TITOLO II - Del fallimento
Capo X - Del fallimento delle società

Art. 150

Versamenti dei soci a responsabilità limitata
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Nei fallimenti delle società con soci a responsabilità limitata il giudice delegato può, su proposta del curatore, ingiungere con decreto ai soci a responsabilità limitata e ai precedenti titolari delle quote o delle azioni di eseguire i versamenti ancora dovuti, quantunque non sia scaduto il termine stabilito per il pagamento.

II. Contro il decreto emesso a norma del primo comma può essere proposta opposizione ai sensi dell’articolo 645 del codice di procedura civile. (1)

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(1) Comma introdotto dall’art. 133 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Società di capitali - Aumento di capitale - Deliberato in epoca anteriore al fallimento - Clausola compromissoria - Esecuzione coattiva dell’obbligo di eseguire i conferimenti dovuti.
L’aumento di capitale deliberato in epoca anteriore alla sentenza dichiarativa di fallimento, così come la richiesta di esecuzione dello stesso posta in essere in sede fallimentare, sono da ritenere compresi nell’ambito di applicazione della clausola compromissoria - contenuta nello statuto sociale - concernente i «rapporti sociali».

Il comma 2 della norma dell’art. 2466 cod. civ., che concerne l’esecuzione coattiva dell’obbligo di eseguire i conferimenti dovuti, si applica anche nel caso di scioglimento o fallimento della società a responsabilità limitata, secondo quanto emerge dalla disposizione dell’art. 2491, comma 1, cod. civ.

La clausola arbitrale, eventualmente contenuta nello statuto della società, non si applica nel caso in cui il socio moroso contesti il diritto del curatore di incamerare in via definitiva le somme da questi trattenute in ragione dell’art. 2466, comma 3, cod. civ., non essendo arbitrabili le pretese fatte valere dai soci verso l’amministrazione fallimentare.

Nel caso in cui, in luogo del procedimento speciale previsto dall’art. 2466 cod. civ., il curatore avvii l’esecuzione forzata ex art. 150 l. fall., la richiesta di esecuzione dell’aumento di capitale sfociata nel decreto ingiuntivo non riguarda la materia del credito del socio verso la società fallita, bensì il credito della fallita nei confronti del socio.

Il diritto della società al versamento dei conferimenti dovuti dai soci morosi è da ritenere «disponibile» ai sensi degli artt. 806 e 808 cod. proc. civ., posto che la norma dell’art. 2466, co. 3, cod. civ. abilita l’amministratore, al ricorrere di determinati presupposti, a ridurre il capitale sociale. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 25 Febbraio 2020, n. 4956.


Fallimento - Versamenti dei soci a responsabilità limitata - Arbitrato - Sopravvenuto fallimento - Clausola compromissoria statutaria - Controversia in ordine all'esecuzione dei conferimenti - Diritti disponibili.
La controversia integrata dall'opposizione di cui alla L. Fall., art. 150, è da annoverare tra quelle relative a diritti inerenti al rapporto sociale, perchè inscindibilmente correlata alla partecipazione e tramite essa al rapporto in base al quale è stata assunta la deliberazione di aumento di capitale da parte della società in bonis;

L'inerenza alla dimensione sociale organizzativa resta palesata dall'essere (stato) il diritto patrimoniale legato alla partecipazione sociale;

Anche in caso di sopravvenuto fallimento rileva la clausola compromissoria statutaria, e la controversia in ordine all'esecuzione dei conferimenti è da considerare relativa a diritti disponibili, siccome attinente al credito della società e al debito (individuale) del socio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 30 Settembre 2019, n. 24444.


Legittimazione della curatela fallimentare che abbia ottenuto un decreto ingiuntivo ai sensi dell’art. 150 L.F. nei confronti dell’ex amministratore della società fallita a far valere in via surrogatoria l’inefficacia, per mancata opposizione, del decreto, provvisoriamente esecutivo con il quale era stato ingiunto all’ex amministratore della società fallita di pagare un rilevante importo ad un terzo soggetto.
La curatela di un fallimento che abbia ottenuto un decreto ingiuntivo ai sensi dell’art. 150 L.F. nei confronti dell’ex amministratore della società fallita è legittimata a far valere, ai sensi dell’art. 2900 c.c., l’inefficacia, per mancata opposizione, del decreto provvisoriamente esecutivo con il quale era stato ingiunto al medesimo ex amministratore di pagare un rilevante importo ad un terzo soggetto. Qualora a seguito della emissione del predetto decreto sia stata iscritta ipoteca su tutti i beni dell’ex amministratore è infatti ravvisabile l’eventus damni atteso che tale iscrizione costituisce un sicuro ed anzi insuperabile ostacolo alla possibilità dell’istante di soddisfare il proprio credito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 25 Maggio 2015.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e consorzi - Società con soci a responsabilità limitata - Versamenti dei soci - Decreto ingiuntivo del giudice delegato - Emissione in pendenza di giudizio di accertamento negativo del credito - Avanti allo stesso tribunale di appartenenza del giudice delegato - Litispendenza o continenza - Esclusione - Fondamento - Identità dell'ufficio giudiziario - Conseguenze - Riunione dei giudizi dopo la proposizione dell'opposizione - Configurabilità - Sussistenza.

 

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Il principio secondo cui, nell'ipotesi di richiesta ad un ufficio giudiziario di un decreto ingiuntivo e di conseguente emissione del decreto, in pendenza di un giudizio di accertamento negativo del credito oggetto del ricorso monitorio, non sussiste ne' relazione di litispendenza ne' relazione di continenza fra i due procedimenti, ma, difettando il presupposto della diversità dei giudici e dovendo i procedimenti reputarsi pendenti innanzi allo stesso ufficio, si determina - una volta proposta l'opposizione - soltanto l'esigenza della loro riunione ai sensi degli artt. 273 e 274 cod. proc. civ., deve ritenersi applicabile anche nel caso in cui un giudice delegato fallimentare emetta un decreto ingiuntivo ai sensi dell'art. 150 della Legge Fallimentare in pendenza, avanti al Tribunale cui egli appartiene, di un giudizio di accertamento negativo in ordine al credito oggetto dell'ingiunzione. Ciò, perché anche in tal caso il giudice delegato rappresenta soltanto un'articolazione del tribunale e, mancando il presupposto della diversità del giudice, non può configurarsi una sua competenza diversa ed autonoma rispetto al quella del tribunale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Settembre 1999, n. 9803.