LIBRO SESTO
Della tutela dei diritti
TITOLO II
Delle prove
CAPO II
Della prova documentale
SEZIONE I
Dell'atto pubblico

Art. 2700

Efficacia dell'atto pubblico
TESTO A FRONTE

I. L'atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti.


GIURISPRUDENZA

Opposizione a ordinanza ingiunzione – Emessa dall’Ispettorato del Lavoro – Onere della prova – Incombe sull’Ispettorato – Verbale ispettivo – Valore di prova legale – Limitato agli accertamenti compiuti – Affermazione – Dichiarazioni testimoniali – Conferma in giudizio – Necessità – Sussiste.
Nel giudizio di opposizione a ordinanza ingiunzione dell’Ispettorato del Lavoro, quest’ultimo, pur formalmente convenuto, è da ritenersi ricorrente sostanziale e quindi parte sulla quale incombe l’onere processuale di provare i fatti posti a fondamento della pretesa avanzata con l’emissione dell’ordinanza ingiunzione impugnata.

Al fine di provare le violazioni non è sufficiente la semplice produzione del verbale ispettivo poiché le dichiarazioni raccolte dal pubblico ufficiale, per potere assumere la dignità di piena prova, devono essere confermate in sede di giudizio dai soggetti che le hanno rese, assumendo – in mancanza  della predetta conferma – il valore di semplici elementi di valutazione liberamente apprezzabili dal giudice. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino, 22 Ottobre 2018.


Credito - Accertamenti ispettivi della Banca d'Italia - Valore probatorio.
La natura del processo verbale delle ispezioni eseguite dalla Banca d'Italia non comporta che la funzione certificatoria sia estesa anche alle valutazioni espresse dagli organi ispettivi che, per loro stessa natura, hanno margini più o meno ampi di discrezionalità, sicché non può sostenersi che le risultanze siano incontrovertibili e provviste di una presunzione assoluta di verità che non ammette prova contraria.

Gli accertamenti ispettivi della Banca d'Italia nell'ambito dell'attività di vigilanza sul sistema bancario, a norma degli artt. 54 t.u.b. e 10 t.u.f. (d. Igs. 24 febbraio 1998, n. 58), fanno piena prova ex art. 2700 c.c., fino a querela di falso, con riguardo ai fatti attestati dal pubblico ufficiale nella relazione ispettiva come avvenuti in sua presenza o da lui compiuti o conosciuti senza alcun margine di apprezzamento, nonché con riguardo alla provenienza del documento dallo stesso pubblico ufficiale ed alle dichiarazioni delle parti, mentre la fede privilegiata non si estende agli apprezzamenti ed alle valutazioni ivi contenute né ai fatti di cui i pubblici ufficiali hanno avuto notizia da altre persone, ovvero ai fatti che si assume veri in virtù di presunzioni o di personali considerazioni logiche. Pertanto, le valutazioni e le ipotesi conclusive contenute nelle relazioni ispettive della Banca d'Italia costituiscono elementi di convincimento con i quali il giudice deve confrontarsi criticamente, e tuttavia, sebbene provengano da una fonte autorevole, non possono essere recepite in modo aprioristico e possono essere contraddette con strumenti istruttori adeguati, quale è, ad esempio, la c.t.u. svolta nel contraddittorio delle parti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 30 Maggio 2018, n. 13679.


Espropriazione forzata – Pignoramento presso terzi eseguito dall'agente di riscossione ai sensi dell'art. 72-bis d.P.R. n. 602 del 1973 – Natura di atto pubblico – Esclusione – Elenco contenente l'indicazione delle cartelle di pagamento – Fede pubblica e piena prova fino a querela di falso – Esclusione.
L'atto di pignoramento presso terzi eseguito dall'agente di riscossione ai sensi dell'art. 72-bis d.P.R. n. 602 del 1973 in sede di esecuzione esattoriale, sebbene preordinato alla riscossione coattiva di crediti erariali, non acquisisce per ciò stesso la natura di atto pubblico, ai sensi e per gli effetti degli artt. 2699 e 2700 cod. civ., conservando invece quella di atto processuale di parte; ne consegue che l'attestazione ivi contenuta delle attività svolte dal funzionario che ha materialmente predisposto l'atto (nella specie, concernente l'allegazione di un elenco contenente l'indicazione delle cartelle di pagamento relative ai crediti posti in riscossione) non è assistita da fede pubblica e non fa piena prova fino a querela di falso, a differenza di quanto avviene quando l'agente di riscossione esercita - ex art. 49, comma 3, d.P.R. n. 602 del 1973 - le funzioni proprie dell'ufficiale giudiziario, ad esempio notificando il medesimo atto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 09 Novembre 2017, n. 26519.


Controversie previdenziali – Efficacia probatoria del verbale ispettivo – Natura di atto pubblico – Affermazione – Dichiarazioni di terzi – Prevalenza della prova testimoniale – Affermazione.
I verbali e le attestazioni provenienti dai funzionari ispettivi degli istituti previdenziali ed assistenziali possono far fede fino a querela di falso solo relativamente alla loro provenienza dal sottoscrittore, al contenuto delle dichiarazioni e di altri fatti che il pubblico ufficiale attesta essere avvenuti in sua presenza o di quanto egli stesso dichiara di aver compiuto.
Per quanto riguarda, invece, circostanze o fatti accertati per essere stati riferiti da terzi, i verbali degli ispettori, per la loro natura di atto pubblico, hanno un’attendibilità che può essere inficiata da specifiche prove contrarie.
In caso di difformità tra la dichiarazione stragiudiziale all’ispettore e la deposizione testimoniale, si sostiene la prevalenza di quest’ultima, in quanto vera prova assistita dalle garanzie tipiche della presenza e verbalizzazione del giudice, del contraddittorio tra le parti e della responsabilità per falsa testimonianza.
Ne consegue che nel giudizio promosso per l’accertamento dell'insussistenza dell’obbligo contributivo preteso dall’INPS sulla base di un verbale ispettivo, incombe sull’Istituto previdenziale la prova dei fatti costitutivi del credito preteso, rispetto ai quali il verbale non riveste efficacia probatoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino, 25 Ottobre 2017.


Scrittura privata – Certezza della data – Data risultante da timbro postale – Condizioni per ritenere certa la data della scrittura privata non autenticata.
In tema di data certa, nel caso di scrittura privata non autenticata può essere ritenuta la certezza della data solo nel caso in cui la scrittura formi un corpo unico con il foglio sul quale è impresso il timbro postale, perché la timbratura eseguita da un pubblico ufficiale equivale ad attestazione autentica che il documento è stato inviato nel medesimo giorno in cui essa è stata eseguita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 Ottobre 2017, n. 23281.


Fallimento - Accertamento del passivo - Formazione dello stato passivo - Timbro postale - Certezza - Condizioni - Fattispecie in materia di ammissione al passivo fallimentare.
In tema di efficacia della scrittura privata nei confronti dei terzi, se la scrittura privata non autenticata forma un corpo unico con il foglio sul quale è impresso il timbro, la data risultante da quest'ultimo deve ritenersi data certa della scrittura, perché la timbratura eseguita in un pubblico ufficio deve considerarsi equivalente ad un'attestazione autentica che il documento è stato inviato nel medesimo giorno in cui essa è stata eseguita. Grava sulla parte (nella specie, il curatore del fallimento) che contesti la certezza della data di provare la redazione del contenuto della scrittura in un momento diverso, bastando a tal fine la prova contraria e non occorrendo il ricorso alla querela di falso. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, che aveva negato che il timbro postale in spedizione a corso particolare a tergo dei contratti di apertura di credito in conto corrente e di finanziamento per anticipi all'esportazione, azionati dalla banca ricorrente, fosse idoneo a far ritenere certa la relativa data). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 Marzo 2017, n. 5346.


Procedimento civile - Notificazioni - Verifica dell'identità del sottoscrittore-consegnatario - Querela di falso.
L’agente notificatore (sia esso pubblico ufficiale o agente postale) non è tenuto a verificare la corrispondenza fra l’identità che il sottoscrittore-consegnatario afferma e quella effettiva, chiedendo allo stesso l’esibizione di documenti di riconoscimento.

Ne discende che, non essendo tale corrispondenza oggetto di un accertamento da parte del pubblico ufficiale, la sua contestazione (consistente nell’allegazione del carattere apocrifo della firma), non può essere oggetto di querela di falso. (Francesco Lupia) (riproduzione riservata)
Tribunale Avezzano, 11 Gennaio 2017.


Prova civile – Documentale – Atto pubblico – In genere – Atto pubblico costitutivo di diritti – Successiva attestazione notarile relativa alla specificazione di parte del contenuto del precedente atto pubblico – Efficacia equiparabile a quella dell'atto pubblico – Esclusione – Fondamento – Fattispecie. (22/06/2010).
L'attestazione notarile contenente una specificazione del contenuto di un precedente atto pubblico redatto dallo stesso notaio rogante a guisa di "interpretazione autentica" non integra gli estremi di un nuovo atto pubblico, poichè tale forma di interpretazione può provenire solo dalle medesime parti che abbiano posto in essere la manifestazione volitiva produttiva degli effetti giuridici previsti dall'ordinamento, e non da parte di diversi soggetti, quand'anche si tratti del pubblico ufficiale che abbia rogato l'atto, il cui compito di interpretare e tradurre in termini giuridico-formali detta volontà non può essere svolto "a posteriori", ma deve realizzarsi, nell'immediatezza della relativa manifestazione alla propria presenza, nella fedele rappresentazione del contenuto della stessa, rendendone edotti i dichiaranti prima della inerente sottoscrizione. (In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha, perciò, qualificato come anomala - e, quindi, improduttiva di qualsiasi legittimo effetto - la prova riconducibile alla produzione in giudizio di un'attestazione notarile specificativa del contenuto di un precedente atto pubblico proveniente dallo stesso notaio che lo aveva rogato, così cassando con rinvio l'impugnata sentenza che aveva attribuito rilevanza probatoria a siffatta attestazione). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. II, 05 Marzo 2010, n. 5440.