TITOLO IV
MISURE PREPARATORIE, DI INTERVENTO PRECOCE E LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA (1)

Capo I
Banche

Sezione III
Liquidazione coatta amministrativa

Art. 83

Effetti del provvedimento per la banca, per i creditori e sui rapporti giuridici preesistenti
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

1. Dalla data di insediamento degli organi liquidatori ai sensi dell’articolo 85, e comunque dal sesto giorno lavorativo successivo alla data di adozione del provvedimento che dispone la liquidazione coatta, sono sospesi il pagamento delle passività di qualsiasi genere e le restituzioni di beni di terzi. La data di insediamento dei commissari liquidatori, con l'indicazione del giorno, dell'ora e del minuto, è rilevata dalla Banca d'Italia sulla base del processo verbale previsto all’articolo 85 (2).

2. Dal termine indicato nel comma 1 si producono gli effetti previsti dagli articoli 42, 44, 45 e 66, nonché dalle disposizioni del titolo II, capo III, sezione II e sezione IV della legge fallimentare (3).

3. Dal termine previsto nel comma 1 contro la banca in liquidazione non può essere promossa né proseguita alcuna azione, salvo quanto disposto dagli articoli 87, 88, 89 e 92, comma 3, né, per qualsiasi titolo, può essere parimenti promosso o proseguito alcun atto di esecuzione forzata o cautelare. Per le azioni civili di qualsiasi natura derivanti dalla liquidazione è competente esclusivamente il tribunale del luogo dove la banca ha la sede legale (4).

3-bis. In deroga all'articolo 56, primo comma, della legge fallimentare, la compensazione ha luogo solo se i relativi effetti siano stati fatti valere da una delle parti prima che sia disposta la liquidazione coatta amministrativa, salvo che la compensazione sia prevista da un contratto di garanzia finanziaria di cui al decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 170, da un accordo di netting, come definito dall'articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto legislativo [di recepimento della direttiva 2014/59] o da un accordo di compensazione ai sensi dell'articolo 1252 del codice civile (5).

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(1) Rubrica sostituita dall'articolo 1, comma 10, del D.Lgs. 16 novembre 2015, n. 181.
(2) Comma sostituito dall'articolo 64, comma 11, del D.Lgs. 23 luglio 1996, n. 415; successivamente dall'articolo 4 del D.Lgs. 9 luglio 2004, n. 197 e, da ultimo, modificato dall'articolo 1, comma 25, lettera a), del D.Lgs. 16 novembre 2015, n. 181.
(3) Comma sostituito dall'articolo 64, comma 11, del D.Lgs. 23 luglio 1996, n. 415.
(4) Comma sostituito dall'articolo 64, comma 11, del D.Lgs. 23 luglio 1996, n. 415.
(5) Comma aggiunto dall'articolo 1, comma 25, lettera b), del D.Lgs. 16 novembre 2015, n. 181.

GIURISPRUDENZA

Liquidazione coatta amministrativa – Bancaria – Improcedibilità delle domande in sede ordinaria volte anche solo indirettamente volta a far valere un credito nei confronti del soggetto sottoposto a liquidazione coatta amministrativa – Rinuncia alle domande di condanna al risarcimento del danno, di restituzione e ripetizione – Irrilevanza.
La domanda che sia anche solo indirettamente volta a far valere un credito nei confronti del soggetto sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, in quanto soggetta al rito dell'accertamento del passivo, è inammissibile e/o improcedibile ove proposta nelle forme della cognizione ordinaria e ciò anche nell’ipotesi in cui l’attore abbia in corso di giudizio rinunciato tanto alla domanda di condanna al risarcimento del danno che a quella di restituzione e ripetizione.

Infatti, il petitum sostanziale a base di detta iniziativa non potrebbe che refluire, indirettamente, ma al tempo stesso inequivocabilmente, nell'ambito dell'accertamento di una passività a carico della procedura di liquidazione coatta amministrativa ove pure nella prospettiva di neutralizzare, attraverso il pur evocato istituto delle compensazioni, il controcredito della procedura alla restituzione degli importi erogati a titolo di finanziamenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 30 Aprile 2019.


Liquidazione coatta bancaria – Cessione a Intesa San Paolo dell’azienda di Veneto Banca – Responsabilità della cessionaria per violazione degli obblighi informativi nel collocamento delle azioni della cedente – Esclusione – Domanda di mediazione anteriore alla cessione – Irrilevanza

Liquidazione coatta bancaria – Intermediazione finanziaria – Collocamento di azioni – Violazione degli obblighi informativi – Domanda proposta nei confronti della Banca in LCA – Improcedibilità ex art. 83 TUB
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La domanda introdotta dall’attore al fine di far valere violazioni di Veneto Banca al momento del collocamento delle proprie azioni (in forza delle quali la banca sarebbe venuta meno ai propri obblighi informativi e di diligenza al momento dell’acquisto e della mancata vendita delle stesse) non può essere proposta nei confronti di Intesa San Paolo, cessionaria dell’azienda di Veneto Banca e ciò in forza delle disposizioni di cui al D.L. 99/2017, il quale esclude espressamente dal perimetro della cessione “i debiti delle Banche nei confronti dei propri azionisti e obbligazionisti subordinati derivanti dalle operazioni di commercializzazione di azioni o obbligazioni subordinate delle Banche o dalla violazione della normativa sulla prestazione dei servizi di investimento” (art. 3, c. 1, lett. b), nonché “le controversie relative ad atti o fatti occorsi prima della cessione, sorte successivamente ad essa e le relative passività” (art. 3, c. 1, lett. c).
 
In proposito, va precisato che la presentazione della domanda di mediazione non può essere invocata per anticipare gli effetti della domanda giudiziale notificata successivamente all’approvazione del citato D.L. 99/2017.

E’ improponibile, ai sensi dell’art. 83 TUB, la domanda proposta in sede ordinaria nei confronti della banca in liquidazione coatta amministrativa volta ad ottenere il risarcimento del danno per violazione dei doveri informativi cui la banca era tenuta all’atto del collocamento delle proprie azioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 05 Febbraio 2019.


Liquidazione coatta amministrativa – Liquidazione Banche Venete ex D.L. 99/2017 – Applicabilità dell’art. 43 L.F. – Interruzione automatica del processo.
L'art. 43 comma 3 l.f. - interruzione di diritto (c.d. "automatica") dei processi pendenti per effetto della dichiarazione di fallimento è applicabile anche alla procedura di liquidazione coatta amministrativa bancaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Torino, 04 Dicembre 2018.


Procedimento d’urgenza diretto ad ottenere la cancellazione della segnalazione in centrale rischi - Sopravvenuta liquidazione coatta amministrativa della banca segnalante - Improcedibilità del procedimento cautelare ai sensi dell’art. 83, comma 3, t.u.b.
La domanda ex art. 700 c.p.c. con la quale si chieda di ordinare alla banca segnalante di cancellare ogni segnalazione pregiudizievole per la ricorrente presso una centrale rischi va dichiarata improcedibile, a seguito della liquidazione coatta amministrativa dell’istituto di credito, ai sensi dell’art. 83, comma 3, t.u.b., atteso che quest’ultima norma preclude l’introduzione e la prosecuzione di qualsiasi azione e deve pertanto ritenersi che operi anche per le azioni cautelari. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 27 Luglio 2018.


Domanda di accertamento dell’illegittimità della segnalazione in centrale rischi – Sua improcedibilità ai sensi dell’art. 83, comma 2, t.u.b a seguito della liquidazione coatta amministrativa della banca segnalante – Esclusione in virtù di una lettura costituzionalmente orientata di tale norma.
La domanda di accertamento dell’illegittimità della segnalazione in centrale rischi, che non sia inscindibilmente connessa a pretesa di tipo patrimoniale, è procedibile nei confronti della banca posta in liquidazione coatta amministrativa, nonostante il tenore letterale dell’art. 83 TUB.

Diversamente opinando, un’interpretazione rigida e letterale dell’art. 83 TUB si risolverebbe in una palese violazione dell’art. 3, dell’art. 24 e dell’art. 111 Cost, ma anche e soprattutto dell’art. 6 CEDU, profilo, questo, che esporrebbe lo Stato (ed i suoi giudici) a responsabilità per violazione diretta della Convenzione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 21 Giugno 2018.


Improcedibilità ex art. 83 T.U.B. – Successione del rapporto a titolo particolare – Chiamata in causa ex art. 111, comma 3, c.p.c. – Applicabilità dell’art. 2560/2 c.c..
L’art.3 del D.L. n. 99/2017, che disciplina l’ambito della cessione di azienda definendone l’oggetto ed escludendo dal medesimo eventuali obblighi risarcitori, non prevede tuttavia alcuna espressa deroga all’art. 2560 comma 2 c.c., sicché quest’ultima norma continuerebbe a regolare i rapporti tra il cessionario ed i soggetti terzi, sommandosi ex lege alla responsabilità del cedente quella solidale del cessionario e determinandosi così la “strutturale dissociazione” tra l’oggetto del negozio di cessione, come designato dall’accordo contrattuale, ed il regime di responsabilità verso i terzi, derivando una limitazione di responsabilità per i debiti pregressi solo nei rapporti tra le parti del negozio e non già nei confronti dei terzi creditori (neppure quelli espressamente esclusi dal perimetro della cessione dall’art. 3 comma 1 lett. b) del D.L. 99/2017).

In base a quanto disposto dall’art. 111, comma 1, c.p.c., se nel corso del processo si trasferisce il diritto controverso per atto tra vivi a titolo particolare, il processo prosegue tra le parti originarie, ma a tale prosecuzione osta l’art. 83, comma 3, del T.U.B.  In ogni caso, però, secondo quanto disposto dal terzo comma del medesimo articolo, il successore a titolo particolare può intervenire o essere chiamato nel processo. (Emanuela Marsan) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 14 Marzo 2018.


Istituti o enti di credito - Altre aziende di credito - Liquidazione - Istituto di credito - Cessione delle attività e passività - Debiti del cedente - Azione nei confronti del cedente - Improcedibilità - Responsabilità del cessionario - Limiti - Debiti risultanti dallo stato passivo - Fondamento.
L'azione proposta dal creditore di un istituto di credito, posto in liquidazione coatta amministrativa con cessione delle attività e passività, è improcedibile nei confronti della banca cedente, mentre nei confronti della banca cessionaria può trovare accoglimento solo per i debiti risultanti dallo stato passivo della liquidazione, come espressamente prevede l'art. 90 del d.lgs. n. 385 del 1993. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Ottobre 2017, n. 24181.


Liquidazione coatta amministrativa di un istituto bancario – Applicabilità dell’art. 43 L.F. – Esclusione.
L'art. 43 comma 3 l. fall. è norma speciale, produttiva di effetti particolarmente gravi sul piano processuale, e come tale non può esserne ammessa né l'applicazione analogica né l'applicazione sulla scorta del rinvio alla legge fallimentare contenuto nell’art. 80 TUB; ne consegue che il citato art. 43 non è applicabile alla liquidazione coatta amministrativa di un istituto bancario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 12 Ottobre 2017.


Liquidazione coatta amministrativa – Bancaria – Significato della norma che prescrive l’improseguibilità dei giudizi pendenti.
La norma che prescrive l’improseguibilità dei giudizi pendenti a seguito dell’apertura della procedura di liquidazione coatta amministrativa della banca ha significato analogo a quella dell’art. 43 legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 09 Ottobre 2017.


Contratti di intermediazione finanziaria – Liquidazione coatta amministrativa dell’intermediario finanziario – Improcedibilità del ricorso proposto dinanzi all’Arbitro per le Controversie finanziarie ai sensi dell’art. 83, comma terzo, TUB – Non sussiste

Contratti di intermediazione finanziaria – Liquidazione coatta amministrativa dell’intermediario finanziario – Natura giurisdizionale o arbitrale del procedimento dinanzi all’Arbitro per le Controversie finanziarie – Non sussiste

Contratti di intermediazione finanziaria – Liquidazione coatta amministrativa dell’intermediario finanziario – Natura vincolante dell’accertamento compiuto nel merito della pretesa dall’Arbitro per le Controversie finanziarie – Non sussiste

Contratti di intermediazione finanziaria – Liquidazione coatta amministrativa dell’intermediario finanziario – Necessità per il cliente di far accertare il proprio diritto di concorrere al riparto dell’attivo nelle forme previste dagli artt. 86 e ss. TUB – Sussiste

Contratti di intermediazione finanziaria – Liquidazione coatta amministrativa dell’intermediario finanziario – Procedibilità del procedimento instaurato dinanzi all’Arbitro per le Controversie finanziare anche in pendenza di liquidazione coatta amministrativa – Sussiste
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Va rigettata l’eccezione di improcedibilità ai sensi dell’art. 83, comma terzo, TUB del procedimento proposto dinanzi all’Arbitro delle Controversie Finanziarie nei confronti dell’intermediario finanziario sottoposto nelle more a liquidazione coatta amministrativa.
Quello che si svolge davanti all’ACF, infatti, è uno strumento alternativo di risoluzione della controversia che non può essere parificato ed equiparato a un vero e proprio giudizio di cognizione, neppure in forma arbitrale, cui solo si riferisce la previsione dell’art. 83, comma terzo, TUB, là dove statuisce l’improcedibilità di «qualsiasi azione» già «promossa» contro un intermediario sottoposto alla liquidazione coatta amministrativa. (David Giuseppe Apolloni) (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Il termine “azione” deve essere inteso come facente riferimento allo svolgimento di una vera e propria “attività volta a far valere il diritto sostanziale” in un processo avente i caratteri della giurisdizione, sia pure privata e non statuale (come nel caso dell’arbitrato), mentre nel caso del procedimento dinanzi all’Arbitro per le Controversie Finanziarie, i caratteri della giurisdizione si rivelano inesistenti, avendo il procedimento (come ha ritenuto, con riferimento all’omologo procedimento dell’ABF, la Corte Costituzionale nell’ordinanza n. 218 del 4 luglio 2011) connotazioni che attengono sì all’esercizio di una funzione di tipo giustiziale ma che possono riecheggiare gli interventi di organi amministrativi in autotutela. (David Giuseppe Apolloni) (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Il procedimento innanzi all’ACF ha soltanto la funzione di delibare il merito di una pretesa senza condurre a un accertamento vincolante, come ha ritenuto la Corte Costituzionale nell’ordinanza n. 218/2011 con riferimento all’omologo procedimento dell’ABF. (David Giuseppe Apolloni) (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

La prosecuzione di un procedimento, come quello innanzi all’ACF non esclude la necessità che il cliente, la cui pretesa sia stata eventualmente riconosciuta fondata dall’Arbitro nei confronti dell’intermediario poi sottoposto alla liquidazione coatta, debba comunque far accertare, nei confronti della Procedura, il suo diritto di concorrere al riparto di quanto realizzato dalla liquidazione dell’attivo nelle forme previste dagli art. 86 ss. TUB, sia perché la “decisione” dell’Arbitro non può ricondursi a quei provvedimenti che darebbero titolo all’ammissione con riserva, ad instar dell’art. 96, 3° comma, n. 3 l. fall., sia perché l’accertamento del passivo non ha oltretutto, in nessun caso, ad oggetto la pretesa sostanziale ma solo il diritto di partecipare al concorso. (David Giuseppe Apolloni) (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Il procedimento dinanzi all’Arbitro delle Controversie Finanziarie può proseguire nei confronti dell’intermediario anche in pendenza della Procedura di liquidazione coatta amministrativa, salva sempre naturalmente la necessità per il cliente che intenda invocare il “titolo” rappresentato dalla “decisione” dell’ACF di presentare l’istanza di ammissione al passivo, e quindi salva sempre la possibilità per i Commissari liquidatori di valutare liberamente se ed in che limiti riconoscere e ammettere la pretesa già delibata come fondata dall’Arbitro. (David Giuseppe Apolloni) (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)
ACF, 18 Luglio 2017, n. 22.


Liquidazione coatta amministrativa o ad amministrazione straordinaria - Azioni di condanna pecuniaria dei lavoratori dipendenti - Temporanea improcedibilità o improseguibilità - Azioni di accertamento e costitutive - Impugnativa di licenziamento e conseguenti azioni di condanna - Competenza funzionale del giudice del lavoro - Sussistenza.
La sottoposizione a liquidazione coatta amministrativa o ad amministrazione straordinaria della società datrice di lavoro, anche se impresa bancaria, determina l’improponibilità o l’improseguibilità, per tutta la durata della procedura, delle azioni del lavoratore dirette ad ottenere una condanna pecuniaria, benchè accompagnate da domande di accertamento o costitutive aventi funzione strumentale; vanno, viceversa, proposte o proseguite davanti al giudice del lavoro le diverse azioni volte ad impugnare il licenziamento, a prescindere dalla tutela applicabile ed incluso dunque il licenziamento del dirigente, per le quali la possibilità dell'insinuazione nello stato passivo dei relativi crediti risarcitori del lavoratore presuppone che ne siano stati determinati l'"an" e il "quantum". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 19 Giugno 2017, n. 15066.


Liquidazione coatta amministrativa - Improcedibilità della domanda azionata in sede di cognizione ordinaria - Tutela del principio della par condicio creditorum.
A seguito della sottoposizione a liquidazione coatta amministrativa di una società si determina, per un verso, la perdita della capacità (anche) processuale degli organi societari, e, per altro verso, la temporanea improcedibilità, fino alla conclusione della fase amministrativa di accertamento dello stato passivo davanti agli organi della procedura ai sensi degli artt. 201 e ss. L.F., della domanda azionata in sede di cognizione ordinaria, rilevabile anche d'ufficio anche nella fase di cassazione.

Ne consegue che qualsiasi credito nei confronti di un'impresa posta in liquidazione coatta amministrativa dev'essere fatto valere in sede concorsuale, nell'ambito del procedimento di verifica affidato al commissario liquidatore, mentre il giudice può conoscerne in sede ordinaria solo in un momento successivo, sulle opposizioni od impugnazioni dello stato passivo formato in detta sede, così determinandosi una situazione di improponibilità, o, se proposta, di improseguibilità della domanda, che concerne sia le domande di condanna che quelle di mero accertamento del credito, sicchè la domanda formulata in sede di cognizione ordinaria diventa improcedibile in virtù di norme inderogabilmente poste a tutela del principio della par condicio creditorum. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 20 Marzo 2017, n. 7037.


Fondi comuni di investimento - Fondi immobiliari chiusi - Autonoma soggettività giuridica - Esclusione

Fondi comuni di investimento - Fondi immobiliari chiusi sottoposti a liquidazione coatta ex articolo 57 TUB - Improseguibilità delle azioni giudiziarie
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I fondi comuni d'investimento disciplinati dal d.lgs n. 58 del 1998, e succ. mod., sono privi di un'autonoma soggettività giuridica in quanto costituiscono patrimoni separati della società di gestione del risparmio (cfr. Cass. n. 16605 del 2010). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’art. 57, comma 6-bis, d.lgs. n. 58 del 1998, prevede che, in caso di messa in liquidazione del fondo, i liquidatori nominati dalla Banca d’Italia provvedano secondo il disposto del precedente comma 3-bis, il quale dichiara applicabili alla liquidazione alcuni articoli del d.lgs. n. 385 del 1993, tra i quali l’art. 83, secondo cui nei confronti del soggetto posto in liquidazione non può essere iniziata né proseguita alcuna azione giudiziaria. Pertanto, dalla data di insediamento degli organi liquidatori non può essere più promossa o proseguita alcuna azione nei confronti del fondo in liquidazione, dovendo ogni eventuale pretesa nei confronti dello stesso essere fatta valere dinanzi all’organo liquidatorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 10 Giugno 2015.


Fondi comuni di investimento - Fondi immobiliari chiusi sottoposti a liquidazione coatta ex articolo 57 TUB - Improseguibilità delle azioni giudiziarie.
L’art. 57, comma 6-bis, d.lgs. n. 58 del 1998, prevede che, in caso di messa in liquidazione del fondo, i liquidatori nominati dalla Banca d’Italia provvedano secondo il disposto del precedente comma 3-bis, il quale dichiara applicabili alla liquidazione alcuni articoli del d.lgs. n. 385 del 1993, tra i quali l’art. 83, secondo cui nei confronti del soggetto posto in liquidazione non può essere iniziata né proseguita alcuna azione giudiziaria. Pertanto, dalla data di insediamento degli organi liquidatori non può essere più promossa o proseguita alcuna azione nei confronti del fondo in liquidazione, dovendo ogni eventuale pretesa nei confronti dello stesso essere fatta valere dinanzi all’organo liquidatorio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 10 Giugno 2015.


Preliminare di compravendita - Domanda di risoluzione e di risarcimento del danno - Domanda proposta nei confronti di Fondo immobiliare di investimento posto in liquidazione coatta amministrativa - Improseguibilità

Fondi di investimento immobiliari chiusi - Separazione patrimoniale - Mancanza di autonoma soggettività giuridica - Autonoma capacità di stare in giudizio - Esclusione

Fondi di investimento immobiliari chiusi - Liquidazione coatta amministrativa - Legittimazione a stare in giudizio della società di gestione - Esclusione
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Deve essere dichiarata improseguibilità dell'azione avente ad oggetto la richiesta di restituzione degli acconti versati e di risarcimento del danno patito per l'inadempimento del promittente venditore al contratto preliminare stipulato in data anteriore all'insediamento degli organi di liquidazione di un Fondo di investimento immobiliare chiuso posto in liquidazione coatta amministrativa ex art. 83 comma 3, d.lgs 385/1993 e 57 d.lgs 58/1998. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Per costante orientamento di legittimità, ancorché i fondi comuni di investimento immobiliare di tipo chiuso abbiano un patrimonio separato e distinto rispetto a quello della società di gestione, gli stessi sono privi di autonoma soggettività giuridica e, pertanto, non hanno la capacità di stare autonomamente in giudizio, sicché la legittimazione ad agire in giudizio per l’accertamento dei diritti di pertinenza del patrimonio immobiliare del Fondo, compete alla società di gestione e non al Fondo stesso (cfr. Cass. Civ. Sez. 1, n. 16605 del 15.7.2010). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

A seguito della sentenza del tribunale che ha dichiarato la liquidazione coatta amministrativa del Fondo di investimento immobiliare chiuso, la gestione del Fondo non è più attribuita alla società di gestione, bensì agli organi di liquidazione coatta amministrativa del Fondo nominati dalla Banca d’Italia: da ciò discende l’improseguibilità della domanda proposta dall’attore nell’ambito del presente giudizio nei confronti della società di gestione del risparmio, la quale, a seguito del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa, non è più legittimata a stare in giudizio in nome e per conto del Fondo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 30 Marzo 2015.


Fondo comune di investimento immobiliare tipo chiuso - Segregazione patrimoniale - Autonoma soggettività giuridica - Esclusione - Capacità di stare in giudizio autonomamente - Esclusione

Fondo comune di investimento immobiliare tipo chiuso - Liquidazione ex articolo 57 TUF - Improseguibilità delle azioni
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Ancorché i Fondi comuni di investimento immobiliare di tipo chiuso abbiano un patrimonio separato rispetto a quello della società che li gestisce, essi sono privi di autonoma soggettività giuridica e non hanno, pertanto, la capacità di stare in giudizio autonomamente, sicché legittimata ad agire in giudizio per far accertare diritti di pertinenza del patrimonio immobiliare del Fondo è la società di gestione (Cass. 15 luglio 2010, n. 16605). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Dalla data di insediamento degli organi della liquidazione nominati dalla Banca d'Italia non può essere proseguita alcuna azione nei confronti del fondo comune di investimento immobiliare di tipo chiuso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 23 Luglio 2014.


Liquidazione coatta amministrativa - Azione revocatoria fallimentare - Interruzione del giudizio per messa in liquidazione della banca convenuta - Riassunzione nei confronti della sola banca cessionaria ex art. 90 del d.lgs. n. 385 del 1993 - Ammissibilità - Fondamento.
In caso di revocatoria fallimentare di rimesse solutorie promossa nei confronti di società bancaria, la quale, in corso di causa, sia stata posta in liquidazione coatta amministrativa con conseguente interruzione del processo, è valida la riassunzione effettuata nei confronti della cessionaria ex art. 90 d.lgs 1 settembre 1993, n. 385, che è equiparabile alla chiamata in causa della stessa quale successore a titolo particolare, essendo improseguibile per legge l'azione nei confronti della liquidazione coatta amministrativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Maggio 2014, n. 10456.


Liquidazione coatta bancaria - Azioni derivanti dalla liquidazione - Interpretazione - Applicazione dei criteri elaborati in relazione all'articolo 24 L.F. - Azioni che trovano nelle liquidazione origine e fondamento.
Facendo ricorso ai criteri elaborati dalla giurisprudenza in relazione all'articolo 24 L.F., per "azioni derivanti dalla liquidazione" di cui all’art. 83 TUB devono intendersi quelle azioni che trovano nella liquidazione la loro origine e il loro fondamento come causa determinante ovvero quelle azioni che sono suscettibili di incidere nella procedura concorsuale e sulle norme che la regolano e mediante le quali si realizzano i fini fondamentali dell'istituto. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che non rientrasse nella previsione dell'articolo 83 TUB la domanda riconvenzionale svolta dalla SGR nell'ambito di un procedimento di sfratto). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 28 Maggio 2013, n. 13174.


Fondi comuni di investimento – Legittimazione ad agire – Esclusione.
I fondi comuni d'investimento (nella specie, fondi immobiliare chiusi), disciplinati nel D.Lgs. n. 58 del 1998, e succ. mod., sono privi di un'autonoma soggettività giuridica ma costituiscono patrimoni separati della società di gestione del risparmio, la quale è legittimata ad agire in giudizio per far accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato in cui il fondo si sostanzia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 20 Maggio 2013, n. 12187.


Azione di adempimento di canoni di contratto di affitto di azienda - Competenza per territorio ai sensi dell'art. 83 d.lgs. n. 385 del 1993 - Esclusione - Fondamento.
L'azione per il pagamento dei canoni di affitto di un'azienda, proposta da una società di gestione del risparmio in liquidazione coatta amministrativa, non può ritenersi compresa fra "le azioni civili di qualsiasi natura derivanti dalla liquidazione", per le quali il secondo inciso dell'art. 83, comma 3, d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385 (applicabile alle SGR in forza del richiamo di cui all'art. 57 del d.lgs. 24 febbraio 1988, n. 58) prevede che "è competente esclusivamente il tribunale del luogo dove la banca ha la sede legale", con la conseguenza che tale azione è soggetta alle regole di competenza ordinarie. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 Ottobre 2012, n. 17793.


Società di gestione del risparmio in l.c.a. - Domanda di sfratto per morosità - Competenza per territorio del giudice dove ha sede la società, ex art. 57 d.lgs. n. 58 del 1998 - Esclusione - Giudice competente - Criteri.
In tema di regolamento di competenza, l'azione di sfratto per morosità (e la successiva fase a cognizione piena che ne sia seguita) introdotta da una società di gestione del risparmio (SGR) in liquidazione coatta amministrativa, come tale soggetta alla disciplina di cui all'art. 83 del d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385 (applicabile anche alle SGR in virtù del richiamo di cui all'art. 57 del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58), non può ritenersi compresa fra «le azioni civili di qualsiasi natura derivanti dalla liquidazione», per le quali il secondo inciso del comma 3 dell'art. 83 prevede che «è competente esclusivamente il tribunale del luogo dove la banca ha la sede legale»; ne consegue che, trattandosi di una controversia di natura locativa, la competenza territoriale deve essere radicata nel luogo ove si trova l'immobile locato ai sensi dell'art. 661 cod. proc. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 26 Gennaio 2012, n. 1119.


Domanda di sfratto per morosità - Competenza per territorio del giudice dove ha sede la società, ex art. 57 d.lgs. n. 58 del 1998 - Esclusione - Giudice competente - Criteri.
In tema di regolamento di competenza, l'azione di sfratto per morosità (e la successiva fase a cognizione piena che ne sia seguita) introdotta da una società di gestione del risparmio (SGR) in liquidazione coatta amministrativa, come tale soggetta alla disciplina di cui all'art. 83 del d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385 (applicabile anche alle SGR in virtù del richiamo di cui all'art. 57 del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58), non può ritenersi compresa fra «le azioni civili di qualsiasi natura derivanti dalla liquidazione», per le quali il secondo inciso del comma 3 dell'art. 83 prevede che «è competente esclusivamente il tribunale del luogo dove la banca ha la sede legale»; ne consegue che, trattandosi di una controversia di natura locativa, la competenza territoriale deve essere radicata nel luogo ove si trova l'immobile locato ai sensi dell'art. 661 cod. proc. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 26 Gennaio 2012, n. 1119.


Banca convenuta in revocatoria posta a sua volta in liquidazione coatta amministrativa - Competenza funzionale - Conflitto tra il tribunale competente ai sensi dell'art. 24 legge fall. e quello competente ai sensi dell'art. 83 T.U.B. - Esclusione - Fondamento.
Nel caso in cui il convenuto in revocatoria sia una banca, posta a sua volta in liquidazione coatta amministrativa, il potenziale conflitto tra la competenza del tribunale fallimentare, ai sensi dell'art. 24 legge fall., che ha dichiarato il fallimento dell'attore e quella prevista dall'art. 83 T.U.B. che ha dichiarato il fallimento del convenuto, deve essere risolto nel senso che il primo resta competente a decidere circa l'inefficacia dell'atto, mentre le pronunzie consequenziali alla dichiarazione d'inefficacia competono al secondo tribunale, secondo le modalità stabilite per l'accertamento del passivo e dei diritti dei terzi; infatti, la separazione, ai fini della competenza, tra le pronunzie di accertamento e quelle di condanna pecuniaria è frutto del principio per il quale la temporanea improponibilità o improseguibilità afferisce solo alle azioni di condanna. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Agosto 2011, n. 17443.


Credito vantato nei confronti di istituto bancario - Rigetto della domanda con sentenza di primo grado - Apertura della procedura in pendenza del giudizio di appello - Procedibilità dell'appello - Esclusione.
In tema di procedura concorsuale relativa ad un istituto bancario, a norma dell'art. 95, comma terzo, legge fallimentare - applicabile anche alla liquidazione coatta amministrativa ai sensi dell'art. 201 della medesima legge, nonché alla speciale procedura concorsuale stabilita per gli istituti bancari in forza del rinvio operato dall'art. 83 D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385 - nel caso di domanda inerente a credito vantato nei confronti di ente sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, ove prima dell'instaurarsi della procedura sia stata pronunciata sentenza non definitiva dalla quale risulti l'esistenza del credito vantato, non si determina l'improcedibilità dell'azione, mentre, ove la sentenza abbia negato in radice l'esistenza del credito, non è applicabile il citato art. 95 legge fall. , bensì l'art. 83 D.Lgs n. 385 del 1993, onde l'impugnazione proposta avverso la suddetta sentenza deve essere dichiarata improcedibile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 10 Dicembre 2002, n. 17557.


Controversia promossa contro detto istituto bancario per il soddisfacimento di un credito - Apertura della procedura concorsuale - Art. 83 T.U. bancario - Prima fase di accertamento del credito devoluta al commissario liquidatore - Principio di improponibilità temporanea della domanda - Operatività.
Nel caso di domanda inerente a credito vantato nei confronti di un ente sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, il principio secondo il quale l'attribuzione al commissario liquidatore della prima fase di accertamento dei crediti determina una situazione di temporanea improponibilità della domanda in sede giudiziaria (non di difetto di giurisdizione del giudice ordinario), opera anche nei confronti degli istituti bancari assoggettati alla detta procedura concorsuale, in virtù dell'art. 83 del D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 08 Aprile 2002, n. 5037.


Liquidazione coatta amministrativa - Banca cessionaria delle attività e passività di altra banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - Sentenza non definitiva nei confronti di quest'ultima - Affermazione della esistenza di rapporti di lavoro e della illegittimità dei licenziamenti con rinvio alla sentenza di merito della determinazione delle spettanze dei lavoratori - Legittimazione della banca cessionaria a proporre appello - Sussistenza.
La banca cessionaria (ai sensi dell'art. 90 del D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385) delle attività e delle passività di altra banca - posta in liquidazione coatta amministrativa in epoca successiva a sentenza non definitiva di primo grado la quale abbia affermato la sussistenza di rapporti di lavoro in capo alla banca, poi assoggettata alla procedura concorsuale, abbia dichiarato la illegittimità dei licenziamenti intimati ai lavoratori e abbia rimesso alla sentenza definitiva del giudizio la determinazione delle loro spettanze - è legittimata, ai sensi dell'art. 111 cod. proc. civ., a proporre appello avverso tale sentenza e a chiedere che il giudice del gravame stabilisca, con riferimento alla pronuncia di primo grado, in quali rapporti e in quali limiti sia succeduta alla cedente e sia tenuta verso i lavoratori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 03 Aprile 2002, n. 4735.


Istituto bancario - Apertura della procedura in pendenza di giudizio d'appello - Improseguibilità della domanda avanzata in via ordinaria in primo grado contro la banca "in bonis" - Esclusione.
Nel caso di domanda inerente a credito vantato nei confronti di un ente sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, il principio secondo il quale non si verifica improseguibilità della domanda medesima quando, prima dell'instaurarsi di detta procedura, sia stata pronunciata sentenza non passata in giudicato (art. 95 terzo comma della legge fallimentare, reso applicabile dal successivo art. 201), opera anche nei confronti degli istituti bancari assoggettati alla detta procedura concorsuale, giusto disposto degli artt. 83, comma secondo, del D.Lgs. n. 385 del 1993 (nella specie, la liquidazione coatta era intervenuta dopo la sentenza di primo grado che aveva accolto la domanda avanzata dal creditore dell'istituto bancario ancora "in bonis", e, nel giudizio di appello, si era costituito il commissario liquidatore facendo proprio il gravame proposto dalla banca soccombente in primo grado: la sentenza del giudice di appello dichiarativa dell'improcedibilità del gravame - perché assertivamente confliggente con la "regula iuris" di cui al combinato disposto degli artt. 52 ult. parte e 201 comma primo della legge fallimentare - è stata cassata dalla S.C. che ha, così, espresso il principio di diritto di cui in massima). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Maggio 2001, n. 7347.


Azioni giudiziali proposte da lavoratore subordinato nei confronti di società posta in liquidazione coatta - Domande di accertamento o costitutive - Competenza del giudice del lavoro - Domande di condanna al pagamento di somme di denaro - Improponibilità temporanea - Imprese bancarie - Applicabilità degli stessi principi - Fattispecie relativa ad impugnativa di licenziamento.
In caso di sottoposizione della società datrice di lavoro a liquidazione coatta amministrativa, deve distinguersi - anche nel caso delle imprese bancarie, per cui la materia è disciplinata dall'art. 83 del D.Lgs. n. 385 del 1993 -, tra le domande del lavoratore che mirano a pronunce di mero accertamento (per esempio in ordine alla pregressa esistenza del rapporto di lavoro) oppure costitutive (per esempio, di annullamento del licenziamento e reintegrazione nel posto di lavoro) e domande dirette alla condanna al pagamento di somme di denaro (anche se accompagnate da domande di accertamento aventi funzione strumentale). Per le prime va riconosciuta, così come nel caso del fallimento, la perdurante competenza del giudice del lavoro, mentre per le seconde opera - invece che, come in caso di fallimento, l'attrazione della domanda nel foro fallimentare - la regola della improponibilità o improseguibilità della domanda, per difetto temporaneo di giurisdizione, durante la fase amministrativa di accertamento dello stato passivo davanti ai competenti organi della procedura di liquidazione coatta, ferma restando l'assoggettabilità del provvedimento attinente allo stato passivo ad opposizione o impugnazione davanti al tribunale fallimentare. (Fattispecie relativa ad impugnativa di licenziamento limitata all'accertamento dell'illegittimità del licenziamento e alla conseguente richiesta di reintegrazione nel posto di lavoro). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 21 Novembre 2000, n. 14998.


Liquidazione coatta amministrativa - Accertamento dei crediti - Procedimento - Competenza del commissario liquidatore - Temporanea improponibilità di azioni giudiziarie sui crediti da parte dei creditori e temporaneo difetto di giurisdizione dell'ago - Domanda di garanzia dell'assicurato nei confronti dell'assicuratore sottoposto a liquidazione coatta - Applicabilità dei principi predetti.
L'accertamento dei crediti verso l'impresa sottoposta a liquidazione coatta amministrativa si svolge, nella fase iniziale, a cura del Commissario liquidatore e senza intervento dell'autorita giudiziaria, con conseguente limitazione dell'esperimento delle azioni da parte dei singoli creditori; limitazione che si risolve in una temporanea improponibilita delle relative domande (ovvero improcedibilita per le azioni in corso all'epoca del provvedimento che dispone l'amministrazione controllata), e nel correlativo temporaneo difetto di giurisdizione dell'autorita giudiziaria. Il suddetto principio e operante anche in caso di domanda di garanzia proposta dall'assicurato (per i danni derivanti da responsabilita civile) nei confronti dell'assicuratore sottoposto a liquidazione coatta, sia perche l'autonomia del detto rapporto assicurativo comporta che l'obbligazione a carico dell'assicuratore puo essere accertata nelle forme previste dall'art 208 della legge fallimentare, senza bisogno di una preventiva sentenza di accertamento del credito stesso in favore del danneggiato, e sia perche l'Esercizio della facolta di cui all'art 1917 cod civ (chiamata in garanzia dell'assicuratore, da parte dell'assicurato, nella causa promossa dal danneggiato) trova un ostacolo nello stato di liquidazione coatta in cui l'assicuratore si trova. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Gennaio 1973, n. 9.