TITOLO II - Del fallimento
Capo I - Della dichiarazione di fallimento

Art. 11

Fallimento dell’imprenditore defunto
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. L’imprenditore defunto può essere dichiarato fallito quando ricorrono le condizioni stabilite nell’articolo precedente.

II. L’erede può chiedere il fallimento del defunto, purché l’eredità non sia già confusa con il suo patrimonio; l’erede che chiede il fallimento del defunto non è soggetto agli obblighi di deposito di cui agli articoli 14 e 16, secondo comma, n. 3). (1)

III. Con la dichiarazione di fallimento cessano di diritto gli effetti della separazione dei beni ottenuta dai creditori del defunto a norma del codice civile.

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(1) Comma sostituito dall’art. 10 del D. Lgs. 9 gennaio 2006. La modifica  è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Dichiarazione - Fusione per incorporazione - Requisiti - Valutazione con riferimento alla società incorporante - Effetti della fusione - Confusione tra i patrimoni.
I requisiti di fallibilità nei confronti di società incorporata nell’ambito di un’operazione di fusione vanno accertati con riferimento alla società incorporante, la quale assume i diritti e gli obblighi delle società partecipanti alla fusione, proseguendo in tutti i loro rapporti, anche processuali, anteriori alla fusione.

Operata e divenuta opponibile la fusione, la confusione tra i patrimoni delle società partecipanti diviene definitiva ed irreversibile, per cui la dichiarazione di fallimento non potrebbe avere come scopo la separazione della massa dell’incorporata, non potendosi ripristinare ex post lo status quo ante la fusione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 06 Dicembre 2016.


Fallimento - Dichiarazione - Fusione per incorporazione - Instaurazione del contraddittorio - Notifica del ricorso in data anteriore alla pubblicazione del progetto di fusione.
Nell’ipotesi di domanda di fallimento nei confronti di società incorporata nell’ambito di un’operazione di fusione, il contraddittorio può ritenersi validamente instaurato nei confronti della società incorporata qualora il ricorso e decreto di fissazione dell’udienza siano stati notificati prima della pubblicazione del progetto di fusione, posto che la modificazione del soggetto giuridico, in quanto avvenuta in corso di procedimento, comporta la prosecuzione dello stesso nei confronti del soggetto che ne prosegue rapporti sostanziali e processuali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 06 Dicembre 2016.


Fallimento - Dichiarazione - Fusione per incorporazione - Requisiti - Stato d’insolvenza - Valutazione con riferimento alla società incorporante.
Ai fini della dichiarazione di fallimento di società incorporata nell’ambito di un’operazione di fusione, lo stato di insolvenza deve essere valutato con riferimento alla solvibilità della società incorporante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 06 Dicembre 2016.


Società – Fusione – Nuova formulazione dell’art. 2540 bis cod. civ. – Espunzione di ogni riferimento alle società estinte – Vicenda modificativa ed evolutiva del medesimo soggetto – Applicazione degli art. 10 e 11 legge fall. – Esclusione. (29/06/2010).
La nuova formulazione dell’art. 2504 bis, comma 1, codice civile non contiene più alcun riferimento alle società estinte, così che la fusione deve ora essere intesa come vicenda modificativa dei contratti sociali delle entità coinvolte senza che si abbia la produzione di alcun effetto successorio od estintivo; per tale motivo, in assenza della vicenda estintiva della società incorporante, non potranno trovare applicazione gli art. 10 e 11 della legge fallimentare e l’eventuale dichiarazione di fallimento potrà riguardare la sola società incorporante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale La Spezia, 18 Giugno 2010, n. 0.


Fallimento post mortem - Separazione del patrimonio del fallito - Prelazione dei creditori del defunto fallito - Trascrizioni o iscrizioni contro l'erede - Irrilevanza - Sequestro conservativo della quota ereditaria - Inopponibilità al fallimento

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Il fallimento post mortem determina la separazione del patrimonio del de cuius da quello dell'erede, con la conseguente prelazione dei beni ereditari, ivi compresi gli immobili, a favore dei creditori del de cuius, prelazione la quale comporta la preferenza loro accordata nell'aggredire il patrimonio separato, nonostante l'esistenza di trascrizioni o iscrizioni anteriori al fallimento, prese contro l'erede. Pertanto, il sequestro conservativo che un creditore abbia ottenuto e trascritto sulla quota ereditaria spettante al debitore sulla successione di persona dichiarata fallita post mortem, e inopponibile al fallimento, ancorché effettuato prima della dichiarazione del fallimento del de cuius e della conseguente annotazione di cui all'art 88 della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Maggio 1972, n. 1648.