LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO V
Della società per azioni
SEZIONE V
Delle azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi

Art. 2346

Emissione delle azioni
TESTO A FRONTE

I. La partecipazione sociale è rappresentata da azioni; salvo diversa disposizione di leggi speciali lo statuto può escludere l'emissione dei relativi titoli o prevedere l'utilizzazione di diverse tecniche di legittimazione e circolazione.
II. Se determinato nello statuto, il valore nominale di ciascuna azione corrisponde ad una frazione del capitale sociale; tale determinazione deve riferirsi senza eccezioni a tutte le azioni emesse dalla società.
III. In mancanza di indicazione del valore nominale delle azioni, le disposizioni che ad esso si riferiscono si applicano con riguardo al loro numero in rapporto al totale delle azioni emesse.
IV. A ciascun socio è assegnato un numero di azioni proporzionale alla parte del capitale sociale sottoscritta e per un valore non superiore a quello del suo conferimento. Lo statuto può prevedere una diversa assegnazione delle azioni.
V. In nessun caso il valore dei conferimenti può essere complessivamente inferiore all'ammontare globale del capitale sociale.
VI. Resta salva la possibilità che la società, a seguito dell'apporto da parte dei soci o di terzi anche di opere o servizi, emetta strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nell'assemblea generale degli azionisti. In tal caso lo statuto ne disciplina le modalità e condizioni di emissione, i diritti che conferiscono, le sanzioni in caso di inadempimento delle prestazioni e, se ammessa, la legge di circolazione.

GIURISPRUDENZA

Concordato preventivo – Omologazione – Opposizione – Legittimazione

Concordato preventivo – Soddisfacimento non monetario dei crediti concorsuali – Operazioni di carattere straordinario – Verifica volta a volta della legittimità della singola operazione – Strumenti finanziari partecipativi

Concordato in continuità – Revoca della procedura dannosa per i creditori – Vaglio di convenienza economica o sulla riuscita “satisfattiva” del piano – Esclusione
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E’ ben vero che l’art. 180 l.f. riconosce la legittimazione a proporre opposizione non solo ai creditori dissenzienti, bensì a “qualunque interessato”, ma la giurisprudenza da sempre circoscrive tale posizione ulteriore a quella di un soggetto che sia titolare di un interesse attuale e concreto perché in qualche modo direttamente inciso dalla omologazione cui presta opposizione. Tale legittimazione non può perciò essere riconosciuta al soggetto che si affermi titolare di un credito contestato nei confronti di una società in bonis controllata da quella in concordato e che si limiti a dedurre l’esistenza di circostanze tali da diminuire la propria garanzia patrimoniale verso la contestata creditrice, diversa da quella in concordato, sulle quali non incide la presente omologazione.

L’art. 160 co. 1 lett. a) l.f. ha introdotto nell’ordinamento un principio di atipicità della proposta concordataria che può pertanto prevedere anche un soddisfacimento non monetario dei crediti concorsuali. Da tempo è perciò riconosciuta la possibilità di inserire nel piano di concordato la realizzazione di operazioni di carattere straordinario, come l’affitto d’azienda, l’aumento di capitale con conversione forzosa in equity dei crediti, l’emissione di titoli obbligazionari, operazioni di fusione o scissione societaria. Trattasi, peraltro, volta a volta di verificare la legittimità della singola operazione rispetto ad una disciplina che va ricostruita secondo un principio di reciproca integrazione, dando luogo a quello che icasticamente è stato definito diritto societario-concorsuale.

Per quanto riguarda gli strumenti finanziari partecipativi, più in particolare, l’addentellato normativo circa la loro utilizzabilità in sede di concordato preventivo va ricercato – oltre che nel già citato art. 160 co. 1 l.f., ove parla espressamente di “attribuzione ai creditori di … altri strumenti finanziari e titoli di debito” - nell’art. 2346 c.c., il cui ultimo comma afferma che “resta salva la possibilità che la società, a seguito dell’apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o servizi, emetta strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nell’assemblea generale degli azionisti. In tal caso lo statuto ne disciplina le modalità e condizioni di emissione, i diritti che conferiscono, le sanzioni in caso di inadempimento delle prestazioni e, se ammessa, la legge di circolazione”.

Anche nel caso di concordato in continuità, l’introduzione della possibilità di revocare l’ammissione alla procedura se l’esercizio dell’impresa si rivela dannoso per i creditori (perchè ad es. invece di produrre utili e flussi finanziari al servizio della buona riuscita della proposta, drena cassa e risorse che altrimenti andrebbero a beneficio dei creditori) non significa aver voluto attribuire all’ufficio giudiziario un vaglio di convenienza economica o sulla riuscita “satisfattiva” del piano, salvo il caso della implausibilità delle assunzioni su cui si fonda e della evidente carenza di fattibilità del medesimo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna, 29 Maggio 2020.


Accordo di manleva di uno dei soci verso altro socio per le eventuali conseguenze negative dal conferimento – Opzione put a prezzo prefissato – Causa – Configurabilità quale finanziamento partecipativo e funzione di garanzia in senso lato.
Ragione pratica del meccanismo in discorso, palesatasi nel mondo degli affari, è proprio quella di finanziamento dell’impresa, anche indirettamente, mediante il finanziamento ad altro socio, nell’ambito di operazioni di “alleanza strategica”. Nel momento della costituzione della società, o quando si intenda operarne il rilancio mediante una particolare operazione economica, il contributo di ulteriori capitali rispetto a quelli disponibili per i soci che il progetto abbiano concepito, può divenire essenziale, anche quale condicio sine qua non del progetto imprenditoriale programmato. In questi casi, accanto alle molteplici forme di finanziamento dell’impresa che il legislatore e la pratica prospettano – a titolo di partecipazione al capitale di rischio (azioni privilegiate, postergate, a voto plurimo, riscattande, ecc.), di debito (mediante obbligazioni strutturate, subordinate, irredimibili ex art. 2411 cod. civ.) o con i numerosi strumenti finanziari che possono essere emessi dalla società – non è precluso alle parti di addivenire pure a simili accordi, in cui la causa concreta è mista, in quanto associativa e di finanziamento, con la connessa funzione di garanzia assolta dalla titolarità azionaria e dalla facoltà di uscita dalla società senza la necessità di pervenire, a tal fine, alla liquidazione dell’ente. (Elena Grigò - Matteo Bascelli) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Luglio 2018.


Società di capitali – Accordi tra soci in occasione di finanziamento partecipativo – Attribuzione al nuovo socio del diritto di vendere e agli altri soci dell’obbligo di acquistare la partecipazione – Termine e prezzo prefissati – Finalità di manleva dalle eventuali conseguenze negative del conferimento – Liceità e meritevolezza di tutela – Fondamento.
È lecito e meritevole di tutela l'accordo concluso tra soci di società per azioni, con il quale, in occasione del finanziamento partecipativo di uno di essi, gli altri si obblighino a manlevare il nuovo socio dalle eventuali conseguenze negative del conferimento, mediante attribuzione a quest’ultimo del diritto di vendere (c.d. put), entro un determinato termine, e agli altri dell’obbligo di acquistare la partecipazione a un prezzo prefissato - pari a quello iniziale, con l'aggiunta di interessi sull'importo dovuto e del rimborso dei versamenti operati nelle more in favore della società - ponendosi il meccanismo sul piano della circolazione delle azioni, piuttosto che su quello della ripartizione degli utili e delle perdite, la cui meritevolezza è insita nell’operazione strategica di potenziamento ed incremento del valore societario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Luglio 2018, n. 17500.


Società di capitali - Società con partecipazione pubblica - Natura di soggetto di diritto privato - Indici di valutazione della natura pubblica o privata del soggetto partecipato..
La società per azioni con partecipazione pubblica non muta la sua natura di soggetto di diritto privato per il solo fatto che l'ente pubblico ne possegga in tutto o in parte le azioni. Pertanto, se la società partecipata dalla mano pubblica si avvale degli strumenti previsti dal diritto societario, essa non può che essere ritenuta un soggetto di natura privata. Le forme privatistiche di esercizio di impresa commerciale potranno eventualmente porre questioni attinenti alla natura pubblica o privata del soggetto partecipato da enti pubblici solo qualora l'aspetto gestionale e di attività di detti enti risultasse completamente avulso dalle regole e dagli schemi del diritto commerciale, così da rappresentare la società un mero organo, un’articolazione che si immedesima nel soggetto pubblico che la partecipa. Su questo tema la giurisprudenza ha affermato che gli indici di valutazione riguardanti sia l'aspetto gestionale che l'attività della società che gestisce il servizio pubblico in favore dell'ente locale che interamente la partecipa attengono in sintesi alla concorrenza dei seguenti dati: a) il soggetto affidatario deve svolgere la maggior parte della propria attività in favore dell'ente pubblico; b) l'impresa non deve aver acquisito una vocazione commerciale che rende precario il controllo dell'ente pubblico e che può risultare, tra l'altro, dall'ampliamento del soggetto sociale, dall'apertura obbligatoria della società ad altri capitali, dall'espansione territoriale dell’attività della società a tutto il territorio nazionale ed all'estero; c) il consiglio di amministrazione della società non deve avere poteri gestionali di rilievo e l'ente pubblico esercita poteri maggiori rispetto a quelli che il diritto societario riconosce alla maggioranza sociale; d) le decisioni di maggior rilievo devono essere sottoposte al vaglio preventivo dell'ente affidante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 24 Maggio 2011.


Società per azioni con partecipazione pubblica - Natura giuridica di soggetto privato - Applicazione della normativa ordinaria - Patrimonio indisponibile degli enti pubblici - Esclusione..
La società per azioni con partecipazione pubblica ha natura giuridica di soggetto privato e ad essa deve essere applicata la disciplina ordinaria, non quella prevista dagli articoli 826 e seguenti c.c. in tema di patrimonio indisponibile degli enti pubblici, né quella prevista dall'articolo 515, comma 3, c.p.c. sull'impignorabilità degli strumenti indispensabili all'esercizio della professione. (Nel caso di specie, il Giudice dell'esecuzione ha respinto la domanda di sospensione della procedura esecutiva avente ad oggetto un bene utilizzato per la rimozione dei rifiuti). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli-Ischia, 06 Maggio 2011.


Società soggetta a controllo di ente pubblico – Applicazione della disciplina del fallimento – Funzionamento della società condizionato dagli organi statutari secondo le regole del diritto societario..
Al fine di valutare la possibilità di sottoporre a fallimento le società a partecipazione pubblica, assume rilievo decisivo la circostanza che il funzionamento della società non sia condizionato dai poteri pubblicistici dell’ente pubblico che la controlla, bensì da quelli privatistici esercitati dagli organi statutari secondo le regole del diritto societario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 17 Giugno 2010.