LIBRO SESTO
Della tutela dei diritti
TITOLO V
Della prescrizione e della decadenza
CAPO II
Della decadenza

Art. 2967

Effetto dell'impedimento della decadenza
TESTO A FRONTE

I. Nei casi in cui la decadenza è impedita, il diritto rimane soggetto alle disposizioni che regolano la prescrizione.


GIURISPRUDENZA

Azione revocatoria – Requisiti – Costituzione del fondo patrimoniale – Fallimento del coniuge e beni non compresi nel fallimento ex art. 46 l.f. – Interruzione del processo ex art. 43 l.f..
Ai fini dell’azione revocatoria la qualità di creditore deve essere intesa in senso ampio, e ciò deriva dallo stesso tenore letterale dell’art. 2901 c.c. il quale specifica che la legittimazione spetta al creditore a termine o a condizione. Anche il credito litigioso è idoneo a determinare l’insorgenza di tale qualità e, ai fini dell’esperibilità dell’azione revocatoria ordinaria, è sufficiente una semplice aspettativa che non si riveli prima facie pretestuosa e che possa valutarsi come probabile, anche se non definitivamente accertata, in coerenza con la sua funzione di conservazione della garanzia generica, spettante ai creditori, sul patrimonio del debitore.

Per l’azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c. degli atti successivi al sorgere del credito non è necessaria l’intenzione di nuocere ai creditori, ma è sufficiente la consapevolezza in capo al debitore, cui è equiparabile la conoscibilità, che in conseguenza dell’atto di disposizione possa diminuire il proprio patrimonio, senza che rilevi la specifica conoscenza del credito per la cui tutela viene esperita l’azione.

Quanto alla pregiudizialità dell’atto ai fini dell’accoglimento della domanda di inefficacia, l’eventus damni può consistere non solo in una variazione quantitativa del patrimonio del debitore, ma anche in una variazione qualitativa, quale quella conseguente alla conversione del patrimonio in beni facilmente occultabili. Tale rilevanza qualitativa e quantitativa dell’atto di disposizione deve essere provata dal creditore che agisce in revocatoria, mentre è onere del debitore, per sottarsi agli effetti dell’azione revocatoria, provare che il proprio patrimonio residuo sia tale da soddisfare ampiamente le ragioni creditorie.

L’atto di costituzione di un fondo patrimoniale può essere assoggettato ad azione revocatoria anche in presenza figli minori, atteso che l’atto, benchè diretto a fronteggiare i bisogni della famiglia, non integra l’adempimento di un dovere giuridico.

Nell’azione revocatoria dell’atto costitutivo del fondo patrimoniale, la legittimazione passiva compete ad entrambi i coniugi, anche quando uno solo di essi abbia destinato un bene di sua proprietà per far fronte ai bisogni della famiglia. Deve escludersi la natura di litisconsorti necessari in capo ai figli dei coniugi disponenti.

La costituzione di beni in fondo patrimoniale configura un negozio a titolo gratuito, non sussistendo mai alcuna contropartita o corrispondente attribuzione in favore del disponente. L’atto di destinazione implica la sottrazione del patrimonio (o di una sua frazione) alla regola della responsabilità patrimoniale generalizzata e globale ex art. 2740 c.c.

In caso di fallimento del coniuge disponente, i diritti conferiti nel fondo patrimoniale non sono assoggettati all’acquisizione della massa fallimentare, e sono pertanto esclusi dallo spossessamento. Ne deriva che non si realizza l’effetto estintivo del processo ex art. 43 L.F. (Marco Pellegrino) (riproduzione riservata)
Tribunale Cuneo, 19 Marzo 2019.


Contratto di Interest Rate Swap - Aleatorietà - Difetto di causa concreta - Nullità - Insussistenza - Prevedibilità diminuzione dei tassi di interesse - Onere della prova - Inammissibilità CTU.
Nei contratti di Interest Rate Swap, la sola forte diminuzione del tasso di interesse non è circostanza idonea a dimostrare la cattiva fede della banca ovvero l’illiceità della causa in concreto ex artt. 1322 e 1343 c.c., posto che le variazioni dei tassi di interesse sono eventi del tutto ordinari e le perdite subite dalla cliente sono prevedibili e fisiologiche in un contratto aleatorio quale quello in esame.

È comunque onere del cliente investitore dimostrare che, al momento della stipula del contratto IRS, la banca potesse e dovesse prevedere, quale operatore esperto, che i tassi di interesse potessero subire una simile forte diminuzione. Parte attrice avrebbe dovuto fornire prova di elementi idonei a ritenere che il rischio assunto fosse eccessivo ovvero comunque superiore a quanto offerto all’epoca su simili contratti.

La prova non può essere data disponendo specifica consulenza tecnica d’ufficio in proposito, dato che, in assenza di qualsiasi deduzione e indicazione di prova della parte attrice, il consulente dovrebbe cercare lui stesso elementi di prova, piuttosto che valutare le prove conferite in atti. (Nicola Scopsi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 01 Marzo 2017.


Mediazione cd. delegata in materia bancaria – Indicazione dei temi della conciliazione da parte dell’AG per la futura mediazione – Poteri del giudice

Conto corrente di corrispondenza – Azione di accertamento – Onere della prova 
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In materia bancaria, il Giudice può delegare la mediazione ex art. 5, comma 2 d.lvo 28/10 indicando altresì alle parti i “temi della conciliazione” al fine di delimitare il thema decidendum e fornire gli elementi tecnici per giungere alla definizione della controversia, quale espressione del generale potere di direzione del procedimento spettante al Giudice ex art. 175 cpc e degli “obblighi collaborativi” gravanti sulle parti. (Laura Fazio) (riproduzione riservata)

Nel caso di azione di accertamento bancario l’onere della prova grava sul correntista, il quale dovrà esibire la documentazione contabile relativa almeno a tutto il decennio anteriore alla proposizione della domanda, trattandosi di atti che questi puo’ acquisire in via stragiudiziale dalla banca ex art. 119 d.lvo 385/1993, in quanto la ricostruzione del rapporto bancario deve avvenire con la “continuità contabile” richiesta dalla natura del contratto. (Laura Fazio) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari, 26 Febbraio 2016.


Azione di ripetizione dell'indebito in materia di conto corrente bancario: onere della prova.
Qualora il correntista proponga domanda di accertamento negativo del diritto della banca e e chieda la condanna di quest'ultima alla restituzione delle somme indebitamente pagate, ha l'onere di provare la propria pretesa esibendo la documentazione contrattuale relativa al rapporto di conto corrente dedotto in giudizio: tale onere non subisce deroga neanche quando abbia ad oggetto "fatti negativi". L'acquisizione al giudizio di elementi di prova su iniziativa del giudice mediante ordine di esibizione di documenti ex art. 210 cpc a carico della banca, senza una preventiva richiesta da parte del correntista di quella documentazione ex art. 119 TUB, si pone in contrasto con il disposto di cui all'art. 115 cpc e, conseguentemente rende inutilizzabili i documenti così acquisti ai fini del decidere. (Paolo Apuzzo) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 15 Luglio 2015.