LIBRO SESTO
Della tutela dei diritti
TITOLO IV
Della tutela giurisdizionale dei diritti
CAPO II
Dell'esecuzione forzata
SEZIONE I
Dell'espropriazione
PARAGRAFO 2
Degli effetti del pignoramento

Art. 2913

Inefficacia delle alienazioni del bene pignorato
TESTO A FRONTE

I. Non hanno effetto in pregiudizio del creditore pignorante e dei creditori che intervengono nell'esecuzione gli atti di alienazione dei beni sottoposti a pignoramento, salvi gli effetti del possesso di buona fede per i mobili non iscritti in pubblici registri.


GIURISPRUDENZA

Sequestro conservativo trascritto su bene immobile - Successiva trascrizione dell'acquisto del bene da parte di un terzo - Sopraggiunta conversione del sequestro in pignoramento - Dichiarazione di fallimento del debitore - Conseguenze - Sostituzione automatica del curatore al creditore procedente - Configurabilità - Intervento del curatore nella procedura esecutiva - Mantenimento degli effetti sostanziali e processuali del pignoramento - Sussistenza - Estensione agli effetti conservativi del sequestro - Limiti - Fondamento - Fattispecie.
Nell'ipotesi in cui, prima della dichiarazione di fallimento, sia stato trascritto da un creditore il sequestro conservativo su un bene immobile, successivamente ceduto dal debitore ad un terzo, con acquisto trascritto anteriormente alla conversione della misura cautelare in pignoramento, a seguito dell'inizio dell'espropriazione forzata sul predetto bene ed a norma dell'art. 107 della legge fall., il curatore si sostituisce al creditore istante, che perde ogni potere di impulso ai sensi dell'art. 51 della legge fall., e tale sostituzione opera di diritto, senza che sia necessario un intervento del curatore o un provvedimento di sostituzione del giudice dell'esecuzione; se il curatore interviene nell'esecuzione, si realizza un fenomeno di subentro nel processo, come manifestazione del più generale potere di disposizione dei beni del fallito ex art. 31 della legge fall., ma non una vera e propria sostituzione processuale ex art. 81 cod. proc. civ., potendo perciò il curatore giovarsi degli effetti sostanziali e processuali del solo pignoramento, ex art. 2913 cod. civ., ma non sostituirsi nelle posizioni giuridiche processuali strettamente personali del creditore istante, dalle quali non deriva i propri poteri, che, invece, hanno fonte nella legge fallimentare. Ne consegue che mentre al curatore, come partecipante alla medesima esecuzione che con lui prosegue, sono inopponibili gli atti pregiudizievoli trascritti successivamente al pignoramento, egli non può giovarsi della inopponibilità degli atti che hanno per oggetto la cosa sequestrata in quanto tale, trattandosi di effetti di cui si avvantaggia, ex art. 2906 cod. civ., solo il creditore sequestrante. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto opponibile al curatore fallimentare, intervenuto nell'esecuzione in precedenza promossa, il trasferimento immobiliare trascritto dal terzo dopo il sequestro ma prima della sua conversione in pignoramento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Maggio 2019, n. 12061.


Fallimento – Processo esecutivo – Atto di vendita trascritto dopo il pignoramento e prima del fallimento.
In linea generale l’atto di alienazione di un bene immobile, compiuto e trascritto dopo la trascrizione del pignoramento, è inopponibile all’esecuzione individuale in corso, benché tale inopponibilità sia non assoluta e rimanga condizionata alla permanenza del processo esecutivo, di modo che, in caso di estinzione del processo esecutivo prima dell’aggiudicazione o dell’assegnazione, ex art. 632 c.p.c., diventano inefficaci tutti gli atti compiuti in precedenza e tra questi anche il pignoramento.

Costituisce eccezione a questo principio il venir meno della procedura esecutiva che dipenda dalla sopravvenuta dichiarazione di fallimento del debitore esecutato, in quanto in questo caso l’esecuzione individuale si trasforma in esecuzione collettiva, i cui effetti sostanziali e processuali decorrono dal pignoramento, sicché il curatore può giovarsi dell’inopponibilità prevista contro gli atti traslativi trascritti posteriormente al pignoramento ma prima della sentenza dichiarativa di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 2019, n. 5655.


Procedimento civile – Interesse ad agire – Domanda di simulazione assoluta e revocatoria ordinaria – Effetti della conversione del sequestro conservativo in pignoramento immobiliare.
Non sussiste l’interesse ad agire del creditore sequestrante alla declaratoria della simulazione o alla revocatoria della convenzione matrimoniale pregiudizievole stipulata antecedentemente al sequestro, non trascritta ed annotata a margine dell’atto di matrimonio successivamente alla trascrizione del sequestro ma prima della conversione del sequestro conservativo in pignoramento immobiliare, atteso che tale convenzione matrimoniale è inopponibile al creditore sequestrante (art. 2906 c.c.) e che gli effetti previsti dall’art. 2913 c.c. non retroagiscono alla data di trascrizione del sequestro per i creditori intervenuti nella procedura esecutiva. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 04 Giugno 2018.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Espropriazione forzata su beni del fallito - Successiva dichiarazione di fallimento - Conseguenze - Sostituzione di diritto del curatore al creditore procedente - Scelta del curatore di non coltivare la procedura - Improcedibilità della stessa - Conservazione degli effetti sostanziali del pignoramento in favore della massa - Condizioni - Assenza di cause di inefficacia del pignoramento - Fondamento.
Ai sensi dell'art. 107 l.fall., come modificato dal d.lgs. n. 5 del 2006, il curatore fallimentare subentra di pieno diritto nelle procedure esecutive, mobiliari ed immobiliari, pendenti alla data della dichiarazione di fallimento al posto del creditore procedente (che non possa più proseguirle giusta l'art. 51 l.fall.), scegliendo con il programma di liquidazione di sostituirsi a lui, ovvero di proseguire la liquidazione nelle forme fallimentari. In tale ultima ipotesi, l'improcedibilità dell'esecuzione, dichiarata dal giudice dell'espropriazione su istanza del curatore, non determina la caducazione degli effetti sostanziali del pignoramento di cui agli artt. 2913 e segg. c.c., giacché nella titolarità di quegli effetti è già subentrato, automaticamente e senza condizioni, l'organo fallimentare, purché nel frattempo non sia intervenuta una causa di inefficacia del pignoramento medesimo; del resto, opinando diversamente, il curatore sarebbe sempre tenuto a proseguire l'esecuzione singolare onde conservare gli effetti del pignoramento, cosi svilendosi non solo la sua facoltà discrezionale di scelta di cui all'art. 107, comma 6, l.fall., ma anche il suo stesso ruolo centrale assunto dalla programmazione liquidatoria nella riforma del 2006. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 2015.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - In genere - Opposizione allo stato passivo - Procedura esecutiva dichiarata improcedibile per fallimento dell'esecutato e mancato intervento in essa del curatore - Diritto del professionista delegato alle operazioni di vendita ad insinuare al passivo il credito per il proprio compenso - Esclusione - Fondamento

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Il professionista delegato alle operazioni di vendita in una procedura esecutiva immobiliare, poi dichiarata improcedibile per il sopravvenuto fallimento dell'esecutato ed il mancato intervento in essa della curatela, non può insinuarsi al passivo concorsuale per quanto invocato come proprio compenso, - da anticiparsi, invece, dal creditore procedente, salva la successiva sua facoltà di chiederne l'ammissione al passivo per quanto corrispondentemente versato - atteso che il principio di conservazione dell'efficacia degli atti esecutivi compiuti da ciascun creditore prima della dichiarazione di fallimento non giustifica l'imputazione al fallimento stesso anche delle spese relative a quegli atti, la quale è, invece, subordinata alla decisione, discrezionale, del curatore di appropriarsene, così da non dover rispondere degli esborsi riguardanti le azioni esecutive individuali che non abbiano prodotto alcun vantaggio per la massa dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Dicembre 2015, n. 25585.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - In genere - Azioni esecutive pendenti anteriormente al fallimento - Assorbimento nella procedura concorsuale - Effetti - Fondamento - Conseguenze - Cessione di crediti pignorati - Inefficacia.
Nel regime anteriore alla riforma di cui al d.lgs. n. 5 del 2006, le azioni esecutive individuali pendenti al momento del fallimento, in conseguenza della sentenza dichiarativa, sono assorbite dalla procedura concorsuale, che si sostituisce ad esse, ma gli effetti anche sostanziali degli atti già compiuti che non siano incompatibili con il sistema dell'esecuzione fallimentare, tra i quali anche il vincolo d'indisponibilità dei beni derivante dal pignoramento, restano salvi in favore della massa dei creditori, nei cui confronti, quindi, la cessione crediti verso terzi già pignorati è priva di effetti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Luglio 2015, n. 16158.


Pignoramento di bene immobile - Detenzione in base a titolo non opponibile alla procedura - Azione per il risarcimento dei danni da ritardata consegna - Titolarità in capo al custode giudiziario..
Nell’ipotesi di detenzione di un immobile pignorato in forza di titolo non opponibile alla procedura esecutiva, ai sensi dell'articolo 2913 c.c., (nella specie preliminare di vendita successivo alla trascrizione del pignoramento del bene), è configurabile, in favore del custode giudiziario autorizzato ad agire in giudizio - quale organo pubblico della procedura esecutiva, ausiliare del giudice - un danno risarcibile, che deriva dall’impossibilità di proficua utilizzazione del bene pignorato e dalla difficoltà che lo stesso sia venduto quanto prima al suo valore di mercato; risarcimento sul quale si estende il pignoramento, quale frutto, ex articolo 2912 c.c.. Cassazione civile, sez. III, 16 Gennaio 2013, n. 924.


Pignoramento di immobile - Successivo acquisto da parte del terzo - Efficacia dell'atto verso il creditore procedente ed i creditori intervenuti nel processo esecutivo - Esclusione - Legittimazione del terzo a proporre opposizione agli atti esecutivi - Insussistenza - Fondamento.
Il terzo che, in pendenza dell'esecuzione forzata e dopo la trascrizione del pignoramento di immobile, abbia acquistato a titolo particolare il bene pignorato, soggiace alla disposizione di cui all'art. 2913 cod. civ., la quale - sancendo l'inefficacia verso il creditore procedente ed i creditori intervenuti delle alienazioni del bene pignorato successive al pignoramento - nega a tale terzo la possibilità di svolgere le attività processuali inerenti ad un suo subingresso nella qualità di soggetto passivo dell'esecuzione; benché lo stesso non è legittimato nemmeno a proporre opposizione agli atti esecutivi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 23 Gennaio 2009, n. 1703.


Cessione del credito successiva al pignoramento - Annotazione - Trasmissione del vincolo ipotecario - Efficacia nei confronti dei creditori - Fondamento - Applicabilità analogica della disciplina dettata in materia fallimentare - Esclusione.
In tema di negozi dispositivi dell' ipoteca (presi in considerazione dal primo comma dell'art. 2843 cod. civ.) l'annotazione nei registri immobiliari del trasferimento, da farsi a margine dell'iscrizione ipotecaria, ha carattere necessario e, quindi, costitutivo del nuovo rapporto ipotecario dal lato soggettivo, rappresentando un elemento integrativo indispensabile della fattispecie del trasferimento, con l'effetto di sostituire al cedente o surrogante il cessionario o surrogato, non solo nella pretesa di credito (che già opera in ragione del negozio), ma altresì nella prelazione nei confronti dei creditori concorrenti, per cui la mancata annotazione nei confronti dei terzi priva di effetti la trasmissione del vincolo; tuttavia, la regola di efficacia è diversa, avuto riguardo alla distribuzione della somma ricavata dalla esecuzione, non applicandosi anche l'art. 2916 cod. civ. ma esclusivamente l'art.2843 cod. civ., in base al quale viene imposta l'annotazione ai fini identificativi del soggetto cessionario del credito e della garanzia , senza alcuna valenza costitutiva della garanzia in sè, che già è presente ed iscritta; con la conseguenza che tale trasmissione, non determinando alcun pregiudizio per i creditori, è efficace nei confronti di questi ultimi; nè sussistono elementi di identità di fattispecie tali da affermare una applicazione, al di fuori della disciplina concorsuale, della più rigorosa norma di cui all'art.45 legge fall., che non opera distinzioni in seno alle formalità necessarie a rendere opponibili gli atti ai terzi, comprensive dunque non solo di quelle iscrizionali dell'ipoteca, se posteriori al fallimento, ma anche di quelle di annotazione del vincolo in favore di nuovo soggetto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2007, n. 17644.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Omologazione (giudizio di) - Sentenza di omologazione - In genere - Beni del fallimento - Trasferimento nel patrimonio dell'assuntore - Titolo esecutivo - Sentenza di omologazione - Decreti attuativi ed integrativi del GD - Natura meramente esecutiva - Conseguenze - Impugnabilità in Cassazione ex art. 111 Cost. dei decreti del GD o di quelli emessi in sede di reclamo dal tribunale - Esclusione.
Il trasferimento dei beni all'assuntore del concordato fallimentare trova titolo diretto ed immediato nella relativa sentenza di omologazione, mentre i successivi, eventuali decreti del giudice delegato - ivi compresi quelli contenenti la specifica descrizione dei beni necessaria ai fini della trascrizione - hanno carattere meramente esecutivo, con la conseguenza che detti decreti, al pari di quelli emessi dal tribunale su reclamo ex art. 26 legge fall., non risolvendo alcun conflitto tra assuntore e terzo, non sono impugnabili con ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Settembre 2002, n. 12862.


Pignoramento del bene locato e stipulazione della locazione in violazione del disposto dell'art 560 cod proc civ - Inopponibilita della locazione al fallimento.
La locazione, che, già al momento della dichiarazione del fallimento del locatore, sia inopponibile ai creditori, per effetto di un pregresso pignoramento del bene locato ed in quanto stipulata in violazione del disposto dell'art 560 cod proc civ, resta inopponibile alla massa, a norma dell'art 107 della legge fallimentare, a prescindere dalle scelte operate dal curatore in ordine alla prosecuzione della procedura espropriativa in corso ed anche se l'immobile sia oggetto di vendita e di aggiudicazione in Sede fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Novembre 1980, n. 6020.


Fallimento - Esecuzione forzata - Esecuzione forzata su immobili alienati dal debitore mediante atti trascritti dopo il pignoramento - Dichiarazione di fallimento del debitore successiva alla trascrizione degli atti di alienazione - Sostituzione del curatore al creditore istante nella espropriazione in corso possibilità.
Se nel corso della procedura espropriativa individuale iniziata su beni immobili alienati dal debitore mediante Atti trascritti dopo il pignoramento, venga dichiarato il fallimento dell'esecutato, il curatore puo sostituirsi al creditore istante nell'espropriazione in corso nonostante che il fallimento sia posteriore alle suddette trascrizioni. Invero, poiche l'art. 2913 cod.civ. commina l'inefficacia delle alienazioni dei beni pignorati anche nei confronti dei creditori intervenuti nel procedimento esecutivo successivamente ad esse e poiche la esecuzione individuale resta assorbita da quella fallimentare, alla quale debbono necessariamente partecipare i creditori che intendevano intervenire nella prima, gli effetti di cui al citato art. 2913 cod. civ. operano in favore della massa dei creditori, che ha il diritto di considerare i beni alienati come ancora appartenenti al fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Aprile 1969, n. 1288.


Fallimento - Esecuzione forzata - Divieto di azioni esecutive individuali - Ambito - Esclusione dei precedenti atti esecutivi - Insussistenza - Assorbimento degli atti esecutivi nella procedura fallimentare - Configurabilità - Condizioni - Pignoramento dei beni esecutati - Inclusione.
La disposizione dell'art. 51 della legge fallimentare, secondo cui, salvo diversa disposizione di legge, dalla data di dichiarazione di fallimento nessuna Azione esecutiva individuale puo essere iniziata o proseguita su beni compresi nel fallimento, non deve essere inteso nel senso che la dichiarazione di fallimento ponga nel nulla tutti gli Atti del procedimento di espropriazione mobiliare in precedenza compiuti dal creditore procedente bensi sta solo a significare che le espropriazioni mobiliari in corso, in conseguenza della dichiarazione di fallimento, che all'esecuzione individuale sostituisce quella concorsuale improntata al principio della par condicio creditorum vengono riassorbite dal fallimento, restando quindi salvi in favore della massa gli effetti degli Atti gia compiuti che non siano incompatibili con il sistema dell'esecuzione concorsuale fallimentare, e fra tali effetti va indubbiamente compreso quello dell'indisponibilita dei beni, derivante dal pignoramento. ( nella specie e stata ritenuta la legittimazione del curatore del fallimento a far valere, in luogo di un creditore procedente,l'inefficacia della vendita di un bene mobile pignorato effettuata dal debitore in pendenza della procedura di espropriazione ed anteriormente alla dichiarazione di fallimento - per poter quindi procedere, acquisito il bene alla massa, ad esecuzione nelle forme previste dalla legge fallimentare). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 Marzo 1969, n. 1040.