LIBRO SESTO
Della tutela dei diritti
TITOLO III
Della responsabilità patrimoniale, delle cause di prelazione e della conservazione della garanzia patrimoniale
CAPO II
Dei privilegi
SEZIONE III
Dei privilegi sopra gli immobili

Art. 2770

Crediti per atti conservativi o di espropriazione
TESTO A FRONTE

I. I crediti per le spese di giustizia fatte per atti conservativi o per l'espropriazione di beni immobili nell'interesse comune dei creditori sono privilegiati sul prezzo degli immobili stessi.

II. Del pari ha privilegio il credito dell'acquirente di un immobile per le spese fatte per la dichiarazione di liberazione dell'immobile dalle ipoteche.


GIURISPRUDENZA

Accertamento del passivo – Eccezioni del curatore – Allegazione della documentazione di supporto – Necessità – Condizioni

Accertamento del passivo – Udienza di verifica – Contraddittorio incrociato fra curatela e creditori – Sussistenza di preclusioni a carico delle parti – Esclusione

Accertamento del passivo – Provvedimenti del Giudice Delegato – Motivazione per relationem – Ammissibilità

Accertamento del passivo – Provvedimenti del Giudice Delegato – Motivazione carente, incongrua o incompleta – Nullità del giudizio – Esclusione

Accertamento del passivo – Crediti prededucibili – Occasionalità – Riferibilità del credito all’attività degli organi della procedura – Necessità

Accertamento del passivo – Privilegio ex art. 2770  c.c. – Spese per atti conservativi – Spese processuali o giudiziali in senso stretto – Nozione
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Se è opportuno che, in sede di verifica del passivo, le eccezioni del curatore siano accompagnate dall’allegazione della relativa documentazione di supporto, ciò vale solo se si tratta di documentazione decisiva o comunque rilevante, di cui solo il curatore conosce l’esistenza o ne ha la piena disponibilità, e non anche in presenza di documentazione di cui il ricorrente sia verosimilmente già a conoscenza.

In sede di accertamento del passivo fallimentare, il contraddittorio pieno ed incrociato fra la curatela e ciascun creditore ricorrente (nonché fra i creditori tra loro) non si realizza prima dell’udienza di verifica dello stato passivo, sicché deve conseguentemente ammettersi che in tale occasione ciascuna parte potrà sempre modificare le conclusioni originariamente assunte, e ciò sia sotto il profilo quantitativo (ammontare della pretesa richiesta, o contestata), sia sotto il profilo qualitativo (ammissione del credito originariamente contestato, o viceversa; richiesta di ammissione con riserva del credito già insinuato incondizionatamente, o viceversa); e che sempre a tale udienza il curatore potrà legittimamente modificare le proprie conclusioni, sollevando eccezioni non dedotte nel progetto di stato passivo ovvero producendo ulteriori documenti, perché le scansioni attraverso le quali si sviluppa la verifica dei crediti, come configurate dai primi due commi dell’art. 95 l.f., non stabiliscono preclusioni a carico di alcuna delle parti, non essendo stato introdotto dal legislatore alcun termine qualificato come perentorio né previsto il verificarsi di decadenze, essendo anche il termine di cinque giorni anteriori all’udienza per la produzione di osservazioni e documenti integrativi come meramente ordinatorio e sprovvisto di sanzione processuale di decadenza.

Il contenuto del provvedimento di ammissione al passivo può essere determinato anche per relationem, con il semplice richiamo alla domanda di ammissione o alle diffuse e specifiche motivazioni in fatto ed in diritto addotte dal curatore.

Il difetto o l’incongrua o incompleta motivazione del provvedimento assunto dal Giudice Delegato in sede di verifica del passivo, in mancanza di espressa sanzione da parte del legislatore, non determinano comunque, di per sé sole, vizio di tale provvedimento, tale da comportare la nullità del giudizio, considerato che è il Tribunale in composizione collegiale a fornire la motivazione definitiva a seguito di accertamento pieno nel giudizio di opposizione ex art. 98 l.f., attesa la sommarietà e non definitività dell’accertamento del credito compiuto nella verifica innanzi al Giudice Delegato.

Il criterio cronologico dell’occasionalità, di cui all’art. 111 co. 2 l. fall., deve essere integrato, per avere senso compiuto, con la riferibilità del credito all’attività degli organi della procedura legittimamente autorizzati o compiuti, idonei a generare debiti della massa; in difetto di una tale integrazione il criterio in questione sarebbe palesemente irragionevole in quanto porterebbe a considerare prededucibili, per il solo fatto di essere sorti in occasione della procedura, i crediti conseguenti ad attività del debitore non funzionali ad esigenze della stessa.

Ai fini del riconoscimento del privilegio ex art. 2770 c.c., le spese per atti conservativi cui si riferisce la prelazione in esame devono integrare spese processuali o giudiziali in senso stretto (ad esempio in sede di esecuzione immobiliare ovvero di istanza prefallimentare), cioè finalizzate alla soddisfazione in via giudiziale del creditore, dovendosi trattare, in altri termini, di spese per atti di conservazione giuridica e processuale (e non meramente materiale) del bene, vale a dire di atti che, mirando ad impedire la sottrazione del bene medesimo alla garanzia dei creditori, siano valsi o comunque preordinati a consentirne l’espropriazione; non basta invece il mero collegamento occasionale e la riferibilità ad un bene immobile che fa parte dell’attivo fallimentare e sul quale è stata trascritta la sentenza dichiarativa di fallimento. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 12 Ottobre 2019.


Esecuzione – Privilegio per spese di giustizia – Precetto e Atto di pignoramento – Sussiste – Atto intervento – Non sussiste.
Tra le spese di giustizia sostenute per l'espropriazione di beni immobili e come tali privilegiate rientrano, in quanto finalizzate all’interesse comune dei creditori, quelle affrontate dal creditore procedente per l’atto di precetto, per l’atto di pignoramento e per il compimento degli atti esecutivi necessari e prodromici allo svolgimento della vendita, mentre non vi rientrano quelle relative all’atto di intervento. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 29 Luglio 2019.


Fallimento – Accertamento del passivo – Pendenza di esecuzione immobiliare – Liquidazione delle spese di giustizia sostenute dal creditore – Competenza del giudice dell’esecuzione.
La liquidazione delle spese di giustizia sostenute dal creditore nell’ambito del processo esecutivo nel quale sia intervento il curatore del fallimento ai sensi dell’art. 107 legge fall. deve essere effettuata dal giudice dell’esecuzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 01 Aprile 2019.


Distribuzione del ricavato nell’esecuzione forzata immobiliare – Spese prededucibili della procedura fallimentare intervenuta ai sensi dell’art. 41 TUB – Privilegio ex art.2770 c.c. – Esclusione.
In sede di distribuzione nell’esecuzione forzata immobiliare proseguita dal creditore fondiario ex art.41 TUB non sono collocabili in privilegio ai sensi dell’art.2770 c.c. le spese del curatore, del difensore della curatela intervenuto nel procedimento e la quota parte delle spese generali della procedura fallimentare, poiché non sono spese di giustizia strumentali all'espropriazione. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Febbraio 2018.


Distribuzione del ricavato nell’esecuzione forzata immobiliare – Spese prededucibili della procedura fallimentare intervenuta ai sensi dell’art. 41 TUB – Privilegio ex art.2770 c.c. – Esclusione.
Le spese sostenute dalla Curatela in funzione della procedura fallimentare, nell’interesse generale dei creditori sono prededucibili in sede concorsuale ma in sede esecutiva non sono assistite dal privilegio di cui all’art.2770 c.c. in favore della Curatela intervenuta ex art. 41 TUB, in quanto non strettamente pertinenti all’esecuzione forzata. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Febbraio 2018.


Esecuzione immobiliare individuale su beni del fallito ex art 41 T.U.B. - Concorso formale ex art. 52 l.f. - Riconoscimento del rango prededucibile per spese di giustizia ex art. 2770 c.c. all’attività dei professionisti che abbiano custodito/stimato/venduto il bene, a titolo di compenso per l’attività svolta, e per le spese sostenute dal creditore pignorante - Assegnazione in sede di esecuzione individuale dei crediti prededucibili - Ipotesi di intervento del curatore nella procedura esecutiva immobiliare, una volta compiuta la liquidazione, in sede di distribuzione del ricavato e necessità dell’assistenza legale - Rigetto liquidazione spese legali di intervento del legale della procedura .
In linea generale il potere liquidatorio degli immobili gravati da mutuo ipotecario fondiario spettante al curatore può tranquillamente coesistere con l’esecuzione individuale sui beni ipotecati del fallito intrapresa dall’istituto di credito fondiario in forza dell’art. 41 T.U..B. ed il loro concorso va risolto in base all'anteriorità del provvedimento che dispone la vendita.

In base all’art. 52 l.f.,, vige il principio dell’esclusività del concorso formale, il quale comporta il trasferimento nella sede dell’accertamento del passivo di tutte le azioni di accertamento dei crediti concorsuali (II comma) compresi quei crediti esentati dal divieto di cui all’art. 51 (III comma) come il credito di natura fondiaria ex art. 41 TUB.

In ipotesi di esecuzione individuale sui beni ipotecati del fallito intrapresa dall’istituto di credito fondiario ex art. 41 T.U.B., la provvisoria assegnazione delle somme ricavate dalla vendita può riguardare non solo il creditore fondiario in forza dell’espressa previsione di legge di cui al richiamato art. 41, comma 2 T.U.B., ma anche la natura prededucibile ed il rango privilegiato che assumono le spese ex art. 2770 c.c. sostenute dal creditore pignorante ed il compenso dei professionisti che abbiano custodito/stimato/venduto il bene, in quanto si tratta di soggetti che hanno posto in essere degli atti- pignoramento, pubblicità, vendita- e quindi hanno contribuito a conservare alla massa attiva fallimentare quel bene che senza la loro attività avrebbe potuto essere distolto (tra l’altro, le predette spese troverebbero in sede fallimentare il loro naturale sbocco nel procedimento ex art 111 bis comma I e III l.f.).

Qualora la liquidazione avvenga in sede esecutiva individuale, il curatore può partecipare alla stessa, ivi intervenendo: i) per far valere eventuali diritti prioritari su quelli ipotecari della banca procedente; ii) perchè gli sia attribuito quanto rimane della vendita; nel primo caso il curatore chiede di partecipare alla distribuzione della somma ricavata facendo valere i diritti prioritari sull'ipoteca dei creditori insinuati al passivo (che non possono agire in via esecutiva) e, pertanto, egli effettua un vero e proprio intervento nell'esecuzione individuale, che non può prescindere dall'assistenza di un legale; nel secondo caso egli partecipa soltanto per ricevere ciò che rimane e che comunque va attribuito al fallimento indipendentemente dalla richiesta del curatore, giacchè, avendo lui la disponibilità dei beni fallimentari a lui va restituito il surplus che eccede la soddisfazione dei creditori esecutanti (non ritenendo necessaria la presenza del curatore all’interno della procedura esecutiva individuale in quanto il professionista delegato ben potrà disporre dell’eventuale residuo a favore del fallimento attenendosi al chiaro dettato normativo di cui al secondo comma dell’art. 41 T.U.B., l’intervento della curatela, se effettuato, non dovrà essere svolto in senso tecnico sicchè  non sarà necessaria l'assistenza di un legale)
Le spese legali di intervento, quest’ultimo operato dalla curatela fallimentare nella fase di distribuzione della somma ricavata dalla vendita effettuata dal professionista delegato, non debbano essere liquidate perché di nessuna utilità alla massa dei creditori. (Giuseppe De Filippo) (riproduzione riservata)
Tribunale Aosta, 25 Ottobre 2017.


Esecuzione immobiliare – Intervenuto fallimento – Prosecuzione esecuzione da parte del creditore fondiario – Distribuzione del ricavato anche al precedente creditore istante (non fondiario) per spese di giustizia – Ammissibilità.
Nell'ipotesi in cui, pendente esecuzione e sopravvenuto il fallimento dell'esecutato, l'esecuzione prosegua su impulso di creditore fondiario intervenuto, in sede distributiva dovranno soddisfarsi anche le prededuzioni dell'originario creditore procedente che ha dato impulso alla procedura fino al fallimento, anche se non titolare di credito fondiario;
in presenza di creditori ipotecari in pari grado sul medesimo bene ed insufficienza del ricavato della sua vendita alla integrale soddisfazione, l'attribuzione va fatta a tali creditori in misura proporzionale ai rispettivi crediti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena, 17 Settembre 2017.


Esecuzione – Riparto – Privilegi sopra immobili – Crediti per atti conservativi o di espropriazione – Spese iscrizione ipoteca giudiziale – Esclusione.
Le spese di iscrizione dell’ipoteca giudiziale non sono né necessarie né propedeutiche all’attivazione della procedura esecutiva, poiché l’iscrizione ipotecaria ha unicamente la funzione di precostituire, in favore del solo creditore che vi procede, una garanzia, con la conseguenza che tali spese non sono assistite dal privilegio previsto dall’art. 2770 c.c. concernente i crediti per atti conservativi o di espropriazione. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 13 Febbraio 2017.


Fallimento - Spese giudiziali civili - Privilegio per spese di giustizia - Riconoscimento al creditore istante per la dichiarazione di fallimento - Legittimità.
Al creditore istante per la dichiarazione di fallimento del suo debitore va riconosciuto il privilegio di cui agli artt. 2755 e 2770 c.c. nonchè 95 c.p.c. (privilegio per spese di giustizia) con riferimento alle spese all'uopo sostenute, atteso il sostanziale parallelismo tra creditore procedente nella procedura esecutiva singolare e creditore istante nella procedura concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Dicembre 2016, n. 26949.


Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Mancata produzione titolo in originale nella fase sommaria – Condizione ammissibilità nell’opposizione

Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Spese di procedura espropriativa immobiliare intrapresa dal creditore non fondiario – Insinuazione al passivo – Privilegio ex art. 2770 cod. civ. – Sussistenza
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La produzione del titolo in originale nell’opposizione ex art. 98 e 99 l.f. è ammissibile purchè sia documentalmente giustificabile il mancato deposito nella fase sommaria di verifica dello stato passivo. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

L’art. 52, ultimo comma, l.f. esige che tutti i creditori, anche fondiari, che godono dell’esenzione dal divieto dell’art. 51, siano tenuti ad insinuarsi al passivo fallimentare. In sede di esecuzione individuale possono essere provvisoriamente riconosciuti i crediti, eventualmente anche per spese, del solo creditore fondiario, mentre ogni questione attinente al creditore non fondiario deve essere definitivamente affrontata e risolta in sede di stato passivo e di riparto nel fallimento, ivi compreso il rimborso delle spese esecutive sostenute dal creditore procedente non fondiario, al quale va riconosciuto il privilegio ex art. 2770 cod. civ. perché, con il pignoramento, e le spese conseguenti, egli ha conservato alla massa attiva fallimentare quel bene, che senza la sua attività avrebbe potuto esserle distolto. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord, 16 Novembre 2016.


Prededuzione - Natura - Spese per atti conservativi - Collocazione con grado anteriore rispetto a tutti gli altri privilegi.
La prededuzione deve essere ricondotta alla categoria delle spese per atti conservativi prevista dagli articoli 95 c.p.c., 2749, 2755, 2770 e 2777 c.c. per cui, così come nell’esecuzione individuale le anzidette spese sono collocate con privilegio anteriore rispetto tutti gli altri privilegi sul ricavato della liquidazione dei beni a cui gli stessi si riferiscono, analogamente nell’esecuzione concorsuale esse sono poste a carico della massa in base al criterio della utilità generalizzata dell’attività compiuta dalla procedura in favore della massa passiva concorsuale.

In quest’ottica e dunque in proprio parlare di violazione dell’ordine delle cause legittime di prelazione, perché il concorso non si pone tra diversi crediti muniti di privilegio ma tra questi e crediti sorti in funzione della procedura concorsuale posti a carico della massa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Firenze, 27 Giugno 2016.


Espropriazione forzata - Oneri e spese della procedura - Spese necessarie alla conservazione dell’immobile pignorato - Mantenimento in esistenza del bene - Spese necessarie ad evitare la chiusura anticipata della procedura - Anticipazione a carico del creditore procedente - Rimborso ex art. 2770 c.c..
Le spese necessarie alla conservazione dell'immobile pignorato indissolubilmente finalizzate al mantenimento in fisica e giuridica esistenza del bene (con esclusione, quindi, delle spese che non abbiano un'immediata funzione conservativa dell'integrità dello stesso, quali quelle dirette alla manutenzione ordinaria o straordinaria o gli oneri di gestione condominiale) in quanto strumentali al perseguimento del risultato fisiologico della procedura di espropriazione forzata (in quanto volte ad evitarne la chiusura anticipata) sono qualificabili quali spese «per gli atti necessari al processo» che, ai sensi dell'art. 8 del d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115, il giudice dell'esecuzione può porre in via di anticipazione a carico del creditore procedente. Tali spese dovranno essere rimborsate come spese privilegiate ex art. 2770 cod. civ. al creditore che le abbia corrisposte in via di anticipazione, ottemperando al provvedimento del giudice dell'esecuzione che ne abbia disposto l'onere a suo carico.

Nella specie si trattava di spese necessarie ad evitare pericoli nella struttura del compendio immobiliare e, quindi, indispensabili per evitare il crollo o il definitivo perimento del bene pignorato, con conseguente chiusura anticipata della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 22 Giugno 2016, n. 12877.


Esecuzione immobiliare – Spese in privilegio per atti conservativi o di espropriazione – Elencazione – Spese legali creditori intervenuti – Disciplina.
Nell’ambito dell’esecuzione immobiliare, per la distribuzione delle somme ricavate dalla vendita rientrano nelle spese sostenute per atti conservativi o di espropriazione, da porre in prededuzione a norma dell’art. 2770 c.c., esclusivamente quelle sostenute per spese e compensi del pignoramento, quelle della relazione notarile, della CTU, della pubblicità, nonché i compensi del difensore della parte che ha portato avanti la procedura esecutiva, normalmente coincidente con il creditore pignorante, oltre alle eventuali spese per atti conservativi, tra le quali non rientrano le spese di iscrizione ipotecaria. Il grado delle ulteriori spese di procedura, quali le altre spese legali sostenute dai creditori, normalmente intervenuti, che non abbiano posto in essere atti di impulso della procedura esecutiva, segue quello del credito cui afferiscono. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Civitavecchia, 23 Aprile 2016.


Concordato preventivo - Rinuncia alla procedura - Presentazione di nuova domanda di concordato - Crediti del commissario giudiziale e del perito stimatore nominati nella precedente procedura - Prededuzione..
I crediti relativi ai compensi del commissario giudiziale e del perito stimatore nominati nell'ambito di una precedente procedura di concordato preventivo fatta oggetto di rinuncia devono essere soddisfatti integralmente, prima di qualsiasi altro credito ipotecario o pignoratizio ai sensi degli articoli 2755 e 2770 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Isernia, 11 Ottobre 2013.


Fallimento – Ammissione allo stato passivo – Credito maturato dalle figure di nomina giudiziale – Prededucibilità “duplice”..
Se il credito prededucibile del professionista incaricato dal debitore pare pacificamente ammissibile col privilegio ex art. 2751 bis n. 2 c.c., il credito maturato dalle figure di nomina giudiziale (commissario giudiziale, liquidatore, curatore) appare meritevole del (duplice) privilegio potiore per spese di giustizia ex artt. 2755 e 2770 c.c., trattandosi di soggetti che svolgono istituzionalmente  il compito di conservazione e/o liquidazione dei beni, mobili e immobili, della procedura, nell'interesse comune dei creditori, analogamente a quanto accade per i compensi del custode e del legale del creditore procedente nella procedura esecutiva, mobiliare e immobiliare. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 13 Giugno 2011.


Fallimento – Ammissione allo stato passivo – Credito maturato dalle figure di nomina giudiziale – Estensione..
In sede di ammissione allo stato passivo, il privilegio attribuito al credito maturato dalle figure di nomina giudiziale (commissario giudiziale, liquidatore, curatore), a norma e per gli effetti degli artt. 2755 e 2770 c.c., non si estende anche alle spese ed all’Iva. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 13 Giugno 2011.