LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO I
Degli organi giudiziari
CAPO I
Del giudice
SEZIONE V
Del difetto di giurisdizione, dell'incompetenza e della litispendenza

Art. 39

Litispendenza e continenza di cause
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se una stessa causa è proposta davanti a giudici diversi, quello successivamente adito, in qualunque stato e grado del processo, anche d’ufficio, dichiara con ordinanza la litispendenza e dispone la cancellazione della causa dal ruolo. (1)

II. Nel caso di continenza di cause, se il giudice preventivamente adito è competente anche per la causa proposta successivamente, il giudice di questa dichiara con ordinanza (2) la continenza e fissa un termine perentorio entro il quale le parti debbono riassumere la causa davanti al primo giudice. Se questi non è competente anche per la causa successivamente proposta, la dichiarazione della continenza e la fissazione del termine sono da lui pronunciate.

III. La prevenzione è determinata dalla notificazione della citazione ovvero dal deposito del ricorso. (3)



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(1) Comma sostituito dall’art. 45, comma 3, della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.).
(2) Le parole «con ordinanza» hanno sostituito le parole «con sentenza» in base all’art. 45 della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.).
(3) Le parole “ovvero dal deposito del ricorso» sono state aggiunte dall’art. 45 della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.).

GIURISPRUDENZA

Processo esecutivo – Opposizione a precetto e opposizione all'esecuzione – Rapporto – Litispendenza – Provvedimenti interinali.
Sussiste litispendenza fra l'opposizione a precetto e l'opposizione all'esecuzione successivamente proposta avverso il medesimo titolo esecutivo, quando le due azioni sono fondate su fatti costitutivi identici, concernenti l'inesistenza del diritto di procedere all'esecuzione forzata, e semprechè le cause pendano innanzi a giudici diversi. Invece, nell'ipotesi - più probabile - in cui le due opposizioni, riassunta la seconda nel merito, risultino pendenti innanzi al medesimo ufficio giudiziario, delle stesse se ne dovrà disporre la riunione, ai sensi dell'art. 273 c.p.c.; ovvero, qualora ciò non sia possibile per impedimenti di carattere processuale, bisognerà sospendere pregiudizialmente la seconda causa, ai sensi dell'art. 295 c.p.c.

L'opposizione a precetto e l'opposizione all'esecuzione successivamente proposta avverso il medesimo titolo esecutivo, fondate su identici fatti costitutivi e pendenti, nel merito, innanzi al medesimo ufficio giudiziario, vanno riunite d'ufficio, ai sensi dell'art. 273 c.p.c., ferme restando le decadenze già maturate nella causa iniziata per prima.

Il giudice dell'opposizione a precetto (c.d. opposizione pre-esecutiva) cui sia stato chiesto di disporre la sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo ai sensi dell'art. 615 c.p.c., comma 1, (così come modificato dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35), non perde il potere di provvedere sull'istanza per effetto dell'attuazione del pignoramento o, comunque, dell'avvio dell'azione esecutiva, sicchè l'ordinanza sospensiva da questi successivamente pronunciata determinerà ab esterno la sospensione ex artt. 623 e 626 c.p.c. di tutte le procedure esecutive nel frattempo instaurate".

Il pignoramento eseguito dopo che il giudice dell'opposizione a precetto ha disposto la sospensione dell'esecutività del titolo è radicalmente nullo e tale invalidità deve essere rilevata, anche d'ufficio, dal giudice dell'esecuzione.

Qualora siano contemporaneamente pendenti l'opposizione a precetto (art. 615 c.p.c., comma 1) e l'opposizione all'esecuzione già iniziata (art. 615 c.p.c., comma 2) sulla base di quello stesso precetto, i due giudici hanno una competenza mutuamente esclusiva quanto all'adozione dei provvedimenti sospensivi di rispettiva competenza, nel senso che, sebbene l'opponente possa in astratto rivolgersi all'uno o all'altro giudice, una volta presentata l'istanza innanzi a quello con il potere "maggiore" (il giudice dell'opposizione a precetto), egli consuma interamente il suo potere processuale e, pertanto, non potrà più adire al medesimo fine il giudice dell'esecuzione, neppure se l'altro non sia ancora pronunciato.

Qualora sussista litispendenza fra la causa di opposizione a precetto (c.d. opposizione pre-esecutiva) e la causa di opposizione all'esecuzione già iniziata, il giudice dell'esecuzione, all'esito della fase sommaria, non deve assegnare alle parti, ai sensi dell'art. 616 c.p.c., un termine per introdurre il giudizio nel merito, giacchè un simile giudizio sarebbe immediatamente cancellato dal ruolo ai sensi dell'art. 39 c.p.c., comma 1. Il giudizio che le parti hanno l'onere di proseguire si identifica, infatti, con la causa iscritta a ruolo per prima, ossia l'opposizione a precetto".

Qualora, pendendo una causa di opposizione a precetto, il giudice dell'esecuzione - o il collegio adito in sede di reclamo ex art. 624 c.p.c., comma 2 e art. 669-terdecies c.p.c. - sospenda l'esecuzione per i medesimi motivi prospettati nell'opposizione pre-esecutiva, le parti non sono tenute ad introdurre il giudizio di merito nel termine di cui all'art. 616 c.p.c. che sia stato loro eventualmente assegnato, senza che tale omissione determini il prodursi degli effetti estintivi del processo esecutivo previsti dall'art. 624 c.p.c., comma 3, in quanto l'unico giudizio che le parti sono tenute a coltivare è quello, già introdotto, di opposizione a precetto, rispetto al quale una nuova causa si porrebbe in relazione di litispendenza.

Qualora il giudice dell'esecuzione, ravvisando identità di petitum e la causa petendi fra l'opposizione a precetto e l'opposizione all'esecuzione innanzi a lui pendente, dopo aver provveduto sulla richiesta di sospensiva, non assegni alle parti il termine di cui all'art. 616 c.p.c. per l'introduzione nel merito della seconda causa, la parte interessata a sostenere che le domande svolte nelle due opposizioni non siano del tutto coincidenti, dovrà introdurre egualmente il giudizio di merito, nel termine di cui art. 289 c.p.c., chiedendo che in quella sede sia accertata l'insussistenza della litispendenza o, comunque, un rapporto di mera continenza. Infatti, avverso il provvedimento del giudice dell'esecuzione, avente natura meramente ordinatoria, non possono essere esperiti nè l'opposizione agli atti esecutivi, nè il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost., comma 7, nè il regolamento di competenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 17 Ottobre 2019, n. 26285.


Concordato preventivo e istanza di fallimento - Rapporto di continenza - Omessa riunione dei procedimenti - Conseguenze - Dichiarazione di fallimento - Nullità - Esclusione - Condizioni.
Tra la domanda di concordato preventivo e l'istanza di fallimento ricorre un rapporto di continenza, che impone la riunione dei relativi procedimenti ai sensi dell'art. 273 c.p.c.; tuttavia l'omessa riunione non determina alcuna nullità, né impedisce la dichiarazione di fallimento, quando il tribunale abbia già disposto la revoca dell'ammissione alla procedura concordataria, purchè il debitore abbia avuto formale conoscenza dell'iniziativa per la sua dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Maggio 2019, n. 15094.


Procedimento monitorio – Domanda di accertamento negativo del credito ingiunto – Rapporto di continenza – Sussiste – Prevenzione – Determinata dal deposito del ricorso monitorio – Affermazione – Nullità del decreto richiesto dopo la proposizione dell’accertamento negativo del credito – Sussiste.
Qualora il decreto ingiuntivo sia stato notificato successivamente alla proposizione in via ordinaria di una domanda che si ponga in relazione di continenza con quella formulata in via monitoria, il Giudice dell’opposizione è tenuto ad annullare l’ingiunzione ed a rimettere le parti davanti al giudice della causa preveniente e non può, invece, mantenendo in vita il decreto, procedere nella cognizione dell’opposizione, oppure sospenderla ex art. 295 c.p.c., in attesa della decisione dell’altra controversia.

Gli effetti della pendenza della controversia introdotta con la domanda di ingiunzione retroagiscono al momento del deposito del relativo ricorso, sempre che la domanda monitoria sia stata formulata davanti a giudice che, alla data della presentazione, era competente a conoscerla.

La continenza di cause sussiste anche quando in uno dei due giudizi siano presenti anche uno o più soggetti  diversi, laddove, come nel caso di specie, sussista identità di titolo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 23 Gennaio 2019.


Procedimento monitorio – Domanda di accertamento negativo del credito ingiunto – Rapporto di continenza – Sussiste – Prevenzione – Determinata dal deposito del ricorso monitorio – Affermazione

Opposizione a decreto ingiuntivo – Accoglimento parziale o totale dell’opposizione – Revoca in toto del decreto opposto – Affermazione
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Nel caso in cui la parte nei cui confronti è stata chiesta l’emissione di decreto ingiuntivo abbia proposto domanda di accertamento negativo del credito davanti ad un diverso giudice prima che il ricorso ed il decreto ingiuntivo le siano stati notificati, se, in virtù del rapporto di continenza tra le due cause, quella di accertamento negativo si presti ad essere riunita a quella di opposizione, la continenza deve operare in questo senso, retroagendo gli effetti della pendenza della controversia introdotta con la domanda di ingiunzione al momento del deposito del relativo ricorso, sempre che la domanda monitoria sia stata formulata davanti a giudice che, alla data della presentazione, era competente a conoscerla. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il decreto ingiuntivo richiesto ed ottenuto per un maggiore importo dev’essere revocato, tenuto conto che l’oggetto del giudizio di opposizione non è ristretto alla verifica delle condizioni di ammissibilità e di validità del decreto stesso, ma si estende all’accertamento, con riferimento alla situazione di fatto esistente al momento della pronuncia della sentenza, dei fatti costitutivi del diritto in contestazione. Pertanto, il giudice, qualora riconosca fondata, anche solo parzialmente, un’eccezione estintiva o modificativa formulata dall’opponente, deve comunque revocare in toto il decreto opposto, senza che rilevi in contrario l’eventuale posteriorità dell’accertato fatto estintivo o modificativo al momento dell’emissione suddetta, sostituendosi la sentenza di condanna al pagamento di residui importi del credito all’originario decreto ingiuntivo. Il titolo esecutivo è dunque costituito esclusivamente dalla sentenza, ma gli atti di esecuzione già compiuti in base al decreto conservano i loro effetti nei limiti della somma o della quantità ridotta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 10 Ottobre 2018.


Concordato preventivo - Divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore - Applicazione al creditore pignoratizio che abbia offerto  in cessione i propri beni - Esclusione.
La norma di cui alla art. 168, comma 1, l.fall., la quale fa divieto ai creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore (e, quindi, di procedere esecutivamente per la realizzazione di un eventuale diritto di pegno) dalla data della presentazione del ricorso per l'ammissione al concordato fino al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione, non può ritenersi legittimamente applicabile anche al creditore pignoratizio del terzo che abbia, in luogo del debitore insolvente, offerto in cessione i propri beni (tra cui quello oggetto di pegno) in funzione di adempimento del concordato (v. Cass. n. 6671-98); in detta ipotesi, trattandosi di beni del terzo al quale, come è noto, non si estende l'effetto esdebitatorio previsto dall'art. 184 l.fall., non ricorrono i presupposti di conservazione e di tutela che ispirano la ratio dell'art. 168 citato, ossia la garanzia della par condicio creditorum e la conservazione dell'integrità del patrimonio del debitore insolvente nella prospettiva di un negativo epilogo della procedura concordataria con conseguente dichiarazione di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2017, n. 19007.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Giudizio ordinario di accertamento negativo del credito - Pendenza dei due procedimenti avanti a giudici diversi - Coincidenza della data di deposito del decreto ingiuntivo e della notifica dell’atto di citazione del giudizio di accertamento negativo del credito - Litispendenza ex artt. 643 e 39 c.p.c. - Prevenzione - Criterio discretivo - Compimento del primo atto processuale di impulso - Iscrizione a ruolo.
Ove coincidano la data di deposito del ricorso per ingiunzione e quella di notifica dell’atto di citazione di accertamento negativo del credito posto a fondamento del predetto ricorso, al fine di stabilire la prevenzione fra il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo e quello di accertamento negativo del credito per gli effetti di cui agli artt. 643 e 39 c.p.c., occorre avere riguardo alla data di compimento del primo atto processuale di impulso e cioè alla iscrizione a ruolo. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 25 Maggio 2017.


Procedimento civile – Decreto ingiuntivo per la restituzione di quanto eseguito in forza di sentenza poi riformata – Ammissibilità – Natura pregiudiziale del procedimento principale e conseguente litispendenza – Insussistenza.
E’ ammissibile il separato giudizio per decreto ingiuntivo, prima del passaggio in giudicato del procedimento principale, per ottenere la restituzione delle somme pagate in esecuzione di un provvedimento giudiziario successivamente riformato.

Posto che l’azione di restituzione e riduzione in pristino non è riconducibile allo schema della ripetizione di indebito, perché si collega ad un’esigenza di restaurazione della situazione patrimoniale anteriore alla sentenza riformata, prescinde dall’esistenza del rapporto sostanziale ancora oggetto di contesa. (Lorenzo Del Giudice) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 22 Febbraio 2017.


Continenza di cause – Tra ricorso per ingiunzione e azione di accertamento dell’inesistenza del credito – Sussiste – Criteri di determinazione della prevenzione – Pendenza del ricorso per ingiunzione telematico.
Sussiste continenza di cause quando vi è identità di soggetti e di titolo, nonché una differenza soltanto quantitativa dell’oggetto oppure quando le stesse sono legate da un rapporto di interdipendenza per contrapposizione o alternatività. Sussiste la continenza tra la domanda di condanna introdotta con il ricorso per decreto ingiuntivo e quella di accertamento negativo dello stesso credito.
Nel procedimento per ingiunzione, la pendenza della lite è determinata dalla notificazione del ricorso e del decreto, ma gli effetti retroagiscono alla data del deposito del ricorso, che, se effettuato con modalità telematiche, si ha per avvenuto al momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del ministero della giustizia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 28 Novembre 2016.


Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Conflitto di competenza - Conservazione degli atti compiuti - Trasmigrazione del procedimento avanti il tribunale competente.
Il principio di conservazione degli atti compiuti nel corso di una procedura fallimentare aperta sulla base di una sentenza di fallimento emessa da tribunale incompetente si rinviene nella trasmigrazione del processo avanti il giudice competente, senza che sia pronunciata la revoca del fallimento. In tale ipotesi, opera, infatti, il principio per cui la risoluzione del conflitto positivo di competenza territoriale tra due tribunali fallimentari e la conseguente individuazione, quale giudice competente, di un tribunale diverso da quello che per primo ha dichiarato il fallimento, non comportano la cassazione della relativa sentenza e la caducazione degli effetti sostanziali della prima dichiarazione di fallimento, ma solo la prosecuzione del procedimento avanti al tribunale ritenuto competente, presso il quale la procedura prosegue con le sole modifiche necessarie (sostituzione del giudice delegato) o ritenute opportune (sostituzione del curatore), avuto riguardo al principio dell'unitarietà del procedimento fallimentare a far tempo dalla pronuncia del giudice incompetente, enunciato dall'art. 9-bis legge fall. (introdotto dal D.Lgs. n. 5 del 2006, art. 8), ma desumibile anche dal sistema e dai principi informatori della legge fallimentare, nel testo anteriormente vigente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2016.


Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Pluralità di procedimenti pendenti avanti a tribunali diversi - Risoluzione del conflitto di competenza successiva alla dichiarazione di fallimento.
Nell'ipotesi di pluralità di procedimenti pendenti avanti a tribunali diversi per la dichiarazione di fallimento del medesimo debitore e a domanda di legittimati non coincidenti, il conflitto reale o virtuale andrà regolato solo dopo la dichiarazione di fallimento, ai sensi dell'art. 9-ter legge fall., tenuto conto del principio della prevenzione che permette, nel frattempo, di dichiarare il fallimento escludendosi in ogni caso l'applicazione del criterio dirimente di cui all'art. 39, comma 1, c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2016.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Procedimento di concordato preventivo - Rapporti tra le procedure - Continenza - Riunione.
Tra la domanda di concordato preventivo e l'istanza o la richiesta di fallimento ricorre, in quanto iniziative tra loro incompatibili e dirette a regolare la stessa situazione di crisi, un rapporto di continenza. Ne consegue la riunione dei relativi procedimenti ai sensi dell'art. 273 c.p.c., se pendenti innanzi allo stesso giudice, ovvero l'applicazione delle disposizioni dettate dall'art. 39, comma 2, c.p.c. in tema di continenza e competenza, se pendenti innanzi a giudici diversi. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Procedimento di concordato preventivo - Rapporti tra le procedure - Continenza - Riunione.
Tra la domanda di concordato preventivo e l'istanza o la richiesta di fallimento ricorre, in quanto iniziative tra loro incompatibili e dirette a regolare la stessa situazione di crisi, un rapporto di continenza. Ne consegue la riunione dei relativi procedimenti ai sensi dell'art. 273 c.p.c., se pendenti innanzi allo stesso giudice, ovvero l'applicazione delle disposizioni dettate dall'art. 39, comma 2, c.p.c. in tema di continenza e competenza, se pendenti innanzi a giudici diversi. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Litispendenza e continenza – Pendenza della lite – Criterio della prevenzione – Notificazione dell'atto di citazione – Momento di perfezionamento – Individuazione.
Ai fini dell’applicazione del criterio della prevenzione di cui all’art. 39, ultimo comma, cod. proc. civ., occorre avere riguardo al momento in cui la notifica si è perfezionata con la consegna al destinatario (o a chi sia abilitato a ricevere l’atto), che non viene anticipato nel caso in cui tra due cause, rispetto alle quali si ponga un problema di litispendenza o continenza, una sia introdotta con ricorso e l’altra con citazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 06 Novembre 2014, n. 23675.


Litispendenza internazionale – Pendenza del giudizio di Appello dinanzi ad altro giudice europeo (adito per primo) – Procedimento introdotto dinanzi al giudice italiano – Sospensione – Art. 19, comma II, del Regolamento (CE) n. 2201/2003 – Adozione di provvedimenti urgenti e provvisori ex art. 20 Reg. 2201/2003 – Esclusione.
Qualora dinanzi a autorità giurisdizionali di Stati membri diversi siano state proposte domande sulla responsabilità genitoriale su uno stesso minore, aventi il medesimo oggetto e il medesimo titolo, l'autorità giurisdizionale successivamente adita sospende d'ufficio il procedimento finché non sia stata accertata la competenza dell'autorità giurisdizionale preventivamente adita. In ipotesi di litispendenza internazionale, è tuttavia ammissibile l’adozione di provvedimenti cautelari o urgenti, ex art. 20 del regolamento n. 2201/2003. Tale enunciato, tuttavia, deve essere interpretato nel senso che esso non consente ad un giudice di uno Stato membro di adottare un provvedimento provvisorio in materia di responsabilità genitoriale inteso a interferire con altro provvedimento già adottato (ed efficace) dal giudice dello Stato Membro adito per primo e dichiaratosi, nelle more, competente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Luglio 2014.


Litispendenza - Contemporanea pendenza avanti a giudici diversi della stessa causa - Sospensione - Esclusione..
Qualora la medesima causa venga introdotta davanti a giudici diversi, quello successivamente adito è tenuto a dichiarare la litispendenza rispetto alla causa identica precedentemente iniziata, anche se questa, già decisa in primo grado, penda davanti al giudice dell'impugnazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Dicembre 2013.


Opposizione a precetto – Pluralità di opposizioni identiche – Litispendenza – Conseguenze – Cancellazione causa dal ruolo della opposizione più recente..
Sussiste litispendenza tra due opposizioni a precetto proposte avverso il medesimo titolo esecutivo e fondate su fatti costitutivi dell’inesistenza del diritto di procedere all’esecuzione forzata identici, con la conseguenza che il giudice successivamente adito deve dichiarare la litispendenza e disporre la cancellazione della causa dal ruolo. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 10 Dicembre 2013.


Processo civile - Continenza - Individuazione della causa proposta per prima - Criteri - Riferimento alla data di consegna dell'atto di citazione all'ufficiale giudiziario o alla data di ricezione..
La Terza Sezione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione dell'individuazione del momento di pendenza della lite, ai fini della decisione dell’eccezione di continenza (o litispendenza): se, in particolare, tale momento coincida con quello in cui l’atto di citazione viene consegnato all’ufficiale giudiziario, ovvero con quello in cui viene ricevuto dal destinatario. Cassazione civile, sez. III, 01 Ottobre 2013, n. 22454.


Procedimento civile - Litispendenza - Contemporanea pendenza di identiche domande nello stesso grado di giudizio - Non necessità - Critica..
Perché vi sia litispendenza (articolo 39 c.p.c.) non è necessario che le cause introdotte con identiche domande pendano nel medesimo grado di giudizio, essendo, invece, sufficiente che la stessa causa sia pendente avanti a giudici diversi. Il diverso orientamento, espresso anche dalla giurisprudenza di legittimità, non è condivisibile in quanto: i) è il frutto di una lettura eccessivamente restrittiva dell'articolo 39 c.p.c., il quale non richiede il requisito della omogeneità di grado delle liti uguali; ii) disattende la ratio dell'istituto della litispendenza quale rimedio avverso i rischi del bis in idem e del connesso conflitto tra giudicati; iii) si discosta dall’originario meno restrittivo orientamento, secondo il quale la litispendenza presuppone la simultaneità dell'esercizio della funzione giurisdizionale da parte dei giudici diversi in ordine allo stesso oggetto e fra le stesse parti, sicché essa non può ipotizzarsi tra un procedimento concretamente in corso ed uno già concluso con un provvedimento in relazione al quale risulti aperto il termine di impugnativa fino a quando questa non venga prodotta, posto che, in tale ipotesi, nel secondo procedimento, non vi è un giudice già investito della causa; iv) per ovviare al rischio del bis in idem si fa impropriamente ricorso al rimedio della sospensione di cui all'articolo 295 c.p.c., norma che, come è noto, postula il positivo accertamento di un rapporto di alterità o pregiudizialità tra cause diverse e correlate da un rapporto di antecedenza logico giuridica l'una sull'altra, rapporto che è assente nel caso in cui vi sia identità di liti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 08 Novembre 2011.