LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO VI
Degli atti processuali
CAPO II
Dei termini

Art. 152

Termini legali e termini giudiziari
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. I termini per il compimento degli atti del processo sono stabiliti dalla legge; possono essere stabiliti dal giudice anche a pena di decadenza, soltanto se la legge lo permette espressamente (1).

II. I termini stabiliti dalla legge sono ordinatori, tranne che la legge stessa li dichiari espressamente perentori.



________________
(1) La sospensione dei termini processuali nel periodo feriale è regolata dalla l. 7 ottobre 1969, n. 742.

GIURISPRUDENZA

Esecuzione forzata immobiliare - Istanza di assegnazione - Non perentorietà del termine per la presentazione dell’istanza.
Il termine per la presentazione dell’istanza di assegnazione non ha natura perentoria, ai sensi del combinato disposto degli artt. 588 e 152 II co., c.p.c. Si aggiunga che alcun pregiudizio subisce l’offerente dalla presentazione della istanza di assegnazione in quanto ogni potenziale offerente dovrebbe essere ben conscio della eventualità che venga proposta tale istanza. Pertanto, ove l’offerente intenda porsi al riparo da un’eventuale assegnazione, deve formulare un’offerta di acquisto per un importo pari almeno al prezzo base, altrimenti rischia di vedersi postergato, ove sia l’unico offerente, al creditore. Tale impostazione consegue il risultato economicamente più vantaggioso per la procedura in quanto permette di cristallizzare il valore del bene al valore base se non più alto. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 13 Luglio 2019.


Certificazione attestante la proprietà del bene pignorato in capo al debitore esecutato in base ai registri immobiliari - Periodo rilevante - Richiesta del g.e. - Necessità - Ulteriore richiesta del medesimo g.e. del primo atto di acquisto ultraventennale - Mancata produzione - Conseguenze.
In tema di espropriazione immobiliare, il giudice dell'esecuzione ha il dovere di richiedere, ai fini della vendita forzata, la certificazione attestante che, in base alle risultanze dei registri immobiliari, il bene pignorato è di proprietà del debitore esecutato sulla base di una serie continua di trascrizioni di idonei atti di acquisto riferibili al periodo che va dalla data di trascrizione del pignoramento fino al primo atto di acquisto anteriore al ventennio dalla trascrizione stessa, la cui mancata produzione, imputabile al soggetto richiesto, consegue la dichiarazione di chiusura anticipata del processo esecutivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 11 Giugno 2019, n. 15597.


Integrazione del contraddittorio in cause inscindibili - Notificazione dell'atto di integrazione oltre il termine perentorio - Conseguenze - Inammissibilità dell'impugnazione - Rilevabilità d'ufficio - Sussistenza - Sanatoria - Esclusione - Fondamento.
Il termine per la notificazione dell'atto di integrazione del contraddittorio in cause inscindibili fissato ex art. 331 c.p.c. è perentorio, non è prorogabile neppure sull'accordo delle parti, non è sanabile dalla tardiva costituzione della parte nei cui confronti tale integrazione doveva avvenire e la sua inosservanza deve essere rilevata d'ufficio, sicché la sua violazione determina, per ragioni d'ordine pubblico processuale, l'inammissibilità dell'impugnazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 04 Dicembre 2018, n. 31316.


Ricorso per la dichiarazione di fallimento - Decreto di fissazione dell’udienza - Omessa o inesistente notifica al fallendo - Concessione di nuovo termine per notificare - Ammissibilità - Ragioni.
In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento, il termine per la notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza al debitore non è perentorio, non avendo il giudizio natura né impugnatoria né bifasica, cioè produttrice di effetti prodromici e preliminari suscettibili di stabilizzarsi in difetto di impugnazione. Pertanto il tribunale fallimentare, nell'ipotesi di omessa o inesistente notifica, in difetto di spontanea costituzione del fallendo, può concedere al ricorrente un nuovo termine entro il quale rinnovarla a pena di decadenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Novembre 2018, n. 30538.


Concordato preventivo - Risoluzione - Termine di un anno previsto dall'art. 186, comma 3, l.f. - Natura decadenziale - Rilevabilità d'ufficio - Esclusione.
Il termine di un anno previsto dall'art. 186, comma 3, legge fall. (entro il quale deve essere proposto il ricorso per la risoluzione del concordato preventivo) ha natura decadenziale, non processuale, inoltre, non trattandosi di materia sottratta alla disponibilità delle parti, l'eventuale decadenza non può essere rilevata d'ufficio dal giudice (art. 2969 c.c.). Tribunale Milano, 22 Marzo 2018.


Opposizione allo stato passivo - Opposizione allo stato passivo - Termine previsto per l'adozione del relativo provvedimento da parte del collegio - Perentorietà - Esclusione - Fondamento.
In tema di opposizione allo stato passivo del fallimento, il termine di sessanta giorni entro il quale il collegio deve provvedere sull'opposizione in via definitiva, previsto dall'art. 99 l.fall. nel testo come sostituito dall'art. 6 del d.lgs. n. 169 del 2007, "ratione temporis" applicabile, in difetto di espressa previsione di perentorietà, deve considerarsi ordinatorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Gennaio 2018, n. 1900.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Mediazione obbligatoria – Termine per la introduzione – Carattere perentorio – Sussistenza – Conseguenze.
Il termine stabilito dal giudice per l’esperimento del tentativo obbligatorio di mediazione comporta che, in ragione della sua natura perentoria, nelle controversie di opposizione a decreto ingiuntivo, ove il predetto termine non sia stato rigorosamente osservato, gli effetti di decadenza si producono esclusivamente sul giudizio di opposizione, comportandone la declaratoria di improcedibilità e la definitività del decreto opposto. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 05 Dicembre 2017.


Procedimento di mediazione obbligatoria disposto dal Giudice nel corso del giudizio – Tardiva proposizione – Improcedibilità – Non sussiste.
Il tentativo di mediazione obbligatorio esperito ancorché successivamente al termine di 15 giorni assegnato dal Giudice, non consente di ritenere operante la improcedibilità prevista per il mancato esperimento del procedimento, in assenza di espressa previsione di perentorietà del termine assegnato dal giudice ex art. 5 d. l.vo 4 marzo 2010 n. 28, dovendosi dare prevalenza all’effetto sostanziale dello svolgimento del procedimento. (Marco Beltrametti) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 27 Settembre 2016.


Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - In genere - Procedimento - Termine per la costituzione delle parti ex art. 180, secondo comma, legge fall. - Natura - Perentorietà - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Costituzione tardiva del commissario giudiziale - Ammissibilità..
In tema di giudizio di omologazione del concordato preventivo, l'omessa previsione, circa la natura del termine per la costituzione delle parti nel procedimento relativo, osta alla qualificazione della sua perentorietà, essendo perentori solo i termini processuali espressamente dichiarati tali dal legislatore; pertanto, è ammissibile la costituzione del commissario giudiziale, benché avvenuta oltre il termine di dieci giorni prima della data fissata per l'udienza, non solo in considerazione del predetto silenzio serbato dall'art. 180, secondo comma, legge fall. e dell'assenza di sanzione in caso di mancata osservanza, ma anche tenuto conto che le modifiche introdotte dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169 hanno improntato il procedimento di omologa ad una libertà di forma, nella fase introduttiva, cui non risulta funzionale la previsione di una rigidità dei tempi di costituzione, tanto più che alle parti è consentito anche successivamente integrare le proprie allegazioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Settembre 2011.


Esecuzione forzata - Immobiliare - Vendita - Con incanto - Ordinanza di vendita - Termine per il deposito della cauzione da parte degli offerenti - Natura perentoria - Configurabilità - Fondamento - Conseguenze - Prorogabilità - Esclusione.
Nell'ambito dell'espropriazione immobiliare, il termine che il giudice dell'esecuzione fissa nell'ordinanza di vendita con incanto, ai sensi dell'art. 576, primo comma, n. 5 cod. proc. civ. (nel testo "ratione temporis" vigente, anteriore alle modifiche introdotte dalle leggi n. n. 80 e 263 del 2005), per il deposito della cauzione da parte degli offerenti è perentorio e, pertanto, non può essere prorogato; il deposito della cauzione rappresenta infatti la modalità attraverso la quale la parte che lo esegue manifesta la volontà di essere ammessa a partecipare al procedimento di vendita, il quale, essendo informato al canone base della parità tra quanti vengono sollecitati ad offrire, postula che le condizioni fissate dal giudice nell'avviso di vendita restino inalterate. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Gennaio 2010, n. 262.