LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO II
Dell'istruzione della causa
SEZIONE III
Dell'istruzione probatoria
PARAGRAFO 10
Del rendimento dei conti

Art. 263

Presentazione e accettazione del conto
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se il giudice ordina la presentazione di un conto, questo deve essere depositato in cancelleria con i documenti giustificativi, almeno cinque giorni prima dell'udienza fissata per la discussione di esso.

II. Se il conto viene accettato, il giudice istruttore ne dà atto nel processo verbale e ordina il pagamento delle somme che risultano dovute. L'ordinanza non è impugnabile e costituisce titolo esecutivo.


GIURISPRUDENZA

Rendiconto – Giudizio – Presupposti – Rapporto di natura sostanziale – Efficacia di giudicato.
Il giudizio di rendimento del conto, fondandosi sul presupposto dell'esistenza dell'obbligo legale o negoziale di una delle parti di rendere il conto all'altra, facendo conoscere il risultato della propria attività in quanto influente nella sfera di interessi patrimoniali altrui, deve ricollegarsi all'esistenza di un rapporto di natura sostanziale. Pertanto, se il giudizio si sviluppa su tale rapporto, l’atto con cui questo viene definitivamente accertato (nel caso di specie una sentenza passata in giudicato), è idoneo ad acquisire efficacia di giudicato sul modo di essere della situazione sostanziale inerente all'obbligo di rendiconto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

[Nel caso di specie, il Tribunale ha ritento definitivamente accertata, con l’efficacia propria del giudicato, l’esistenza di spese non documentate e il corrispondente credito, di natura risarcitoria, vantato dalla società nei confronti del liquidatore inadempiente. Tale credito, ha affermato il Tribunale, risulta, infatti, implicito nel risultato del rendimento del conto, che non può avere ad oggetto soltanto obblighi formali, ma attiene al risultato di una gestione di affari che si concretizza in un credito di una parte a favore dell’altra, come può desumersi anche dal potere affidato al giudice di disporre immediatamente il pagamento del sopravanzo che risulta dal conto, anche in caso di mancata accettazione (art. 264 comma 2 c.p.c.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 23 Aprile 2019.


Società in accomandita semplice - Facoltà del socio accomandante di accedere integralmente alla documentazione sociale - Esclusione - Equiparazione ai poteri del socio di società in nome collettivo - Esclusione - Diritto di avere comunicazione annuale del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite - Controllo dell'esattezza dei dati

Società in accomandita semplice - Facoltà del socio accomandante di avere comunicazione annuale del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite - Controllo dell'esattezza dei dati - Giudizio di rendiconto di cui all'art. 263 c.p.c. - Ricorso ex art. 700 c.p.c. - Inammissibilità
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Il socio accomandante non ha facoltà di accedere integralmente alla documentazione sociale, in quanto i poteri riconosciuti al socio accomandante non possono configurarsi alla stregua di quelli previsti dell'art. 2261 c.c. per i soci della società in nome collettivo, trattandosi di un sindacato che, da una parte, verte non già sull'amministrazione, ma sulla esattezza dei dati esposti in bilancio e, dall'altra, è consentito solo al termine dell'esercizio sociale; in questa prospettiva, deve anche ritenersi che gli accomandanti non hanno il diritto di avere dagli amministratori notizie circa la gestione dell'impresa sociale e nemmeno il diritto di consultare i libri ed i documenti nel corso esercizio. Essi, conformemente al disposto testuale del terzo comuna dell'art. 2320 c.c., hanno diritto di avere comunicazione annuale del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite e - solo dopo avere avuto tale comunicazione - di controllarne l'esattezza, a tal fine (e solo a tal fine), potendo consultare i libri e gli altri documenti della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Lo strumento processuale a disposizione del socio accomandante per controllare l'esattezza del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite alla cui esibizione ha diritto ai sensi dell'art. 2320 c.p.c. è il giudizio di rendiconto di cui all'art. 263 c.p.c. non essendo allo scopo utilizzabile il ricorso ex art. 700 c.p.c. per difetto di residualità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 13 Febbraio 2018.


Esecutore testamentario ed erede – Rendimento del conto della gestione – Approvazione del giudice in sede non contenziosa di volontaria giurisdizione – Non necessità – Procedura di rendimento del conto ex art. 263 cpc – autonomo giudizio a cognizione ordinaria – Inapplicabilità.
L’esecutore testamentario – contestualmente erede – è tenuto a rendere il conto della gestione, ai sensi dell’art. 709 c.c., esclusivamente agli altri eredi, in quanto la norma non prevede alcuna approvazione del conto da parte del Giudice nella sede non contenziosa della volontaria giurisdizione, attraverso le forme dei procedimenti camerali. (Dario Gramaglia) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 15 Giugno 2016.


Fallimento - Organi preposti al Fallimento - Curatore - Compenso - Liquidazione - Norme relative - Applicabilità al curatore dell'eredità giacente - Esclusione.
Le disposizioni dettate per la liquidazione del compenso al curatore de fallimento non sono applicabili, neppure per analogia, al curatore dell'eredità giacente data la diversa caratterizzazione delle due funzioni (organo preposto al fallimento; pubblico ufficiale) e, soprattutto, la diversità, rispetto al procedimento ordinario regolato dagli articoli 263 e ss. cod. proc. civ., del procedimento di rendiconto previsto nel fallimento (art. 116 legge fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 24 Ottobre 1995, n. 11046.