LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO VI
Della sospensione e dell'estinzione del processo
CAPO I
Della sospensione del processo

Art. 623

Limiti della sospensione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Salvo che la sospensione sia disposta dalla legge o dal giudice davanti al quale è impugnato il titolo esecutivo, l'esecuzione forzata non può essere sospesa che con provvedimento del giudice dell'esecuzione.


GIURISPRUDENZA

Processo esecutivo – Opposizione a precetto e opposizione all'esecuzione – Rapporto – Litispendenza – Provvedimenti interinali.
Sussiste litispendenza fra l'opposizione a precetto e l'opposizione all'esecuzione successivamente proposta avverso il medesimo titolo esecutivo, quando le due azioni sono fondate su fatti costitutivi identici, concernenti l'inesistenza del diritto di procedere all'esecuzione forzata, e semprechè le cause pendano innanzi a giudici diversi. Invece, nell'ipotesi - più probabile - in cui le due opposizioni, riassunta la seconda nel merito, risultino pendenti innanzi al medesimo ufficio giudiziario, delle stesse se ne dovrà disporre la riunione, ai sensi dell'art. 273 c.p.c.; ovvero, qualora ciò non sia possibile per impedimenti di carattere processuale, bisognerà sospendere pregiudizialmente la seconda causa, ai sensi dell'art. 295 c.p.c.

L'opposizione a precetto e l'opposizione all'esecuzione successivamente proposta avverso il medesimo titolo esecutivo, fondate su identici fatti costitutivi e pendenti, nel merito, innanzi al medesimo ufficio giudiziario, vanno riunite d'ufficio, ai sensi dell'art. 273 c.p.c., ferme restando le decadenze già maturate nella causa iniziata per prima.

Il giudice dell'opposizione a precetto (c.d. opposizione pre-esecutiva) cui sia stato chiesto di disporre la sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo ai sensi dell'art. 615 c.p.c., comma 1, (così come modificato dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35), non perde il potere di provvedere sull'istanza per effetto dell'attuazione del pignoramento o, comunque, dell'avvio dell'azione esecutiva, sicchè l'ordinanza sospensiva da questi successivamente pronunciata determinerà ab esterno la sospensione ex artt. 623 e 626 c.p.c. di tutte le procedure esecutive nel frattempo instaurate".

Il pignoramento eseguito dopo che il giudice dell'opposizione a precetto ha disposto la sospensione dell'esecutività del titolo è radicalmente nullo e tale invalidità deve essere rilevata, anche d'ufficio, dal giudice dell'esecuzione.

Qualora siano contemporaneamente pendenti l'opposizione a precetto (art. 615 c.p.c., comma 1) e l'opposizione all'esecuzione già iniziata (art. 615 c.p.c., comma 2) sulla base di quello stesso precetto, i due giudici hanno una competenza mutuamente esclusiva quanto all'adozione dei provvedimenti sospensivi di rispettiva competenza, nel senso che, sebbene l'opponente possa in astratto rivolgersi all'uno o all'altro giudice, una volta presentata l'istanza innanzi a quello con il potere "maggiore" (il giudice dell'opposizione a precetto), egli consuma interamente il suo potere processuale e, pertanto, non potrà più adire al medesimo fine il giudice dell'esecuzione, neppure se l'altro non sia ancora pronunciato.

Qualora sussista litispendenza fra la causa di opposizione a precetto (c.d. opposizione pre-esecutiva) e la causa di opposizione all'esecuzione già iniziata, il giudice dell'esecuzione, all'esito della fase sommaria, non deve assegnare alle parti, ai sensi dell'art. 616 c.p.c., un termine per introdurre il giudizio nel merito, giacchè un simile giudizio sarebbe immediatamente cancellato dal ruolo ai sensi dell'art. 39 c.p.c., comma 1. Il giudizio che le parti hanno l'onere di proseguire si identifica, infatti, con la causa iscritta a ruolo per prima, ossia l'opposizione a precetto".

Qualora, pendendo una causa di opposizione a precetto, il giudice dell'esecuzione - o il collegio adito in sede di reclamo ex art. 624 c.p.c., comma 2 e art. 669-terdecies c.p.c. - sospenda l'esecuzione per i medesimi motivi prospettati nell'opposizione pre-esecutiva, le parti non sono tenute ad introdurre il giudizio di merito nel termine di cui all'art. 616 c.p.c. che sia stato loro eventualmente assegnato, senza che tale omissione determini il prodursi degli effetti estintivi del processo esecutivo previsti dall'art. 624 c.p.c., comma 3, in quanto l'unico giudizio che le parti sono tenute a coltivare è quello, già introdotto, di opposizione a precetto, rispetto al quale una nuova causa si porrebbe in relazione di litispendenza.

Qualora il giudice dell'esecuzione, ravvisando identità di petitum e la causa petendi fra l'opposizione a precetto e l'opposizione all'esecuzione innanzi a lui pendente, dopo aver provveduto sulla richiesta di sospensiva, non assegni alle parti il termine di cui all'art. 616 c.p.c. per l'introduzione nel merito della seconda causa, la parte interessata a sostenere che le domande svolte nelle due opposizioni non siano del tutto coincidenti, dovrà introdurre egualmente il giudizio di merito, nel termine di cui art. 289 c.p.c., chiedendo che in quella sede sia accertata l'insussistenza della litispendenza o, comunque, un rapporto di mera continenza. Infatti, avverso il provvedimento del giudice dell'esecuzione, avente natura meramente ordinatoria, non possono essere esperiti nè l'opposizione agli atti esecutivi, nè il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost., comma 7, nè il regolamento di competenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 17 Ottobre 2019, n. 26285.


Provvedimento sull'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo ex art. 615, comma 1, c.p.c. - Impugnazione - Reclamo ex art. 669-terdecies c.p.c. - Ammissibilità.
Il provvedimento con il quale il giudice dell'opposizione all'esecuzione, proposta prima che questa sia iniziata ed ai sensi del primo comma dell'art. 615 c.p.c., decide sull'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo è impugnabile col rimedio del reclamo ai sensi dell'art. 669-terdecies c.p.c. al Collegio del tribunale cui appartiene il giudice monocratico - o nel cui circondario ha sede il giudice di pace - che ha emesso il provvedimento. (Principio enunciato ai sensi dell'art. 363, comma 1, c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Luglio 2019, n. 19889.


Garanzia patrimoniale - Pignoramento - Sequestro di bene già oggetto di pignoramento - Principi e regole.
In relazione al sequestro ex art. 240 c.p., letto in combinato disposto con l’art. 321, comma 2, c.p.p., che interessi un bene già oggetto di pignoramento, vanno affermati i seguenti principi:

-non può trovare applicazione in via analogica l’art. 55, d.lgs. n. 159 del 2011, atteso che – al di fuori di una scelta legislativa esplicita nel senso della equiparazione alla stessa di altre fattispecie - la ratio della norma si connette a doppio filo con la esigenza – che è specifica della c.d. lotta alla criminalità organizzata e quindi settoriale – di estromettere un bene o un complesso di beni dalla circolazione giuridica (il che trova conferma nella prevista possibilità di colpire con tale misura anche fenomeni di intestazione fittizia: v. art. 26, Codice antimafia).
Si tratta di una esigenza preventiva più intesa di quella (propria delle confische “ordinarie” e quindi dei sequestri alle stesse strumentali) di privare puramente e semplicemente il reo della disponibilità del bene e la cui esportazione al di fuori del contesto di riferimento (salva sempre restando una diversa scelta del legislatore) costituirebbe una operazione interpretativa errata;

-non può trovare applicazione l’art. 623 c.p.c., che presuppone una disposizione che determini l’effetto sospensivo di cui il Giudice debba prendere atto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord, 02 Giugno 2019.


Espropriazione forzata – Sospensione totale o parziale del titolo esecutivo giudiziale – Distribuzione del ricavato – Sospensione ex art. 623 c.p.c. – Accantonamento.
La norma contenuta nell’art. 510 c.p.c. (la quale prevede l’accantonamento delle somme che spetterebbero ai creditori intervenuti privi di titolo esecutivo i cui crediti non siano stati in tutto o in parte riconosciuti dal debitore) ha natura eccezionale perchè deroga al principio generale secondo il quale possono soddisfarsi sul ricavato solo i creditori muniti di titolo esecutivo o il cui credito sia riconosciuto dal creditore.

Detta norma non è dunque applicabile in via analogica all’ipotesi in cui l’efficacia del titolo esecutivo giudiziale sia stata successivamente anche solo parzialmente sospesa, dovendosi in tal caso applicare l’art. 623 c.p.c. che impone al giudice, senza alcun potere di sindacato, di sospendere l’esecuzione o la distribuzione del ricavato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Rovigo, 13 Giugno 2018.


Esecuzione forzata - Sospensione dell'esecuzione - Opposizione a cartella di pagamento - Sospensione della esecuzione forzata - Sentenza di rigetto dell'opposizione - Effetti - Cessazione della sospensione - Riassunzione del processo esecutivo - Condizioni.
Nel giudizio di opposizione contro la cartella di pagamento, la sospensione dell'esecutività della cartella opposta, analogamente alla sospensione della esecutività del decreto ingiuntivo nel relativo giudizio di opposizione, in quanto provvedimento endoprocedimentale, destinato a rimanere assorbito nella decisione di merito, cessa di produrre i suoi effetti, qualora il giudizio di primo grado si concluda con sentenza di rigetto dell'opposizione, con la conseguenza che il titolo opposto riprende forza di titolo esecutivo, ove non sia oggetto di inibitoria da parte della corte d’appello. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 31 Luglio 2017, n. 19029.


Continuità delle trascrizioni – Prova della titolarità del bene pignorato in capo all’esecutato – Sospensione atipica per ripristino presupposti espropriazione immobiliare da parte dei creditori.
In base al principio di economia processuale, la sospensione ex art. 623 cpc può essere utilizzata per consentire ai creditori di munirsi dei titoli per il ripristino della continuità delle trascrizioni facendo salvi gli atti del processo esecutivo fino a quel momento compiuti. (Elisa Spiga) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 13 Luglio 2017.


Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Deposito dell’istanza – Sospensione delle procedure esecutive – Provvedimento del giudice dell’esecuzione – Esclusione – Provvedimento del Giudice del sovraindebitamento – Sospensione dell’esecuzione ai sensi dell’art. 623 c.p.c.

Processo esecutivo – Potere di sospensione generale del Giudice dell’esecuzione – Esclusione – Istanza del debitore – Onere di indicazione della fattispecie sospensiva – Omissione – Inammissibilità
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E’ inammissibile l’istanza al giudice dell’esecuzione di sospensione della procedura esecutiva fondata sull’avvenuto deposito da parte dell’esecutato dell’istanza di accesso alla procedura di sovraindebitamento ex l. n. 3/2012, le cui disposizioni rimettono ad un provvedimento espresso del giudice di quella procedura (e non del G.E.) la pronuncia del divieto di prosecuzione delle azioni esecutive individuali, il ché si traduce, in sede di esecuzione immobiliare, in una causa esterna di sospensione c.d. necessitata del processo esecutivo di cui il G.E. non può che prendere atto, disponendo in conformità ai sensi dell’art. 623 c.p.c. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)

La disciplina del processo esecutivo non riconosce al giudice dell’esecuzione un potere sospensivo generale e innominato e, pertanto, incombe sul debitore l’onere di indicare in quale fattispecie normativa sussumere la specifica richiesta di sospensione, a pena di inammissibilità dell’istanza. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari, 19 Maggio 2017.