LIBRO SESTO
Della tutela dei diritti
TITOLO V
Della prescrizione e della decadenza
CAPO I
Della prescrizione
SEZIONE IV
Del termine della prescrizione
PARAGRAFO 2
Delle prescrizioni brevi

Art. 2949

Prescrizione in materia di società
TESTO A FRONTE

I. Si prescrivono in cinque anni i diritti che derivano dai rapporti sociali, se la società è iscritta nel registro delle imprese.

II. Nello stesso termine si prescrive l'azione di responsabilità che spetta ai creditori sociali verso gli amministratori nei casi stabiliti dalla legge.


GIURISPRUDENZA

Prescrizione quinquiennale ex art. 2429 c.c. – Fattispecie – Versamenti a titolo di finanziamento – Esclusione – Azione di regresso per il pagamento di un debito sociale – Esclusione.
La prescrizione quinquennale, ex art. 2949, co. 1, c.c. riguarda unicamente i diritti che derivano da rapporti inerenti all’organizzazione sociale in dipendenza diretta con il contratto sociale, nonché da rapporti relativi alle situazioni propriamente organizzative determinate dal successivo svolgimento della vita sociale, con esclusione di quanto legato solo occasionalmente all'organizzazione dell’ente e di quanto attinente in modo diretto allo svolgimento dell’attività imprenditoriale.

A tali rapporti deve ritenersi estranea la fattispecie dei versamenti effettuati dai soci a titolo di finanziamento (cfr. già Cass., 1 giugno 1993, n. 6107; Cass., 24 giugno 2015, n. 13084), e ciò anche per il caso del regresso nei confronti degli altri soci che si titoli nell’avvenuto pagamento, da parte di uno di essi, di un debito della società. Tale pagamento, e la relativa azione di regresso, integrano vicende attinenti all’ordinario svolgimento dell’attività imprenditoriale dell'ente. Le stesse non presentano perciò profili di peculiarità nei confronti delle altre, correnti relazioni intersoggettive che vengono a svolgersi in proposito; e come tali rimangono estranee al raggio di azione della prescrizione breve sancita dalla norma dell'art. 2949, co. 1, c.c. (Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 2017, n. 6561.


Prescrizione e decadenza – Società e Consorzi – Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei sindaci promossa dal terzo – Decorrenza del termine – Percepibilità del danno.
L’azione promossa a norma dell’art. art 2395 c.c. nei confronti degli amministratori e dei sindaci impone di collocare il dies a quo della prescrizione quinquennale nel giorno in cui il danno derivato dall’errore commesso è stato percepibile all’esterno secondo la ordinaria diligenza. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 15 Febbraio 2016.


Omessa vigilanza sull'operato degli amministratori - Azione di responsabilità ex art. 146 l.fall. nei confronti dei sindaci - Litisconsorzio necessario con gli amministratori - Esclusione - Fondamento

Amministratori e sindaci - Azione di responsabilità dei creditori sociali - Termine di prescrizione - Decorrenza - Illegittima riduzione del capitale per esubero - Omessa vigilanza - Dalla delibera assembleare
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La responsabilità dei sindaci di una società, prevista dall'art. 2407, comma 2, c.c., per omessa vigilanza sull'operato degli amministratori, ha carattere solidale tanto nei rapporti con questi ultimi, quanto in quelli fra i primi, sicchè l'azione rivolta a farla valere non va proposta necessariamente contro tutti i sindaci e gli amministratori, ma può essere intrapresa contro uno solo od alcuni di essi, senza che insorga l'esigenza di integrare il contraddittorio nei confronti degli altri, in considerazione dell'autonomia e scindibilità dei rapporti con ciascuno dei coobbligati in solido. (massima ufficiale)

L'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei sindaci di una società di capitali, spettante, ai sensi degli artt. 2394 e 2407 c.c., ai creditori sociali, ed altresì esercitabile dal curatore fallimentare ex art. 146 l.fall., è soggetta a prescrizione quinquennale decorrente dal momento in cui l'insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei crediti risulti da qualsiasi fatto che possa essere conosciuto, non richiedendosi, a tal fine, che essa emerga da un bilancio approvato dall'assemblea. Ne consegue che, ove ai sindaci sia stata contestata l'omessa vigilanza sulla illegittima riduzione per esuberanza del capitale sociale, che detta insufficienza abbia cagionato, quel termine comincia a decorrere già con la relativa delibera assembleare, la quale, in ragione della sua iscrizione presso il registro delle imprese e della contestuale esecuzione da parte degli amministratori, mediante il rimborso ai soci, costituisce il fatto complessivamente idoneo a rendere noto ai terzi lo squilibrio patrimoniale della società. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 14 Dicembre 2015, n. 25178.


Azione revocatoria - Beni impignorabili - Fondo patrimoniale - Distinzione - Natura temporanea del vincolo - Ammissibilità.
Deve ammettersi che anche il creditore, il quale non possa procedere ad esecuzione forzata su beni del fondo patrimoniale, possa dolersi della circostanza che tali beni siano stati alienati a terzi, e proporre domanda di inefficacia, ai sensi dell’art. 2901 c.c.
Relativamente alla revocatoria fallimentare di atti di disposizione di beni impignorabili per legge, la S.C. si è espressa negativamente (Cass. civ., Sez. I, 20 novembre 1997, n. 11564): la condizione del bene appartenente al fondo patrimoniale, tuttavia, è diversa, da quella del bene oggettivamente impignorabile: non soltanto l’esenzione dall’azione esecutiva è limitata a determinate obbligazioni, ma, inoltre, il fondo è destinato necessariamente a cessare, in un momento certus an, incertus quando, ai sensi dell’art. 171, commi 1 e 2, c.c.: al più tardi, alla morte di uno dei coniugi (che comporta lo scioglimento del matrimonio: art. 149, co. 1, c.c.), od al raggiungimento della maggiore età, da parte del più giovane degli eventuali figli minorenni. Il vincolo sui beni, quindi, è relativo e, soprattutto, sicuramente temporaneo. Da ciò consegue che il creditore può vedersi privo della possibilità di aggredire il bene al momento dell’estinzione del vincolo, ove tale bene sia stato alienato prima di tale momento: e l’azione revocatoria, che mira a garantire l’effettività della responsabilità patrimoniale, non può non costituire lo strumento per prevenire questo effetto pregiudizievole, considerando anche, del resto, che il debitore risponde con i beni presenti e con quelli futuri (art. 2740, co. 1, c.c.: i beni del fondo sono in una sorta di posizione intermedia, essendo già presenti nel patrimonio, ma essendo rimandato ad un momento futuro il conseguimento della piena suscettibilità all’esecuzione forzata). Per affinità di materia, in mancanza di decisioni di legittimità relative alla revocabilità di atti di disposizione di beni del fondo, si consideri (in un senso, che sembra conforme a quanto testè affermato) quanto ha affermato la giurisprudenza sull’alienazione dei beni dotali (Cass. civ., Sez. II, 5 luglio 2000, n. 8952). La Corte di Cassazione, dunque, ha sostenuto che i creditori possono vantare un’aspettativa di garanzia, condizionata all’esistenza del bene (nel patrimonio da aggredire) al momento della cessazione del vincolo, ed alla circostanza che il bene non sia stato alienato per necessità od utilità evidente: nel caso del fondo patrimoniale, allora, come già detto innanzi, la possibile permanenza del bene, al momento della cessazione del vincolo, fonda tanto l’interesse ad agire del creditore estraneo ai bisogni familiari, sia l’eventus damni, mentre la necessità od utilità evidente dell’alienazione debbono ricorrere, e possono essere sindacate, soltanto laddove occorra (e ciò non accadeva nel caso di specie), in presenza di figli minori, l’autorizzazione giudiziale (art. 169 c.c.). (Luigi Galasso) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 03 Ottobre 2014.


Azione di responsabilità nei confronti di sindaci e direttori generali - Applicabilità della sospensione ex art. 2941 n. 7 cod. civ. - Esclusione.
In tema di prescrizione dell'azione di responsabilità degli amministratori, dei sindaci e dei direttori generali di società di capitali, l'art. 2941 n. 7 cod. civ., che stabilisce la sospensione del decorso della prescrizione finchè gli amministratori sono in carica, non si applica ai sindaci e ai direttori generali, trattandosi di previsione normativa di carattere eccezionale e tassativo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 Giugno 2007.


Azione di responsabilità esperita nei confronti di amministratori o sindaci della società - Presupposto - Insufficienza del patrimonio sociale - Termine prescrizionale - Decorrenza iniziale - Assoggettamento della società a fallimento - Necessaria coincidenza del "dies a quo" con l'apertura del fallimento - Esclusione - Individuazione del "dies a quo" - Onere probatorio - Ripartizione - Portata e contenute.
L'azione di responsabilità proposta dai creditori sociali ovvero, in caso di fallimento della società, dal curatore del fallimento, nei confronti degli amministratori e dei sindaci di una società di capitali è soggetta al termine di prescrizione quinquennale, che inizia a decorrere dal momento in cui il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti e può anche essere anteriore alla data dell'apertura della procedura concorsuale; l'onere di provare che l'insufficienza del patrimonio sociale si è manifestata ed è divenuta conoscibile prima della dichiarazione di fallimento grava sull'amministratore o sul sindaco che eccepisce la prescrizione e non può essere assolto mediante la generica deduzione, non confortata da utili elementi di fatto, secondo cui l'insufficienza patrimoniale si sarebbe manifestata già al momento della messa in liquidazione della società, in quanto questo procedimento non è necessariamente determinato dalla eccedenza delle passività sulle attività patrimoniali , mentre la perdita integrale del capitale sociale neppure implica la consequenziale perdita di ogni valore attivo del patrimonio sociale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2005, n. 941.


Società di capitali - Amministratori e sindaci - Azione di responsabilità - Termine di prescrizione - Decorrenza.
In tema di decorrenza del termine di prescrizione per l'esercizio dell'azione di responsabilità verso amministratori e sindaci ai sensi dell'art. 2394 cod. civ., l'azione di responsabilità relativa può essere proposta dai creditori sociali dal momento in cui l'insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei crediti risulti da qualsiasi fatto che possa essere conosciuto anche senza verifica diretta della contabilità della società, non richiedendosi a tal fine che essa risulti da un bilancio approvato dall'assemblea dei soci. (Principio espresso in fattispecie di azione di responsabilità esercitata dal curatore del fallimento, "ex" art. 146 legge fall.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 Ottobre 2004, n. 20637.


Azione di responsabilità contro gli amministratori ed i sindaci - Prescrizione quinquennale - Decorrenza.
La prescrizione quinquennale dell'Azione di responsabilità dei creditori sociali, o del curatore del fallimento della società, contro gli amministratori ed i sindaci (artt. 2394, 2407 e 2949 cod civ) decorre non dal momento della commissione dei fatti produttivi della responsabilità medesima, ma dal successivo momento in cui quei fatti producano l'evento dannoso dell'insufficienza del patrimonio della società. (Nella specie, si verteva in tema di Azione di responsabilità promossa dal curatore del fallimento, ed i giudici del merito avevano affermato la decorrenza dell'indicato termine quinquennale dalla data del fallimento, non risultando che l'insufficienza patrimoniale della società si fosse determinata in epoca anteriore.) (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 1977, n. 2671.