LIBRO SESTO
Della tutela dei diritti
TITOLO IV
Della tutela giurisdizionale dei diritti
CAPO II
Dell'esecuzione forzata
SEZIONE I
Dell'espropriazione
PARAGRAFO 2
Degli effetti del pignoramento

Art. 2914

Alienazioni anteriori al pignoramento
TESTO A FRONTE

I. Non hanno effetto in pregiudizio del creditore pignorante e dei creditori che intervengono nell'esecuzione, sebbene anteriori al pignoramento:

1) le alienazioni di beni immobili o di beni mobili iscritti in pubblici registri, che siano state trascritte successivamente al pignoramento;

2) le cessioni di crediti che siano state notificate al debitore ceduto o accettate dal medesimo successivamente al pignoramento;

3) le alienazioni di universalità di mobili che non abbiano data certa;

4) le alienazioni di beni mobili di cui non sia stato trasmesso il possesso anteriormente al pignoramento, salvo che risultino da atto avente data certa.


GIURISPRUDENZA

Permuta – Credito al cd. differenziale Iva – Sussistenza

Fallimento – Accertamento del passivo – Circolazione ex art. 1260 c.c. di credito verso un debitore fallito – Insussistenza dei presupposti di applicazione delle norme ex art. 44 e 45 legge fallimentare, 2704 e 2914 c.c.

Fallimento – Accertamento del passivo – Condizioni di applicazione della novellata norma ex art. 115 secondo comma legge fallimentare
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Ai sensi dell’art. 1374 c.c., il contratto obbliga le parti non solo a quanto è nel medesimo espresso, ma anche a tutte le conseguenze che ne derivano secondo la legge. Pertanto, in caso di permuta di beni fra loro equivalenti ma soggetti a diversa imposizione Iva, a favore di una delle parti matura un credito cd. al differenziale Iva (differenziale fra gli addebiti Iva operati dalle parti della permuta), che trova fonte nel contratto di permuta e, ex art. 1374 c.c., nella normativa fiscale applicabile (art. 11 e 18 d.p.r. 633/1972), a prescindere dal fatto che il medesimo contratto di permuta contenga previsioni al riguardo. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata)

Quando un credito, maturato nei riguardi di imprenditore poi fallito, abbia ripetutamente circolato ex art. 1260 c.c. anche dopo il fallimento, nei riguardi dell’ultimo cessionario del credito non sono applicabili le norme ex articoli 44 e 45 legge fallimentare, 2704 e 2914 c.c. (applicabili solo agli atti dispositivi compiuti dal debitore fallito); l’ultimo cessionario del credito ha dunque diritto di essere ammesso al passivo del fallimento provando la fonte del credito (munita di data certa anteriore al fallimento) e la sequenza degli atti di cessione (che non scontano invece oneri di forma o di data certa), mentre l’unico problema per il fallimento è di verificare che il pagamento sia effettivamente liberatorio ex art. 1264 c.c. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata)

La norma ex art. 115 secondo comma legge fallimentare, novellata dal d.lgs. 5/2006, non può applicarsi a un fallimento che sia stato dichiarato prima dell’entrata in vigore della novella (16 luglio 2006); essa, in ogni caso, regola la sola ipotesi di crediti che siano già stati ammessi al passivo del fallimento e, in seguito, abbiano circolato ex art. 1260 c.c. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 11 Marzo 2019, n. 6930.


Azione revocatoria – Convenuto che abbia depositato domanda di concordato preventivo – Inammissibilità.
Poiché la sentenza di revocatoria ha natura costitutiva e produce un effetto modificativo del patrimonio del soggetto nei cui confronti è rivolta, la relativa azione è inammissibile se proposta dopo la pubblicazione del ricorso alla procedura di concordato preventivo del convenuto e ciò in ragione del principio della cristallizzazione del passivo di cui all’art. 169 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 31 Luglio 2018.


Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Cessione di crediti futuri – Cessione del quinto dello stipendio – Tutela degli effetti – Termine di tre anni dall’omologa.
La cessione di crediti futuri e la conseguente sottrazione di tali risorse alla disponibilità del debitore ai fini della ristrutturazione del proprio debito è tutelabile nel termine di tre anni dall’omologa del piano del consumatore, dovendo poi lasciare il passo all’efficacia conformativa del piano stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 26 Luglio 2017.


Concordato preventivo – Opponibilità delle cessioni di credito – Determinatezza o determinabilità del credito ceduto – Necessità.
La cessione dei crediti può essere opponibile alla procedura concordataria solo ove l’atto di data certa contenga la sufficiente indicazione del credito ceduto (anche in relazione al profilo causale, che può ben essere succintamente richiamato, ma non essere del tutto assente) e del debitore ceduto, e l’atto di cessione, contenente a sua volta una precisa ed esaustiva indicazione del credito ceduto (e non un generico riferimento ad un importo) sia notificato al debitore ceduto con atto di data certa anteriore al deposito della domanda di concordato preventivo.

[Nella fattispecie, la banca aveva intralciato la riscossione dei crediti da parte di una società in concordato preventivo assumendo di essere cessionaria degli stessi. Gli atti di data certa prodotti in giudizio dalla banca erano delle distinte in cui erano indicati gli importi complessivi dei crediti, senza alcuna indicazione dei debitori ceduti; mentre quest’ultima indicazione era contenuta in fogli separati, privi di data certa e con un’insufficiente indicazione del credito. Le lettere di notificazione si limitavano a indicare i soli importi dei crediti ceduti senza indicazione relativa alle causali dei crediti o degli elementi identificativi dei documenti probatori dei crediti. Il Tribunale ha pertanto dichiarato inopponibili al concordato le cessioni prodotte dalla banca, stante l’assenza di sufficienti requisiti di determinatezza e di determinabilità dei crediti ceduti.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato, 23 Dicembre 2016.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Espropriazione forzata su beni del fallito - Successiva dichiarazione di fallimento - Conseguenze - Sostituzione di diritto del curatore al creditore procedente - Scelta del curatore di non coltivare la procedura - Improcedibilità della stessa - Conservazione degli effetti sostanziali del pignoramento in favore della massa - Condizioni - Assenza di cause di inefficacia del pignoramento - Fondamento.
Ai sensi dell'art. 107 l.fall., come modificato dal d.lgs. n. 5 del 2006, il curatore fallimentare subentra di pieno diritto nelle procedure esecutive, mobiliari ed immobiliari, pendenti alla data della dichiarazione di fallimento al posto del creditore procedente (che non possa più proseguirle giusta l'art. 51 l.fall.), scegliendo con il programma di liquidazione di sostituirsi a lui, ovvero di proseguire la liquidazione nelle forme fallimentari. In tale ultima ipotesi, l'improcedibilità dell'esecuzione, dichiarata dal giudice dell'espropriazione su istanza del curatore, non determina la caducazione degli effetti sostanziali del pignoramento di cui agli artt. 2913 e segg. c.c., giacché nella titolarità di quegli effetti è già subentrato, automaticamente e senza condizioni, l'organo fallimentare, purché nel frattempo non sia intervenuta una causa di inefficacia del pignoramento medesimo; del resto, opinando diversamente, il curatore sarebbe sempre tenuto a proseguire l'esecuzione singolare onde conservare gli effetti del pignoramento, cosi svilendosi non solo la sua facoltà discrezionale di scelta di cui all'art. 107, comma 6, l.fall., ma anche il suo stesso ruolo centrale assunto dalla programmazione liquidatoria nella riforma del 2006. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 2015.


Concordato preventivo - Cessione di crediti futuri e di crediti eventuali - Effetti - Data certa anteriore - Necessità - Distinzione.
Per l'opponibilità della cessione di crediti futuri alla procedura di concordato preventivo è sufficiente la notifica o l'accettazione della cessione stessa con atto avente data certa anteriore alla domanda di concordato; per l'opponibilità della cessione di crediti soltanto eventuali, non identificati in tutti gli elementi oggettivi e soggettivi, è, invece, necessario che la notificazione o l'accettazione abbiano avuto luogo dopo che il credito sia venuto ad esistenza e prima del deposito della domanda di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 30 Settembre 2015.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - In genere - Azioni esecutive pendenti anteriormente al fallimento - Assorbimento nella procedura concorsuale - Effetti - Fondamento - Conseguenze - Cessione di crediti pignorati - Inefficacia.
Nel regime anteriore alla riforma di cui al d.lgs. n. 5 del 2006, le azioni esecutive individuali pendenti al momento del fallimento, in conseguenza della sentenza dichiarativa, sono assorbite dalla procedura concorsuale, che si sostituisce ad esse, ma gli effetti anche sostanziali degli atti già compiuti che non siano incompatibili con il sistema dell'esecuzione fallimentare, tra i quali anche il vincolo d'indisponibilità dei beni derivante dal pignoramento, restano salvi in favore della massa dei creditori, nei cui confronti, quindi, la cessione crediti verso terzi già pignorati è priva di effetti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Luglio 2015, n. 16158.


Concordato preventivo - Cessioni di credito - Opponibilità - Data certa anteriore al fallimento o al concordato - Necessità.
Dalla lettura degli artt. 169 e 45 L.F., in combinato disposto con l'art. 2914 n. 2 c.c., discende che ai creditori dell'imprenditore cedente possono essere opposte soltanto quelle cessioni di credito che siano state notificate al debitore ceduto o dal medesimo accettate con atto di data certa anteriore alla data di presentazione della domanda di concordato preventivo; il disposto dell'art. 2914 n. 2 c.c. - secondo cui sono inefficaci nei confronti del creditore pignorante e dei creditori che intervengono nell'esecuzione le cessioni di credito che, sebbene anteriori al pignoramento, siano state notificate al debitore o da lui accettate dopo il pignoramento - opera, pertanto, anche nei casi in cui il creditore cedente sia in fallimento o in concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 05 Marzo 2015.


Processo esecutivo - Conflitto tra acquirente di azioni nominative e creditore pignorante - Criterio di risoluzione - Acquisto in buona fede in conformità delle norme che ne disciplinano la circolazione o il pignoramento - Necessità..
Il conflitto tra creditore pignorante e acquirente di azioni nominative va risolto in favore di chi per primo, in buona fede, abbia compiuto le formalità necessarie per eseguire un pignoramento valido ed efficace ovvero le formalità necessarie per ottenere l’intestazione del proprio nominativo sul titolo e nel registro della società emittente. (Sergio Rossetti) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Giugno 2013.


Fondi immobiliari - Titolarità formale dei beni acquistati.

Fondi immobiliari - Pignoramento.

Fondi immobiliari - Variazione della società di gestione del risparmio - Modalità.

Fondi immobiliari - Rapporto tra variazione della società di gestione del risparmio e pignoramento.
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Gli immobili conferiti in un fondo di investimento immobiliare devono ritenersi appartenenti alla società di gestione del fondo stesso. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)

Dato che il diritto dominicale sugli immobili conferiti in un fondo appartiene alla società che lo gestisce, ne segue che il pignoramento dei beni del fondo debba essere diretto non già ai danni del fondo stesso – in quanto non qualificabile come centro di imputazione di rapporti giuridici – bensì nei confronti della società di gestione del risparmio che ne è, in quel preciso momento, titolare. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)

La natura di patrimonio separato del fondo di investimento comporta anzitutto che l’atto di variazione della società di gestione sia costituito da un vero e proprio atto traslativo: al di là della disciplina contenuta nel TUF – che richiede, per la variazione, una serie di formalità prevalentemente a tutela dei risparmiatori – per l’effettivo trasferimento dei beni è necessaria la stipula di un contratto, che deve rispettare la forma richiesta dalla natura dei beni. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)

Il rapporto tra l’atto di variazione ed il pignoramento va equiparato al rapporto corrente tra qualsiasi negozio traslativo ed il vincolo espropriativo e deve essere trattato secondo i principi di cui all’art. 2914 c.c., il quale prevede che “non hanno effetto in pregiudizio del creditore pignorante e dei creditori che intervengono nell’esecuzione, sebbene anteriori al pignoramento, le alienazioni di beni immobili o di beni mobili iscritti in pubblici registri, che siano state trascritte successivamente al pignoramento”. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)
Tribunale Varese, 21 Novembre 2011.


Trascrizione della domanda – Azione ad effetti reali – Conflitto tra il terzo e l’aggiudicatario di bene immobile – Credito garantito da ipoteca iscritta in data anteriore. (15/06/2010).
Deve essere risolto a favore dell’aggiudicatario il conflitto tra il terzo che abbia trascritto una domanda giudiziale per l’esercizio di azione ad effetti reali (nella specie ex art. 2932, codice civile) su un bene immobile e l’aggiudicatario dello stesso bene a seguito di esecuzione forzata promossa sulla base di pignoramento annotato dopo la trascrizione della domanda ma per un credito garantito da ipoteca iscritta prima. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Gorizia, 11 Maggio 2010.


Cessione del credito successiva al pignoramento - Annotazione - Trasmissione del vincolo ipotecario - Efficacia nei confronti dei creditori - Fondamento - Applicabilità analogica della disciplina dettata in materia fallimentare - Esclusione.
In tema di negozi dispositivi dell' ipoteca (presi in considerazione dal primo comma dell'art. 2843 cod. civ.) l'annotazione nei registri immobiliari del trasferimento, da farsi a margine dell'iscrizione ipotecaria, ha carattere necessario e, quindi, costitutivo del nuovo rapporto ipotecario dal lato soggettivo, rappresentando un elemento integrativo indispensabile della fattispecie del trasferimento, con l'effetto di sostituire al cedente o surrogante il cessionario o surrogato, non solo nella pretesa di credito (che già opera in ragione del negozio), ma altresì nella prelazione nei confronti dei creditori concorrenti, per cui la mancata annotazione nei confronti dei terzi priva di effetti la trasmissione del vincolo; tuttavia, la regola di efficacia è diversa, avuto riguardo alla distribuzione della somma ricavata dalla esecuzione, non applicandosi anche l'art. 2916 cod. civ. ma esclusivamente l'art.2843 cod. civ., in base al quale viene imposta l'annotazione ai fini identificativi del soggetto cessionario del credito e della garanzia , senza alcuna valenza costitutiva della garanzia in sè, che già è presente ed iscritta; con la conseguenza che tale trasmissione, non determinando alcun pregiudizio per i creditori, è efficace nei confronti di questi ultimi; nè sussistono elementi di identità di fattispecie tali da affermare una applicazione, al di fuori della disciplina concorsuale, della più rigorosa norma di cui all'art.45 legge fall., che non opera distinzioni in seno alle formalità necessarie a rendere opponibili gli atti ai terzi, comprensive dunque non solo di quelle iscrizionali dell'ipoteca, se posteriori al fallimento, ma anche di quelle di annotazione del vincolo in favore di nuovo soggetto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2007, n. 17644.


Cessione di crediti "futuri" in pregiudizio del creditore pignorante (o del fallimento del cedente) - Crediti "futuri" e crediti solo eventuali - Prevalenza sul pignoramento - Limiti temporali e condizioni.
Ai fini dell'efficacia della cessione di crediti "futuri" in pregiudizio del creditore pignorante (e dunque del fallimento del cedente), ex art. 2914, n. 2, cod. civ., è sufficiente che la notifica - o l'accettazione - della cessione sia stata effettuata con atto avente data certa (art. 1265 cod. civ.) anteriore al pignoramento (o al fallimento), giacché per il successivo effetto traslativo della cessione (rinviato al momento del sorgere del credito), sottratto alla disponibilità delle parti, non si pone un problema di opponibilità ai sensi dell'art 2914 cit.; invece, per i crediti soltanto eventuali, non identificati in tutti gli elementi oggettivi e soggettivi, la prevalenza della cessione richiede che la notificazione o accettazione siano non solo anteriori al pignoramento (o al fallimento), ma altresì posteriori al momento in cui il credito sia venuto ad esistenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Dicembre 2005, n. 28300.


Cessione di crediti "futuri" in pregiudizio del creditore pignorante - Crediti originati da un rapporto contrattuale già esistente e crediti solo eventuali - Prevalenza sul pignoramento - Limiti temporali e condizioni - Fattispecie relativa alla cessione di "futuri" crediti di lavoro.
Ai fini dell'efficacia della cessione di crediti "futuri" in pregiudizio del creditore pignorante, ex art. 2914 n. 2 cod. civ., occorre distinguere tra crediti maturandi con origine da un unico e già esistente rapporto - base, quali i crediti di lavoro, e crediti soltanto eventuali, non necessariamente identificati in tutti gli elementi oggettivi e soggettivi; la cessione dei primi prevale sul pignoramento nell'ambito di un triennio (ex art. 2918 cod. civ.), purché prima del pignoramento stesso sia stata notificata o accettata dal debitore ceduto, mentre perché prevalga la cessione dei secondi è necessaria la notificazione o accettazione dopo che il credito sia venuto ad esistenza, ma prima del pignoramento (nella specie, la S.C. ha annullato la sentenza di merito che, in relazione alla cessione di "futuri" crediti di lavoro, aveva fatto applicazione dell'art. 2914 n. 2 cod. civ. riferendosi non al contratto di cessione ma alla successiva maturazione dei singoli ratei). Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 26 Ottobre 2002, n. 15141.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Omologazione (giudizio di) - Sentenza di omologazione - In genere - Beni del fallimento - Trasferimento nel patrimonio dell'assuntore - Titolo esecutivo - Sentenza di omologazione - Decreti attuativi ed integrativi del GD - Natura meramente esecutiva - Conseguenze - Impugnabilità in Cassazione ex art. 111 Cost. dei decreti del GD o di quelli emessi in sede di reclamo dal tribunale - Esclusione.
Il trasferimento dei beni all'assuntore del concordato fallimentare trova titolo diretto ed immediato nella relativa sentenza di omologazione, mentre i successivi, eventuali decreti del giudice delegato - ivi compresi quelli contenenti la specifica descrizione dei beni necessaria ai fini della trascrizione - hanno carattere meramente esecutivo, con la conseguenza che detti decreti, al pari di quelli emessi dal tribunale su reclamo ex art. 26 legge fall., non risolvendo alcun conflitto tra assuntore e terzo, non sono impugnabili con ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Settembre 2002, n. 12862.


Concordato preventivo - Ammissione - Effetti - Disciplina ex art. 2914 cod. civ. - Applicabilità - Esclusione - Applicazione limitatamente al concordato con cessione di beni - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento.
Ai fini dell'inapplicabilità, in tema di concordato preventivo, della disposizione di cui all'art. 2914 cod. civ. non acquisisce rilievo la distinzione fra concordato preventivo con cessione di beni e concordato preventivo remissorio solutorio. Ogni possibilità di applicazione della disposizione suddetta è infatti, anche nel caso di concordato preventivo con cessione di beni, resistita dalla circostanza per cui la equiparazione al pignoramento in essa disposizione delineata ha ragione di essere, ai sensi degli artt. 54, terzo comma e 45 della legge fallimentare, solo per il fallimento e non per il concordato preventivo, la cui funzione, in entrambe le fattispecie sopra richiamate, è profondamente diversa da quella del fallimento, non potendosi, dalla presenza di elementi comuni quali quelli del divieto di esercizio di azioni esecutive individuali e della insensibilità del patrimonio assoggettato al procedimento rispetto ad ogni nuova obbligazione, desumersi identità di disciplina anche con riguardo alla disciplina di cui all'art. 2914 cit. In ogni caso una diversità di disciplina sul punto non potrebbe desumersi dalla differenza di struttura delle due su richiamate forme di concordato preventivo, posto che il concordato con cessione di beni si connota semplicemente per i profili della liberazione del debitore in termini più ampi ( art. 186 della legge fallimentare ) e della indeterminatezza della percentuale assicurata ai creditori chirografari. Non a caso - del resto - in entrambe le suddette forme il debitore conserva l'amministrazione del patrimonio in quanto titolare dell'impresa che resta in esercizio, nonché la legittimazione a compiere atti di amministrazione, senza distinzione, in termini di efficacia, tra quelli anteriori alla proposta di concordato e quelli successivi. Ne consegue che, salve la presenza della direzione del giudice delegato e della vigilanza del commissario giudiziale, e l'esigenza dell'autorizzazione del primo per gli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione ( senza la quale essi sono inefficaci ed idonei a produrre la dichiarazione di fallimento ai sensi dell'art. 173 della legge fallimentare), i limiti alla generale opponibilità, ai creditori, degli atti compiuti sul patrimonio sono solo quelli previsti dalla legge, e - cioè - dagli artt. 167 e 168 della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Giugno 1999.


Riacquisto della capacità da parte del fallito - Pignoramento immobiliare dei beni residui - Possibilità - Annotazione della sentenza dichiarativa del fallimento - Mancata eliminazione - Irrilevanza

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La mancata eliminazione dell'annotazione nei registri immobiliari dell'estratto della sentenza dichiarativa, dopo la chiusura del fallimento, costituisce un'omissione non impeditiva del ripristino nel fallito dei poteri di amministrazione e di disposizione del patrimonio residuo e della conseguente possibilita per i creditori dell'ex fallito di procedere a pignoramento immobiliare dei beni residui cui quella annotazione si riferiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 27 Novembre 1973, n. 3246.