LIBRO SESTO
Della tutela dei diritti
TITOLO III
Della responsabilità patrimoniale, delle cause di prelazione e della conservazione della garanzia patrimoniale
CAPO V
Dei mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale
SEZIONE I
Dell'azione surrogatoria

Art. 2900

Condizioni, modalità ed effetti
TESTO A FRONTE

I. Il creditore, per assicurare che siano soddisfatte o conservate le sue ragioni, può esercitare i diritti e le azioni che spettano verso i terzi al proprio debitore e che questi trascura di esercitare, purché i diritti e le azioni abbiano contenuto patrimoniale e non si tratti di diritti o di azioni che, per loro natura o per disposizione di legge, non possono essere esercitati se non dal loro titolare.

II. Il creditore, qualora agisca giudizialmente, deve citare anche il debitore al quale intende surrogarsi.


GIURISPRUDENZA

Leasing – Esecuzione in forma specifica – Azione surrogatoria – Trascrizione con riserva – Inammissibilità.
Il promissario acquirente di un bene immobile concesso in leasing al suo promittente alienante non ha diritto di ottenere la trascrizione della domanda giudiziale ex art. 2932 cod. civ. svolta in via surrogatoria ex art. 2900 cod. civ. quando per il promittente alienante (conduttore in locazione finanziaria) non sia sorto il diritto di esercitare il riscatto del bene da lui promesso in vendita. (Studio Legale Nicastro & Associati) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26 Giugno 2019.


Successioni testamentarie - Riduzione delle disposizioni lesive della quota di legittima - Azione dei creditori dei legittimari totalmente pretermessi - Azione surrogatoria ex art. 2900 c.c. - Ammissibilità.
E’ ammissibile l'esercizio in via diretta dell'azione surrogatoria - prevista dall'art. 2900 c.c. - nella proposizione della domanda di riduzione delle disposizioni testamentarie lesive della quota di legittima da parte dei creditori dei legittimari totalmente pretermessi che siano rimasti del tutto inerti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 20 Giugno 2019, n. 16623.


Società di capitali – Accordi tra soci in occasione di finanziamento partecipativo – Attribuzione al nuovo socio del diritto di vendere e agli altri soci dell’obbligo di acquistare la partecipazione – Termine e prezzo prefissati – Finalità di manleva dalle eventuali conseguenze negative del conferimento – Liceità e meritevolezza di tutela – Fondamento.
È lecito e meritevole di tutela l'accordo concluso tra soci di società per azioni, con il quale, in occasione del finanziamento partecipativo di uno di essi, gli altri si obblighino a manlevare il nuovo socio dalle eventuali conseguenze negative del conferimento, mediante attribuzione a quest’ultimo del diritto di vendere (c.d. put), entro un determinato termine, e agli altri dell’obbligo di acquistare la partecipazione a un prezzo prefissato - pari a quello iniziale, con l'aggiunta di interessi sull'importo dovuto e del rimborso dei versamenti operati nelle more in favore della società - ponendosi il meccanismo sul piano della circolazione delle azioni, piuttosto che su quello della ripartizione degli utili e delle perdite, la cui meritevolezza è insita nell’operazione strategica di potenziamento ed incremento del valore societario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Luglio 2018, n. 17500.


Legittimazione della curatela fallimentare che abbia ottenuto un decreto ingiuntivo ai sensi dell’art. 150 L.F. nei confronti dell’ex amministratore della società fallita a far valere in via surrogatoria l’inefficacia, per mancata opposizione, del decreto, provvisoriamente esecutivo con il quale era stato ingiunto all’ex amministratore della società fallita di pagare un rilevante importo ad un terzo soggetto.
La curatela di un fallimento che abbia ottenuto un decreto ingiuntivo ai sensi dell’art. 150 L.F. nei confronti dell’ex amministratore della società fallita è legittimata a far valere, ai sensi dell’art. 2900 c.c., l’inefficacia, per mancata opposizione, del decreto provvisoriamente esecutivo con il quale era stato ingiunto al medesimo ex amministratore di pagare un rilevante importo ad un terzo soggetto. Qualora a seguito della emissione del predetto decreto sia stata iscritta ipoteca su tutti i beni dell’ex amministratore è infatti ravvisabile l’eventus damni atteso che tale iscrizione costituisce un sicuro ed anzi insuperabile ostacolo alla possibilità dell’istante di soddisfare il proprio credito. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 25 Maggio 2015.


Fallimento - Ripartizione dell’attivo - Istanza di sostituzione di creditore già ammesso allo stato passivo con altro soggetto - Inammissibilità - Opposizione allo stato passivo o insinuazione tardiva - Necessità - Fondamento.
In sede di ripartizione dell'attivo fallimentare, e con riguardo alla disciplina antecedente alla riforma di cui al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, il giudice delegato deve limitarsi a risolvere le questioni relative alla graduatoria dei privilegi ed alla collocazione dei crediti, mentre non può apportare modifiche allo stato passivo, essendo detto provvedimento ormai coperto dal giudicato interno; pertanto, un soggetto che, per qualsiasi titolo, intenda surrogarsi nella posizione di un creditore già ammesso al passivo , non può proporre la relativa istanza nella predetta sede, ma deve farlo secondo le regole processuali stabilite dalla legge fallimentare, e, dunque, tramite l'opposizione allo stato passivo o l'insinuazione tardiva di cui all'art. 101 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Gennaio 2010, n. 393.


Esecuzione immobiliare – Pignoramento – Ipoteca – Trascrizione di domanda giudiziale ex art. 2652 n. 4 c.c. – Espropriazione diretta contro il debitore – Opposizione all’esecuzione del terzo trascrivente – Facoltà, non necessità – Sospensione dell’esecuzione – Configurabilità..
Il terzo che ha trascritto la domanda di accertamento del proprio diritto di proprietà sull’immobile dopo l’iscrizione di un’ipoteca sullo stesso bene, ma prima che il creditore ipotecario trascrivesse il pignoramento, ha diritto di fare opposizione di terzo all’esecuzione ex art. 619 c.p.c. e di chiedere la sospensione del processo esecutivo (e di ottenerla, se sussiste il fumus boni iuris) fino alla definitiva attribuzione del diritto di proprietà all’esito del giudizio di cognizione per cui era stata trascritta la domanda.
Peraltro, nell’opposizione all’esecuzione non è indispensabile la sospensione dell’esecuzione. Nell’inerzia del terzo, che non trascriva il suo titolo definitivo di acquisto (sentenza passata in giudicato), così ostacolando la prosecuzione della realizzazione forzata del credito ipotecario, può provvedervi il creditore ipotecario anteriore (intervenuto nel giudizio di cognizione), per conto proprio o in via surrogatoria del proprio debitore inattivo, ai sensi dell’art. 2900 c.c.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 19 Marzo 2009.