiente.
In materia di responsabilità del professionista, grava sul committente l’onere di provare il danno ed il nesso causale tra la condotta del professionista e il danno medesimo. Non potendosi il giudice limitare a mere congetture, è necessario che, mediante l’ausilio di una CTU, si valuti la corrispondenza tra la somma richiesta a titolo di risarcimento del danno e quella alla quale il committente avrebbe avuto diritto. Nel caso di CTU percipiente, è necessario e sufficiente che la parte deduca il fatto che pone a fondamento del suo diritto e che il giudice ritenga necessaria la disponibilità di specifiche cognizioni tecniche. [Nella fattispecie, la Corte ha confermato la legittimità della condanna di un consulente del lavoro a risarcire all’impresa committente il danno conseguente alla perdita dei contributi regionali causata dalla tardiva comunicazione dell’assunzione di un apprendista, avendo il CTU acclarato che il mancato ottenimento del contributo era dipeso dalla negligenza del consulente.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 19 Luglio 2018, n. 19148.


Società di capitali - Aumento del capitale sociale - Conferimento di criptovalute - Ammissibilità - Contenuto relazione giurata ex art. 2465 c.c..
Posta l'idoneità delle "criptovalute", in generale, a costituire elemento di attivo idoneo al conferimento nel capitale di una s.r.l., deve escludersi che il bene concretamente conferito nel caso di specie soddisfi il requisito di cui all'art. 2464, comma secondo, c.c. trattandosi di moneta virtuale ancora in fase sostanzialmente embrionale, che allo stato - non presenta i requisiti minimi per poter essere assimilata ad un bene suscettibile in concreto di una valutazione economica attendibile. L’esame di tali requisiti e tra essi: dell'idoneità del bene ad essere oggetto di valutazione, in un dato momento storico; (ii) dell'esistenza di un mercato di riferimento, quale presupposto di qualsivoglia attività valutativa e (iii) dell'idoneità del bene ad essere "bersaglio" dell'aggressione da parte dei creditori sociali, costituisce il nucleo centrale della relazione giurata richiesta dall'art. 2465 c.c., per un verso escludendosi che il giudice possa sostituire integralmente la propria valutazione di merito a quella dell'esperto, ma dovendosi peraltro ammettere la facoltà per il giudice dì sindacare la completezza, logicità, coerenza e ragionevolezza delle conclusioni raggiunte dall'esperto. (Virginia Cristini) (Giuseppe Amato) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 18 Luglio 2018.


Notaio - Responsabilità - Omessa verifica dell'esistenza di iscrizioni pregiudizievoli a carico del dante causa del venditore - Responsabilità del notaio - Prova della consapevolezza delle parte acquirente in ordine alla iscrizione pregiudizievole - Esclusione - Fattispecie.
Non sussiste la responsabilità professionale del notaio che abbia omesso di indicare la presenza di iscrizioni ipotecarie su immobili trasferiti mediante atto da lui rogato quando sia provato che il contraente interessato a tale informazione conosceva l'esistenza di quelle formalità. (Nella specie, la S.C. in un giudizio risarcitorio promosso dagli acquirenti di un immobile nei confronti del notaio richiesto della redazione dell'atto pubblico di compravendita, ha ritenuto idoneo ad attestare la conoscenza, da parte dei compratori, dell'ipoteca gravante sul bene il fatto che nel contratto fosse stata inserita una clausola, sia pure seguita da annotazione di annullamento, contenente l'impegno della parte venditrice a provvedere alla cancellazione dell'iscrizione pregiudizievole). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Giugno 2018, n. 17010.


Avvocato - Responsabilità civile - Incarico di agire esecutivamente per recupero credito – Accordo negoziale per il soddisfacimento del credito con impegno del creditore a richiedere l’estinzione dell'esecuzione e la cancellazione del pignoramento – Danni subiti dal cliente in relazione alla permanenza della procedura esecutiva – Prova della comunicazione dell’accordo negoziale – A carico del cliente – Sussistenza.
In tema di contratto di patrocinio, grava sul cliente (e non sull'avvocato) l'onere della prova della comunicazione al difensore - incaricato di agire esecutivamente per il recupero di un credito - dell'avvenuto raggiungimento di un accordo, in conseguenza del quale il cliente non solo ha perso interesse alla prosecuzione del procedimento esecutivo, ma, essendo stato soddisfatto, si è anche impegnato a chiedere l'estinzione del processo immobiliare e la cancellazione, a propria cura e spese, della trascrizione del pignoramento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 18 Agosto 2017, n. 20159.


Avvocato - Contratto di patrocinio - Onere della prova - Responsabilità del professionista per mancata tempestiva proposizione del ricorso per cassazione.
Qualora il cliente abbia fornito la prova della conclusione del contratto di patrocinio, con il conferimento dell'incarico all'avvocato di proporre azione in giudizio in primo ed in secondo grado, non è necessario il conferimento di ulteriore mandato per agire in sede di legittimità, della cui prova sia gravato il cliente. La sola circostanza che questi non abbia rilasciato la procura speciale richiesta allo scopo non esclude la responsabilità del professionista per mancata tempestiva proposizione del ricorso, gravando sull'avvocato l'onere di provare di aver sollecitato il cliente a fornire indicazioni circa la propria intenzione di proporre o meno ricorso per cassazione avverso la sentenza sfavorevole di secondo grado e di averlo informato di questo esito e delle conseguenze dell'omessa impugnazione, nonché l'onere di provare di non aver agito in sede di legittimità per fatto a sé non imputabile (quale il rifiuto di impugnare o di sottoscrivere la procura speciale da parte del cliente) ovvero per la sopravvenuta cessazione del rapporto contrattuale». (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 03 Marzo 2017, n. 7410.


Avvocato - Responsabilità civile - Errori ed omissioni - Eccezione d'inadempimento da parte del cliente - Legittimità - Condizioni - Fattispecie.
L'eccezione d'inadempimento, ex art. 1460 c.c., può essere opposta dal cliente all'avvocato che abbia violato l'obbligo di diligenza professionale, purché la negligenza sia idonea a incidere sugli interessi del primo, non potendo il professionista garantire l'esito comunque favorevole del giudizio ed essendo contrario a buona fede l'esercizio del potere di autotutela ove la negligenza nell’attività difensiva, secondo un giudizio probabilistico, non abbia pregiudicato la "chance" di vittoria. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva ritenuto inadempiente la condotta dell'avvocato, consistita nella mancata presenza all'udienza di ammissione dei mezzi di prova e nell'omessa produzione di un documento attestante le spese mediche sostenute, in quanto la mera assenza all'udienza di ammissione dei mezzi di prova non implica alcuna rinuncia implicita alle deduzioni istruttorie, formulate negli atti introduttivi o nelle appendici scritte dell'udienza di trattazione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 15 Dicembre 2016, n. 25894.


Appalto - Direttore e direzione dei lavori - Direttore dei lavori per conto del committente - Dovere di vigilanza sull'esecuzione dell'opera - Responsabilità per vizi progettuali - Esclusione - Limiti.
Il direttore dei lavori per conto del committente esercita i medesimi poteri di controllo sull'attuazione dell'appalto che questi ritiene di non poter svolgere di persona, sicché ha il dovere, attesa la connotazione tecnica della sua obbligazione, di vigilare affinché l'opera sia eseguita in maniera conforme al progetto, al capitolato e alle regole della buona tecnica, senza che da tale attività derivi la sua corresponsabilità con l'appaltatore per i difetti dell'opera derivanti da vizi progettuali, salvo egli sia stato espressamente incaricato dal committente di svolgere anche l'attività, aggiuntiva rispetto a quella oggetto della sua normale prestazione, di verificare la fattibilità e l'esattezza tecnica del progetto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 Settembre 2016, n. 18285.


Avvocato - Responsabilità civile - Errori ed omissioni - Tardiva proposizione di appello avverso sentenza di condanna a pena detentiva - Impossibilità per l'imputato di fruire di una riduzione di pena - Liquidazione del danno - Applicazione della disciplina sull'ingiusta detenzione - Esclusione - Liquidazione equitativa - Necessità.
In tema di responsabilità professionale dell'avvocato per tardiva impugnazione di una sentenza penale di condanna, cui consegua l'impossibilità per il cliente di ottenere una riduzione della pena detentiva in sede di gravame (nella specie, per non potere accedere al cd. "patteggiamento in appello"), il pregiudizio di carattere non patrimoniale patito dal condannato non può essere risarcito applicando automaticamente i criteri elaborati dalla giurisprudenza penale per il ristoro del danno da ingiusta detenzione - trattandosi di condanna legalmente data e, quindi, di detenzione legittima - ma va liquidato in via equitativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 Giugno 2016, n. 12280.


Avvocato e procuratore - Responsabilità civile - Contegno del professionista - Mancata tempestiva attivazione della pretesa risarcitoria del proprio assistito - Prescrizione del credito verso taluni dei condebitori solidali - Danno risarcibile ex art. 1223 c.c. - Sussistenza.
In tema di responsabilità professionale, il negligente comportamento dell'avvocato che, omettendo di attivare tempestivamente la pretesa risarcitoria del proprio assistito, abbia determinato il decorso della prescrizione del credito verso taluni dei condebitori solidali, determina un danno risarcibile ex art. 1223 c.c. consistente nella perdita della possibilità di avvalersi di più coobbligati, e, quindi, di agire direttamente nei confronti di quelli presumibilmente più solvibili, quali sono in particolare - in caso di crediti derivanti da un sinistro stradale - le società assicuratrici rispetto alle persone fisiche. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 10 Giugno 2016, n. 11907.


Avvocato e procuratore - Responsabilità civile - Errori ed omissioni - Verso il cliente - Presupposti - Imperizia - Ignoranza o violazione di precise norme di legge - Configurabilità - Scelta della strategia processuale - Condizioni - Accertamento.
In tema di responsabilità dell'avvocato verso il cliente, è configurabile imperizia del professionista allorché questi ignori o violi precise disposizioni di legge, ovvero erri nel risolvere questioni giuridiche prive di margine di opinabilità, mentre la scelta di una determinata strategia processuale può essere foriera di responsabilità purché la sua inadeguatezza al raggiungimento del risultato perseguito dal cliente sia valutata (e motivata) dal giudice di merito "ex ante" e non "ex post", sulla base dell'esito del giudizio, restando comunque esclusa in caso di questioni rispetto alle quali le soluzioni dottrinali e/o giurisprudenziali presentino margini di opinabilità - in astratto o con riferimento al caso concreto - tali da rendere giuridicamente plausibili le scelte difensive compiute dal legale ancorché il giudizio si sia concluso con la soccombenza del cliente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 10 Giugno 2016, n. 11906.


Concordato fallimentare - Esecuzione - Accantonamenti per giudizi pendenti - Sindacato del tribunale - Limiti.
In sede di esecuzione del concordato fallimentare, al tribunale compete la verifica dei criteri applicati dal curatore nel disporre gli accantonamenti dallo stesso effettuati in vista di eventuali giudizi pendenti; in particolare, il tribunale dovrà verificare se gli accantonamenti siano palesemente difformi dalle regole di corretta amministrazione, mentre non potrà entrare nel merito delle singole scelte gestorie e discrezionali in ordine alla concreta misura degli stessi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Maggio 2016.


Contratto di prestazione d’opera intellettuale – Responsabilità del professionista prestatore d’opera intellettuale – Diligenza del professionista – Incarico meramente esecutivo – Limiti della responsabilità.
La responsabilità del professionista trova un limite nell’ambito dell’incarico conferito e nei caratteri meramente esecutivi dell’incarico stesso. (Fabrizio Gioffredi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 04 Maggio 2016.


Società - Responsabilità limitata - Illegittimi prelievi dalle casse sociali - Chiamata in causa del professionista - Fattispecie - Infondatezza.
I prelievi dalle casse sociali illegittimamente effettuati dagli amministratori vengono normalmente a conoscenza del professionista che assiste la società solo dopo che gli stessi sono stati effettuati, per cui appare improbabile che lo stesso professionista possa essere ritenuto responsabile per non averli impediti, in quanto detti comportamenti costituiscono veri e propri atti di gestione posti in essere dagli amministratori o dai soci della società dei quali gli autori sono direttamente responsabili nei confronti della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 03 Agosto 2015.


Professione intellettuale - Difformità e vizi dell'opera - Applicazione dell'articolo 2226 c.c. - Esclusione - Installazione di una protesi dentaria - Prestazione di un bene immateriale - Attività riservata al medico dentista di diagnosi, di scelta della terapia e successiva applicazione della protesi e del controllo sulla stessa

Medico dentista - Applicazione della protesi - Obbligo di verificare la reale situazione dei denti e delle cure pregresse
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L'art. 2226 cod. civ., che regola i diritti del committente per il caso di difformità e vizi dell'opera, non è applicabile al contratto di prestazione di opera professionale intellettuale; essa infatti ha per oggetto, pur quando si estrinsechi nell'istallazione di una protesi dentaria, la prestazione di un bene immateriale in relazione al quale non sono percepibili, come per i beni materiali, le difformità o i vizi eventualmente presenti, assumendo rilievo assorbente l'attività riservata al medico dentista di diagnosi della situazione del paziente, di scelta della terapia, di successiva applicazione della protesi e del controllo della stessa. Pertanto, non potendosi individuare un'entità materiale nell'opera del dentista, la protesi può considerarsi un'opera materiale ed autonoma solo in quanto oggetto della prestazione dell'odontotecnico. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Opera in modo negligente il medico dentista che non verifichi la reale situazione dei denti, anche sulla base delle cure pregresse, sui quali effettua l'installazione della protesi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 22 Giugno 2015, n. 12871.


Lavoratore autonomo - Professionista - Responsabilità civile - Commercialista che predispone la contabilità Iva per conto dell'esportatore abituale - Errata comunicazione sull'ammontare della disponibilità del plafond Iva.
Il commercialista che predispone la contabilità Iva per conto dell’imprenditore “esportatore abituale”, nel caso che effettui, verso l’imprenditore, una errata comunicazione sull’ammontare della disponibilità del plafond iva, risponde del danno subito dall’impresa, mentre il professionista che predispone la sola dichiarazione del Modello Unico va esente a responsabilità. (Enrico Ancillotti) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 28 Dicembre 2014.


Responsabilità civile – Professioni intellettuali – Avvocato – Responsabilità del nuovo difensore per la pronunzia di inammissibilità della mutatio libelli introdotta in causa – Sussiste – Ragioni

Responsabilità civile – Professioni intellettuali – Avvocato – Obblighi informativi – Finalizzazione al consenso informato del cliente – Permanenza degli obblighi per tutta la durata del rapporto

Responsabilità civile – Professioni intellettuali – Avvocato – Giudizio di responsabilità per mancato adempimento degli obblighi informativi gravanti sul professionista – Ripartizione dell’onere probatorio

Responsabilità civile – Professioni intellettuali – Avvocato – Obbligo di informare il cliente di scelta processuale che abbia rilevanti conseguenze (precisazione-modificazione della domanda) – Sussiste – Modalità di assolvimento
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Il difensore subentrato in corso di giudizio nella difesa della parte attrice, quand’anche ravvisi l’erronea impostazione giuridica della citazione, non può prescindere, nella predisposizione dei successivi atti del procedimento, dalla diligente considerazione dei consolidati criteri discretivi tra la semplice emendatio libelli e la effettiva mutatio libelli che, implicando la novità della domanda sotto il profilo della causa petendi e del petitum, conducono alla inevitabile inammissibilità di siffatta domanda nuova, introducendo, al tempo stesso, una grave contraddizione logica nella linea difensiva nell’eventuale sede di gravame; la preventiva considerazione dei predetti aspetti è pienamente esigibile, in quanto rientrante nella diligenza media del professionista forense, senza implicare – nella specie – l’esimente della “speciale difficoltà” di cui all’art. 2236 c.c.. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’esigenza dell’attività informativa del professionista nella fase precontrattuale è funzionale al conseguimento di un consenso informato da parte del cliente e trova il suo fondamento nei principii di cui all’art. 1175 c.c. nonché, per i rapporti sorti dopo il 2 febbraio 2013, anche nell’art. 13, comma 5, L.247/2012, che prevede tra gli obblighi informativi che il professionista forense deve osservare, prima del formale conferimento dell’incarico, anche quello di comunicare al cliente il grado di complessità dell’incarico stesso e di fornirgli tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili da quel momento fino a quello dell’esaurimento della propria attività; una volta che il contratto di prestazione d’opera professionale sia stato concluso, l’obbligo informativo permane per tutto il corso del rapporto perché costituisce oggetto primario della prestazione professionale. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Qualora il cliente non raggiunga il risultato cui mirava attraverso l’opera del professionista e attribuisca al medesimo la responsabilità dell’insuccesso, grava sul professionista l’onere di dimostrare i termini dell’accordo raggiunto con il cliente e il prodotto dell’attività consultiva svolta in favore dello stesso, in conformità ai principii affermati in tema di riparto dell’onere probatorio nei giudizio in cui sia prospettato l’inadempimento di obbligazioni contrattuali; in tale prospettiva risulta evidente come, attraverso l’assolvimento dell’obbligo informativo, il professionista sia chiamato a fornire la prova di aver colto tutti gli aspetti necessari a fornire una corretta ed esaustiva consulenza e, attraverso le informazioni assunte nel corso di essa dal cliente, una piena ed utile assistenza a quest’ultimo. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’avvocato ha obbligo di far comprendere ai propri assistiti il significato e le possibili conseguenze processuali della decisione di procedere ad una precisazione-modificazione della domanda. Sebbene il particolare sia molto tecnico, e come tale è difficilmente comprensibile da chi non abbia una approfondita conoscenza giuridica, la rilevanza di esso impone al professionista di renderlo intellegibile agli attori mediante l’utilizzo di concetti ed espressioni che fossero alla loro portata. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 04 Luglio 2014.


Responsabilità civile – Professioni intellettuali – Avvocato – Imperizia e negligenza – Fattispecie

Responsabilità civile – Professioni intellettuali – Avvocato – Omesso accertamento di elemento essenziale della controversia che implichi applicazione di istituti generali del diritto – Imperizia e negligenza – Sussistono

Responsabilità civile – Professioni intellettuali – Avvocato – Nesso causale tra condotta negligente del professionista e risultato sfavorevole per il cliente – Accertamento secondo criterio prognostico di tipo probabilistico – Necessità

Responsabilità civile – Professioni intellettuali – Avvocato – Obblighi informativi – Finalizzazione al consenso informato del cliente – Permanenza degli obblighi per tutta la durata del rapporto
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Nell’espletamento di un incarico professionale, sono ravvisabili tutti i profili di imperizia e negligenza dell’avvocato che, presentato l’atto di querela per reati commessi da terzi in danno del cliente e costituitosi parte civile nel dibattimento, aperto dopo il compimento del termine prescrizionale penale, non abbia tenuto conto del maturarsi anche del termine prescrizionale civile, omettendo, già nella pendenza delle indagini, un atto interruttivo del diritto al risarcimento del danno da illecito extra contrattuale e poi inducendo il cliente ad agire per il risarcimento del danno da irragionevole durata del procedimento penale ed a ricorrere quindi in cassazione avverso il provvedimento di rigetto del ricorso “legge Pinto”, prospettando al cliente stesso il proprio ottimismo sulla probabilità di ottenere, per effetto dell’accoglimento del gravame, la condanna dello Stato al pagamento di una somma, indicata in un importo - varabile tra un minimo di ventimila euro ed un massimo di trecentomila euro - che non solo avrebbe risarcito il cliente del danno arrecatogli dai fatti di reato, ma lo avrebbe anche arricchito. Nelle descritte condotte del professionista è ravvisabile quantomeno la grave negligenza e l’imperizia consistite nella omessa considerazione e nella omessa informazione del cliente circa basilari principi giuridici in tema di rapporto tra prescrizione penale e prescrizione civile, nonché a proposito dei limiti di legge propri dell’azione da “legge Pinto”. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’avvocato, al fine di adempiere diligentemente all’incarico di presentazione di atto di querela, deve tutelare il proprio assistito sotto ogni profilo, compreso quello civilistico, sicché il protrarsi delle indagini penali ed il compimento del termine di prescrizione dei reati oggetto della querela rendono doveroso per il professionista considerare la necessità dell’invio di un atto interruttivo del termine di prescrizione del diritto al risarcimento dal danno da illecito extra contrattuale, pacifico essendo che l’atto di denunzia–querela non è idoneo allo scopo; l’inerzia del professionista al riguardo giustifica pienamente un giudizio di responsabilità nei confronti del cliente per avere omesso un accertamento che, per l’esercente la professione forense, costituisce adempimento rutinario preliminare già all’iniziale sommaria disamina degli elementi essenziali della questione affidatagli e che, pertanto, avendo ad oggetto l’applicazione di un istituto generale del diritto civile e non comportando soluzioni d’opinabili questioni di diritto od interpretazione particolarmente impegnativa di normative complesse, costituisce un’ipotesi di ignoranza d’istituti elementari ovvero d’incuria o d’imperizia insuscettibili di giustificazione. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La valutazione della sussistenza del nesso causale tra condotta del professionista intellettuale e risultato sfavorevole per il cliente costituisce indispensabile presupposto per la formulazione di un giudizio di responsabilità del primo e va effettuata, secondo un criterio prognostico giacché, in materia di responsabilità per colpa professionale, al criterio della certezza degli effetti della condotta si può sostituire, nella ricerca del nesso di causalità, quello della probabilità di tali effetti e della idoneità della condotta a produrli cosicché il rapporto causale sussiste anche quando l’opera del professionista, se correttamente e prontamente svolta, avrebbe avuto non già la certezza bensì serie ed apprezzabili possibilità di successo; pertanto, nel caso di omessa considerazione, da parte dell’avvocato, del verificarsi di termini prescrizionali durante lo svolgimento dell’incarico professionale, è ravvisabile il nesso causale tra l’imperizia del professionista ed il danno patito dal cliente in conseguenza dell’estinzione del diritto che – secondo gli elementi del caso di specie – avrebbe avuto ragionevoli possibilità di riconoscimento in giudizio. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’esigenza dell’attività informativa del professionista nella fase precontrattuale è funzionale al conseguimento di un consenso informato da parte del cliente e trova il suo fondamento nei principii di cui all’art. 1175 c.c. nonché, per i rapporti sorti dopo il 2 febbraio 2013, anche nell’art. 13, comma 5, L.247/2012, che prevede tra gli obblighi informativi che il professionista forense deve osservare, prima del formale conferimento dell’incarico, anche quello di comunicare al cliente il grado di complessità dell’incarico stesso e di fornirgli tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili da quel momento fino a quello dell’esaurimento della propria attività; una volta che il contratto di prestazione d’opera professionale sia stato concluso, l’obbligo informativo permane per tutto il corso del rapporto perché costituisce oggetto primario della prestazione professionale. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 17 Giugno 2014.


Società di capitali – Società per azioni – Riacquisto di azioni proprie – Applicabilità dell’art. 5 Reg. Consob 2273/2003 nel caso di esercizio di opzioni put – Esclusione

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio – Successive delibere assembleari di programmazione del riacquisto di azioni proprie – Omessa impugnazione delle delibere da parte del socio – Rinunzia tacita al diritto di opzione put – Non sussiste

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio – Successive delibere assembleari di programmazione del riacquisto di azioni proprie – Risoluzione del patto di opzione per impossibilità sopravvenuta – Non sussiste

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio –  Risolubilità del patto per eccessiva onerosità sopravvenuta – Non sussiste

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio – Inclusione nei divieti di prestiti e garanzie di cui all’art. 2358 c.c. – Non sussiste

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio – Nullità ex art. 2265 c.c. – Non sussiste

Avvocato – Liquidazione giudiziale del compenso – Regolamento di cui al DM 55/2014 – Rimborso forfettario spese generali – Variabilità tra 1% e 15% – Valore medio del 7,50% – Sussiste – Ragioni
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L’art. 5 del regolamento Consob n.2273/2003 disciplina le modalità di esecuzione dei programmi di riacquisto di azioni proprie delle società quotate in borsa e, quindi, si riferisce al caso in cui una società per azioni decida di procedere ad un numero non preventivamente determinato di negoziazioni da effettuarsi in luoghi deputati alle contrattazioni collettive; non rientra, pertanto, nell’ambito di applicazione di tale norma l’ipotesi di una negoziazione (nella specie: opzioni put) che costituisca adempimento di una specifica obbligazione preventivamente assunta nei confronti di un singolo soggetto. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Non è configurabile una tacita rinunzia alle opzioni put, previste da una preesistente convenzione tra il socio e la società, nel caso in cui il socio, titolare del diritto di opzione, non abbia impugnato le successive delibere assembleari, volte a regolamentare i programmi societari di riacquisto di azioni proprie in conformità al disposto di cui all’art. 5 del regolamento Consob n.2273/2003, che disciplina le modalità di esecuzione dei programmi di riacquisto di azioni proprie delle società quotate in borsa. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’art. 5 del regolamento Consob n.2273/2003, che disciplina le modalità di esecuzione dei programmi di riacquisto di azioni proprie delle società quotate in borsa, non costituisce causa di risoluzione ex art. 1463 c.c., per impossibilità sopravvenuta per gli amministratori della società onerata, del patto di opzione put previsto quale adempimento di una specifica obbligazione assunta nei confronti di un singolo soggetto. Ciò in quanto le stesse delibere assembleari, adottate in attuazione della predetta norma regolamentare (anche a voler in tesi ammettere il loro carattere impeditivo dell’adempimento del patto di opzione) renderebbero imputabile allo stesso debitore l’asserita impossibilità di adempimento. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Non è applicabile il disposto dell’art. 1467 c.c. ove l’asserita eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione della società onerata consista nel maggior prezzo delle azioni proprie, previsto per preesistenti opzioni put, rispetto a quello di mercato rilevabile all’atto dell’esercizio del diritto di opzione da parte del socio. il prezzo predeterminato nel patto di opzione costituisce, infatti, il contemperamento degli interessi dei paciscenti, rientrando nella normale alea contrattuale la determinazione del prezzo di riacquisto delle azioni proprie. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’art. 2358 c.c., con le espressioni prestiti e garanzie, si riferisce ad istituti che assolvano una funzione tipica di garanzia e vengano impiegati allo scopo di favorire l’acquisto di azioni della società; esula, pertanto, dall’ambito di applicazione della norma l’opzione di vendita concessa dalla società al socio in adempimento di obblighi convenzionalmente assunti e rivolti a garantire l’invariabilità del valore delle azioni, per soddisfare un interesse dei paciscenti del tutto diverso da quello di acquistare azioni della società. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Il patto leonino può considerarsi nullo ex art. 2265 c.c. in presenza di due condizioni rappresentate dalla esclusione del socio, in via alternativa, da "ogni" partecipazione agli utili o alle perdite (ed a maggior ragione quando venga escluso da entrambe le forme di partecipazione indicate), a dalla inclusione del patto, in via di normalità, nel contratto sociale, sicché risulti caratterizzato dalla natura costante e totale della esclusione della partecipazione del socio dagli utili e/o dalle perdite; difettano entrambi i predetti requisiti nel caso di opzione put non contenuta né nello statuto della società né in un patto parasociale, ma in un contratto di compravendita nel quale il patto di opzione configuri modalità di corresponsione del prezzo e risulti funzionale all’interesse della società all’acquisto dello specifico oggetto dedotto in contratto, in conformità al disposto dell’art. 1322 c.c.. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La percentuale del 15%, fissata dall’art. 2, comma 2, del Regolamento di cui al DM 55/2014 per il rimborso forfettario delle spese generali costituisce l’entità massima riconoscibile a tale titolo, come si desume dalla previsione legislativa della fissazione di una “misura massima” da parte dell’art. 13, comma 10, L. 247/2012, espressamente richiamato nella relazione illustrativa al DM 55/2014; pertanto secondo il regolamento, ma anche secondo la legge, l’entità del rimborso forfettario può variare dall’1% al 15%. A fronte di tali dati normativi, la precisazione, contenuta nell’art. 2, comma 2, DM 55/2014, che il riconoscimento del rimborso forfettario per spese generali debba “di regola” aver luogo nella percentuale del 15% non vale ad individuare un limite vincolante - non previsto dalla legge - per il giudice che pertanto, in difetto di istanza adeguatamente motivata per l’applicazione della percentuale massima, può riconoscere, a titolo di rimborso spese generali in favore della parte vittoriosa, il valore medio, pari allo 7,50% della somma liquidata a titolo di compenso. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 26 Maggio 2014.


Espropriazione forzata – Consulente tecnico d’ufficio – Esperto stimatore nominato ai sensi dell’articolo 569 c.p.c. – Natura – Colpa grave – Rapporto di causalità..
La responsabilità del consulente tecnico d’ufficio, così come quella dell’esperto stimatore nominato ai sensi dell’art. 569, comma 1 c.p.c., è regolata dall’art. 64 c.p.c., sul metro della colpa grave. Il consulente, quindi, risponde dei danni cagionati alla parte che siano in rapporto di causalità con le sue attività e che siano connotate dal requisito della colpa grave. Ferma perciò la connotazione aquiliana dell’illecito, al danneggiato compete la prova, oltre che del danno, del nesso di causalità tra esso e la condotta del consulente e la caratterizzazione della colpa in capo a costui in termini di gravità. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Deve escludersi il nesso causale tra l’errata descrizione verbale della consistenza di un immobile sottoposto ad esecuzione forzata, contenuta nella relazione dell’esperto stimatore nominato ai sensi dell’art. 569, comma 1, c.p.c., e la decisione di chi, sulla base di essa, formula l’offerta di acquisto dell’immobile e  versa la cauzione prevista dall’art. 571 comma 2, c.p.c. allorchè nella predetta relazione sia esattamente individuato il compendio, mediante richiamo ai relativi dati catastali, e sia anche contenuta la raccomandazione che sarà onere di parte offerente “verificare, a propria cura, preventivamente il bene sotto ogni profilo”. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 19 Marzo 2013.


Collegio sindacale - Responsabilità - Dovere di controllo - Obbligo di diligenza - Contenuto - Valutazione in riferimento alla natura dell'attività svolta ed all'attività della società - Necessità - Fattispecie in materia di controllo delle valutazioni di bilancio.
L'attività espletata dai componenti del collegio sindacale di una società di capitali ha carattere professionale e, pertanto, anche anteriormente alla modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 6 del 2003, doveva essere svolta con la diligenza richiesta dalla natura dell'attività (art. 1176, secondo comma, cod. civ.), da valutare in rapporto alle specifiche caratteristiche di quella esercitata dalla società e dell'oggetto sociale della medesima, sicchè è configurabile, ex art. 2407, cod. civ., la responsabilità dei sindaci di una società d'assicurazioni, i quali abbiano omesso di rilevare l'illegittima formazione ed iscrizione in bilancio di determinate poste del passivo (nella specie, della riserva premi e della riserva sinistri), essendo irrilevante che il relativo controllo possa richiedere la soluzione di questioni di speciale difficoltà. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2005, n. 2538.