Massimario di Diritto Bancario


Leasing

Contratto di leasing - Eccezione di incompetenza territoriale - Contestazione non rivolta ad elidere tutti i criteri di collegamento -  Sufficienza - Esclusione

Risoluzione per inadempimento di non scarsa importanza - Prova - Decreto ingiuntivo irrevocabile - Sufficienza

Patto contrattuale di confisca dei canoni pagati - Valido e vincolante

Penale - Riduzione in assenza di allegazioni - Esclusione

Mancata riconsegna del bene - Equo compenso ex art. 1526 c.c. -  Calcolo - Impossibilità

Astreinte ex art. 614 bis c.p.c. - Ammissibilità

In presenza di una clausola contrattuale che riservi al locatore la facoltà di agire “nei fori previsti dalla legge”, l’eccezione di incompetenza territoriale deve contestare tutti i possibili criteri di collegamento e comunque quelli stabiliti dall’art. 20 c.p.c.

L’efficacia di giudicato di un decreto ingiuntivo dichiarato esecutivo, e dunque irrevocabile, legittima la risoluzione del contratto di leasing per inadempimento di non scarsa importanza.

La clausola pattuita nel contratto di leasing di irripetibilità dei canoni riscossi dalla concedente è valida e vincola anche il cessionario del contratto.

L’esercizio del potere riduttivo della penale non può essere esercitato qualora non siano esplicitate valide ragioni.
La mancata restituzione del bene preclude il calcolo dell’equo compenso.

In presenza di una statuizione di condanna alla restituzione del bene concesso in locazione finanziaria, deve essere accolta la domanda ex art. 614-bis c.p.c., tenuto conto del valore della causa, della natura della prestazione, del protrarsi dell’inadempimento e del danno prevedibile dalla ulteriore mancata consegna. (Marco Quagliaro) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 03 Ottobre 2019.


Leasing – Locazione finanziaria – Clausola risolutiva espressa – Inadempimento dell’Utilizzatore – Interpretazione storico-evolutiva – Buona fede
La legittimità della clausola risolutiva espressa inserita in un contratto di leasing deve essere giudicata assumendo come riferimento la L. n. 124 del 2017, anche se il contratto sia stato risolto prima dell’entrata in vigore di quest’ultima, in applicazione della c.d. interpretazione storico-evolutiva. In particolare, una clausola risolutiva coerente con lo schema "canoni scaduti + canoni a scadere - bene" è conforme alla disposizione dell'art. 1 comma 138 della L. n. 124 del 2017: la mancanza, nel testo contrattuale, del riferimento alla necessità che la riallocazione del bene sia effettuata a valori di mercato non può infatti reputarsi una differenza rilevante, considerato che tale requisito va comunque ritenuto sussistente alla luce del parametro della buona fede contrattuale ex art. 1375 c.c. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 12 Settembre 2019.


Determinabilità dell’oggetto del contratto – Clausola d’indicizzazione al Libor e clausola di indicizzazione al cambio Euro / CHF – Difficoltà di calcolo: irrilevanza – Determinabilità ex ante: rilevanza – Difetto, conseguenza: sussiste nullità della prestazione addebitata
La formulazione di una clausola contrattuale d’indicizzazione contenuta in un contratto di leasing che non consenta di determinare ex ante il risultato economico della prestazione dovuta alla stregua della stessa è nulla, poiché deve ritenersi non determinabile l’oggetto del contratto, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 1418 e 1346 c.c., non rilevando che, di fatto, ossia a una verifica ex post, lo scostamento tra le varie possibili soluzioni di calcolo consentite dalla formula contrattuale appaia ridotto.
La prestazione economica dovuta in base ad una clausola contrattuale che preveda un meccanismo di sua indicizzazione, quantunque integrabile “per relationem” con riferimento agli indici oggetto di loro rilevazione futura, deve comunque - a pena di nullità per indeterminabilità dell’oggetto del contratto - prevedere e descrivere ex ante il criterio per determinare con esattezza ed in modo univoco gli importi che da essa discenderanno, non potendo lasciare invece aperte – in ragione della possibilità di optare per l’una o l’altra diversa formula di calcolo parimenti compatibile con la descrizione contrattuale della clausola ed a parità dei fattori oggetto d’inserimento al momento del loro venire ad esistenza – diverse soluzioni di risultato.
Avendo nel caso di specie la CTU esperita nel giudizio di merito rilevato che, alla stregua della formulazione della clausola contrattuale di cosiddetta indicizzazione, erano praticabili diversi criteri (formule) per arrivare al risultato del calcolo e che il ricorso a ciascuno di essi portava a risultati diversi riguardo alla prima delle due componenti di variabilità prevista dalla clausola (quella legata all’indice monetario cosiddetto Libor), tale indeterminatezza e conseguente nullità si riverbera, per vincolo funzionale e conseguente vizio derivato, anche in ordine alla prestazione che sarebbe dovuta per effetto del secondo meccanismo di variabilità del canone parimenti previsto dalla stessa clausola (quello legato al variare del tasso di cambio tra euro e franco svizzero), posto che la prima componente determina il contenuto anche della seconda, per essere essa un fattore di calcolo costituente elemento anche di quest’ultima. (nel senso che se dall’oggetto di una clausola dipende l’oggetto di un’altra, e il primo oggetto è indeterminabile, ne consegue che è indeterminabile, per nullità derivata, anche l’oggetto della seconda). (Marco Pedrett) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 25 Giugno 2019, n. 16907.


Contratti bancari - Contratto di leasing c.d. “indicizzato” - Usuarietà e indeterminatezza dei tassi di interesse - Qualificazione giuridica della clausola di “indicizzazione” - Trasparenza - Domanda di nullità della clausola di “indicizzazione” - Rigetto

Contratti bancari - Contratto di leasing c.d. “indicizzato” - Interessi corrispettivi e interessi di mora - Usuarietà degli interessi di mora - Risoluzione anticipata del contratto - Clausola avente natura di clausola penale - Inapplicabilità art. 1815, comma 2 c.c. -  Domanda di nullità della clausola relativa agli interessi moratori - Rigetto

La clausola di “indicizzazione” prevista in un contratto di leasing costituisce una clausola accessoria che non assume una causa autonoma rispetto a quella del contratto di leasing in cui è inserita. La clausola di indicizzazione, dunque, non dà vita ad una operazione dotata di causa autonoma (di cui agli artt. 21 ss. T.U.F.), ovvero sganciata dal contenuto del contratto di leasing finanziario, in quanto, con essa, le parti adeguano il valore del corrispettivo per il godimento dei beni strumentali ai valori di mercato, senza costituire una diversa operazione negoziale avente natura di investimento finanziario e trovano applicazione dunque le disposizioni del T.U.B. e ulteriori previsioni regolamentari del CIRC (n. 229 del 21 aprile 1999 e ss. mm.) e della Banca d’Italia in materia di trasparenza.

Gli interessi corrispettivi e interessi di mora non debbono sommarsi aritmeticamente nel calcolo dell’usura, ma vanno autonomamente considerati, sia perché trattasi di grandezze disomogenee – data la diversa funzione corrispettiva dei primi, risarcitoria ed eventuale dei secondo – sia perché l’interesse moratorio ha normalmente natura sostitutiva di quello corrispettivo, sia perché, in definitiva, ciò che conta, non è solo la percentuale di interessi in sé e per sé, ma l’effettivo onere economico che in termini monetari viene addebitati al cliente. Di conseguenza, l’applicazione dell’art. 1815, comma 2 c.c. agli interessi moratori usurari non sembra sostenibile, atteso che la norma si riferisce solo agli interessi corrispettivi, e considerato che la causa degli uni e degli altri è pur sempre diversa: il che rende ragionevole, in presenza di interessi convenzionali moratori usurari, di fronte alla nullità della clausola, attribuire secondo le norme generali al danneggiato gli interessi al tasso legale. (Giovanna Bigi) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona, 20 Giugno 2019.


Leasing – Risoluzione per inadempimento – Inapplicabilità alla clausola penale della legislazione antiusura – Inapplicabilità della legislazione antiusura ad ipotesi di inadempimento e risoluzione non verificatesi – Errata indicazione del Tasso Interno di Attualizzazione e nullità parziale del contratto (esclusione)
La risoluzione del contratto per inadempimento dell’utilizzatore comporta che il bene, la cui proprietà rimane a scopo di garanzia in capo alla società concedente, dovrà essere alienato. E’ perciò configurabile un danno (costi connessi alla conservazione del bene, al pagamento delle imposte, ecc.; costi connessi all’alienazione del bene a terzi) ulteriore e diverso rispetto al ritardo nella restituzione del capitale finanziato e alla perdita dei relativi interessi. Per questa ragione la penale, evidentemente ragguagliata anche a tali differenti pregiudizi, non è equiparabile agli interessi di mora, che rappresentano il risarcimento del più limitato danno da ritardo nel pagamento del debito pecuniario. La penale, quale risarcimento del danno il cui ammontare è predeterminato dalle parti, non rientra nella fattispecie dell’art. 644 c.p., poiché non è pattuita in “corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità”, non potendosi confondere il “risarcimento” per l’inadempimento contrattuale con il “corrispettivo” di una prestazione di denaro.

L’ipotetica nullità della clausola penale non comporterebbe anche la nullità delle clausole rimanenti del contratto di leasing ed in particolare della pattuizione degli interessi corrispettivi sul capitale finanziato. La pattuizione di interessi e la pattuizione di una penale per il caso di risoluzione del contratto per inadempimento sono clausole funzionalmente distinte e dunque la sorte dell’una non incide su quella dell’altra.

Non è applicabile la disciplina cd. antiusura ad una usurarietà ipotetica, qualora l’esecuzione del rapporto sia in fase più avanzata rispetto all’ipotesi formulata.

Ammesso e non concesso che l’indicazione del Tasso Interno di Attualizzazione nel contratto sia errata, è da escludere che l’errore determini la nullità parziale del contratto di leasing. Non sussiste infatti una previsione normativa di nullità per tale ipotesi e non può applicarsi né il 4° comma dell’art. 117 T.U.B., il quale non contempla una fattispecie di nullità, né il 6° comma del medesimo articolo. Va poi osservato che il corrispettivo pattuito con il contratto di leasing non dipende dal Tasso Interno di Attualizzazione: al contrario, è quest’ultimo che, rappresentando un indicatore del costo complessivo annuo del leasing, dipende dal primo. (Nicola Vascellari) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 20 Maggio 2019.


Contratto di leasing – Riconducibilità alla nozione di contratto finanziario – Sussistenza – Controversie aventi ad oggetto contratti di leasing – Obbligo di esperire il previo tentativo di mediazione – Applicabilità
I contratti di leasing sono riconducibili alla nozione di “contratti finanziari” di cui all’art. 5, co. 1 bis, D.Lgs. 4 marzo 2010 n. 28 e, di conseguenza, anche con riferimento alle controversie aventi ad oggetto i contratti di leasing, deve considerarsi obbligatorio il tentativo di mediazione. In tal senso depongono, tanto la prevalente funzione di finanziamento del contratto, riconosciuta anche prima della tipizzazione dello stesso ad opera della L. 4 agosto 2017 n. 124, quanto la natura professionale della parte concedente (banche o intermediari finanziari). Tale interpretazione, inoltre, appare conforme anche alla volontà del legislatore (come evidenziata nella Relazione al D.Lgs. n. 28/2010), ove si precisa che, con l’espressione “contratti assicurativi, bancari e finanziari", lo stesso legislatore ha inteso riferirsi a controversie riguardanti “tipologie contrattuali che conoscono una diffusione di massa” “alla base di una parte non irrilevante del contenzioso”, quali sono certamente quelle relative ai contratti di leasing. (Giovanni Prearo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 Maggio 2018.


Diritto Bancario - Leasing - Art 117 Tub - Differenza tra TAN e Tasso Leasing - Minima differenza tra tasso indicato nel contratto e tasso effettivo - Applicazione della sanzione ex art 117 TUB
Conformemente alle Istruzioni  della Banca d’Italia, non contribuiscono a comporre il tasso leasing (o tasso interno di attualizzazione) le componenti non finanziarie del credito.

Il tasso leasing indicato nel contratto di leasing come tasso interno di attualizzazione rispettoso delle prescrizioni e della trasparenza dovute, non può essere il TAN  qualora vi siano nel contratto rate infra-annuali (nella specie mensili).

Un pur minimo scostamento tra quanto indicato nel contratto e quanto effettivamente applicato, determina l’applicazione della sanzione di ricalcolo degli interessi di cui all’art 117 TUB, costituendone violazione. (Michele Curatella) (riproduzione riservata) Appello Torino, 16 Aprile 2018.


Azione di revocatoria ordinaria in sede fallimentare – Cessione contratto di leasing – Eventus damni
La cessione del contratto di leasing impedisce agli organi fallimentari la possibilità di riscattare l’immobile oggetto del rapporto, per cui, in detta ipotesi, può ritenersi sussistente il requisito dell’eventus damni determinato dalla perdita del potenziale acquirente dell’immobile che, se acquisito alla massa fallimentare, avrebbe senza dubbio arrecato notevoli vantaggi al ceto creditori. (Serena Del Regno) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 10 Aprile 2018.


Leasing - Immobiliare - CTU - Verifica della determinatezza o determinabilità del tasso - Del superamento del tasso soglia - Interessi corrispettivi e moratori - Commissioni, spese e delle provvigioni
In caso di contestazione dei tassi e delle condizioni relative ad un leasing immobiliare, deve procedersi a CTU contabile onde verificare la determinatezza/determinabilità del tasso, con eventuale ricalcolo ex art. 117 TUB, nonchè l'eventuale superamento del tasso soglia, tenendo all'uopo conto degli interessi corrispettivi e moratori (senza operare alcuna sommatoria), di tutte le commissioni, di tutte le spese e delle provvigioni derivanti dalle clausole, comunque denominate, che prevedano una remunerazione in favore del finanziatore. (Giuseppe De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 13 Febbraio 2018.


Diritto Bancario - Contratti bancari - Leasing - Usura - Qualsiasi remunerazione a qualsiasi titolo - Verifica in ordine a interessi corrispettivi e interessi moratori senza cumulo tra loro - Usura originaria applicabilità art.1815 cc - Usura sopravvenuta riconduzione a tasso soglia - Necessità
In tema di contratti bancari, è necessario, ai fini della verifica dell’usura originaria o contrattuale, computare tutti i costi aggiuntivi indicati in contratto, sia con riguardo agli interessi corrispettivi sia con riguardo agli interessi moratori (senza cumulo tra i medesimi stante la loro ontologica differenza). L’eventuale usurarietà originaria produce l’espunzione degli interessi ex art.1815 c.c.

Ai fini della verifica dell’usura sopravvenuta, fermo restando il metodo testé descritto, computare i minori interessi dovuti separatamente, riconducendo l’effetto usura entro il limite del tasso soglia (Cass. Civ. SS.UU.24675/2017). (Domenico Fioretti) (riproduzione riservata) Appello Milano, 05 Dicembre 2017.


Mutuo e leasing – Usura – Verifica della soglia – Sommatoria dei tassi corrispettivo e di mora – Esclusione
L’usurarietà degli interessi corrispettivi o moratori va scrutinata con riferimento all’entità degli stessi e non già alla sommatoria dei moratori con i corrispettivi, atteso che detti tassi sono dovuti in via alternativa tra loro, e la sommatoria rappresenta un ‘non tasso’ od un ‘tasso creativo’ in quanto percentuale relativa ad interessi mai applicati e non concretamente applicabili. (Emiliano Faccardi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 25 Luglio 2017.


Mutuo e Leasing – Usura – Verifica della soglia – Tassi medi rilevati dai d.m. trimestrali ed aumento del 2,10% – Fondatezza
Deve condividersi l’orientamento secondo il quale, quand’anche si volesse ritenere che anche gli interessi di mora debbano essere rispettosi del limite legale antiusura, tesi per la quale sussiste ancora incertezza giurisprudenziale in assenza di una previsione specifica al riguardo e che possa determinare per tali interessi una specifica soglia, quest’ultima deve venire calcolata con i criteri dettati dai decreti ministeriali, con la maggiorazione pari a 2,1 punti percentuali, secondo la stessa Banca d’Italia e la sua nota di chiarimento in materia di applicazione della legge antiusura del 3 luglio 2013. (Emiliano Faccardi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 25 Luglio 2017.


Mutuo e Leasing – Anatocismo – Usura – Ammortamento alla c.d. francese – Irrilevanza
Si ha anatocismo rilevante agli effetti dell’art. 1283 c.c., soltanto se gli interessi maturati sul debito in un determinato periodo si aggiungono al capitale, andando così a costituire la base di calcolo produttiva di interessi nel periodo. La previsione di un piano di rimborso con rata fissa costante (c.d. ammortamento “alla francese”) non comporta invece alcuna violazione dell’art. 1283 c.c., poiché gli interessi di periodo vengono calcolati sul solo capitale residuo e alla scadenza della rata gli interessi maturati non vengono capitalizzati, ma sono pagati come quota interessi della rata di rimborso. Non emerge pertanto un “anatocismo occulto” tanto meno rilevante ai fini dell’usura. (Emiliano Faccardi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 25 Luglio 2017.


Sale and lease back – Violazione del divieto di patto commissorio – Condizioni – Natura dell’operazione di sale and lease back – Pluralità di negozi collegati funzionalmente volti al perseguimento di uno specifico interesse pratico – Persistente individualità propria di ciascun tipo negoziale
L'operazione contrattuale di sale and lease back può definirsi fraudolenta nel caso in cui si accerti, con un'indagine che è tipicamente di fatto e sindacabile in sede di legittimità soltanto sotto il profilo della correttezza della motivazione, la compresenza delle seguenti circostanze: a) la presenza (preesistente o contestuale) di una situazione di credito e debito tra la società finanziaria e l'impresa venditrice utilizzatrice; b) una situazione di difficoltà economica del venditore legittimante il sospetto di relativo approfittamento; c) la sproporzione tra valore del bene alienato ed entità del prezzo versato, in altri termini, delle reciproche obbligazioni nascenti dal rapporto.

L'esistenza, invece, di una concreta causa negoziale di scambio (che può riguardare, o meno, tanto il sale and lease back quanto lo stesso leasing finanziario) esclude in radice la configurabilità del patto vietato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 06 Luglio 2017, n. 16646.


Leasing traslativo – Definizione e risoluzione – Risoluzione del contratto di leasing traslativo – Verifica giudiziale clausole contrattuali
Deve ritenersi integrata una fattispecie di leasing traslativo allorquando il pagamento dei canoni per il periodo concordato assicuri al concedente anche una componente di corrispettivo del prezzo di alienazione del bene, giacché la somma da versarsi a titolo di opzione di acquisto al termine della c.d. “locazione” appare con tutta evidenza di gran lunga inferiore rispetto al valore intrinseco del bene. (Stefania Urbinati) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 30 Novembre 2016.


Leasing traslativo – Definizione e risoluzione – Risoluzione del contratto di leasing traslativo – Verifica giudiziale clausole contrattuali
Le clausole previste per la risoluzione di contratti di leasing traslativi devono essere sottoposte (in caso di contestazione ex art. 1384 c.c.) a verifica giudiziale sulla scorta del criterio generale desumibile dall’art. 1526 per la vendita con riserva di proprietà, di modo che sia evitata l’indebita locupletazione della parte concedente per effetto dell’acquisizione sia dei corrispettivi della locazione, sia del bene oggetto del contratto, laddove una parte dell’intrinseco valore di quest’ultimo risulti già inglobata negli importi dei canoni. (Stefania Urbinati) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 30 Novembre 2016.


Locazione finanziaria – Azione di rilascio e causa di opposizione a decreto ingiuntivo – Cause riunite. Efficacia regolamentare del giudicato – Conseguenze – Impossibilità di contestare le clausole che determinano il corrispettivo – Necessità di indicazione del TAEG/ISC – Non sussiste – Indicazione del tasso leasing – Sufficienza – Separazione delle cause –Ordinanza di rilascio ex art. 186 quater – Ammissibilità
L’irrevocabilità di un decreto ingiuntivo avente ad oggetto la condanna al pagamento di un debito maturato in un primo periodo del rapporto di leasing immobiliare impedisce di esaminare le difese della parte convenuta per il rilascio del bene ed aventi ad oggetto le clausole che determinano il corrispettivo pattuito.

La persistente riunione della causa di rilascio e di quella di opposizione a decreto ingiuntivo potrebbe ostacolare la rapida definizione della domanda di rilascio e, pertanto, deve essere disposta la separazione ed accolta l’istanza di parte attrice intesa alla definizione immediata della domanda di rilascio con ordinanza ex art. 186 quater c.p.c. (Marco Quagliaro) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 26 Settembre 2016.


Procedimento sommario di cognizione per rilascio immobile
Il rapporto di locazione finanziaria non presenta carattere aleatorio, anche in caso di previsione di tasso di interesse variabile, perché agganciato ad un dato di riferimento soggetto a variazioni nel tempo. La clausola di determinazione del saggio di interesse non può infatti essere considerata atomisticamente, avulsa cioè dal rapporto contrattuale complessivo cui accede. Ragion per cui da un lato è da escludersi la necessità del contratto-quadro di cui all’art. 23 TUF, dall’altro la sussistenza in capo alla concedente di obbligazioni ulteriori rispetto a quelle ad essa imposte dal contratto e dalla disciplina generale di cui al TUB. La pattuizione convenzionale in tal senso del tasso di interesse non può ritenersi illegittima, non ponendosi essa in contrasto con norme imperative, con l’ordine pubblico o il buon costume, né essendo prevista al riguardo alcuna specifica nullità testuale. Non vi è pertanto motivo per accogliere la domanda riconvenzionale di applicazione del tasso sostitutivo di cui all’art. 117 TUB (né conseguentemente quella di rideterminazione del piano di ammortamento).

Dal legittimo esercizio del diritto potestativo, attribuito alla concedente, di determinare unilateralmente ed automaticamente la risoluzione anticipata del contratto consegue l’accertamento dell’intervenuta risoluzione ex art. 1456 cpc del rapporto di locazione finanziaria in corso tra le parti, e, conseguentemente, del diritto della locatrice ad ottenere dalla utilizzatrice il rilascio del compendio immobiliare concesso in leasing, libero da cose e persone. (Nicola Vedovini) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 18 Luglio 2016.


Contratto di leasing immobiliare – Clausola “rischio cambio” Euro / franco Svizzero – Carattere aleatorio – Derivato “implicito” o “incorporato” ai sensi dello IAS 39 e dell’art. 2426 comma 11-bis c.c., (entrato in vigore il 1.1.2016) avente causa autonoma – Applicabilità TUF.

Contratto quadro ex art. 23 TUF non necessità – Mancato rispetto art. 21 comma 1 lett. a) e b) TUF nonché art. 39, 40 e 42 Reg. Consob 16190/2007 – Sussiste – Risolvibilità del contratto di finanza incorporato – Sussiste – Responsabilità civile concedente e risarcimento del danno – Sussiste.

Il fatto che la clausola avente natura aleatoria di “rischio cambio”, inserita in un contratto di leasing, il quale, di per sé, non rientra tra i servizi e le attività di investimento, né fra gli strumenti finanziari di cui all’art. 1 commi 2 e 5 T.U.F., sia stata oggetto della volontà negoziale delle parti, non esclude che ad essa si applichino le norme in materia di intermediazione finanziaria.

Tale clausola non muta la causa tipica del contratto, ma costituisce una previsione accessoria che incide sul contenuto del sinallagma negoziale e va vista come “derivato implicito / incorporato” nel contratto di leasing (IAS 39 ed art. 2426 comma 11 -bis c.c.) inscindibile dal medesimo contratto “host” (ospite), in cui, il canone mensile altro non rappresenta se non la base di calcolo sulla quale determinare il differenziale spettante all’una o all’altra parte, con una mera funzione aleatoria.

Contratto di leasing e clausola “rischio cambio” non costituiscono un contratto complesso, la cui causa negoziale (intesa come lo scopo, di contenuto economico, che le parti perseguono con la conclusione di uno specifico accordo) è unica, trattandosi, invece, di ipotesi di collegamento negoziale tra più contratti, ciascuno dotato della propria causa.

Non sussiste la nullità della clausola di rischio cambio (rectius: del contratto collegato ad essa sotteso) ai sensi dell’art. 23 del d.lgs. 58/1998, pur non essendo stata preceduta la sua conclusione dalla stipula in forma scritta di un “contratto quadro”, quando, nel caso di una singola operazione di investimento, alla quale è assimilabile la clausola di “rischio cambio” inserita nel contratto di leasing, quanto prescrive la norma è già contenuto nel contratto che regola quella operazione di investimento.

Il mancato assolvimento degli obblighi previsti dall’art. 39, 40 e 42 del Reg. Consob 29.10.2007, n° 16190, riguardanti la rilevazione della “conoscenza ed esperienza nel settore di investimento rilevante per il tipo di strumento o di servizio”, “situazione finanziaria” ed “obiettivi di investimento”, la mancata valutazione “sulla base delle informazioni ricevute dal cliente, e tenuto conto della natura e delle caratteristiche del servizio fornito” dell’adeguatezza e dell’appropriatezza dell’operazione, senza che risulti che ricorrano le condizioni per omettere le predette informazioni e valutazioni, ai sensi dell’art. 43. dall’art. Reg. Consob citato, comporta la violazione dell’art 21 comma 1 lett. a) e b) del d.lgs. 58/1998, dunque il diritto alla risoluzione del contratto derivato incorporato, nonché il risarcimento del danno. (Paolo Righini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 29 Febbraio 2016.


Leasing traslativo – Applicabilità art 1526 cc e inapplicabilità art 72 quater LF fuori dal fallimento – Riduzione clausola penale
In caso di risoluzione del leasing traslativo per inadempimento dell'utilizzatore si ha l'applicazione analogica dell'art 1526 c.c. Ove poi le parti abbiano pattuito che, avvenuta la risoluzione del contratto, il concedente ha diritto di trattenere i canoni corrisposti dall'utilizzatore, si è in presenza di una clausola penale, la quale deve essere assoggettata alla valutazione di manifesta eccessività ai sensi dell'art 1384 c.c.
Quanto all'applicazione al rapporto dell'art 72 quater l.f., ritiene il collegio che trattasi di norma speciale non suscettibile di essere applicata al di fuori del fallimento, in quanto lo scioglimento del contratto è fenomeno diverso dalla risoluzione per inadempimento. (Nicola Stiaffini) (riproduzione riservata) Lodo Arbitrale Siena, 07 Aprile 2015.


Opposizione a decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo – Contestazione di interessi usurari e indeterminati – Produzione di perizia econometrica – Controcredito invocato dalla parte opponente – Mancata indicazione, da parte dell’opposta, delle somme pretese – Impossibilità di verificare superamento del tasso soglia in assenza di CTU – Rischio di decozione per l’impresa debitrice – Gravi motivi per sospensione – Sussistono
Nell’opposizione a decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, costituiscono gravi motivi ai sensi dell’art. 649 c.p.c. le contestazioni attinenti alla violazione della normativa in materia di usura in un contratto di leasing strumentale, con indeterminatezza degli interessi (L. n. 108 del 1996, nonché degli artt. 1283 e 1284 c.c.), qualora finalizzate ad evidenziare l’erroneità dell’importo del debito complessivo e comprovare anzi la sussistenza di un controcredito da parte dell’impresa locataria.

La parte opposta, anche in tale fase, è tenuta a indicare specificamente l’entità delle somme pretese, al fine di consentire la verifica del lamentato superamento del tasso soglia.

Il periculum in mora è rappresentato dal concreto rischio di decozione della parte opponente in caso di mancata sospensione della provvisoria esecuzione del decreto, quando quest’ultimo abbia ad oggetto la restituzione di mezzi costituenti il complesso produttivo aziendale, che risulterebbe irrimediabilmente depauperato. (Antonino La Lumia) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 22 Gennaio 2015.


Anatocismo - Ammortamento alla francese - Interessi
Si ha anatocismo, rilevante agli effetti dell’art. 1283 c.c., soltanto se gli interessi maturati sul debito in un determinato periodo si aggiungono al capitale, andando così a costituire la base di calcolo produttiva di interessi nel periodo. La previsione di un piano di rimborso con rata fissa costante (c.d. ammortamento “alla francese”) non comporta invece alcuna violazione dell’art. 1283 c.c., poiché gli interessi di periodo vengono calcolati sul solo capitale residuo e alla scadenza della rata gli interessi maturati non vengono capitalizzati, ma sono pagati come quota interessi della rata di rimborso. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 12 Gennaio 2015.


Leasing traslativo – Applicabilità analogica art. 1526 cc – Restituzione del bene – Domanda proposta prima della vendita o del riutilizzo del bene locato – Improponibilità
In materia di leasing c.d. traslativo, la domanda dell'utilizzatore volta ad ottenere l’applicazione analogica dell'art.1526 c.c. in caso di inadempimento, con il relativo diritto alla restituzione dei canoni versati, salvo equo compenso e risarcimento del danno per il concedente, è improponibile quando il bene concesso in leasing, e restituito a seguito della risoluzione, non sia stato ancora rivenduto dal concedente. Senza conoscere, infatti, quale possa essere il ricavato dalla vendita del bene o dal suo riutilizzo, secondo il valore commerciale che il bene abbia allo stato, manca un presupposto essenziale per applicare la disciplina pattizia regolante gli effetti dell'anticipata risoluzione del contratto convenuta fra le parti, con la prevista compensazione della posizione debitoria dell'utilizzatrice con le somme ricevute in utile dalla concedente e la possibilità di riattribuzione dell'eccedenza eventuale al debitore stesso, che sola possa fare apprezzare se sussista un indebito vantaggio in favore della società finanziaria che giustifichi la sostituzione della disciplina legale a quella contrattuale, e quindi il ricorso alla norma di cui all'art. 1526 c.c.. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 03 Dicembre 2014.


Contratto di leasing – Accertamento usurarietà del tasso di mora – Indeterminabilità del tasso di mora in concreto applicabile – Operatività della cd clausola contrattuale di salvaguardia per la determinazione del tasso di mora – Consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite in materia di usura – Inammissibilità
La determinazione del tasso di mora eccepito usurario, pattuito in 8 punti oltre l’Euribor vigente alle singole inadempienze, resta ipotetica e perciò irrilevante in mancanza di inadempimenti contrattuali, non potendosi applicare in concreto il pertinente indice Euribor che deve fungere da base di calcolo per la maggiorazione di 8 punti. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)

La cd clausola contrattuale di salvaguardia per la determinazione del tasso di mora prevedendo espressamente che “laddove questo risultasse superiore al tasso soglia ... al suddetto titolo sarà applicato quest’ultimo tasso”, determina contrattualmente l’incidenza degli interessi moratori entro l’applicazione del tasso soglia. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)

E’ inammissibile una consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite in materia di usura quando la parte resistente contesta in radice l’usurarietà del finanziamento, così come ogni eventuale obbligo restitutorio. Fuori da siffatta stretta interpretazione della proponibilità del rimedio, l’art. 696-bis c.p.c. finirebbe per accreditare risultati di indagini peritali privi di completezza e di adeguato scrutinio di ammissibilità che, nell’ordinario giudizio, segue generalmente alla dimostrazione dell’obbligo restitutorio desunta dalla complessità del rapporto sub iudice. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 14 Novembre 2014.


Art. 1526 C.C. – Preminenza della previsione pattizia sulla regola codicistica.
A prescindere dalla natura, traslativa o di godimento del contratto di leasing, la disciplina pattizia prevale sulla norma codicistica dell’art. 1526 c.c., dettata in materia di vendita con riserva di proprietà, in quanto la locazione finanziaria costituisce una distinta tipologia contrattuale, caratterizzata dalla causa di finanziamento. (Lorenzo Barbieri) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 11 Aprile 2014.


Provvedimenti di istruzione preventiva – Consulenza tecnica preventiva ai fini della conciliazione delle liti – Quesito in materia di determinazione contrattuale dei tassi di interesse – Inammissibilità.
E’ inammissibile il ricorso ex art. 696 bis c.p.c. avente ad oggetto quesiti in materia di determinazione dei tassi di interesse, di individuazione delle spese e commissioni, il tutto con riferimento all’eventuale superamento del tasso soglia, in quanto nell’instaurando giudizio di merito si prospettano questioni di nullità di singole clausole contrattuali (nullità al cui accertamento l’invocata consulenza tecnica preventiva dovrebbe essere in larga misura destinata), sicché rimane escluso che la materia del contendere concerna inadempimenti nella esecuzione delle obbligazioni contrattuali, ovvero risarcimenti da fatto illecito (cfr. 1° comma dell’art. 696 bis c.p.c.). (Augusto Azzini) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 03 Marzo 2014.


Leasing – Errore dell’intermediario nei conteggi delle somme – Piano di ammortamento utilizzato in concreto – Dovere dell’intermediario di esibire il relativo documento.
Il piano di ammortamento, pur quando non riversato in un formale allegato al contratto, è un documento riassuntivo dell’evoluzione del rapporto costruito dallo stesso intermediario sulla base di precetti, pattuizioni e condizioni negoziali, sicché esso integra a ogni effetto un documento a contenuto contrattuale la cui rimessione al cliente è di per sé doverosa e ancor più lo diviene quando il cliente sollevi dubbi o contestazioni circa la correttezza dei conteggi effettuati dall’intermediario. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Milano, 12 Aprile 2013, n. 1969.


Leasing – Rinegoziazione – Clausola di non contestazione di quanto già versato all’intermediario – Negozio di accertamento – Esclusione – Clausola limitativa della facoltà di contestare e opporre eccezione – Sussistenza – Vessatorietà ex art. 1341, comma 2, c.c..
La clausola apposta in una rinegoziazione del piano di rientro del leasing, in cui si stabilisce che «restano definitivamente acquisite da parte dell’intermediario e incontestate da parte del cliente tutte le somme fino ad ora introitate dall’intermediario a titolo di canoni, indicizzazione canoni, interessi, spese, e quant’altro inerente al contratto richiamato», non integra un negozio di accertamento (per difetto della necessaria componente di incertezza), bensì una clausola limitativa della facoltà di contestare e opporre eccezioni. Per tale sua natura, la clausola è vessatoria ai sensi dell’art. 1341, comma 1, c.c.. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Milano, 10 Aprile 2013, n. 1895.


Leasing – Perdita o distruzione del bene – Obbligo dell’utilizzatore di versare al finanziatore l’intera somma ancora dovuta – Obbligo del finanziatore di gestire il rapporto di indennizzo con l’assicuratore in modo da non pregiudicare l’utilizzatore – Necessità del consenso dell’utilizzatore per la liquidazione dell’indennizzo – Esclusione.
Lo scioglimento del contratto di leasing per effetto della perdita del bene impone all’utilizzatore di versare alla società finanziatrice l’intera soma ancora dovuta. Dal canto suo, detta società, che è titolare del diritto all’indennizzo, dovrà gestire il rapporto con l’assicuratore in modo da non pregiudicare l’interesse dell’utilizzatore, ma, osservato quest’obbligo, non è condizionata dall’eventuale consenso dell’utilizzatore nell’accettazione la liquidazione indennitaria proposta. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò – Francesca Conte) (riproduzione riservata) ABF Milano, 01 Ottobre 2010, n. 1011.


Contratto di leasing - A tasso variabile - Jus variandi ex art. 118 TUB - Per ulteriori variazioni dei tassi - Insussistenza.
Laddove in un contratto di leasing il tasso sia variabile, come indicizzato a parametri prestabiliti (nella specie, Euribor), la banca non ha il potere di invocare il jus variandidi cui all’art. 118 TUB per procedere a ulteriori modifiche dei tassi. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò – Sara Belotti) (riproduzione riservata) ABF Milano, 23 Aprile 2010, n. 276.