TITOLO IV
MISURE PREPARATORIE, DI INTERVENTO PRECOCE E LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA (1)

Capo I
Banche

Sezione III
Liquidazione coatta amministrativa

Art. 86

Accertamento del passivo
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

1. Entro un mese dalla nomina i commissari comunicano a ciascun creditore l'indirizzo di posta elettronica certificata della procedura e le somme risultanti a credito di ciascuno secondo le scritture e i documenti della banca. La comunicazione s'intende effettuata con riserva di eventuali contestazioni e avviene a mezzo posta elettronica certificata se il relativo indirizzo del destinatario risulta dal registro delle imprese ovvero dall'Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti e, in ogni altro caso, a mezzo lettera raccomandata o telefax presso la sede dell'impresa o la residenza del creditore. Se il destinatario ha sede o risiede all'estero, la comunicazione può essere effettuata al suo rappresentante in Italia, se esistente. Contestualmente i commissari invitano ciascun creditore ad indicare, entro il termine di cui al comma 4, il proprio indirizzo di posta elettronica certificata, le cui variazioni è onere comunicare ai commissari, con l'avvertimento sulle conseguenze di cui al comma 3 (2).

2. Analoga comunicazione viene inviata a coloro che risultino titolari di diritti reali sui beni e sugli strumenti finanziari relativi ai servizi previsti dal decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 in possesso della banca, nonché ai clienti aventi diritto alle restituzioni dei detti strumenti finanziari (3).

2-bis. Nei casi disciplinati dall'articolo 92-bis, i commissari, sentito il comitato di sorveglianza, possono provvedere alle comunicazioni di cui ai commi 1 e 2 anche per singole categorie di aventi diritto, mediante pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e in uno o più quotidiani a diffusione nazionale o locale di un avviso contenente l'invito a consultare l'elenco provvisorio degli ammessi al passivo. L'elenco è depositato presso la sede della società o messo altrimenti a disposizione degli aventi diritto, fermo in ogni caso il diritto di ciascuno di prendere visione solo della propria posizione. Il termine per la presentazione delle domande di insinuazione ai sensi del comma 5 decorre dalla pubblicazione dell'avviso di cui al presente comma (4).

3. Tutte le successive comunicazioni sono effettuate dai commissari all'indirizzo di posta elettronica certificata indicato dagli interessati. In caso di mancata comunicazione dell'indirizzo di posta elettronica certificata o della sua variazione, ovvero nei casi di mancata consegna per cause imputabili al destinatario, esse si eseguono mediante deposito nella cancelleria del tribunale del luogo ove la banca ha la sede legale. Si applica l'articolo 31-bis, terzo comma, della legge fallimentare, intendendosi sostituito al curatore il commissario liquidatore (5).

4. Entro quindici giorni dal ricevimento della comunicazione, i creditori e i titolari dei diritti indicati nel comma 2 possono presentare o inviare, all'indirizzo di posta elettronica della procedura, i loro reclami ai commissari, allegando i documenti giustificativi (6).

5. Entro sessanta giorni dalla pubblicazione del decreto di liquidazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, i creditori e i titolari dei diritti indicati nel comma 2, i quali non abbiano ricevuto la comunicazione prevista dai commi 1 e 2, devono chiedere ai commissari, mediante raccomandata con avviso di ricevimento, il riconoscimento dei propri crediti e la restituzione dei propri beni, presentando i documenti atti a provare l'esistenza, la specie e l'entità dei propri diritti e indicando l'indirizzo di posta elettronica certificata al quale ricevere tutte le comunicazioni relative alla procedura. Si applica il comma 3 del presente articolo (7).

6. I commissari, trascorso il termine previsto dal comma 5 e non oltre i trenta giorni successivi, presentano alla Banca d'Italia, sentiti i cessati amministratori della banca, l'elenco dei creditori ammessi e delle somme riconosciute a ciascuno, indicando i diritti di prelazione e l'ordine degli stessi, nonché gli elenchi dei titolari dei diritti indicati nel comma 2 e di coloro cui è stato negato il riconoscimento delle pretese. I clienti aventi diritto alla restituzione degli strumenti finanziari relativi ai servizi previsti dal decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 sono iscritti in apposita e separata sezione dello stato passivo (8).

7. Nei medesimi termini previsti dal comma 6 i commissari depositano nella cancelleria del tribunale del luogo ove la banca ha la sede legale, a disposizione degli aventi diritto, gli elenchi dei creditori privilegiati, dei titolari di diritti indicati nel comma 2, nonché dei soggetti appartenenti alle medesime categorie cui è stato negato il riconoscimento delle pretese.

8. Successivamente i commissari comunicano senza indugio, a mezzo posta elettronica certificata, a coloro ai quali è stato negato in tutto o in parte il riconoscimento delle pretese, la decisione presa nei loro riguardi. Dell'avvenuto deposito dello stato passivo è dato avviso tramite pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana (9).

9. Espletati gli adempimenti indicati nei commi 6 e 7, lo stato passivo diventa esecutivo.

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(1) Rubrica sostituita dall'articolo 1, comma 10, del D.Lgs. 16 novembre 2015, n. 181.
(2) Comma sostituito dall’art. 1, comma 28, lettera a), del D.Lgs. 16 novembre 2015, n. 181.
(3) Comma sostituito dall'articolo 64 del D.Lgs. 23 luglio 1996, n. 415, e successivamente modificato dall'articolo 17 del D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 342.
(4) Comma inserito dall’art. 1, comma 28, lettera b), del D.Lgs. 16 novembre 2015, n. 181.
(5) Comma sostituito dall’art. 1, comma 28, lettera c), del D.Lgs. 16 novembre 2015, n. 181.
(6) Comma sostituito dall’art. 1, comma 28, lettera d), del D.Lgs. 16 novembre 2015, n. 181.
(7) Comma modificato dall’art. 1, comma 28, lettera e), del D.Lgs. 16 novembre 2015, n. 181.
(8) Comma modificato dall'articolo 64 del D.Lgs. 23 luglio 1996, n. 415, e successivamente dall'articolo 17 del D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 342.
(9) Comma modificato dall’art. 1, comma 28, lettera f), del D.Lgs. 16 novembre 2015, n. 181.

GIURISPRUDENZA

Contratti di intermediazione finanziaria – Liquidazione coatta amministrativa dell’intermediario finanziario – Improcedibilità del ricorso proposto dinanzi all’Arbitro per le Controversie finanziarie ai sensi dell’art. 83, comma terzo, TUB – Non sussiste

Contratti di intermediazione finanziaria – Liquidazione coatta amministrativa dell’intermediario finanziario – Natura giurisdizionale o arbitrale del procedimento dinanzi all’Arbitro per le Controversie finanziarie – Non sussiste

Contratti di intermediazione finanziaria – Liquidazione coatta amministrativa dell’intermediario finanziario – Natura vincolante dell’accertamento compiuto nel merito della pretesa dall’Arbitro per le Controversie finanziarie – Non sussiste

Contratti di intermediazione finanziaria – Liquidazione coatta amministrativa dell’intermediario finanziario – Necessità per il cliente di far accertare il proprio diritto di concorrere al riparto dell’attivo nelle forme previste dagli artt. 86 e ss. TUB – Sussiste

Contratti di intermediazione finanziaria – Liquidazione coatta amministrativa dell’intermediario finanziario – Procedibilità del procedimento instaurato dinanzi all’Arbitro per le Controversie finanziare anche in pendenza di liquidazione coatta amministrativa – Sussiste
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Va rigettata l’eccezione di improcedibilità ai sensi dell’art. 83, comma terzo, TUB del procedimento proposto dinanzi all’Arbitro delle Controversie Finanziarie nei confronti dell’intermediario finanziario sottoposto nelle more a liquidazione coatta amministrativa.
Quello che si svolge davanti all’ACF, infatti, è uno strumento alternativo di risoluzione della controversia che non può essere parificato ed equiparato a un vero e proprio giudizio di cognizione, neppure in forma arbitrale, cui solo si riferisce la previsione dell’art. 83, comma terzo, TUB, là dove statuisce l’improcedibilità di «qualsiasi azione» già «promossa» contro un intermediario sottoposto alla liquidazione coatta amministrativa. (David Giuseppe Apolloni) (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Il termine “azione” deve essere inteso come facente riferimento allo svolgimento di una vera e propria “attività volta a far valere il diritto sostanziale” in un processo avente i caratteri della giurisdizione, sia pure privata e non statuale (come nel caso dell’arbitrato), mentre nel caso del procedimento dinanzi all’Arbitro per le Controversie Finanziarie, i caratteri della giurisdizione si rivelano inesistenti, avendo il procedimento (come ha ritenuto, con riferimento all’omologo procedimento dell’ABF, la Corte Costituzionale nell’ordinanza n. 218 del 4 luglio 2011) connotazioni che attengono sì all’esercizio di una funzione di tipo giustiziale ma che possono riecheggiare gli interventi di organi amministrativi in autotutela. (David Giuseppe Apolloni) (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Il procedimento innanzi all’ACF ha soltanto la funzione di delibare il merito di una pretesa senza condurre a un accertamento vincolante, come ha ritenuto la Corte Costituzionale nell’ordinanza n. 218/2011 con riferimento all’omologo procedimento dell’ABF. (David Giuseppe Apolloni) (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

La prosecuzione di un procedimento, come quello innanzi all’ACF non esclude la necessità che il cliente, la cui pretesa sia stata eventualmente riconosciuta fondata dall’Arbitro nei confronti dell’intermediario poi sottoposto alla liquidazione coatta, debba comunque far accertare, nei confronti della Procedura, il suo diritto di concorrere al riparto di quanto realizzato dalla liquidazione dell’attivo nelle forme previste dagli art. 86 ss. TUB, sia perché la “decisione” dell’Arbitro non può ricondursi a quei provvedimenti che darebbero titolo all’ammissione con riserva, ad instar dell’art. 96, 3° comma, n. 3 l. fall., sia perché l’accertamento del passivo non ha oltretutto, in nessun caso, ad oggetto la pretesa sostanziale ma solo il diritto di partecipare al concorso. (David Giuseppe Apolloni) (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Il procedimento dinanzi all’Arbitro delle Controversie Finanziarie può proseguire nei confronti dell’intermediario anche in pendenza della Procedura di liquidazione coatta amministrativa, salva sempre naturalmente la necessità per il cliente che intenda invocare il “titolo” rappresentato dalla “decisione” dell’ACF di presentare l’istanza di ammissione al passivo, e quindi salva sempre la possibilità per i Commissari liquidatori di valutare liberamente se ed in che limiti riconoscere e ammettere la pretesa già delibata come fondata dall’Arbitro. (David Giuseppe Apolloni) (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)
ACF, 18 Luglio 2017, n. 22.


Istituto bancario - Apertura della procedura in pendenza di giudizio d'appello - Improseguibilità della domanda avanzata in via ordinaria in primo grado contro la banca "in bonis" - Esclusione.
Nel caso di domanda inerente a credito vantato nei confronti di un ente sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, il principio secondo il quale non si verifica improseguibilità della domanda medesima quando, prima dell'instaurarsi di detta procedura, sia stata pronunciata sentenza non passata in giudicato (art. 95 terzo comma della legge fallimentare, reso applicabile dal successivo art. 201), opera anche nei confronti degli istituti bancari assoggettati alla detta procedura concorsuale, giusto disposto degli artt. 83, comma secondo, del D.Lgs. n. 385 del 1993 (nella specie, la liquidazione coatta era intervenuta dopo la sentenza di primo grado che aveva accolto la domanda avanzata dal creditore dell'istituto bancario ancora "in bonis", e, nel giudizio di appello, si era costituito il commissario liquidatore facendo proprio il gravame proposto dalla banca soccombente in primo grado: la sentenza del giudice di appello dichiarativa dell'improcedibilità del gravame - perché assertivamente confliggente con la "regula iuris" di cui al combinato disposto degli artt. 52 ult. parte e 201 comma primo della legge fallimentare - è stata cassata dalla S.C. che ha, così, espresso il principio di diritto di cui in massima). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Maggio 2001, n. 7347.