LIBRO SESTO
Della tutela dei diritti
TITOLO V
Della prescrizione e della decadenza
CAPO I
Della prescrizione
SEZIONE III
Dell'interruzione della prescrizione

Art. 2945

Effetti e durata dell'interruzione
TESTO A FRONTE

I. Per effetto della interruzione s'inizia un nuovo periodo di prescrizione.

II. Se l'interruzione è avvenuta mediante uno degli atti indicati dai primi due commi dell'articolo 2943, la prescrizione non corre fino al momento in cui passa in giudicato la sentenza che definisce il giudizio.

III. Se il processo si estingue, rimane fermo l'effetto interruttivo e il nuovo periodo di prescrizione comincia dalla data dell'atto interruttivo.

IV. Nel caso di arbitrato la prescrizione non corre dal momento della notificazione dell'atto contenente la domanda di arbitrato sino al momento in cui il lodo che definisce il giudizio non è più impugnabile o passa in giudicato la sentenza resa sull'impugnazione.


GIURISPRUDENZA

Terzi acquirenti del bene ipotecato - Prescrizione dell’ipoteca nei loro confronti ex art. 2880 c.c. - Ammissione allo stato passivo del fallimento del debitore iscritto e rinnovazione dell’iscrizione ipotecaria contro lo stesso - Idoneità a interrompere la prescrizione dell’ipoteca verso il terzo acquirente nell’ipotesi di cui all’art. 20 del r.d. n. 646 del 1905 - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
In tema di ipoteca, la distinzione - presupposta dall'art. 2880 c.c. - tra diritto del creditore di espropriare il bene nei confronti del terzo acquirente e diritto di credito vantato nei confronti del debitore comporta che il creditore (o il suo avente causa), per evitare la prescrizione dell'ipoteca verso il terzo acquirente, debba promuovere contro il medesimo, nei termini, il processo esecutivo individuale, senza che costituisca valido atto interruttivo della prescrizione del diritto di garanzia l'ammissione al passivo del fallimento del debitore iscritto, che di quel bene abbia perduto la disponibilità, neppure nell'ipotesi prevista dall'art. 20 del r.d. n. 646 del 1905 (applicabile "ratione temporis"), che, in caso di mancata notificazione del subentro al debitore dei successori a titolo universale o particolare e degli aventi causa, si limita ad attribuire al creditore fondiario la possibilità di promuovere l'azione esecutiva individuale direttamente nei confronti del debitore, anche quando il bene sia stato venduto a terzi. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha negato che costituissero validi atti interruttivi della prescrizione dell'ipoteca nei confronti del terzo acquirente del bene sia l'ammissione al passivo del fallimento dell'originario debitore, che del bene aveva perduto la disponibilità, da parte dell'originario creditore fondiario, dante causa della società ricorrente, sia il successivo atto di rinnovazione dell'iscrizione ipotecaria contro il debitore originario). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Agosto 2019, n. 21752.


Prescrizione dell’ipoteca riguardo ai beni acquistati da terzi, ex art. 2880 c.c. - Effetti - Possibilità per il titolare di procedere a nuova iscrizione - Sussistenza - Fondamento - Eliminazione del titolo - Necessità della cancellazione dell’iscrizione dell’ipoteca volontaria.
La prescrizione dell'ipoteca riguardo ai beni acquistati da terzi, ai sensi dell'art. 2880 c.c., determina l'estinzione dell'effetto dell'iscrizione, indipendentemente dalla permanenza del credito, sicché il diritto ad iscrivere ipoteca continua a sussistere e il titolare ben può procedere a nuova iscrizione. Ne consegue che, qualora il venditore dell'immobile conceda l'ipoteca in favore di un terzo, questi, nonostante l'estinzione dell'iscrizione ipotecaria per prescrizione, conservando il titolo, può sempre procedere ad una nuova iscrizione, in quanto l'estinzione dell'iscrizione dell'ipoteca non comporta automaticamente la relativa eliminazione, per la quale occorre anche la cancellazione dell'ipoteca, che determina, in caso di ipoteca volontaria, il venir meno del titolo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Agosto 2019, n. 21752.


Prescrizione e decadenza – Procedimento esecutivo – Mancata rinnovazione della trascrizione del pignoramento – Chiusura del procedimento esecutivo per inerzia del creditore procedente – Esclusione dell’effetto interruttivo permanente.
In tema di prescrizione, l'effetto interruttivo permanente determinato dall'introduzione del processo esecutivo si conserva, agli effetti dell'art. 2945 c.p.c., comma 2, quando la chiusura della procedura coattiva consista nel raggiungimento dello scopo della stessa ovvero, alternativamente, il suddetto scopo non sia raggiunto ma la chiusura del procedimento sia determinata da una condotta non ascrivibile al creditore procedente, mentre, in ipotesi opposta a quest'ultima, a norma dell'art. 2945 c.p.c., comma 3, l'effetto stesso resterà istantaneo. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 09 Maggio 2019, n. 12239.


Sul decorso del termine di prescrizione dei crediti insinuati - Effetto interruttivo e/o sospensivo prodotto dalla domanda di ammissione al passivo - Persistenza - Fondamento.
La revoca del fallimento, ancorché disposta per vizi processuali o per incompetenza del giudice, lascia salvi gli effetti prodotti dalle domande di ammissione al passivo sul decorso del termine di prescrizione dei relativi crediti, non rilevando in proposito il disposto dell'art. 21 legge fall., che si riferisce agli atti degli organi della procedura, e non invece a quelli compiuti nei confronti di essa; né la revoca comporta l'estinzione della procedura fallimentare, con la conseguenza che trova applicazione la regola di cui all'art. 2945 c.c., comma 2, con la sospensione del corso della prescrizione, e non quella di cui al comma 3 della medesima norma, che fa salvo, nel caso di estinzione del processo, il solo effetto interruttivo prodotto dalla domanda giudiziale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 25 Febbraio 2019, n. 5428.


Appello - Società di capitali - Cancellazione dal registro delle imprese - Effetti - Estinzione immediata della società - Conseguenze - Appello proposto nei confronti della società anziché nei confronti dei soci - Inammissibilità.
La cancellazione volontaria dal registro delle imprese di una società, a partire dal momento in cui si verifica l'estinzione della società medesima, impedisce che la stessa possa ammissibilmente agire o essere convenuta in giudizio, sicché, se l'estinzione interviene in un giudizio del quale la società è parte, ove l'evento interruttivo non sia stato dichiarato o si sia verificato quando il farlo constatare non sarebbe stato più possibile, l'appello successivo al verificarsi della cancellazione deve provenire (o essere indirizzato) dai soci (o nei confronti dei soci) succeduti alla società estinta, a pena di inammissibilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 09 Ottobre 2018, n. 24853.


Contratti bancari – Azione di ripetizione indebito – Prescrizione – Interruzione – Verbale mancata adesione mediazione.
La prescrizione dell’azione di ripetizione di indebito promossa dal correntista, che abbia preventivamente avviato procedimento di mediazione al quale non ha preso parte la banca, è interrotta fino alla data del verbale di mancata adesione alla conciliazione. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Appello Milano, 19 Giugno 2018.


Assicurazione – Del danno da circolazione di veicoli – Risarcimento operato dall’assicuratore in via transattiva – Azione dell’assicuratore contro il responsabile – In via surrogatoria – Prescrizione decennale – In via di regresso – Prescrizione biennale.
Qualora l’assicuratore definisca transattivamente il giudizio instaurato dall’avente diritto al risarcimento, la sua azione contro il responsabile del sinistro, se si ritiene esercitata in surroga nei diritti dell’originario creditore è soggetta al medesimo periodo di prescrizione, ma l’atto introduttivo del giudizio non può operare con gli effetti permanenti di cui all’art.2945, 2° comma, c.c., perché la declaratoria di intervenuta cessazione della materia del contendere è equiparabile a quella di estinzione.
Se invece si ritiene che l’azione sia esercitata in via di regresso, il dies a quo della prescrizione va individuato nel giorno del pagamento in favore del danneggiato. Vertendosi in materia di danno da circolazione dei veicoli, si applica il termine biennale di prescrizione di cui all’art.2947 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna, 16 Giugno 2018.


Prescrizione – Notifica di atto introduttivo di un giudizio – In luogo privo di collegamento col destinatario – Inesistenza della notifica – Esclusione – Nullità della notifica – Validità ai fini dell’interruzione della prescrizione – Sussiste.
Ciò che sprigiona gli effetti interruttivi-sospensivi ai sensi dell’art.2945 c.c. non è l’atto interruttivo del processo in sé, bensì tale atto notificato.

Il disposto degli articoli 2943 e 2945 c.c., più che combinato, è assolutamente intrinseco, e non richiede, affinché l’interruzione produca i suoi effetti appieno, che l’atto introduttivo del giudizio notificato rispetti le regole processuali, con l’unica eccezione della competenza.

Ben si può ritenere che la notificazione possa essere intesa come atto meramente esistente, prescindendo dalla sua validità formale. E l’inesistenza della notificazione è una categoria residuale, che ricorre, oltre che in caso di totale mancanza materiale dell’atto, nelle sole ipotesi in cui venga posta in essere un’attività priva degli elementi costitutivi essenziali idonei a rendere riconoscibile quell’atto.
Posto che il principio di strumentalità delle forme degli atti processuali è ormai acquisito dalla giurisprudenza come oggetto di tutela rientrante nel principio del giusto processo accanto alla ragionevole durata, alla imparzialità del giudice e alla esercitabilità del contraddittorio, e posto che il pervenimento nella sfera di conoscibilità legale è il conseguimento dello scopo della notificazione, i presupposti dell’esistenza giuridica della notifica, ossia gli elementi strutturali che consentono di identificarla come tale, sono la trasmissione dell’atto da parte di un soggetto qualificato e una successiva fase di consegna, in modo da attribuire l’inesistenza ai soli casi di restituzione dell’atto al mittente. Il requisito del “collegamento” tra il luogo della notificazione e il destinatario è fuori dal perimetro strutturale della notificazione, e rientra quindi nella nullità sanabile ex tunc. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 25 Maggio 2018, n. 13070.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Interruzione della prescrizione - Atto di costituzione in mora - Destinatari - Impresa in amministrazione straordinaria - Commissario straordinario - Inefficacia - Ragioni.
Nel caso di impresa sottoposta alla procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, l'atto di costituzione in mora proveniente dal creditore è parimenti inefficace, sia se compiuto direttamente nei confronti dell'impresa già ammessa alla procedura, perché essa non può più eseguire pagamenti, ai sensi dell'art. 49 del d.lgs. n. 270 del 1999 – che richiama l'art. 44 l.fall. –, sia se indirizzato al suo commissario straordinario, il quale non ha la libera disponibilità dei diritti e degli obblighi dell'impresa in procedura, essendo idonea a determinare l'interruzione della prescrizione del credito soltanto la presentazione della domanda di insinuazione nello stato passivo. Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2018, n. 11966.


Fallimento - Ammissione al passivo - Domanda - Effetti - Prescrizione - Interruzione - Efficacia - Nei confronti del fideiussore del fallito - Operatività.
La presentazione dell'istanza di insinuazione al passivo fallimentare, equiparabile alla domanda giudiziale, determina, ai sensi dell'art. 2945, comma 2, c.c., l'interruzione della prescrizione del credito, con effetti permanenti fino alla chiusura della procedura concorsuale, anche nei confronti del fideiussore del fallito, ex art. 1310, comma 1, c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Aprile 2018, n. 9638.


Contratto autonomo di garanzia – Assenza vincolo accessorietà – Compatibilità con vincolo di solidarietà.
La garanzia autonoma si caratterizza per l’assenza dell’accessorietà tipica della fideiussione, ossia per l’esclusione per il garante di opporre al beneficiario eccezioni attinenti al rapporto garantito: la causa concreta della garanzia autonoma è, infatti, proprio quella di trasferire da un soggetto ad un altro il rischio economico connesso alla mancata esecuzione dell’obbligazione principale. Alla diversità ontologica della prestazione indennizzatoria del garante autonomo non esclude tuttavia il vincolo solidale con l’obbligazione principale: ciò è confermato dall’art. 1293 c.c. che afferma che “la solidarietà non è esclusa dal fatto che i singoli debitori siano tenuti ciascuno con modalità diverse, o il debitore comune sia tenuto con modalità diverse di fronte ai singoli creditori”. Se ne conclude che il carattere di solidarietà tra il credito del garante e il credito del debitore principale non può ritenersi escluso ex se dalla natura autonoma della garanzia, né, nel caso di specie, il garante e il garantito vi hanno espressamente derogato (cfr. pag. 15 sentenza). (Matteo Traversi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 23 Marzo 2018.


Omologa concordato fallimentare – Interruzione giudizio introdotto con azione revocatoria fallimentare – Effetto automatico – Esclusione – Dichiarazione del procuratore costituito – Necessità.
La chiusura del fallimento, conseguente alla definitività del decreto di omologazione del concordato fallimentare non interrompe automaticamente il processo introdotto con l’azione revocatoria, atteso che il curatore fallimentare conserva la propria legittimazione processuale, ragion per cui l’effetto interruttivo del giudizio si produce solo nel caso in cui la chiusura del fallimento sia dichiarata dal procuratore costituito o risulti negli altri modi previsti dall’art. 300 c.p.c. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Avellino, 29 Maggio 2017.


Estinzione del giudizio introdotto con azione revocatoria fallimentare dopo l’omologa del concordato fallimentare – Riassunzione giudizio estinto – Facoltà curatore – Esclusione – Introduzione nuovo giudizio – Necessità.
Nel caso in cui, nonostante la chiusura del fallimento derivante dall’omologa del concordato fallimentare, il giudizio per revocatoria sia proseguito e sia stato dichiarato estinto per inerzia delle parti, il curatore non potrà avvalersi del disposto dell’art. 140 co. 2 l.f. al fine di proseguire il giudizio anteriormente introdotto, ma dovrà intraprendere un nuovo processo chiedendo di avvalersi delle prove in precedenza raccolte come documenti atipici suscettibili di libero apprezzamento da parte del giudice della causa riproposta. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Avellino, 29 Maggio 2017.


Estinzione del processo introdotto con azione revocatoria dopo l’omologa del concordato fallimentare – Nuovo termine prescrizionale – Decorrenza – Dalla data dell’originaria domanda – Conservazione dell’effetto interruttivo sospensivo – Esclusione.
L’art. 140 co. 2 l.f., laddove consente la riproposizione delle azioni revocatorie iniziate ed interrotte per effetto del concordato, non deroga al disposto dell’art. 2945 co. 3 c.c., a mente del quale se il processo è estinto permane il solo effetto interruttivo della prescrizione e non quello sospensivo e pertanto il nuovo termine prescrizionale inizia a decorrere dalla data dell’originaria domanda giudiziale. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Avellino, 29 Maggio 2017.


Estinzione del processo introdotto con azione revocatoria dopo la riapertura del fallimento – Nuovo termine prescrizionale – Decorrenza – Dalla data dell’originaria domanda – Conservazione effetto interruttivo sospensivo – Esclusione.
Quando l’estinzione del giudizio introdotto con l’azione revocatoria sia stata pronunciata successivamente alla riapertura del fallimento il curatore non può avvalersi dell’effetto sospensivo della prescrizione previsto sensi dell’art. 2945 co. 2 c.c., essendo del tutto irrilevante la circostanza che in costanza di concordato fallimentare il termine di prescrizione quinquennale non avrebbe potuto decorrere. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Avellino, 29 Maggio 2017.


Prescrizione – Diritto alla borsa di studio per medici specializzandi – Prescrizione decennale – Applicabilità – Affermazione

Interruzione – Domanda giudiziale – Estinzione del processo per perenzione – Permanenza dell’effetto interruttivo fino alla data di estinzione – Esclusione
.
Con riferimento al caso concreto del compenso spettante al medico ammesso al corso di specializzazione fra il 1983 e il 1991 opera la prescrizione decennale e non quella quinquennale come prevista dall’art.4 L.12 novembre 2011, n.183. Dies a quo è il 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge 19 ottobre 1999, n.370, che ha riconosciuto il diritto ad una borsa di studio.
Con l’estinzione del processo per mancanza di impulso di parte – fatto cui consegue l’applicazione dell’art.2945, 3° comma, c.c. - viene meno il permanere dell’effetto interruttivo previsto invece dall’art.2945, 2° comma, c.c..  [Nella fattispecie, l’attore aveva precedentemente proposto la medesima domanda in sede di processo amministrativo, poi dichiarato estinto per perenzione. il Tribunale ha dichiarato la prescrizione del diritto riconoscendo come dies a quo la data della proposizione del ricorso e non quella della dichiarazione di estinzione del processo.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna, 14 Marzo 2017.


Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo - Domanda - Effetti - Prescrizione - Interruzione - Efficacia - Nei confronti del coobbligato solidale del fallito - Sussistenza - Fattispecie.
La presentazione dell'istanza di insinuazione al passivo fallimentare, equiparabile alla domanda giudiziale, determina, ai sensi dell'art. 2945, comma 2, c.c., l'interruzione della prescrizione del credito, con effetti permanenti fino alla chiusura della procedura concorsuale, anche nei confronti del condebitore solidale del fallito, ex art. 1310, comma 1, c.c. (In applicazione del principio, la S.C. ha respinto il motivo del coobbligato in solido della società fallita che, in sede di opposizione a cartella esattoriale, collegava gli effetti permanenti dell'interruzione, non già alla presentazione della domanda, ma alla successiva ammissione al passivo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 30 Agosto 2016, n. 17412.


Processo esecutivo – Estinzione – Ordinanza di chiusura anticipata ex art. 164 bis disp.att. c.p.c. – Differenze – Effetti sulla prescrizione del diritto.
Il comune denominatore delle figure tipiche dell’estinzione, disciplinate dal codice di rito, si rinviene nel verificarsi di un fatto “imputabile” ad una delle parti, o il sopravvenuto difetto di interesse all’esecuzione forzata (estinzione per rinuncia) o l’inadempimento di un onere di impulso o di presenza (estinzione per inattività qualificata o per mancata comparizione reiterata all’udienza).
Diversa invece è la ratio che presiede all’ipotesi di chiusura anticipata prevista dall’art.164 bis disp. att. c.p.c., in cui l’esito anomalo o non fisiologico del processo esecutivo dipende da un’impossibilità oggettiva (estranea cioè al contegno delle parti) di proseguirlo, che viene valutata discrezionalmente dal giudice.
Tale differente ratio si riflette sul piano degli effetti sostanziali, nel senso che, mentre nei casi di estinzione tipica si verifica il solo effetto interruttivo istantaneo della prescrizione del diritto, risalente al primo atto del processo con il quale il creditore procedente o l’intervenuto hanno azionato esecutivamente il proprio diritto (art. 2945, 3° comma), nel caso della chiusura anticipata per infruttuosità dell’espropriazione forzata l’assenza di un fatto proprio del creditore, causativo della fine del processo – determinata invece da situazioni esterne discrezionalmente apprezzate dal giudice dell’esecuzione – deve indurre a riconoscere l’effetto sospensivo permanente della prescrizione. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Belluno, 12 Gennaio 2016.


Ammissione al passivo - Domanda - Effetti - Prescrizione - Interruzione - Ammissibilità - Durata - Efficacia interruttiva nei confronti dei coobbligati solidali del fallito - Ammissibilità.
La domanda di ammissione al passivo fallimentare attua l'interruzione permanente della prescrizione fino alla data del provvedimento di chiusura del processo esecutivo concorsuale e tale effetto si produce anche nei confronti dei coobbligati solidali del fallito, ai sensi dell'art. 1310, primo comma cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Aprile 1992, n. 4304.


Prescrizione civile - Sospensione - Dichiarazione di fallimento - Irrilevanza

.
La dichiarazione di fallimento rende inammissibili o comunque improcedibili le azioni esecutive individuali essendo il soddisfacimento integrale dei creditori in contrasto con la legge del concorso ma non preclude l'esercizio del diritto nell'ambito della procedura concorsuale. Ne consegue che la dichiarazione di fallimento non sospende ne' interrompe il termine della prescrizione per l'esercizio delle azioni creditorie e che soltanto la presentazione delle istanze per la insinuazione del credito nel passivo fallimentare equiparabile all'atto con cui si inizia un giudizio, determina la interruzione della prescrizione con effetti permanenti fino alla chiusura della procedura concorsuale in applicazione del principio generale fissato dall'art. 2945 comma secondo cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 22 Novembre 1990, n. 11269.


Azione cambiaria - Prescrizione - Domanda di ammissione del credito cambiario al passivo del fallimento del debitore cambiario - Prescrizione dell'azione cambiaria - Interruzione - Configurabilità - Efficacia interruttiva - Permanenza - Termine finale.
La prescrizione prevista dall'art 94 legge cambiaria (RD 14 dicembre 1933, n 1669) riguarda le azioni cambiarie comunque esercitate, indipendentemente, cioè, dal procedimento - ordinario o monitorio, di cognizione od esecutivo - instaurato dal portatore del titolo: ne consegue che la domanda di ammissione del credito cambiario al passivo del fallimento del debitore cambiario, producendo gli stessi effetti della domanda giudiziale, e comportando l'Esercizio, da parte del creditore, dell'Azione cambiaria esecutiva nel modo particolare in cui questa e consentita dall'art 51 l. fallimentare, vale ad interrompere la prescrizione dell'Azione stessa (art 2943 cod civ) e l'effetto interruttivo, conseguente alla sua presentazione nella cancelleria del tribunale fallimentare, permane fino alla chiusura della procedura concorsuale (art 2945 cod civ). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Gennaio 1979, n. 634.